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Nel cuore delle tenebre Il genocidio e la depredazione del Congo

Il Congo: undicesimo stato al mondo per estensione, ospita circa ottanta milioni di abitanti. Il nord del paese è occupato da una immensa foresta equatoriale, al centro e al sud si estende invece la savana.

Un uomo seduto, assorto in una dolorosa fissità: il suo nome è Nsala.

Cosa guarda?

La risposta è sconvolgente:

i piedini e le mani di Boali, sua figlia, che qualcuno ha barbaramente mozzato.

Prendetevi tempo: voglio raccontarvi la storia di questa fotografia, la storia di Nsala, di sua figlia Boali e del "Libero Stato del Congo".

La terra dell'immenso serpente

Così lo scrittore J. Conrad nel suo famoso romanzo Cuore di tenebra, descrive il fiume Congo:

«Un immenso serpente con la testa nel mare, il corpo disteso che curva lontano su un vasto territorio e la coda persa nel profondo del continente»

Il Congo col suo corso di 4700 km ed il suo estuario ampio 160 km è il secondo fiume africano dopo il Nilo. Gli indigeni lo chiamano Nzere, ("il fiume che inghiotte tutti gli altri"), parola da cui deriva "Zaire", nome originario dello Stato.

Nasce sul massiccio montuoso fra la Repubblica Democratica del Congo e lo Zambia e dà il nome ai due stati che separa, la Repubblica del Congo (ad ovest, con capitale Brazzaville) e la Repubblica Democratica del Congo (ad est, con capitale Kinshasa).

Tutto il bacino del grande fiume ha conosciuto fin dall'epoca coloniale un saccheggio incontrollato da parte degli europei ed è stato insanguinato da un genocidio, oggi praticamente ignorato, dalle dimensioni agghiaccianti: tra il 1880 e il 1908 alcuni milioni di congolesi (le stime variano da tre a dieci milioni) furono torturati o uccisi.

Un re Avido e crudele

Leopoldo II, re del Belgio e all'epoca padrone, anzi onnipotente tiranno del Congo, fu l'assassino spietato dei congolesi e il ladro delle risorse di questo immenso e ricchissimo territorio.

La vignetta, pubblicata su un giornale inglese nel 1906, mostra Leopoldo II che, sotto forma di serpente, stritola un raccoglitore di caucciù congolese.
"La produzione di lavoro libero" dice la didascalia di questa tavola, apparsa su un giornale satirico francese sempre nel 1906. Essa raffigura gli indigeni congolesi che lavorano come schiavi sotto la minaccia della frusta di un funzionario belga. Le ricchezze che trasportano vanno a finire tutte, attraverso un imbuto, nel sacco di Leopoldo II. Su due dei sacchi già pieni di monete, si leggono le scritte "Costa Azzura" e "Cap Ferrat", località di villeggiatura nelle quali Leopoldo aveva costruito delle sontuose ville proprio con gli introiti del Congo.

Grazie al Congo, Leopoldo assicurò a ogni membro della numerosa famiglia reale un ricco reddito annuo, acquistò in Belgio e in Francia vaste proprietà terriere, costruì ville eleganti a suo uso esclusivo, abbellì la città di Bruxelles ed effettuò spese enormi per corrompere la stampa, in modo da mascherare i crimini che andava commettendo.

Villa "Les cedres", una delle lussuose abitazioni edificate da Leopoldo II in Costa Azzurra: una decina di camere, un giardino d’inverno, un labirinto, una cappella, una scuderia, una dependance per il personale, un salone delle feste. E quattordici ettari di parco con oltre 20.000 specie di piante. Attualmente la proprietà della villa è della famiglia Campari, che l'ha messa in vendita per un miliardo di euro.

Stanley, l'esploratore

In che modo a Leopoldo II era venuta "voglia di Congo"?

Leopoldo II aveva capito che il Congo poteva essere un affare colossale leggendo gli articoli di Henry Morton Stanley, giornalista ed esploratore britannico, divenuto celebre perché aveva ritrovato David Livingstone, l'esploratore britannico smarritosi in Africa.

