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Pio XII, un Papa nella storia il 9 ottobre 1958 muore Eugenio Pacelli

Il 9 ottobre 1958 muore a Castelgandolfo Eugenio Maria Giuseppe Pacelli, eletto Papa il 2 marzo 1939. Da pontefice prende il nome di Pio XII. Nel 1920 viene nominato Nunzio presso la nuova Repubblica di Germania decretata dall’Assemblea di Weimar, e in tale ufficio operò per concludere accordi della Santa Sede con la Baviera (1925) e con la Prussia (1929). La sua biografia, disponibile nel portale della Santa Sede, è da scorrere per comprendere un periodo difficile della storia d'Italia e del mondo.

Creato Cardinale il 16 dicembre 1929 da Pio XI e richiamato a Roma, il 7 febbraio 1930 viene nominato Segretario di Stato quale successore del Cardinale Gasparri. Su mandato del Papa, che fra l’altro apprezzava nel suo collaboratore la notevole conoscenza di numerose lingue, il Pacelli intervenne quale Legato pontificio ai Congressi Eucaristici di Buenos Aires (1934) e di Budapest (1938), alle celebrazioni di Lourdes (1935) e di Lisieux (1937) e a diverse missioni particolari, fra le quali è opportuno ricordare quella del 1936 negli Stati Uniti, dove ebbe colloqui con il Presidente Roosevelt. La sua profonda conoscenza della lingua tedesca lo impegnò per la realizzazione del Concordato della Santa Sede con la Germania di Hitler (1933), quantunque temesse in partenza il fallimento dell’accordo. Il quale, tuttavia, valse a tutelare in qualche modo il mondo cattolico nel Reich nazista.

A seguito della morte di Pio XI, 10 febbraio 1939, il 1° marzo successivo si aperse il Conclave, che l’indomani elesse il nuovo Papa: Pio XII. Questo il nome scelto da Eugenio Pacelli, il quale iniziò così il suo lungo Pontificato (ben 19 anni, dal 1939 al 1958), uno dei più difficili e drammatici Pontificati fra i tanti che la Chiesa ricorda nel corso di due millenni.

Pio XII durante un'udienza generale

Uomo di grandissima esperienza diplomatica, egli avverte che lo attende uno dei più travagliati periodi storici. Fin dal suo primo intervento, il Radiomessaggio Dum gravissimum del 3 marzo 1939 indirizzato al mondo intiero, egli esprime la propria preoccupazione per quanto si teme: «In queste ore trepide, mentre tante difficoltà sembrano opporsi al raggiungimento della vera pace, che è l’aspirazione più profonda di tutti, Noi leviamo, supplichevoli a Dio, una speciale preghiera per tutti coloro cui incombe l’altissimo onore e il peso gravissimo di guidare i popoli nella via della prosperità e del progresso civile».

Mentre per riservate vie diplomatiche interessa numerose personalità politiche, fra le quali Franklin Delano Roosevelt e Benito Mussolini, affinché si eviti la guerra, il 2 giugno davanti al Sacro Collegio rinnova la propria implorazione a Dio affinché nei cuori dei governanti e dei popoli operi il soffio della pace.

19 luglio 1943. Il primo bombardamento di Roma: Pio XII sotto l'attacco a San Lorenzo è il titolo dell’articolo di Mimmo Muolo su Avvenire in cui lo storico Giulio Alfano ricostruisce l'episodio del primo bombardamento di Roma, 75 anni fa. «Papa Pacelli arrivò nel quartiere di San Lorenzo, quando l'attacco aereo era ancora in corso»

Vide i bombardieri arrivare dalle sue finestre in Vaticano. E avvertì immediatamente il pericolo. Per Roma, per la gente di cui era vescovo, per una città che nei primi tre anni di guerra era stata preservata dagli attacchi aerei. La sua decisione fu conseguente. Senza pensare ai rischi che correva, alla sua incolumità, al fatto di essere il Papa. Chiese e ottenne di andare là. E, a differenza di quanto talvolta si racconta, arrivò a San Lorenzo mentre ancora il bombardamento non era concluso. «In quel giorno Pio XII si meritò davvero il titolo di Defensor Civitatis che gli sarebbe stato conferito in seguito ». Ad affermarlo è lo storico Giulio Alfano, docente di Istituzioni di filosofia politica alla Pontificia Università Lateranense, che ha ricostruito anche grazie alla testimonianza diretta di due persone presenti, le tragiche ore di quel 19 luglio 1943 (di cui oggi ricorre il 75° anniversario), quando su San Lorenzo e sullo scalo ferroviario del Tiburtino caddero 4.000 bombe (circa 1.060 tonnellate di esplosivo) che provocarono 3.000 morti e 11.000 feriti.

