Ravenna E i suoi mosaici

LA STORIA DI RAVENNA E L'IMPERO BIZANTINO

Nel 395 d.C. l'Impero Romano si divise in Impero d'Oriente, guidato da Arcadio, figlio di Teodosio, e Impero d'Occidente, guidato invece dal fratello Onorio, il quale nel 402 d.C. trasferì la capitale dell'Impero a Ravenna. Era sua sorella, Galla Placidia, a comandare nella città, dove grande importanza aveva anche il vescovo San Pier Crisologo. In questo periodo vengono edificati posti sacri splendidi, tra i quali il Mausoleo di Galla Placidia. Un altro periodo importante per la storia di questa città è quando Ravenna era sotto il comando del goto Teodorico, che diffonde il culto ariano. Sotto il suo regime, viene costruita, tra gli altri edifici, anche la celebre chiesa di Sant'Apollinare Nuovo. L'apogeo di Ravenna ci fu con Giustiniano, il quale voleva unire l'Occidente latino d l'Oriente greco. Sotto il suo controllo, la città fu arricchita di chiese ortodosse di cui molte dichiarate patrimonio UNESCO. Sempre di epoca giustinianea è la chiesa di Sant'Apollinare in Classe, città roccaforte del potere romano-orientale in Italia. Lo stile di queste chiese era bizantino, tipico della capitale dell'impero d'Oriente, Bisanzio, anche conosciuta come Costantinopoli. Oggi i mosaici che possiamo ammirare sono molti di meno rispetto all'epoca poiché nel 730 l'imperatore Leone III ne ordinò la distruzione per porre freno alla degenerazione del culto delle immagini sacre.

I MOSAICI E IL MODELLO BIZANTINO

Ravenna divenne così un ponte tra cultura occidentale, cioè arte paleocristiana, e cultura orientale, cioè arte bizantina. Gli edifici erano completamente decorati dai mosaici, per dare profondità alle pareti e luce al luogo, riflettendo la luce proveniente dalle numerose aperture nelle parti alte affinché lo spazio risultasse divino. Il mosaico è un tipo di decorazione pittorica, formata dall'unione di piccole tessere, di forma grosso modo quadrata con superficie dai 2 ai 10 cm, di materia colorata, come marmi, pietre, paste vitree e conchiglie disposte al fine di formare figurazioni decorative. Le origini del mosaico sono molto antiche, ma esso vive il suo periodo d’oro da quando gli imperatori romani decisero di abbellire i catini absidali delle chiese con i mosaici, per dare un messaggio di connessione tra l'imperatore e il Cielo. Venivano rappresentati maggiormente icone divine e di santi.

Uno degli esempi di arte bizantina è la chiesa di San Vitale, dove è possibile ammirare, sulle pareti del presbiterio, un mosaico raffigurante Giustiniano con il suo seguito sulla sinistra, e un altro mosaico che ritrae Teodora con la sua corte. Questi hanno un significato politico-liturgico, infatti, alla Corte terrena rappresentata da loro, corrisponde la Corte celeste, cioè Cristo seduto sul globo del mondo rappresentato al centro del catino absidale. Queste sue scene sono importanti anche per capire quali sono gli elementi caratterizzanti i mosaici bizantini, cioè le figure in posizione frontale, uso simbolico di colori e materiali, forme ripetitive e schematiche. Infatti, le tessere di madreperla danno luce al volto stilizzato. Le tessere, quadrate, seguono la forma del viso e sottolineano l'aspetto umano. Inoltre, questi mosaici rendono tutta la magnificenza della corte bizantina grazie all'ambientazione fastosa e la ricchezza delle vesti. Per gli sfondi erano utilizzate tessere in oro, spesso alternate con tessere più scure per rendere più dinamica l'immagine.

Giustiniano e la sua corte
Cristo seduto sul globo
Teodora e il suo seguito

Chiesa di Sant'Apollinare in Classe

Iniziata dal vescovo Ursicino intorno al 536 e consacrata da Massimiano nel 549, Sant'Apollinare in Classe costituiva solo una delle numerose chiese esistenti nella città di Classe che costituiva il porto di Ravenna. Il progressivo interramento del porto ha portato all'abbandono del sito ed alla progressiva scomparsa degli edifici. La basilica di Samt'Apollinare si è fortunatamente conservata nelle forme originarie.

La basilica è un edificio basilicale costruito completamente in mattoni la cui facciata tripartita è preceduta da un ampio portico che si apre sull'esterno con tre ampie trifore.

SuI fianchi sono aperti da due ordini di ampie finestre che trovano posto al di sotto di archi che ricadono su lesene piatte. Solo nell'ordine superiore si osservano dei capitelli tra gli archi ed i loro supporti.

Sul fianco sinistro della chiesa sorge il bel campanile cilindrico risalente al X secolo, aperto da cinque ordini di aperture: uno di grandi monofore, uno di bifore e tre di trifore di ampiezza crescente.

