la quadreria dei principi Imperiali di Latiano Piazza Umberto I - Latiano (BR)

I quindici dipinti che attualmente sono collocati nella Pinacoteca Civica si riferiscono a tematiche religiose del Vecchio e Nuovo Testamento e ad un tema della mitologia. Alcuni dipinti sono datati e firmati, altri attribuiti secondo considerazioni stilistiche ad autori del tempo ed altri infine a pittori non identificabili. Soggetti contemplati che si riferiscono specificamente a temi del Vecchio Testamento sono sette, quelli del Nuovo Testamento quattro, tre relativi alla vita dei Santi e soltanto uno è mitologico. Alcune tele risultano in buono stato, come Pietro rinnega Cristo, Tobia e l’Angelo, Cristo morto e altre che risultano nell’elenco e nella descrizione già citate, mentre alcune tele, cito in particolare quella mitologica di Giunone, Diana e Endimione, hanno bisogno di restauro.

CRISTO MORTO Olio su tela, 155×200 cm

inizio XVII sec. Autore: attribuito dal Dott. Giorgio Pàstina a Gherardo Delle Notti (1590-1656), probabilmente una copia. Ottimo stato di conservazione. Contenuto: Cristo morto, nudo sdraiato sul sudario, con la testa reclinata, appoggiata sulla gamba sinistra dell’Angelo della morte che regge nella mano destra una candela accesa, unica fonte di luce che illumina i tre personaggi della tela in atmosfera caravaggesca su un fondo completamente scuro. Ai piedi di Cristo, Maddalena si accinge ad asciugare i piedi con un panno.

TOBIA E L’ANGELO Olio su tela, 185×172 cm

XVIII sec. Autore: Ignoto Ottimo stato di conservazione Contenuto: L’episodio è tratto dalla Bibbia, Tobia 6,1-3 Il giovane partì insieme con l’Angelo Raphael e anche il cane li segue e s’avviò con loro. Camminarono insieme finchè li sorprese la prima sera; allora si fermarono a passare la notte sul fiume Tigri. Il giovane scese nel fiume per lavarsi i piedi quand’ecco un grosso pesce balzò dall’acqua e tentò di divorare il piede del ragazzo che si mise a gridare. Ma l’Angelo gli disse: – afferra il pesce e non lasciarlo fuggire -.

SAN PIETRO RINNEGA CRISTO Olio su tela, 150×207 cm

fine XVII sec. Autore: Ignoto. Buono Stato di conservazione. Contenuto: L’episodio è tratto dal Nuovo Testamento, Marco 16, 66-72 – Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una serva del sommo sacerdote e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo fissò e gli disse: ”Costui è di quelli”. Ma egli negò di nuovo. Dopo un poco i presenti dissero di nuovo a Pietro: “Tu sei certo di quelli, perché sei Galileo”. Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: “non conosco quell’uomo che voi dite”. Per la seconda volta un gallo cantò. Allora Pietro si ricordò di quella parola che Gesù gli aveva detto: “Prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai per tre volte”. E scoppiò in pianto.

IL SOGNO DI GIACOBBE Olio su tela, 150×204 cm

XVIII sec. Autore: attribuito da Pietro Palumbo a Matteo Bianchi (Manduria 1695 – ivi 1777). Il quadro, riportato nell’inventario del Principe Vincenzo del 1816, avente come titolo “Scale di Giacobbe” (è probabilmente una copia). Ottimo Stato di conservazione Contenuto: L’episodio è tratto dalla Genesi 28, 10-12. Giacobbe attorniato dalle sue pecore sogna la Scala del cielo – E Giacobbe uscito da Berzabea, andava a Haran. E arrivato a caso in un certo luogo vi pernottò, essendo tramontato il sole. E prese una pietra di quel luogo e la mise sotto la testa e si coricò in quello stesso luogo. E fece un sogno: Ed ecco una scala era poggiata sulla terra e la sua cima arrivava fino al cielo. Ed ecco gli angeli di Elohim vi salivano e scendevano.