Stanley diresse, tra il 1874 e 1877, la prima spedizione nel cuore dell’Africa equatoriale, discendendo tutto il corso del fiume Congo. Al ritorno descrisse nei suoi articoli e in un libro le enormi ricchezze celate in quelle regioni lontane e l’importanza economica del grande fiume.

«Chi controllerà il grande fiume avrà sotto controllo la via migliore per i traffici dell'Africa».

Quando nei suoi scritti Stanley elenca le ricchezze del Congo ha l’acquolina in bocca e intende farla venire anche agli europei:

«Le foreste del Congo sono piene di prezioso legno rosso, del guajaco, del mogano e del fragrante albero della gomma. Alle loro basi può trovarsi una quantità inesauribile di gomma fossile, per verniciare le vetture e i mobili nei paesi civili; i loro tronchi trasudano mirra e incenso; il loro fogliame è ricoperto dall’orcilla, utile per tingere. Il legno rosso, tagliato, sminuzzato e raschiato, produce una tinta d’un cupo color cremisi molto apprezzata…; le noci della palma da olio danno un burro che è un articolo importante per il commercio; le fibre d’altre piante forniscono il miglior cordame. Fra i cespugli selvatici si trova spesso la pianta del caffè. Nelle sue pianure, nelle sue giungle, nei suoi pantani, prosperano gli elefanti i cui denti forniscono l’avorio … Le acque rigurgitano di innumerevoli mandrie di ippopotami, le cui zanne sono pure di valore; si trovano anche pelli di leone, leopardo, scimmia, lontra, antilope, bufalo, ed altro bestiame. Ma ciò che più conta, possiede 40 milioni di abitanti discretamente industriosi e attivi»

Descrizioni come questa fecero capire a Leopoldo che il Congo offriva risorse sconfinate e la possibilità di accumulare ricchezze in quantità mai viste prima.

Gli europei e la torta "Africa"

Invogliato dalle succulente descrizioni di Stanley, Leopoldo II nel 1878 assoldò l'esploratore e lo inviò nelle foreste congolesi per stipulare contratti commerciali e diplomatici con le popolazioni locali. In cinque anni l'agente Stanley avviò lo sfruttamento sistematico del Paese per conto del sovrano del Belgio.

Nel 1884-85 la Conferenza di Berlino divise l’ Africa fra le potenze europee e Leopoldo ottenne la sovranità del “Libero Stato del Congo”, da lui stesso fondato e completamente separato dal Belgio.

1884. Bismark, cancelliere tedesco, divide la torta "Africa" tra le potenze europee. Lo stesso concetto è rappresentato nella vignetta di sfondo.

Dalla Conferenza in poi, Leopoldo ebbe mano completamente libera su un’area vasta sette volte l’Italia: le popolazioni indigene furono espropriate, deportate, ridotte in schiavitù e massacrate senza pietà al minimo segno di protesta.

Boma divenne la capitale temporanea del nuovo Stato, Leopoldo II vi stabilì un governatore generale e un capo della polizia, e organizzò con cura la depredazione delle immense risorse del Congo, in modo particolare dell'avorio e del caucciù.

Zanne di avorio attorniate da funzionari belgi e lavoratori congolesi

Vita dei congolesi al tempo di Leopoldo II

All’inizio della colonizzazione, lo Stato creato da Leopoldo aveva bisogno soprattutto di portatori, lunghe colonne di uomini che trasportavano ogni sorta di oggetto. I portatori venivano retribuiti con poco più del cibo necessario a reggersi in piedi. Venivano normalmente impiegati anche i bambini che portavano per intere giornate carichi di dieci chili. Non di rado i portatori erano incatenati per il collo, per impedirne la fuga. Ecco come Edgard Picard, un senatore Belga, descrive una carovana di portatori che incontrò lungo il grande fiume:

«Neri, infelici, coperti da un lurido perizoma, le teste ricciute e nude che reggevano il carico, una cassa, una balla, una zanna d’avorio; molti di loro erano malaticci, curvi sotto un fardello reso ancor più pesante dalla stanchezza e dall’alimentazione insufficiente: una manciata di riso e un po’ di pesce essiccato e puzzolente; bestie da soma con esili gambe da scimmia, lineamenti tirati, occhi strabuzzati e sgranati (….). Vanno e vengono (….) a migliaia, morendo lungo la strada, o una volta terminato il viaggio, tornando a morire di sfinimento nei loro villaggi».

