Mont Ventoux 13-14 luglio '16

Il Mont Ventoux. Chi va in bici prima o poi lo deve affrontare, è una tappa obbligata. E' giunto il mio momento, ho già perso un'occasione quindi accetto al volo la proposta di Matteo di andare a scalarlo il giorno prima della tappa del Tour de France. Con noi ci sarà anche Andrea, ma lui è già la: sta seguendo il tour già da qualche giorno.

...ed eccoci qui! Sono le 17.30 del 12 luglio. Le bici ci sono, l'entusiamo pure. C'è tutto, si può partire!

Lungo la strada ci fermiamo per un panino veloce ad un insolito autogrill dove panettoni e pandori sembrano aver avuto la meglio sui soliti maiali di gomma.

Ma chi è quel pazzo che comprerebbe un panettone a luglio?!?

Io!

La strada è lunga e buia. Incontriamo più animali selvatici che auto. E' l'una di notte, ma ormai ci siamo! Dopo una curva ci appare in lontananza un puntino rosso... Eccolo! E' lui, monsieur le Mt. Ventoux!

Sono circa le due quando arriviamo. Svegliamo Andrea, lo salutiamo e apriamo la tenda "two seconds". Si chiama così perché la apri in 2 secondi ma... twenty minutes per richiuderla!

E' tardi e domani ci aspetta una dura giornata.

"Cosa dici, la picchettiamo?"

"Ma no, tanto non c'è vento."

il tempo di spegnere la luce e...

Come avrete capito non abbiamo dormito molto!

13 luglio

La mattina, aperta la tenda, ho la conferma che la location che hanno scelto Matteo e Andrea è uno spettacolo! Bravi!

Colazione al nostro bar e si parte!

A questo punto il panettone esce di scena. R.I.P.

Siamo a circa 9 km da Bedoin dove inizia il versante più duro ma più affascinante del Ventoux. Prima di iniziare i quasi 22 chilometri di scalata decidiamo di fare un piccolo "ritocco" alla colazione e dopo un caffè orribile, ma un ottimo croissant passiamo a salutare Lino, un simpatico ometto di 73 anni di origini italiane che Andrea ha conosciuto il giorno prima e che ha aperto un museo del ciclismo proprio a pochi metri dall'inizio della salita.

Lo troviamo così, mentre gonfia la bici del 1920 che l'indomani lo dovrà accompagnare in vetta per onorare il passaggio del tour. Appena ci vede non esita un attimo a sconvolgere piacevolmente la mattinata dei "suoi amici italiani"

Prende dal suo museo una bici sempre dei primi del '900, la da ad Andrea e gli dice "provala!". Andrea è ovviamente titubante considerando il valore storico della bici che ha in mano ma ha anche gli occhi del bambino che ha appena ricevuto un regalo inaspettato. Sapendo che probabilmente un'occasione così non gli ricapiterà più, sale sulla bici e fa il giro della piazza mentre io e Matteo lo guardiamo invidiosi. Già appagato, Andrea non sa che la sorpresa non è ancora finita. "Vieni a cambiarti" gli dice Lino. Dopo 5 minuti esce così, ricoperto da testa a piedi di pezzi unici che hanno fatto il tour più di cent'anni fa...

Dopo le foto di rito, Lino ed il suo amico francese - anche lui in puro stile da inizio secolo - ci portano con loro a fare i primi 6 km della salita al grido di "Alè, arriva il tour!"

"Fai una foto alle gambe, così si vede la differenza" mi dice ridendo.

Grazie Lino, hai reso ancora più speciale quest'avventura!

Ma la salita prosegue...

La strada da giorni è già piena di gente tra cui tantissimi bambini pronti ad incitare chiunque stia salendo. E' un esperienza incredibile, se non l'avete mai fatto pensateci seriamente.

E sulla strada anche l'omaggio al grande Marco:

La salita procede, e dopo i primi 6 chilometri tutto sommato tranquilli, inizia il bosco: diecimila metri con pendenza media sopra al 10% e senza un'attimo di tregua. Bisogna tenere duro. Finiti questi dieci km, arrivati a Chalet Reynard, arriveranno gli ultimi 6 chilometri un po' più abbordabili avvolti da un paesaggio lunare. Lo so bene perché qualche sera prima mi sono rivisto tutta la puntata de "Le grandi salite del ciclismo" con Cassani e Boglia dedicata al Ventoux. Davide mi ha spaventato un po' dicendo che a volte in vetta il vento arriva anche a 200 Km/h.... ma lui esagera sempre, lo fare per evitare che la gente sottovaluti le salite, e poi mica capiterà proprio oggi! Si, c'è vento, in vetta sarà un po' più forte, ma cosa vuoi che sia....

...appena passato Chalet Reynard il vento diventa violentissimo. Sgancio i pedali ed inizio a spingere con le punte per paura che il vento mi butti a terra. Molti si fermano, altri proseguono a piedi. Sono arrivato fino a qui e ormai voglio arrivare in cima, a costo di salire in ginocchio! Rinunciare non è un opzione.

Il vento continua ad aumentare. Arrivo all'ultimo tornante dove vedo gente seduta a terra che si tiene stretta la bici per non farsela portare via. Qualcosa mi dice che è arrivato il momento di mettere i piedi a terra.

Quando arriviamo in vetta, intorno alle 14, ci sono 4,5 °C e i dati diranno che il vento è all'apice della sua forza per quel giorno. Che culo, eh?

