RAFFAELLO

Raffaello Sanzio nasce ad Urbino il 28 marzo del 1483. Le prime tracce della presenza di Raffaello accanto a Perugino sono legate ad alcuni lavori della sua bottega. A Perugia scoprì le grottesche, dipinte sul soffitto del Collegio, che entrarono in seguito nel suo repertorio iconografico.

A 16 anni ricevette la sua prima commissione indipendente: lo stendardo della santissima Trinità.

Stendardo della Santissima Trinità

Nel frattempo la fama di Raffaello cominciava ad allargarsi a tutta l'Umbria, facendone uno dei più richiesti pittori attivi in regione. Nella sola Perugia, tra il 1501 e il 1505, gli vennero commissionate ben tre pale d'altare e un'Assunzione della Vergine. Si tratta di opere di impianto peruginesco, con una graduale messa a fuoco verso elementi stilistici più personali.

Pala Colonna Pala degli Oddi

LO SPOSALIZIO DELLA VERGINE

L'opera che conclude la fase giovanile, segnando un distacco incolmabile col maestro Perugino, è lo Sposalizio della Vergine. L'opera si ispira a una pala analoga che il Perugino stava dipingendo in quegli stessi anni per il Duomo di Perugia, ma il confronto tra le due opere mette in risalto profonde differenze.

lo sposalizio della Vergine

Raffaello infatti copiò il maestoso tempio sullo sfondo, ma lo alleggerì allontanandolo dalle figure e ne fece il fulcro dell'intera composizione. Anche le figure sono più sciolte e naturali.

Le differenze principali con il maestro sono: una tavola più piccola, personaggi disposti secondo una curva che lascia lo spazio vuoto centrale. A destra, il gruppo di personaggi maschili e dinamici; a sinistra il gruppo di fanciulle, dolci e calme. La linea dell'orizzonte, dilata lo spazio e conduce a dare monumentalità ai personaggi ed una maggiore gradazione di colori.

Il soggiorno fiorentino fu di fondamentale importanza nella formazione dell'artista permettendogli di approfondire lo studio dei modelli dalle ultime conquiste quattrocentesche: Leonardo e di Michelangelo. Dal primo apprese i principi per creare gruppi di figure strutturati plasticamente nello spazio, sostituendo l'"indefinito" psicologico a sentimenti più spontanei e naturali. Da Michelangelo, assimilò il chiaroscuro plastico, la ricchezza cromatica, il senso dinamico delle figure.

MADONNA DEL PRATO O DEL BELVEDERE

Per famiglie fiorentine della borghesia medio-alta Raffaello dipinse alcuni capolavori assoluti, come alcuni gruppi di Madonne col Bambino e san Giovannino: la Bella giardiniera, la Madonna del Cardellino e la Madonna del Belvedere.

Madonna del Belvedere

In queste opere la figura della Vergine si erge monumentale davanti al paesaggio, dominandolo con leggiadria ed eleganza, mentre rivolge gesti affettuosi ai bambini.

Queste figure dimostrano inoltre l'assimilazione di vari modelli iconografici fiorentini. In più inserire una figura sacra in un contesto all'aperto, tipico Rinascimentale.

Pala Baglioni

Opera cruciale di questa fase è la Pala Baglioni, destinata a un altare nella chiesa di San Francesco al Prato a Perugia.

Disegno preparatorio

In quest'opera Raffaello fuse il senso tragico della morte con il vitale slancio del turbamento, con una composizione estremamente drammatica e dinamica, ma bilanciata con cura, in cui si notano evidenti spunti michelangioleschi.

Pala Baglioni, dettagli

La Stanza della Segnatura

Appena venticinquenne, Sanzio si trasferì a Roma, lasciando alcuni incompiuti lavori a Firenze. Qui affiancò una squadra di pittori provenienti da tutta Italia per la decorazione, da poco avviata, dei nuovi appartamenti papali, le Stanze. Le sue prove piacquero così tanto al papa che decise di affidargli tutta la decorazione dell'appartamento, a costo anche di distruggere quanto già era stato fatto, (tra cui gli affreschi di Piero della Francesca).

Disputa del Sacramento, Raffaello Sanzo

Alle pareti Raffaello decorò quattro grandi lunettoni, ispirandosi alle quattro facoltà delle università medioevali, ovvero teologia, filosofia, poesia e giurisprudenza, cosa che ha fatto pensare che la stanza fosse originariamente destinata a biblioteca o uno studio.

LA SCUOLA DI ATENE

Il titolo tradizionale è posteriore al periodo di esecuzione e non rispecchia le intenzioni dell'autore e della committenza.