Il grosso affare che arricchì Leopoldo II era soprattutto, come abbiamo detto, il caucciù. Tutti i congolesi furono obbligati a raccoglierlo senza alcun compenso. Nel 1906, la relazione di una commissione d'inchiesta costituita per accertare la realtà del dominio di Leopoldo II sul Belgio, descriveva così la vita dei congolesi:

«Nella maggioranza dei casi, l’indigeno deve compiere ogni due settimane un viaggio di un giorno o anche più per raggiungere nella foresta un luogo con una quantità sufficiente di alberi della gomma. Qui conduce una misera esistenza. Deve costruirsi un riparo temporaneo che non può sostituire la sua capanna; non ha il suo cibo abituale, è esposto alle intemperie del clima tropicale e agli attacchi di bestie feroci. Deve poi portare il prodotto raccolto all’agenzia dell’amministrazione (o della compagnia); solo allora può tornare al suo villaggio, dove rimane appena due o tre giorni, prima che gli venga assegnato un nuovo compito. Di conseguenza la maggior parte del suo tempo è occupata nella raccolta del caucciù».

Il sistema di raccolta del caucciù era esso stesso uno strumento di tortura. La gomma, contrariamente a quanto avveniva in Brasile, non era infatti ricavata dall'incisione degli alberi ma dal taglio dei rampicanti della Cryptostegia grandiflora. Dopo aver tagliato il rampicante gli indigeni vi si rotolavano sopra; una volta seccato e indurito, il caucciù veniva strappato (in modo piuttosto doloroso) dalla pelle e raccolto in cesti di vimini.

La Cryptostegia grandiflora "arrampicata" su un albero
Raccoglitori di caucciù

A parte il caucciù, ogni villaggio doveva consegnare all'amministrazione pecore o maiali o galline, una certa quantità di manioca e ancora arachidi e patate. L’intero villaggio doveva inoltre lavorare un giorno su quattro alle opere pubbliche.

Era una vita da schiavi.

Un fiero popolo di guerrieri

Prima di Leopoldo II

Un popolo con le catene al collo

Dopo Leopoldo II

Frusta e machete

L’adempimento degli obblighi veniva assicurato da guardie africane organizzate nella Force Publique, costituita per sorvegliare e terrorizzare la popolazione.

Soldati della Force publique

Gli ufficiali erano bianchi mentre la truppa era composta da membri delle tribù cannibali dell'alto corso del Congo oppure da ragazzini rapiti, portati nelle missioni cattoliche dove era impartito loro un addestramento militare in condizioni simili a quelle della schiavitù. Attrezzata con armi moderne e con la chicotte - una frusta di pelle di ippopotamo -, la Force Publique catturava e torturava ostaggi, bruciava i villaggi che non obbedivano agli ordini o non consegnavano la quantità di caucciù richiesta, e soprattutto, amputava mani e piedi.

Un membro della Force publique all'opera con la chicotte
Bambini congolesi amputati dalla Force publique

Il tagliatore di teste

Un boia al servizio di Leopoldo

Léon Auguste Théophile Rom fu un militare belga che ebbe un ruolo importante nell'amministrazione coloniale del Congo.

A lui si deve l'organizzazione materiale dello sfruttamento delle risorse con il metodo del terrore.

Rom, soprannominato“il macellaio", fece costruire dei patiboli di fronte alla stazione principale del Congo e teneva delle teste mozzate e impalate di schiavi giustiziati di fronte alla sua dimora.

