Loading

La compassione di Gesù, sguardo d'amore

DOMENICA 18 GIUGNO 2021

XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Per iniziare

Trovo un tempo e uno spazio per stare con il Signore e ascoltare cosa vuole dirmi.

Preparo il cuore alla preghiera con le parole della colletta della liturgia domenicale

O Padre, che nella parola e nel pane di vita offri alla tua Chiesa la confortante presenza del Signore risorto, donaci di riconoscere in lui il vero re e pastore, che rivela agli uomini la tua compassione e reca il dono della riconciliazione e della pace.

Un canto per aprire il cuore e mettersi di fronte al Signore

Per ascoltare il canto basta schiacciare il tasto sottostante e si verrà reindirizzati al video.

Incontro la Parola

Dal Vangelo secondo Marco (6,30-34)

In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

Il tuo volto Signore io cerco

Commento al Vangelo: "... mettersi in disparte, stare con Gesù!"

Lavorando nel turismo mi verrebbe da usare le parole di Gesù come slogan pubblicitario per le nostre zone: “venite in disparte e riposatevi un po'”. Certamente la stanchezza dalle attività lavorative ed anche parrocchiali richiede riposo e vacanza. Ed è bello avvertire tutta la sensibilità ed attenzione di Gesù nei nostri confronti, segno di un Dio incarnato davvero nella nostra umanità e le sue esigenze.

Ma le sue parole “venite in dispare, in un luogo deserto”… probabilmente non rimandano ad un riposo fisico, ma a quel riunirsi attorno a lui, a quel “stare con Gesù” che dovrebbe essere la parte fondante del nostro essere cristiani e del nostro servizio nel mondo. Possiamo “fare” o “dire” tanto bene. Ma se non attingiamo da lui, sarebbe confuso con il fare e dire il nostro bene. Spesso Gesù ci invita ad andare, a servire, a prendersi cura, ad annunciare… quindi un “movimento”. Qui invece siamo invitati a… fermarci, toglierci, metterci da parte… quindi a “stare”. E non è facile per noi con una mentalità centrata sulla produttività. Sia che siamo nel lavoro che nel tempo libero, c’è sempre un “tempo” che deve essere produttivo! Figuriamoci se prendiamo del tempo per fermarci e fare “silenzio” dedicandolo alla relazione profonda con noi stessi e con Dio... verrebbe visto come “spreco”, “inutilità”. Sarebbe in realtà l’unica attività utile, che darebbe senso a tutto il resto. Forse dovremmo interrogarci sul perché riduciamo il nostro vivere all’agire!

Certamente è una mentalità della nostra società. Ma troppo spesso noi Chiesa ragioniamo in modo analogo, con l’agenda piena di liturgie da “fare” ed attività pastorali da “sbrigare”. Forse qualcosa sta cambiando. In fondo il nostro essere cristiani si gioca nella relazione con le sorelle e fratelli che ci circondano e… la relazione con Dio. La prima richiede dialogo vero e profondo, ma per la quale non troviamo mai tempo. La seconda richiede silenzio, che noi però sfuggiamo perché mette a disagio ed apre al vuoto di tutte le cose inutili con il quale lo riempiamo. Ed è qui che entra in gioco il “deserto”, non solo come luogo geografico, ma soprattutto come spazio interiore, dove ci spogliamo di tutte le nostre categorie umane sulle quali ci fondiamo: il lavoro, i propri interessi, il sentirsi utili nelle varie realtà familiari, parrocchiali, di volontariato. Spogliati di tutti questi nostri “idoli”, rimaniamo “soli” e ci si ritrova per forza di cose a tu per tu con Dio. Quando gli uomini, le cose, le attività tacciono, troviamo serenità e pace, che sono frutto di una presenza non solo “esterna” a noi, ma quanto più profonda a noi, di noi stessi. È lì che ci apriamo al “Tu” ed incontriamo Dio, è lì che possiamo ascoltarne la voce, sentirne l’esistenza, scoprirne l’amore di padre.