Nel tempo l'opera ha sollecitato innumerevoli interpretazioni, chiavi di lettura.

Il grande affresco costituisce sicuramente un "manifesto" della concezione antropocentrica dell'uomo rinascimentale. L'uomo domina la realtà, grazie alle sue facoltà intellettive, ponendosi al centro dell'universo.

Se la prospettiva ricorda la struttura delle basiliche antiche, la geometria in cui sono disposti i personaggi simboleggia la fiducia di Raffaello nell'ordine del mondo, un ordine divino e intellettuale al contempo.

Le 58 figure presenti nell'affresco hanno sempre sollecitato gli studiosi circa la loro identificazione. A vari personaggi Raffaello affidò le effigi di artisti contemporanei, compreso se stesso, come per ribadire la nuova, orgogliosa autoaffermazione di dignità intellettuale dell'artista moderno.

Michelangelo Buonnaroti come Eraclito autoritratto di Raffello Sanzio

I due principali filosofi dell'antichità, Platone e Aristotele nonchè figure fondamentali per lo sviluppo del pensiero occidentale, si trovano al centro della composizione, (vicino al punto di fuga). Questa impostazione gerarchica spiega la posizione relativamente marginale di Socrate e l'assenza degli ultimi sviluppi del pensiero classico, come gli stoici.

LA LIBERAZIONE DI SAN PIETRO

La scena è stata resa dal Sanzio fortemente unitaria nonostante l'articolarsi della parete in tre zone. Il racconto è preso dagli Atti degli Apostoli.

Sono presenti ben quattro diversi tipi di luce: la luna, che si riflette nelle armature dei soldati; la fiaccola, la luce divina, ; infine c'è la luce della finestra sottostante che si somma alla luce dell'angelo. L'apertura alla base del dipinto infatti non è disegnata, bensì è una finestra reale.

RAFFAELLO ARCHITETTO

Quando Raffaello decise di accettare l'incarico di soprintendente ai lavori nella basilica vaticana, già aveva alle spalle alcune esperienze in questo campo. Per Agostino Chigi curò le cosiddette "Scuderie" di villa Farnesina e la cappella funeraria in Santa Maria del Popolo. In queste opere si nota un reimpiego di motivi derivati da Bramante, coniugati con suggestioni dell'antico, che danno spazio all'originalità dell'artista.

La Cappella Chigi riproduce in piccolo la pianta centrale di San Pietro, ma aggiornata ai modelli del Pantheon e decorata con maggiore ricchezza e vivacità.

Nel novembre 1515 partecipò ad una gara a Firenze per la facciata di San Lorenzo, vinta poi da Michelangelo.

TRASFIGURAZIONE

La Trasfigurazione di Cristo è l'ultima opera eseguita dall'artista prima di morire, completata nella parte inferiore da un suo allievo.

Nel 1516 il cardinale Giulio de' Medici mise su una sorta di competizione tra i due più grandi pittori attivi in Roma, Raffaello e Sebastiano del Piombo, ai quali richiese una pala ciascuno. Raffaello lavorò piuttosto lentamente all'opera, tanto che alla sua morte era ancora incompleta. Il tema è quello della Trasfigurazione di Cristo (quando si mostrò ai suoi discepoli splendente di luce divina).

Opera dinamica e innovativa, con uno sfolgorante uso della luce. La forza drammatica è sprigionata dal contrasto tra la composizione simmetrica della parte superiore e la gestualità e le dissonanze di quella inferiore.

Morì il 6 aprile 1520, a soli 37 anni, nel giorno di Venerdì Santo, dopo 15 giorni di un'acuta febbre.

DESCRIZIONE E STILE

Raffaello fu uno dei pittori più influenti della storia dell'arte occidentale. La sua ripresa dei temi michelangioleschi, e la sua visione solenne e posata, fu uno degli input fondamentali del manierismo. Gli allievi della sua bottega ebbero frequentemente carriere indipendenti in più corti italiane ed europee, che diffusero ovunque la sua maniera e i suoi traguardi.

Dobbiamo a Raffaello l'invenzione del "cartone ausiliario" ed un perfezionamento delle proiezioni ortogonali. Il cartone ausiliario, non ha la piena funzione del cartone, ossi trasferire la bozza dell'opera su una superficie, ma di consentire lo studio di possibili variabili (cioè quelle parti facilmente modificabili, come le mani o il volto, a seconda della situazione).

Marta Pepe IV D Linguistico

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Marta Pepe
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