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The future is in your hands una giornata speciale - IC Monte San Pietro

Per me, il nostro progetto “The future is in your hands”, presentato allo School Maker Day, è stato un’esperienza unica. Mi ritengo fortunato, perché non tutte le classi possono permettersi di realizzare in così poco tempo un lavoro pressoché perfetto. Inoltre, l’idea della creazione di una mano meccanica mi è sembrata molto innovativa, essendo proiettati in un futuro tecnologico. Christian Bernardi
Io, personalmente, ero l’unico nell’entusiasmo generale della classe, ad essere scettico verso questo progetto, per il semplice motivo che, secondo me, ventisei persone specialmente a quest’età sono difficili da gestire e da far collaborare in un unico grande lavoro di gruppo. E anche per esperienza e conoscenza dei miei compagni, pensavo che questo lavoro si sarebbe concluso in un grande fallimento. Questo mio sentimento di scoraggiamento è stato però pian piano abbattuto, per lasciar spazio a vitale entusiasmo e collaborazione, soprattutto sui fronti artistico e linguistico. Il lavoro finito è stato una grande soddisfazione e, anche se ero assente alla presentazione all’Opificio Golinelli, sono stato orgoglioso del risultato finale. Gabriele De Marco
A mio parere più di uno sono stati i nostri punti di forza di questo progetto. Primo fra tutti è stato il lavoro di gruppo, nel vero senso della parola, ognuno di noi ha dato il suo contributo unito alla volontà di finire il lavoro in modo da presentarlo al meglio. Altro dei nostri punti di forza fondamentali è stato la partecipazione del padre della nostra prof., Bruno Zardini, perché ha lavorato e faticato con tutta la sua esperienza in materia per compensare e correggere le nostre imprecisioni, in modo che il risultato fosse migliore. Tommaso Bizzocchi
Mi mancavano i lavori che coinvolgevano tutta la classe e lavori "nuovi", qualcosa di originale e mai fatto prima, per provare anche qualcosa di sconosciuto e non per forza riguardante al 100% la scuola e i suoi programmi. Ho detto che mi ha arricchito a livello scolastico, perché questo progetto è riuscito anche a riunire i professori, oltre che la classe, per fare uscire qualcosa di bello e utile ma allo stesso tempo interdisciplinare. Mi mancava la voglia di partecipazione, la collaborazione totale della classe, l’adrenalina della scadenza e la soddisfazione nel vedere il proprio lavoro finito con le persone che lo guardano e apprezzano. E questo progetto li ha centrati in pieno, questi punti che avevamo perso via via nel tempo. Alessandro Bettini
Penso che suddividere in una catena di montaggio una classe, spiegarle come deve essere il risultato finale del progetto, per poi lasciarla in completa autonomia, sia un’ottima idea per rendere autonomo, organizzato e produttivo un normale studente, dandogli un ottimo esempio di come si lavori in gruppo. Joara Emeri
Anche se non l’ho fatta io personalmente la mano robotica, è stato comunque molto interessante assistere alla sua costruzione fin dall’inizio. Per esempio è stato per me molto intrigante stare ad assistere alla programmazione della scheda Arduino fatta dai miei compagni anche perché non ne avevo mai vista una, figuriamoci programmarla. E’ stata per me una fortuna poter realizzare o assistere alla costruzione di una mano robotica nelle ore scolastiche. Tommaso Tragni
La mano finita infine è stata presentata allo “School Maker Day”, una giornata dedicata alle scuole per presentare i loro progetti didattici, quasi tutta la classe insieme alle professoresse ha partecipato a questa giornata, questa giornata è stata molto utile per osservare anche i magnifici progetti delle altre scuole, di persone più grandi e con un po' più di esperienza rispetto alla nostra come quella dei ragazzi delle superiori. Gabriele Chiti
Mi ricorderò sempre di queste 6 ore passate in quell’edificio a parlare e parlare e parlare ad altre persone. Devo dire che ne è valsa davvero la pena. Mi sarò di sicuro stancata ma in quel momento non era un peso perché mi sono divertita e mi sono sentita piena dentro grazie a tutti quei complimenti, a tutti quei: ”impressionante” o anche a quei: “ siete solo in terza media e realizzate cose così ???” e soprattutto quei “wow”. Mi sono sentita realizzata per una volta nella mia vita. Non sentivo altro che la completezza dentro di me. Eleonora Cati
