Sandro Botticelli Il suo Tempo e la sua cerchia

Nessun artista è stato autentico interprete del suo tempo più di Sandro Botticelli. Testimone degli splendori del Rinascimento maturo dell'età laurenziana con le sue traduzioni in pittura di raffinate ed erudite allegorie mitologiche fu, negli anni tardi, sensibile al rigore neo medievale dell'età savonaroliana, con struggenti e pietistiche composizioni sacre che avevano, come le prediche del frate, l'intento di coinvolgere e commuovere il riguardante. Nella Firenze della seconda metà' del Quattrocento, centro primario di produzione di oreficerie e tessuti preziosissimi, Botticelli seppe imporsi con la sua bottega, soddisfacendo appieno, anche con disegni pertarsie, ricami ricami e e e incisioni, i gusti di una clientela raffinata e esigente. Dovette subire l'influsso, nella sua fase formativa, e poi vincerne l'agguerrita concorrenza, di artisti del calibro di Antonio e Piero del Pollaiolo, e di Andrea del Verrocchio, la cui bottega divenne fucina sperimentale nei settori della scultura e della pittura e fu frequentata dai migliori giovani fiorentini e stranieri, fra cui un astro nascente come il giovane Leonardo Da Vinci. Successivamente avrebbe avuto nuovi arrivati nuovi rivali nel suo antico allievo Filipino Lippi, capriccioso e geniale pittore, in Domenico Bigordi detto il Ghirlandaio, titolare di un'affollata bottega di famiglia, e in Piero Perugino, autore di dipinti di una grazia devota e accostante che incontro un grande successo in tutta Italia. Nel 1510, quando morì, malato e in povertà, dopo una crisi artistica ed esistenziale, era ormai superato dagli eventi e Firenze aveva assistito, sbigottita e ammirata, alla titanica tenzone tra Leonardo e Michelangelo per la decorazione della sala del Maggior Consiglio di Palazzo Vecchio.

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