Il maltrattamento psicologico infantile

La violenza contro i bambini non è fatta solo di ceffoni,botte o molestie sessuali. Molte volte le parole feriscono quanto le botte,se non di più,soprattutto se ripetute quotidianamente e dalla persona che il bambino ama di più:i suoi genitori.

Che cos'è il maltrattamento psicologico?

Esso è un tipo di maltrattamento che trasmette specifici messaggi negativi che provocano nel minore senso di inadeguatezza fisica e intellettiva,sensi di colpa,angosci,terrore,ostacolando così la formazione di una personalità autonoma e positiva.

Il maltrattamento psicologico avviene in coincidenza con:

  • La violenza fisica;
  • l’abuso e sfruttamento sessuale;
  • l’icuria;
  • la discuria;
  • l’ipercuria.

Per parlare di maltrattamento psicologico , devono essere presenti dei comportamenti specifici da parte del bambino e si distinguono in generici e sessuali.

Generici

  • Si ripara quando un adulto si avvicina;
  • Scarsissima stima di sé;
  • Apparente maturità;
  • Bambino infelice ;
  • Il bambino fa di tutto per attirare l'attenzione ;
  • Enuresi;
  • Sguardo attento e allarmato;
  • Difficoltà nel l'apprendimento;
  • Ritardo nel linguaggio.

Sessuali

  • Affermazione spontanea da parte del bambino di aver subito molestie sessuali;
  • Il rifiuto di cambiarsi nelle attività sportive o di spogliarsi nelle visite mediche;
  • Conoscenze e comportamenti insoliti;
  • Riferimento all’attività sessuale con parole, giochi, disegni;
  • conoscenza precoce del comportamento sessuale degli adulti;
  • Svolgimento con i coetanei di giochi sessuali inadeguati;
  • Assunzione di atteggiamenti precoci;

Che conseguenze comporta questa violenza?

Il maltrattamento lascia segni indelebili nella vita degli infanti,sia a livello psicologico che sociale. I minori che sono stati maltrattati psicologicamente svilluppano:

  • un senso di inferiorità '
  • senso di colpa;
  • comportamenti autodistruttivi;
  • la tendenza a controllare;
  • sottomissione alla volontà altrui;
  • difficoltà ad instaurare relazioni.

Mentre,in un contesto sociale le conseguenze sono:

  • l'adozione:è un provvedimento definitivo, che per i genitori naturali prevede la perdita del minore, mentre, quest'ultimo,ha la possibilità di avere una nuova famiglia,di cui diventa figlio legittimo;(Art.1 legge n.149/2001)
  • l'affidamento: è un provvedimento provvisorio per i minori in stato di abbandono temporaneo.(Art.2 legge n.149/2001)

CHE COSA FARE DI FRONTE A UN CASO DI SOSPETTO MALTRATTAMENTO?

Accorgesi di essere di fronte ad un bambino maltrattato non è molto semplice.

Se i genitori hanno sospetto di un abuso a danno di un minore, è possibile far riferimento a:

  • Servizi Sociali Comunali, Consultori ASL;
  • Pronto Soccorso/Pronto Soccorso pediatrico;
  • Forze dell’Ordine (Polizia o Carabinieri);
  • Telefono Azzurro.

Invece,nel caso in cui un operatore dei servizi socio-sanitari abbia sospetto di trovarsi in un caso di maltrattamento deve :

  • condividere i sospetti con gli altri operatori dei servizi socio-sanitari;
  • osservare il minore in compagnia dei genitori;
  • una volta accertato il sospetto denunciare il maltrattamento.

In questo caso,l'operatore socio-sanitario non deve condividere questo sospetto con i genitori e non deve porre domande al minore interessato.

Testimonianze

«Mi ha fatto fare cose che non riuscivo nemmeno a comprendere». Ken Clearwater era un ragazzino di 12 anni quando è stato violentato da una donna. Ma, per la vergogna, non lo ha detto a nessuno per tanti anni: temeva di essere scambiato semplicemente per un ragazzo «confuso».

«Mi ha fatto sdraiare sul letto accanto a lei, ha iniziato a toccarmi e voleva che io toccassi lei», ha raccontato a news.com.au. «Avevo paura e di certo non avrei potuto soddisfarla : rise di me e mi disse che non ero un vero uomo. Aveva ragione: ero un ragazzo spaventato».

Sono passati 50 anni: Ken è padre di due figlie ed è il responsabile di un’associazione per uomini che hanno subito violenza, Male Survivors of Sexual Abuse Trust (MSSAT), a Christchurch. «Faccio ancora fatica a rapportarmi con le donne: mi sento sempre in trappola. Dopo quella violenza mi sono trasformato: ero un bambino allegro, sono diventato una persona arrabbiata».

A 14 anni, Ken è stato espulso dalla scuola per una lite con un insegnante, ha perso il lavoro per scontri con il caposquadra ed è stato arrestato per aver attaccato due agenti di polizia nel 1980. «Ho iniziato a bere alcolici a 12 anni e a fumare sigarette. Poi ho scoperto marijuana, oppio, LSD, cocaina. E li ho usati tutti, per superare i momenti difficili. Il problema più grande è stato con l'alcool, che mi faceva diventare violento».

Ha anche cominciato a fare pugilato, per sentirsi «più uomo» e per cercare di incanalare la sua aggressività.

«I maschi sono molto riluttanti a denunciare gli abusi sessuali subiti dalle donne – spiega – per la vergogna, il senso di colpa e la paura. Quella di essere visti come colpevoli, deboli, gay. Quando il responsabile della violenza è una donna c'è la paura di non essere creduti. O di sentirsi dire che non ci si deve lamentare, perché ci si dovrebbe ritenere fortunati».

E ancora: «La gente pensa che essere un maschio violentato non sia poi così male. Perché non si rende contro del danno psicologico che esperienze come queste possono causare. Fra gli uomini della mia associazione, solo uno ha denunciato gli abusi». Anche Ken, dopo tanti anni, lo ha fatto, e la donna che lo aveva violentato è stata ritenuta colpevole e condannata a cinque anni.

«Non sapremo mai quanti ragazzi sono state vittime di abusi sessuali, perché alcuni vivono con vergogna e senso di colpa quello che hanno subito. Ma la violenza è una questione di diritti umani, non di genere».

Anche Aaron Gilmore è stato violentato da una donna, quella che all’inizio considerava una seconda madre. Non era ancora adolescente: aveva 12 anni. Ora è padre di due bambini e proprietario di una scuola di danza a Auckland. «Con quella donna avevo un rapporto stupendo, migliore che con mia madre. Si era guadagnata la mia fiducia». E quando la donna ha cominciato a abusare di lui, gli ha detto che quello era il loro «segreto speciale».

Quello che era iniziato come un rapporto fatto di baci e abbracci sulla guancia, presto è diventato molto di più, e mentre i mesi passavano, Aaron si sentiva sempre più a disagio. E quando scoppiò in lacrime, lei gli disse che «era colpa sua», e minacciò di rivelare tutto ai suoi genitori. Sentendosi in trappola, pensava di non avere altra scelta che rimanere in quella situazione.

Solo a 22 anni ebbe finalmente avuto il coraggio di denunciare quello che era successo. Con l'aiuto della moglie, ora madre dei suoi due figli, prese il coraggio di andare dalla polizia.

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