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L'atomo di Cesio 133 ovvero l'ininfluenza di chiamarsi Riccardo

L’ATOMO DI CESIO 133

Dal precedente lavoro sul Riccardo III° di Shakespeare, sono scaturiti alcuni altri progetti, molto diversificati. Il più ambizioso è questo «Atomo di cesio», costruito a partire da uno spunto iniziale (volutamente) banale: i due attori principali del nostro Riccardo III° si ritrovano per le prove, insieme alla regista. Le parti filmate già realizzate scorrono quasi come un fondale della vita quotidiana dei protagonisti, come fossero in parte un ricordo, in parte un flusso di emozioni. I dialoghi fra i due attori partono secondo il consueto (ed ancora una volta, voluto) cliché delle ‘primedonne’: litigi, piccole gelosie, pacche sulle spalle e antichi rancori… ma ad un certo punto, tutto cambia. Le prove non sono più prove, la finzione sfugge di mano, le domande bruciano dentro.

Il dramma si snoda lungo un’elegante rincorsa attraverso citazioni filosofiche, scientifiche, teatrali, letterarie, storiche… ma i piani si confondono e contaminano la realtà con la finzione: trascinando tutto, però, ed in contemporanea, in un unico piano esperienziale, dove non è più chiara la dimensione neppure per chi recita. Ciò che accade, comunque, diventa vero, reale, nel qui e ora del palcoscenico. Ma quando è reale e vero? Quando invece è recitato? E quando ciò accade nella vita di tutti giorni? Ed il teatro che ruolo ha, oggi, adesso, ora? Non c’è ovviamente una risposta in assoluto, c’è solo il rischio di un’esperienza e di un dubbio forse destinato a rimanere per sempre irrisolto.