"INTEGRATI e APOCALITTICI"

(Cfr. Umberto Eco, Apocalittici e Integrati, Bompiani, 1964).

"Gli “integrati” sono coloro che ritengono necessario l'inserimento degli ultimi sviluppi della tecnica negli schemi classici di insegnamento e sono fiduciosi nell'ausilio che possono offrire; al contrario gli “apocalittici” ritengono dannosa e pericolosa l'introduzione di nuovi mezzi in quanto corromperebbero la didattica."

La mia visione si pone esattamente a metà. Non ritengo si debbano introdurre ed utilizzare le tecnologie in modo massivo ma saperle "sfruttare", quando necessario, come utili strumenti per la didattica.

Su questo tema si sono spese molte parole e in letteratura sono numerose tesi pro e contro le tecnologie. Di seguito ne riporto alcune.

PRO
  • In positivo e pensando alla sfera educativa, oltre al fatto di rendere le informazioni sempre più alla portata potenzialmente di tutti, in tempo reale e in qualsiasi luogo ci si trovi, i media inseriti all'interno di un preciso progetto didattico possono contribuire allo sviluppo di nuovi, più efficaci e democratici modelli educativi, applicabili in diversi contesti scolastici ed extrascolastici. Si affacciano infatti all'orizzonte varie forme di fruttuose interazioni tra le nuove tecnologie e i diversi campi della formazione: ad esempio l'e-learning, la possibilità di comunicare in internet con modalità sincrone e asincrone, le comunità virtuali di apprendimento e di pratica, la simulazione, i videogiochi e le altre forme di animazione all'interno della realtà virtuale, i nuovi software per la riduzione di handicap ecc. Manuela Fabbri, 2010
  • se utilizzate secondo un approccio problematico, possono sviluppare l'autonomia: la capacità di esprimere e difendere con diversi linguaggi i propri sentimenti e le emozioni, partecipare criticamente [...] assumendo atteggiamenti sempre più responsabili. Sviluppare la competenza: la competenza di riflettere sull'esperienza propria e altrui attraverso l'esplorazione, l'osservazione e l'esercizio al confronto; il saper descrivere la propria esperienza secondo diverse strategie e con differenti strumenti, traducendola in tracce e documenti personali e condivisi […] sviluppare la cittadinanza: l''impegno a essere attivi nel proprio contesto di vita, attraverso la propria pratica fruitivo-costruttiva dei media, in una dimensione di partecipazione; (...) educare a nuovi linguaggi e all'interpretazione di informazioni, nonché accrescere la dimensione estetica degli studenti stessi. Manuela Fabbri, 2010
  • l’uso delle nuove tecnologie nella didattica da un lato accresce la motivazione degli alunni, dall’altro accresce l’autostima e quindi genera una maggiore capacità di sopportare le difficoltà e lo stress. In aggiunta, spostando il focus dall’insegnante allo studente e dell’apprendimento al fare, si ha un aumento della cooperazione tra alunni e si favorisce l’interazione. Uno dei maggiori vantaggi delle TIC (tecnologie dell'informazione e della comunicazione) è la possibilità di realizzare e testare materiale didattico innovativo che, se utilizzato in modo integrato con le tradizionali lezioni frontali, riesce a stimolare la partecipazione attiva. Quello che cambia sostanzialmente è il concetto di classe. Mentre le modalità didattiche tradizionali prevedono il ciclo classico di trasmissione unidirezionale della conoscenza del tipo autore – editore – insegnante/mediatore – studente/lettore, le TIC presuppongono invece un processo di apprendimento di tipo multi direzionale. Infine, stimolando in modo nuovo la riflessione e il ragionamento si ha un miglioramento dei risultati grazie anche al lavoro cooperativo e l’uso di peer tutoring. Michela Braga, 2011.
CONTRO
  • Le tecnologie sono perfette per la scuola che vuole studenti più o meno preparati con il minimo di interazione umana. Clifford Stoll, 2001
  • “Quando si dichiara che a scuola si studia meglio grazie ai media digitali, non bisogna dimenticare che non esistono dimostrazioni di queste tesi. Quasi tutti gli studi sui risultati scolastici con l’introduzione dei computer nelle scuole sono stati realizzati e sponsorizzati, non a caso, dall’industria informatica e dalle società telefoniche. (...) per il fatto di sottrarci il lavoro mentale, i computer non sono adatti per imparare meglio. L’apprendimento presuppone una lavoro mentale autonomo: più a lungo, e soprattutto in modo più approfondito, si elabora un contenuto, meglio lo si impara. Manfred Spitzer, 2013
  • Danni prodotti dall’eccessivo utilizzo delle TIC sono la difficoltà di attenzione, i problemi di concentrazione, la riduzione delle capacità di lettura e il distacco dal mondo reale. (...) Alcuni studiosi dello sviluppo cognitivo ritengono che l’utilizzo precoce del computer, prima dei 9 anni, minacci lo sviluppo celebrale. Secondo queste posizioni i bambini per formare la loro infrastruttura neurologica e cognitiva necessitano un’interazione costante con il mondo reale: solo dopo aver sperimentato completamente il mondo reale attraverso tutti i sensi è possibile sfruttare gli effetti positivi della tecnologia per l’apprendimento. L’esposizione precoce alla tecnologie sarebbe quindi uno stimolo inutile che produrrebbe l’effetto opposto in quanto il bambino rischierebbe di non concentrarsi su nulla e passare da un’attività all’altra in modo non produttivo. Michela Braga, 2011.
