LE ABITAZIONI ROMANE Domus, Insulae, Villae

DOMUS

La domus (dal latino "casa") era un'abitazione riservata alle famiglie patrizie, costruita con mattoni o calcestruzzo (impasto di sabbia, ghiaia, acqua e cemento). Era formata in genere da un unico piano (a volte ce n'era un secondo, ma solo nella parte interna) e strutturata attorno a due ambienti centrali: l'atrium (cortile aperto) e il peristylium (giardinetto). L'atrium è il locale centrale quadrato o rettangolare che presenta un'ampia apertura sul soffitto (impluvium), alla quale corrisponde sul pavimento una grande vasca (compluvium) per il raccoglimento dell'acqua piovana. All'atrium si accedeva dalla strada, prima attraverso il vestibulum (vestibolo) e poi dalle fauces (corti corridoi)
I vari ambienti della domus...
L'atrium...
Attorno all'atrium sono dislocate le altre stanze, ognuna delle quali ha una sua funzione: il tablinum era la stanza principale di soggiorno utilizzata come sala di rappresentanza; i cubicula servivano solo come camere da letto; le alae erano i locali di servizio. Attraversando un corridoio (andron), si accede alla seconda parte della domus, il peristylium, un giardinetto circondato da portici e decorato con colonne, piante, statue e fontane. Intorno al peristylium si aprono altri ambienti: il triclinium (la sala da pranzo), altri cubicula, la cucina, il bagno e latrine private, gli oeci (sale per i ricevimenti)
Il tablinum...
Il triclinium...
Il peristylium...
Pianta di una domus

LA CASA (O DOMUS) DEI VETTII A POMPEI

Il 23 dicembre 2016 ha riaperto a Pompei la Casa dei Vettii, tipico esempio di domus romana. Scritte elettorali e sigilli attestano che la domus appartenesse ai Vettii, ricchi liberti. La casa, ristrutturata nel I sec. d.C., s'incentra sul peristylium. Le pitture all'ingresso evidenziano auspici di prosperità: spicca la figura di Priapo, dio della fertilità. A destra dell'ingresso v'è il larario, edicola dal fondo dipinto con i Lari e il Genio del padrone di casa in atto di sacrificare; sotto, il serpente Agathodemone, nume benefico. Sul focolare della cucina ci sono graticola e pentole: qui fu rinvenuta la statua-fontana di Priapo, pertinente al giardino, dove c'erano altre statue con zampilli d'acqua, in un ricco contesto scenografico. Anche l'atrio è di grande finezza, come il compluvium, con le gronde in terracotta. Il salone è famoso per i pannelli in 'rosso pompeiano' e per il fregio con mestieri e giochi eseguiti da amorini. Le pareti con quadri mitologici trasformano la stanza del soggiorno in una sorta di pinacoteca

INSULAE

Le insulae romane erano case date in affitto alla piccola e media borghesia e al proletariato. Si tratta di grandi palazzi alti dai tre ai sei piani, dislocati lungo un intero isolato. In epoca augustea il limite in altezza era stato fissato a 60 piedi (circa 20 metri), ma con l'incremento della popolazione le insulae diventarono anche più alte. Erano in muratura (o in pietra per i più ricchi), con piccoli cortili interni di uso comune e con magazzini e botteghe al pian terreno. Durante la costruzione gli imprenditori edili approfittavano della loro condizione privilegiata per realizzare strutture deboli e suddivise in stanze sempre più piccole, in ognuna delle quali viveva un'intera famiglia
Se talvolta piccola borghesia e proletariato condividono la stessa insula (abitando, tuttavia, in piani diversi e con diverse condizioni: in abitazioni a più stanze e ben illuminate i primi, in stanzette buie e senza areazione i secondi), ben presto le due classi cominciano a vivere in strutture diverse e vengono a crearsi insulae per la borghesia, strutture fornite di acqua e servizi, e insulae per il proletariato, dalle condizioni fatiscenti e senza alcun tipo di servizio. L'unico privilegio per loro era un balcone che spesso correva al primo piano, unendo gli appartamenti

