Henry Rousseau il Doganiere "Niente mi rende più felice che osservare la natura e dipingere ciò che vedo". Henry Rousseau

La pittura Naif

l termine francese naïf significa «ingenuo» ed è stato usato per indicare l’arte non colta, praticata da artisti autodidatti o popolari: pittori che dipingono per sé stessi, per il loro bisogno di esprimersi. Elementi tipici di quest’arte sono la mancanza di regole stilistiche e pittoriche, un approccio infantile, una rappresentazione favolistica della realtà, piena di dettagli e di elementi decorativi.

L’arte naïf è sorta spontaneamente, al di fuori dell’arte ufficiale. Non costituisce una scuola o una tendenza, ma deriva dall’impulso creativo che muove singoli individui a raffigurare la realtà in maniera spontanea, ignorando le regole della rappresentazione e gli stili del passato.

La pittura naïf viene scoperta ufficialmente, dal pubblico e dai critici, in Francia nel 1886. Quell’anno al Salon des indépendants (un’esposizione di pittura in opposizione alle tradizionali mostre del Salon) vengono esposti alcuni quadri del pittore autodidatta Henri Rousseau. Sono opere dall’atmosfera di sogno dipinte con ricchezza di particolari, che fanno discutere e talvolta fanno anche sorridere.

«Sembrano fatte da un bambino», è il commento ricorrente, ma c’è anche chi riesce a intuire la loro forza di rottura e il loro significato. Uno di questi è il critico Wilhelm Uhde, che diventerà un collezionista delle opere di Rousseau. Uhde, nel 1928, organizza a Parigi una grande mostra intitolata ai cinque pittori del Sacro Cuore, così chiamati per sottolineare l’aspetto della loro ingenuità e purezza. Fra essi figurano Rousseau, considerato esponente di spicco di questo fenomeno, Séraphine de Senlis, dedita alla pastorizia e poi diventata cameriera e il postino Louis Vivin. Da allora anche il pubblico mostra un certo interesse per i naïf.

Un doganiere selvaggio

Non si sa con esattezza la data del debutto in pittura di Rousseau. Di lui si sa che nasce a Laval nel 1844, giunge a 24 anni a Parigi e trova lavoro all’ufficio comunale del dazio: da qui il soprannome doganiere. Impacciato nel disegno, l’artista scopre subito le sue doti innate di colorista. Le sue giungle tropicali hanno atmosfere magiche e colori brillanti; sono così concrete da far credere ai suoi contemporanei che il pittore sia un reduce della guerra in Messico. E invece il doganiere studiava la vegetazione e la fauna tropicale a Parigi, al Jardin des plantes e al Musée d’histoire naturelle. La grandezza di Rousseau è subito riconosciuta da artisti come Pablo Picasso, Robert Delaunay, Wassily Kandinskij, e da poeti come Guillaume Apollinaire e Alfred Jarry.

Dal quadro alla storia

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Beppe Siragusa
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