Patibolo = Strumento ( ad es. una forca) o palco sul quale viene eseguita la sentenza di una condanna a morte.

E’ stato ipotizzato che lo scrittore Joseph Conrad si sia ispirato a lui per il personaggio di Kurtz del romanzo Cuore di tenebra, un romanzo che descrive l'orrore del colonialismo e ne denuncia la crudeltà e l'ipocrisia.

Torniamo alla foto iniziale

Nsala e Alice Harris

Un giorno un uomo di nome Nsala Wala, membro della tribù Nsongo, si presentò a casa di una missionaria di nome Alice Harris; aveva con sé un pacchetto realizzato con delle foglie, lo scartò e ne mostrò il contenuto: mani e piedi di Boali, la sua bambina di cinque anni, mozzati perché il villaggio al quale Nsala apparteneva non era stato in grado di consegnare la quantità di caucciù richiesta.

L'uomo si mise a sedere nel patio della casa della missionaria, e fissò lo sguardo sconvolto e incredulo sui poveri resti della sua bimba.

Alice Harris scattò allora la famosissima foto di cui stiamo parlando, una delle più sconvolgenti di sempre. Questa foto – insieme a molte altre di bambini senza mani – venne spedita ai media occidentali, e contribuì a far conoscere quello che stava accadendo in Congo.

Una foto della Harris in mezzo ai bambini di cui si prendeva cura

Negli Stati Uniti ed in Inghilterra le foto della Harris venivano proiettate in incontri pubblici. Lo scrittore Mark Twain le inserì nel suo pamphlet contro il re del Belgio intitolato Soliloquio di re Leopoldo.

Pamphlet: scritto, libello a carattere polemico e satirico

Il marito della Harris mise inoltre per iscritto e fece circolare in Europa le atrocità di cui era quotidianamente spettatore in Congo.

Sotto la pressione di queste denunce e dell’opinione pubblica internazionale, nel 1908 Re Leopoldo fu costretto a porre fine alle sue indiscriminate atrocità, cedette al Belgio il Congo, che quindi cessò di essere sua proprietà personale, e cominciò una sistematica opera di insabbiamento: nessuno doveva conoscere i crimini che aveva compiuto.

Insabbiamento: lento e progressivo occultamento di un fatto o di una pratica burocratica.

Il Belgio non sa e non vuol sapere

Nella foto di sfondo, il centro di Bruxelles

In Belgio oggi il saccheggio e la terribile carneficina compiuti da Leopoldo II sono sostanzialmente ignorati. Ciò si deve anche al fatto che Leopoldo e i funzionari belgi che gli succedettero fecero tutto il possibile per cancellare potenziali prove incriminanti.

Nell’agosto del 1908, poco prima di cedere ufficialmente la propria colonia personale al governo del Belgio, Leopoldo II fece infatti bruciare per otto giorni consecutivi la maggior parte degli archivi dei suoi possedimenti congolesi.

Fu così che una parte importante, e raccapricciante, della storia della dominazione europea in Africa venne cancellata. A riportare alla luce lo sterminio dei congolesi sono soltanto pochi documenti amministrativi rinvenuti dagli storici. E le foto agghiaccianti scattate da missionari come Alice Herris.

Pertanto oggi in Belgio sono molto diffuse idee negazioniste (secondo le quali in Congo non ci sarebbe stato nessun genocidio), o riduzioniste (secondo le quali in Congo Leopoldo II avrebbe commesso alcune atrocità ma nessun massacro sistematico), tutte mirate a cancellare dalla storia della monarchia belga l’atroce macchia dello sterminio di un popolo.

Bibliografia minima

  • Adam Hochschild, Gli spettri del Congo.
  • David Van Reybrouck, Congo.
  • Mark Twain, Soliloquio di re Leopoldo.
  • J. Conrad, Cuore di tenebra.

Istituto Comprensivo E. Donadoni, Sarnico

Created By
vincenzo sciacca
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