CAINO UCCIDE ABELE Olio su tela, 129×168 cm

fine sec.XVII. Autore: Ignoto. In una catalogazione del Dottor Giorgio Pàstina il quadro è attribuito a scuola bolognese. Buono stato di conservazione. Sul retro del dipinto è riportata la seguente iscrizione: STEFANO ACQUARONE, E SUO FRATELLO AMBI PAGI DEL FU ECC.MO S.R.MAR.SE MICHELE P.RE DEL M.MO S.CARD.LE GIUS. E RENATO IMPERIALE, DI CHI MORÌ MRO DI CASA IL DETTO STEFANO. Contenuto: L’episodio raffigurato è tratto dalla Bibbia, Genesi 4,8, riproducendo esattamente quanto in essa descritto – Caino disse al fratello Abele: «Andiamo in campagna!» Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise.

LA CONVERSlONE DI SAUL (PAOLO) Olio su tela, 132×184 cm

firmato IOANNES PAPA GEORGIUS ATHENIENSIS FACIEBAT, A.D. 1641. Ottimo stato di conservazione Contenuto: La caduta da cavallo di Saul è un’invenzione artistica, poichè’ negli Atti degli Apostoli si parla della folgorante apparizione di Gesù in cielo che si rivolge a Paolo, dicendo: «O Saulo, Saulo perchè’ mi perseguiti?». Questa apparizione procura a Saul la momentanea perdita della vista. La raffigurazione è molto movimentata. Paolo, caduto da cavallo, si trova al centro di due orde di soldati con cavalli che fuggono a destra e sinistra, spaventati dal drammatico evento.

SANT’ORONZO Olio su tela, 99×109 cm

XVII sec. Autore: Ignoto. Buono stato di conservazione. Contenuto: L’imponente figura di S. Oronzo con i tipici paramenti vescovili, circondato da quattro angeli, protettore di varie città del Salento (Lecce, Ostuni), è seduto in trono con il corpo a tre quarti, benedicendo con la mano destra e con la sinistra poggiata sul libro sacro e accanto il pastorale.

MOSÈ SALVATO DALLE ACQUE Olio su tela, 187×151 cm

XVII sec. Autore: Ignoto, probabilmente di scuola napoletana. Mediocre stato di conservazione Contenuto: L’episodio è tratto da fonte biblica, Esodo 2, 1-10. La raffigurazione probabilmente ispirata a un dipinto di Paolo Veronese (1575-1680), conservato nella National Gallery Washington, presenta la figlia del Faraone in abiti imperiali, circondata dalle ancelle che mostrano il piccolo Mosè, salvato dalle acque del Nilo. Sullo sfondo un panorama con alberi e un castello con tre torri rotondeggianti.

DIANA GIUNONE E ENDIMIONE Olio su tela, 183×138 cm

XVII sec. Autore: Ignoto. Stato di conservazione scadente (restaurato?), Contenuto: La complessa composizione potrebbe riferirsi all’episodio mitologico in cui Diana è addormentata in un bosco, nelle prossimità di un fiume con due cani da caccia sulla sua destra, mentre alla sua sinistra si trova disteso Endimione giovane pastore di grande bellezza in sonno profondo, amato da lei. Attorno a Diana vi è una amazzone, sua compagna, addormentata. In alto, sospesa nel cielo, seduta su una nuvola, posa Giunone a sua volta infatuata di Endimione, suscitando l’ira di Giove che lo condanna al sonno eterno.

SANSONE TRADITO DA DALILA Olio su tela, 128×178 cm

Autore: Gerolamo Cenatiempo, firmato Hieronymus Cenatiempo, 173… Buono stato di conservazione Contenuto: L’episodio è tratto dalla Bibbia, Giudici,16,4-22. Mentre nel testo biblico un Filisteo taglia i capelli di Sansone addormentato, su ordine di Dalila, nella nostra raffigurazione è la stessa Dalila ad aver effettuato il taglio. La perdita dei capelli privava Sansone di tutte le sue forze, rendendolo al risveglio privo di reazione ai Filistei che incedono per catturarlo. Da notare, ai limiti del quadro la vecchia ancella con mano alzata in atteggiamento di spavento. Sullo sfondo risaltano motivi architettonici di un palazzo e di una torre rotonda merlata.

GIOBBE NON ASCOLTA LA MOGLIE Olio su tela, 182×150 cm

XVIII sec. Autore: da attribuire probabilmente a Gerolamo Cenatiempo. Buono stato di conservazione. Contenuto: Il tema biblico è tratto da Giobbe 2, 8-10. Nella raffigurazione emerge la figura della moglie di Giobbe, che non comprendendo il vero significato della sofferenza del marito, imposta da Dio, lo insulta dicendogli: «Rimani ancora fermo nella tua integrità? maledici Dio e mori!». Giobbe è dipinto nudo con il corpo coperto di piaghe, stringendo nella mano sinistra il coccio con cui si gratta il corpo. All’insulto della moglie replica, voltandosi dall’altra parte: «Come parlerebbe uno stolto tu hai parlato! Se da Dio accettiamo il bene perchè non dovremmo accettare il male?».