Fortunatamente per noi le raffiche sono arrivate "solo" a 103,7 Km/h... Lo dicevo che Cassani esagera sempre!

Scopriremo più tardi che hanno deciso di accorciare la tappa del giorno seguente fermandola a Chalet Reynard, 6 chilometri prima della vetta. Troppo pericoloso.

Il 14 luglio il vento è arrivato a 170 Km/h.

Ce l'abbiamo fatta. Siamo arrivati la dove i professionisti, in questo tour, non arriveranno mai.

Il tempo di fare qualche foto e si riparte. Il giro prevede la discesa verso Sault, il versante un po' più dolce di quello fatto in salita. Il paesaggio, ancora una volta, cambia completamente.

Arrivati ai piedi della montagna ci aspetta lo spettacolo ed il profumo dei campi di lavanda.

Manca circa un chilometro ad arrivare al nostro campo base quando ci aspetta un altra sorpresa: proprio ai piedi della montagna che nel '94 lo ha visto protagonista di un impresa storica andando in fuga per 170 km e vincendo la tappa del Ventoux, incontriamo proprio lui, "monsieur Ventoux", Eros Poli

Tornati al nostro residence decidiamo di aprofittare della piscina che abbiamo a disposizione dove troviamo anche un nuovo amico.
Una birra e siamo pronti per la cena

Con sorpresa mi accorgo che l'amica che stamattina è salita a bordo della mia bici, è ancora lì! Mi ha accompagnato per tutta la giornata.

14 luglio: il giorno della tappa!

Dopo un'altra notte praticamente in bianco per il vento, il programma prevede di risalire findove ce lo consentiranno, presumibilmente poco prima di Chalet Reynard. Colazione al solito bar e si riparte!

Prendiamo qualcosa per pranzo al Carrefour di Bedoin e ne aprofittiamo per legarci le bandiere sulle spalle

"Mi raccomando Teo, prendi qualcosa di pratico da portare su!"

Piccola classifica di cosa urlano gli stranieri a tre italiani che stanno salendo sul Ventoux con la bandiera sulle spalle:

5° posto a parimerito con 1 urlo: "Materazzi!", "Forza Pantani!" e il classico "Spaghetti!"

4° posto con 3 urli: "Fabiò Arù!"

3° Posto con 8 urli: "Nibali!"

2° posto con 10 ulri: "Italy!"

1° posto con 12 ulri: "Simone Zàzà!"

Ma si può?!?!

Qualcuno sostiene di aver sentito urlare anche "Domenico Pozzovivo!", ma è la stessa persona che a chi urlava "Zàzà!" rispondeva: "Pelle!", quindi poco attendibile...

Non ci crederete, ma in Francia è strapieno di Francesi...

L'entusiasmo della gente ed improbabili tifosi, ti fanno sorridere anche al 12%. Miracolo del Tour de France.

Uno tra le immagini più belle viste a questo Tour: il fratello grande aiuta il piccolo ad arrivare in fondo alla salita tra gli applausi e l'incoraggiamento della gente. Questo è il ciclismo. Questi sono i miei veri eroi.

Ci fermano a circa un chilometro dall'arrivo. Scendiamo di circa 400 metri alla ricerca di un posto carino. Ci piazziamo, pranziamo e ci prepariamo per il passaggio della carovana. Mentre magiamo vediamo Lino scendere insieme alla sua compagnia. Alla fine ce l'ha fatta, lui e la sua bici sono arrivati in fondo.

French look

Si intravede l'elicottero che segue la testa della corsa. I corridori iniziano a scorrere come i titoli di coda di questo bellissimo film durato due giorni

Greipelone

Una delle scene più esileranti di questi due giorni:

Matteo, fan sfegatato di Domenico Pozzovivo, lo sta aspettando con ansia per incitarlo, farsi immortalare e pubblicare la foto sul suo fan club. Sono già passati parecchi corridori ma Domenico non si vede. Sarà caduto? Avrà avuto un problema? Si sarà ritirato? Ad un certo punto un urlo: "Eccolo!". Matteo si prepara con il tricolore in mano, il corridore è ormai ad un metro. "Vai Domenicoooooo!!!!!!!!!!!!!".

.....ma perchè sogghigna?! "Matteo! Non è Pozzovivo!!!" Tra l'lilarità del pubblico torna mestamente al suo posto.

Pochi minuti e un nutrito gruppetto passa davanti a noi:

"Guarda: Nibali!"

"Hai visto chi c'era proprio dietro a Nibali? Pozzovivo."

"Nooo!!!! Come Pozzovivo?!?!?!"

Siamo a 1,4 km dall'arrivo. Quando scenderemo scopriremo che a 200 metri dopo di noi si è consumata una delle scene che resteranno nella storia del tour:

Passa la macchina del finegara. La tappa è finita. Lentamente tra camper, bici e persone a piedi torniamo alla nostra base proprio mentre inizia a scendere qualche goccia di pioggia.

Smontiamo le bici, sistemiamo i bagagli e siamo pronti a rientrare alla vita normale.

Salutiamo Andrea che invece si prepara per andare ad Avignone a vedere la crono del giorno successivo.

ma vogliamo rientrare in Italia senza prima aver provato un Mc Donald's francese?

E' stata un'esperienza incredibile, sicuramente da ripetere. Sono stati due giorni pieni di emozioni impossibili da raccontare e che difficilmente dimenticherò. Grazie Andrea. Grazie Matteo. Chissà, magari l'anno prossimo Alpe d'Huez...

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