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In cammino nella Quaresima con lo sguardo illuminato dalla luce della Pasqua

Eccoci di nuovo qua, chiamati un'altra volta a entrare nel deserto per 40 giorni.

Ma non è un anno che siamo nel deserto in cui ci ha spinti la pandemia? Ha senso rinchiuderci oltre i limiti sociali e sanitari imposti dal virus? La domanda sorge in automatico.

In effetti iniziamo ora il secondo anno di blocco e molti di noi non possono più iniziarlo. Il virus non ha scherzato, era ed è ancora forte.

D’altro canto se noi, ora, grazie a un vaccino o qualche altro espediente ne uscissimo, in che modo saremmo cambiati? Sapremmo di essere fragili e inermi, con tutta la nostra scienza, di fronte a organismi naturali che neppure vediamo. E saremmo pronti a manipolare ancora di più la natura per difenderci da essa. Che cambio sarebbe?

Il deserto in cui veniamo invitati a entrare, questa volta liberamente, è l'inizio di un cammino di trasformazione integrale, per darci modo di vedere le cose da una prospettiva diversa, più alta e completa. È un'esperienza di liberazione, non solo da un virus. Entriamo in questo deserto per scoprire parti di noi che non conoscevamo ma che sono altrettanto vitali dei nostri organi fisici. E, come quelli, hanno bisogno di cura per svilupparsi.

Il popolo ebreo è rimasto nel deserto per 40 anni prima di essere davvero libero dalla schiavitù e trovare casa. All'inizio di questo secondo anno possiamo capire un po' di più il prezzo del riscatto. Fuori dalla metafora, nel vivo della vita.

Capiamo anche meglio che i tempi – quelli che veramente contano – non li dettiamo noi, però noi possiamo abitarli e scoprire l'altro volto delle cose, il volto nascosto, di grazia, che ci permette di cambiare rotta e trovare la nostra strada di casa.

Se vogliamo accettare l'invito di Gesù ed entrare con lui nel deserto, scopriremo che anche i segni che accompagnano il cammino quaresimale hanno due facce e, magari,

ciò che a prima vista ci respinge, può rivelarsi totalmente altro.

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