S. AGATA GUARITA IN CARCERE DA S. PIETRO Olio su tela, 182×150 cm

XVIII sec. Autore: da attribuire probabilmente a Gerolamo Cenatiempo. Buono stato di conservazione. Contenuto: la martire Agata con il seno tagliato durante il martirio cerca di coprirsi pudicamente il petto mentre entra in carcere San Pietro, accompagnato da un Angelo che tiene nella mano destra la corona e la palma, simboli di vittoria sul martirio. San Pietro tende la mano destra verso la martire guarendola dalle ferite.

SISARA UCCISO DA GIAELE Olio su tela, 183×150 cm

XVIII sec. Autore: da attribuire presumibilmente a Gerolamo Cenatiempo. Buono stato di conservazione Contenuto: la scena si riferisce all’episodio biblico Giudici, 4, 22. Ed ecco Barak inseguiva Sisara; Giaele gli uscì incontro e gli disse: «Vieni e ti mostrerò l’uomo che cerchi». Egli entrò da lei ed ecco Sisara era steso morto con il picchetto nella tempia. Poco prima dell’evento rappresentato, Giaele aveva ucciso Sisara conficcandogli il picchetto della tenda nella tempia.

ABRAMO SCACCIA HAGAR NEL DESERTO Olio su tela, 184×151 cm

metà XVII sec. Autore: attribuibile a Gerolamo Cenatiempo. Buono stato di conservazione. Contenuto: l’episodio è tratto dalla Bibbia, Genesi 21, 9-21. Abramo sollecitato dalla moglie Sarah, è costretto ad allontanare la concubina Hagar col figlio Ismaele, in modo che quest’ultimo non diventi erede insieme ad Isacco, concepito in tarda età con la moglie Sarah.

lATIANO (br) - pALAZZO IMPERIALI

“Il castello prende il nome dalla famiglia dei marchesi Imperiali, signori di Oria e Francavilla Fontana, che risiedettero in Latiano dalla metà del 1600. La maestosa ed imponente struttura domina il centro storico del paese e si fa risalire all’età medievale, al XII secolo. La storia del palazzo è scandita da più fasi, legate alle vicende storiche che hanno interessato il paese. (..) Nel 1500 Il feudo di Latiano passa alla famiglia Francone e diviene “Baronia”, a questi anni è riconducibile l’evoluzione della struttura fortificata in residenza feudale. Risale a questa fase la costruzione delle torri angolari, visibili lungo la facciata retrostante del palazzo.” (2) La facciata su via Spinelli, in cui è possibile notare le feritoie per le armi, fu fatta sotto il dominio dei Francone ed esisteva, molto prima dell’arrivo degli Imperiali. Il feudo di Latiano, nella prima metà del 1600, dalla famiglia dei baroni Francone passa per breve tempo alla famiglia De Santis. A partire dalla metà del 1600, il feudo entra a far parte dei beni di proprietà della famiglia dei Marchesi Imperiali. A questa fase risale l’ampliamento ed il rinnovamento della struttura che diviene un vero e proprio palazzo signorile. E’ uno dei simboli del paese, rimaneggiato più volte sino ad assumere l’attuale aspetto, assunto nel 1724, come risulta da talune iscrizioni sul frontale. “Esso è impostato su una pianta di forma quadrata, con cortile centrale e si struttura su due piani, in origine tre. La liscia facciata, imponente ma sobria, è scandita da due ordini di finestre che delineano l’impianto interno ed al centro, ad interrompere la sobrietà dello schema, il portale d’ingresso si inserisce all’interno di una struttura aggettante, impreziosita da paraste in bugnato e sormontata da una balconata con colonnine barocche. Per l’intera lunghezza della balconata si apre un arco di rafforzamento, che custodisce un’iscrizione latina, in cui si riprendono alcuni versi tratti da poemi virgiliani. L’impianto interno si struttura in un pianterreno, con ambienti deputati a magazzini e depositi ed un primo piano, o piano nobile, con le sale che ospitavano la famiglia e gli alloggi per i dipendenti.” (2)

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