  • Contrariamente a quanto si è indotti a pensare la ricerca educativa basata su evidenza mostra ormai da decenni che in termini di efficacia dell'apprendimento i risultati sono assai modesti; in molti casi si può verificare anche un abbassamento degli apprendimenti, dovuto verosimilmente alle difficoltà di gestire i fattori di sovraccarico, distrattività o estroflessione che le tecnologie possono introdurre. In breve, se si vuole che gli studenti apprendano di più (la matematica, le scienze, la storia, eccetera) non sono le tecnologie la via maestra. Questo non vuol dire che le tecnologie non si debbano inserire nella scuola; ci sono situazioni particolari (ad esempio si pensi alla didattica speciale, all'individualizzazione dei percorsi) oppure ragioni culturali (sviluppare competenza digitale, superare il digital divide e così via) per inserirle. Però sono comunque scelte che vanno assunte consapevolmente, orientandole a scopi mirati. Antonio Calvani, 2012
  • Ad essere modificato è soprattutto il rapporto docente-allievo: “Qualcuno ha già teorizzato il passaggio del sapere dagli insegnanti alle macchine. Nei fatti gli insegnanti dovrebbero diventare dei tecnici, degli assistenti delle macchine. In questo modo si rompe il rapporto fra persona e persona e la scuola non è più scuola secondo un modello che è servito a costruire la nostra cultura (quindi anche le nuove tecnologie) per migliaia di anni. Giovanni Reale, 2013
  • L'innovazione non è immediatamente sinonimo di miglioramento: “la proposta dei dispositivi digitali viene accompagnata da chi la caldeggia dalla considerazione – peraltro non scientificamente comprovata – che l’innovazione porterebbe automaticamente ad un miglioramento degli stili e dei livelli di apprendimento. Stili e livelli di apprendimento – che oggettivamente si dimostrano nella scuola italiana sempre più insufficienti – non sono la risultante dell’inadeguatezza di uno dei mezzi fondamentali a disposizione della didattica: il libro. Ma sono il senso di qualcosa che va ben oltre e che investe in senso ampio e globale la scuola oggi. La crisi affonda le sue radici altrove: guardiamo alla realtà. L’impressione, insomma, è che non sia sufficiente cambiare strumento, pur nell’oggettiva comprensione delle potenzialità dinamiche, interattive, fluide, permeabili che il dispositivo digitale comporta. (...) Il rischio è invece che la rincorsa all’innovazione come concetto automaticamente positivo crei un’ulteriore etichetta formale, non spendibile in senso di crescita etica e culturale di alunni e docenti, confinando ulteriormente la tecnologia in un angolo di fatto culturalmente impraticato nelle nostre scuole. Rafforzando la deriva della tecnicalità. E – soprattutto – dando agio a soluzioni approssimative e non dotate di requisiti di autorevolezza e credibilità di andare a fertilizzare un mercato che abbasserebbe, invece, ulteriormente il livello - già abbassato e mortificato - di didattica, apprendimenti, conoscenze e competenze. Suggellando definitivamente il fallimento di un’opportunità che, se ben spesa e rafforzata da studio, riflessione, elaborazione, potrebbe significativamente accompagnare un percorso di sostanziale cambiamento della scuola italiana. Marina Boscaino, 2009

PC e tablet sono strumenti del futuro ed è bene imparare ad usarli consapevolmente; garantiscono autonomia nella ricerca ed elaborazione delle informazioni e la circolazione dei contenuti e dei materiali; sono motivanti ed attrattivi. Tuttavia è possibile realizzare lezioni motivanti ed attrattive anche senza l'utilizzo delle T.I.C. per esempio ricorrendo a modalità di lavoro di gruppo, che diano importanza al fare, magari con la metodologia del cooperative learning. Innegabile, comunque, che le T.IC. siano uno strumento in grado di dare un contributo importante.

E' IL MODO IN CUI IL DOCENTE UTILIZZA LE TECNOLOGIE CHE FA LA DIFFERENZA!

Le tecnologie supportano anche nella modifica degli ambienti di apprendimento

Le TIC possono essere un utile strumento per innovare la didattica che si deve adeguare ai nuovi studenti, ma ripeto solo uno strumento tra i tanti che un buon insegnante può utilizzare. Si deve necessariamente abbandonare la lezione frontale (che peraltro può rimanere tale anche con l'uso per es. di una LIM) e utilizzare il più possibile metodologie di gruppo, interattive e tali da far "costruire" autonomamente il sapere da parte degli studenti.

Created By
antonella Ferri
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