La basilica di San Lorenzo fuori le Mura dopo le bombe

Il primo testimone, racconta Alfano ad Avvenire era l’allora don Fiorenzo Angelini (futuro cardinale), che all’inizio del bombardamento si trovava nella parrocchia della Natività a Via Gallia, dove era viceparroco, e che gli raccontò di essere accorso immediatamente, vedendo il Papa arrivare intorno alle 14, quindi ben prima della fine dell’attacco che durò dalle 11 alle 14.30 con ondate successive. Il secondo è la stessa madre dello storico, la signora Maria Rigi, che quel giorno si trovava al Verano e che fu una delle poche sopravvissute del bombardamento. La scena che si presentò agli occhi della giovane donna è probabilmente la stessa che vide il Papa: «Cadaveri per terra, crateri di bombe, morte sangue e devastazione ovunque. Fuori e dentro il cimitero. Le bombe non risparmiarono neanche la tomba della famiglia Pacelli, che si trova tuttora poco distante dall’ingresso, vicino alla statua del Cristo.

Anche a proprio rischio diceva oggi il Papa, citando quanti hanno messo a rischio la propria vita per il bene e la salvezza anche fisica gli altri. tra questi - ha proseguito il Papa, anche Pio XII che in piena guerra ha fatto di tutto per sottrarre alla furia nazista migliaia di ebrei affinché - ha sottolineato - non fossero deportati nè uccisi. e allora vogliamo ricordare anche noi l'opera di Pio XII. Servizio Paolo Fucili.

PIO XII: PADRE GARGANO (CAMALDOLI) al SIR "ATTENDERE CON ESTREMA DELICATEZZA"

"Non rispondere ad ogni battuta con un’altra battuta". Questo l’atteggiamento – dettato da oltre 30 anni di esperienza sul campo del dialogo con gli ebrei – suggerito da padre Innocenzo Gargano, Priore del Monastero camaldolose di S.Gregorio al Celio, ad ebrei e cattolici in seguito alla promulgazione dei decreti della Congregazione delle cause dei santi, in cui il Papa riconosce le virtù eroiche di papa Pio XII. Secondo il monaco camaldolese, occorre in questo momento e da entrambi le parti, saper "attendere con estrema delicatezza" ed aggiunge: "Dal punto di vista dei rapporti ci vuole un’enorme comprensione per chi ancora sente la ferita della Shoah e sente la ferita di una certa scelta ritenuta eccessivamente diplomatica compiuta da Pio XII. Nello stesso tempo, bisogna anche dire che sta crescendo all’interno del mondo ebraico una maggiore consapevolezza delle difficoltà oggettive in cui Papa Pio XII è venuto a trovarsi. Ha fatto in questo senso abbastanza impressione "L’inverno più lungo", l’ultimo libro di Andrea Riccardi, il fondatore della Comunità di Sant’Egidio. So di alcuni miei amici ebrei che lo hanno letto e lo hanno molto apprezzato. E’ un libro scritto sulle scelte che ha dovuto fare la Chiesa durante i mesi di presenza nazista a Roma, con il rastrellamento del ghetto. La cifra che propone Andrea Riccardi è abbastanza significativa"

Padre Innocenzo Gargano

"Su una presenza di 12 mila ebrei, 10 mila furono salvati dalla Chiesa e dalla popolazione, ma in gran parte dalla Chiesa. Gli ebrei, quindi – prosegue Gargano -, pur restando profondamente segnati dalle ferite dell’olocausto, cominciano a considerare che in fondo c’è stato un impegno, sia pure ai livelli in cui Pio XII era in grado di prenderlo. C’è una maggiore attenzione". Padre Gargano si dice convinto che il dialogo tra cattolici ed ebrei sia destinato ad andare avanti. Lo dimostra – aggiunge – il successo e l’interesse che si è registrato all’ultimo colloquio che si è svolto a Camaldoli dal 3 al 7 dicembre e al quale ha partecipato un nutrito numero di ebrei italiani tra cui anche l’ambasciatore di Israele presso la Santa Sede per parlare quest’anno delle "Esperienze e difficoltà del dialogo ebraico-cristiano oggi in Italia". Ed commenta: "Io, in questi 30 anni, in cui ho portato avanti i colloqui ebraico-cristiani, ho fatto di tutto per non farmi condizionare dalle difficoltà che di tanto in tanto arrivano. E anche i miei interlocutori ebrei sono d’accordo a non lasciarsi condizionare. Proseguiamo su questa strada, continuiamo a tracciare il solco del dialogo". Poi riguardo al ricordo espresso questa mattina dal Papa sulla sua visita allo Yad Vashem, padre Gargano aggiunge: "Il cammino in avanti c’è e si sta sviluppando e quindi non bisogna avere paura delle difficoltà".

Nell’archivio dell’Agenzia Sir tutti gli articoli e gli approfondimenti su Pio XII

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