Vedere coi propri occhi la nascita di un progetto e sapere che puoi aiutare, che fai parte di un team, sono competenze che non si imparano sui libri, e le nozioni che si apprendono in una fiera come lo School Maker Day, non si dimenticano, e rafforzano il bagaglio culturale, che durante la tua vita ti sarà utile in svariate situazioni spiacevoli, ma presenti, nella vita di tutti noi. Presentare un progetto di cui hai fatto parte anche tu, e metterci la faccia, dà sempre un senso di orgoglio, di appartenenza, così che tu possa dire: ”C’ero anch’io, io ne facevo parte”. Rende sempre fieri noi e tutte le persone che hanno lavorato con te. Gianmarco Cozzani
Personalmente penso che partecipare a questo progetto sia stato utile, sia dal punto di vista tecnico del lavoro, capire ed imparare nuove competenze, sia dal punto di vista sociale, noi come classe, abbiamo messo la nostra disponibilità e il più possibile il nostro impegno nel progetto anche per aiutarci a vicenda e scoprire cose nuove. Mi è piaciuto particolarmente per il fatto che non era solo un progetto di scienze banale ma, un progetto innovativo e che univa tutte le materie e intersecava i discorsi affrontati durante l’anno e questo mi ha colpito molto.
Ci ha fatto capire il rapporto che si ha con il mondo esterno grazie all’esperienza dello School Maker Day, che alla fine della giornata mi è parso un’esperienza che ti riempie in qualche modo: tutte quelle classi e persone che incontri a cui esponi i tuoi progetti, la sala grande colma di progetti ideati da ragazzi, incredibile, è come se fossi stata catapultata nel futuro: mi giravo e ovunque “invenzioni” che ti lasciavano il sorriso. L’esperienza dello School Maker Day, oserei aggiungere, che potrebbe essere stata specie di simulazione per l’esame: come i ragazzi si rapportano alle persone, se sono in grado di mantenere un dialogo e se sono in grado di trovare un modo di approccio piacevole, insomma un modo per mettersi alla prova cercando di esporre il proprio lavoro al meglio. Per descrivere tre punti di forza io userei LAVORO DI SQUADRA, SINTONIA, LEZIONE DI VITA: l’atmosfera che si creava ti contagiava, ti guardavi intorno e pensavi: “stiamo creando un qualcosa e pezzo per pezzo lo uniremo, stiamo mettendo insieme le nostre competenze ed è una cosa bellissima secondo me”. Annalisa Polimeno
Mi sono sentita davvero soddisfatta quando sono riuscita a guardare la mano pronta e finita, funzionante...e ho capito di essere riuscita a fare qualcosa, apprezzando che qualcuno avesse riposto fiducia nei miei confronti. Quando ho poi potuto presentare il progetto agli altri, mi sentivo fiera del mio lavoro, di me stessa... felice che mi fosse stata data una possibilità del genere. Martina Luna Trovato
Ho notato che anche alcuni compagni, che di solito non sono molto interessati alle attività scolastiche, si sono appassionati al progetto e ne hanno preso parte attivamente. La fierezza di esporre il nostro lavoro davanti a decine e decine di persone interessate ad ascoltarmi non ha prezzo, i complimenti e le congratulazioni non hanno prezzo, queste emozioni credo che nel mio percorso scolastico occuperanno sempre un posto nei miei “ricordi felici” e che anche se questa esperienza è soltanto una tra le tante esperienze scolastiche che ho vissuto, e vivrò in futuro, penso proprio che la ricorderò con grande felicità. Un’altra cosa che mi ha gratificato molto sono stati i complimenti da parte delle professoresse, che si sono congratulate per le mie capacità esplicative e nella mia scioltezza nel parlare. La cosa che mi ha reso più felice di tutte sono stati i “grazie” pronunciati dalle professoresse dopo l’evento dello School Maker Day. Quei “grazie” significano tanto per me. Chiara Savoia

Grazie a tutti!

Created By
Rosa Maria Caffio
Appreciate

Credits:

Photos by RM Caffio, Giovanna Pace e Claudia Zardini

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