INSULA DELL'ARA COELI

Tra i numerosi edifici scoperti alle pendici del Campidoglio negli anni '30 il più notevole è sicuramente la grande insula visibile ai piedi della scalinata dell'Aracoeli, tra questa ed il Vittoriano. Dell'edificio, che si appoggia alla roccia della collina, restano, oltre al pianterreno, tre altri piani e tracce di un quarto che non era forse l'ultimo. Il pianterreno è costituito da taberne che si aprono su un cortile, circondato da un portico a pilastri. Le taberne, probabilmente utilizzate come botteghe, comunicavano direttamente con ambienti sovrastanti, costituenti il mezzanino, il cui pavimento, originariamente di legno, è ora scomparso. Una balconata su mensole di travertino segna il trapasso agli appartamenti in affitto, costituiti da un grande numero di ambienti, illuminati da finestre rettangolari. Gli ambienti diventano sempre più angusti man mano che si sale ai piani superiori. Si è calcolato che quest'insula ospitasse, in condizioni non certo confortevoli, circa 380 inquilini

VILLAE

Alla fine del periodo repubblicano al di fuori delle città cominciarono a sorgere le villae, bellissime case di campagna utilizzate come centri di aziende agricole e luogo di riposo e di svago delle classi più abbienti. Infatti erano case patrizie "extra-urbane", destinate alle vacanze (da giugno a ottobre), non solo in campagna ma anche al mare o lago. La villa era il fulcro dell'attività produttiva locale e comprendeva ambienti per la lavorazione dei prodotti agricoli
In genere le villae sono costituite da un insieme di edifici, ognuno dei quali è adibito ad una funzione: abitazione (costituita da una normale domus), locali di rappresentanza, fienili, granai, giardini e - soprattutto in età imperiale – luoghi di svago come terme, biblioteche, teatri, ippodromi e così via. L'abitazione del proprietario, dove alloggiano i padroni e i loro ospiti, di solito è distaccata dal complesso e costituisce un edificio a parte. I materiali di costruzione sono i medesimi della domus (mattoni o muratura). Nelle villae si conservavano spesso collezioni di opere d’arte
Pianta di una villa romana

VILLA DI TIBERIO (VILLA JOVIS), CAPRI

A Capri l'imperatore Tiberio aveva ben 12 ville, ma la principale era Villa Jovis ("di Giove"), costruita nel I sec. d.C. sull'estremo promontorio Est dell'isola. Estesa su un'area di circa 7.000 metri quadri, domina l'intero promontorio di Monte Tiberio. La vista che si può godere dal lato Nord abbraccia buona parte del Golfo di Napoli, mentre il lato Sud affaccia sul centro di Capri. Le sue caratteristiche architettoniche ricordano quelle delle classiche villae romane, ma anche quelle di una piccola fortezza. Al centro si trovavano le cisterne per la raccolta delle acque piovane, risorsa fondamentale su un'isola priva di fonti naturali, usate sia come acqua potabile che come riserva destinata alle terme che si articolavano nei classici ambienti del frigidarium, tepidarum e calidarium. Sul versante Ovest della villa c'era il quartiere servile e a Nord l'alloggio dell'imperatore e dei suoi collaboratori più fidati, come l'astrologo Trasillo. Il versante Est, invece, era occupato dalla sala del trono. L'antico faro utilizzato per le segnalazioni con la terraferma e le osservazioni astronomiche è crollato a causa di un terremoto pochi giorni dopo la morte di Tiberio

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

  • D. Chillemi - M. Chiarello, Lingua Communis, Torino, Edizioni SEI, 2011
  • Cricco - Di Teodoro, Itinerario nell'arte 1 Versione gialla, Bologna, Zanichelli Editore, 2010
  • http://www.romasotterranea.it
  • http://www.thegrandtour.it
  • http://www.pompeiisites.org
  • http://www.treccani.it
  • http://www.liceoromagnosi.org
  • http://slideplayer.it
  • http://www.capri.it

FRANCESCO PIERANGELI

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