Gesù lo sa benissimo, ed è proprio lì, in quell’incontro, che si è scoperto Figlio. Ed è per questo che dopo averci chiamati e mandati nel mondo, oggi ci conduce nella sua barca… “in disparte, in un luogo deserto”… Il suo invito è chiaro, a noi il coraggio di coglierlo. Prendiamo quindi in mano l’agenda della nostra vita e delle nostre comunità e come primo impegno ed appuntamento mettiamo: “DESERTO”, con il sottotitolo “mettersi in disparte, stare con Gesù”! Poi riempiamola pure di “fare e dire”, ma saremo ricchi di fede, speranza e carità, che non avranno mai fine, perché saranno attinte nel deserto al pozzo profondo di Gesù… “sorgente d'acqua che zampilla per la vita eterna!”.

Questi momenti di comunione diretta “online” con Gesù, daranno senso ad ogni nostra attività umana che di fatto è sempre “in presenza” di Dio. D’altronde Gesù ce l’ha rivelato così: un Dio incarnato nella nostra umanità e storia quotidiana, un Dio “pastore” capace di “compassione”.

La tua Parola diventa la nostra preghiera

dal salmo 84

Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla. Su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce. Rinfranca l’anima mia. Rit.

Mi guida per il giusto cammino a motivo del suo nome. Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza. Rit.

Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici. Ungi di olio il mio capo; il mio calice trabocca. Rit.

Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici. Ungi di olio il mio capo; il mio calice trabocca. Rit.

Per continuare questa meditazione proponiamo una piccola storia: "La bottega di Dio"...

Un giorno, Dio decise di aprire anche Lui un negozio sulla Terra. Chiamò l’Angelo più bello e più gentile e gli disse: “Tu sarai il mio commesso e venderai i Miei Prodotti”.

Non appena si sparse la notizia del “Negozio di Dio”, tutti corsero per gli acquisti. “Che cosa vendi, Angelo bello?” – domandò il primo arrivato. “Ogni ben di Dio!”. “E fai pagare caro?”. “Oh, no! I Doni di Dio sono tutti gratuiti”. Il cliente, stupefatto, non sapeva darsi una spiegazione. Contemplava, meravigliato, il grande scaffale con “anfore d’amore”, “pacchi di speranza”, “scatole di pace”, “flaconi di gioia”…

Si fece coraggio e, poiché aveva un immenso bisogno di tutto, chiese: “Dammi un po' di Perdono – un po’ d’Amor di Dio – un cartoccio di Felicità – un vasetto di pazienza – un mestolo di Umorismo – un barile di Coraggio e Speranza quanto basta!”.

L’Angelo, gentile, si mise immediatamente a preparare tutta quella merce. Dopo un po’, ritornò con un pacco piccolissimo, grande quanto un cuore. Il cliente non potè fare a meno di esclamare: “Tutto qui?”.

L’Angelo, con voce solenne, gli spiegò: “Eh, sì, mio caro: nella Bottega di Dio non si vendono frutti maturi, solo piccoli semi da coltivare.

... e le parole di Papa Francesco all'Angelus del 22 luglio 2018 sul Vangelo di oggi

Per concludere la meditazione facciamo nostre le parole della preghiera "La compassione di Dio" di padre Benedetto

Vi sono consolanti certezze che fanno comprendere l’amore di Dio per gli uomini di ogni generazione che sono chiamati ogni giorno a rispondere con la santità.

Gesù guarda le folle che lo rincorrono e freme per esse che sono stanche e abbattute. Si fa pellegrino per incontrare gli uomini, povero per arricchire molti, piccolo per essere facilmente accolto senza timore.

Occorre in qualsiasi modo che io possa incontrarlo sulle strade della mia vita; attendo con ansia che la mia fede sia esaltata da un’esperienza di incontro con Lui. Non basta crederlo, ho bisogno di incontrarlo per sperimentare la dolcezza di una presenza che si prende cura di ogni dettaglio della mia vita per condurmi con soavità verso l’eternità.

Vede le mie deboli incertezze, conosce le mie distrazioni che mi portano a dimenticarlo con facilità, apprezza i miei deboli e rari slanci d’amore per Lui.

Tutto mi fa sentire amato, perdonato e posso sempre rialzarmi, guardando alla sua silenziosa pazienza davanti alle mie cadute e alle egoistiche ribellioni.

La sua compassione mi risana, il suo fremito mi scuote nel profondo e mi fa sapere che Lui è più forte e tutto vince con l’amore.

Come non gridare al mondo la sublimità di questo amore che viene da Dio, la delicatezza del suo Santo Spirito che opera nel profondo del mio cuore distratto?

Per qualche minuto rimango in silenzio ... Recito un "Padre nostro" per congedarmi e uscire dalla preghiera.