Il luminosissimo interno conserva le caratteristiche delle basiliche italiche. Le tre navate coperte a capriate sono divise da file di colonne su cui ricadono gli archi

Le bellissime colonne sono in marmo striato del Proconneso. Le loro basi delle colonne sono costituite da blocchi parallelepipedi decorati con motivi a losanghe

I capitelli sono tutti uguali e del tipo a foglie mosse dal vento. Le linee dell foglie sono sottolineate mediante l'uso del trapano. Al di sopra si trovano alti pulvini con croci scolpite sul lato verso la navata.

Al di sopra appare un'originale raffiguraione della Trsfigurazione in cui Cristo è sostituito dalla croce gemmata che reca la Sua immagine e che rappresenta la Parusia, cioè la seconda venuta alla fine dei tempi.

In fondo alla navata sinistra si trova un bel ciborio del IX secolo. Sorretto da quattro colonne in parte tortili ed in parte scanalate, il ciborio è costituito da quattro lastre ad arco le cui superfici sono ricoperte con rilievi sia all'interno che all'esterno.

I soggetti dei rilievi sono tratti dal reportorio altomedievale: intrecci di nastri, pavoni, croci, tralci.

I capitelli riprendono schematizzandoli gli elementi dei capitelli classici.

L'altare presenta, al di sotto di una mensa sostenuta da colonne, una struttura aperta da una fenestrella confessionis.

Lungo le navate sono allineati molti sarcofaghi paleocristiani (V-VI secolo)

MAUSOLEO DI GALLA PLACIDIA

Il mausoleo di Galla Placidia risalente alla prima metà del V secolo, dopo il 425, si trova a Ravenna, poco distante dalla basilica di San Vitale. L'edificio fu costruito nel secondo quarto del V secolo.

Secondo la tradizione Galla Placidia,avrebbe fatto costruire questo mausoleo per sé, il marito Costanzo III e il fratello Onorio. Tale tradizione non è confermata da dati documentari ed è riportata come tradizione orale da Agnello Ravennate nel suo Liber pontificalis ecclesiae ravennatis. Quasi certamente non fu comunque utilizzato come mausoleo di Galla Placidia, poiché le fonti riportano come essa morì e fu sepolta a Roma nel 450 dove ancora oggi sembra riposino le sue spoglie all'interno della cappella di Santa Petronilla sotto la basilica di San Pietro.

Secondo un'altra versione invece, probabilmente una leggenda, la salma di Galla, imbalsamata per sua espressa volontà, sarebbe stata riportata a Ravenna e collocata in un sarcofago nel mausoleo dove, per più di un millennio, la si sarebbe potuta osservare attraverso una feritoia finché un giorno, nel 1577, un visitatore disattento, per vedere meglio, avrebbe avvicinato troppo la candela alle vesti dell'imperatrice, mandando tutto a fuoco.

Pianta del mausoleo

La pianta del piccolo edificio presenta una forma irregolare e a croce latina, poiché il braccio longitudinale dell'ingresso è leggermente più lungo degli altri.

Esternamente l'edificio ha un paramento in semplice laterizio con la cupola nascosta da un tiburio a base quadrata, che si sopraeleva sulla copertura a tetto a due spioventi dei quattro bracci. Anche qui come in altri monumenti ravennati, la subsidenza ha abbassato la struttura originaria di 1,5 metri. Le poche decorazioni esterne sono la pigna posta sulla sommità, la cornice e le arcate cieche apparentemente prive dello zoccolo di base, che movimentano le pareti ad eccezione del braccio settentrionale lì dove si apre l'ingresso, e il fregio posto sopra il portale d'ingresso, raffigurante due felini che si affrontano ai lati di un cratere a volute, tra rami di vigna carichi di grappoli d'uva.

L'interno è decorato da un ciclo di mosaici, fra i più antichi della città essendo datati al secondo quarto del V secolo. Alla fine dei bracci si trovano tre sarcofagi in marmo, di epoca romana quello del braccio centrale, del IV e V secolo i due posti nei bracci laterali.

La cupola centrale domina lo spazio interno, affiancata sui lati da quattro lunette. Altre quattro lunette si trovano alle estremità dei bracci, mentre i bracci hanno volte a botte. La rappresentazione escatologico-apocalittica del sepolcro cristiano non è in asse con l'ingresso dell'oratorio che è nella direttrice nord-sud, ma è in asse con l'orientazione cristiana , in quanto la croce ha la testa verso occidente e il piede verso oriente; la croce quindi va da oriente ad occidente come Cristo sole di giustizia e di redenzione.

CHIESA DI SAN VITALE

La chiesa di San vitale fu iniziata nel 526 d.c .La costruzione fu iniziata dal vescovo Ecclesio , vivente ancora Teodorico, e completata nel 547 dal successore di Ecclesio, l'arcivescovo Massimiano, quando Ravenna era già stata riconquistata dall'imperatore Giustiniano I. L'edificio, capolavoro dell'architettura ravennate, combina elementi architettonici romani (la cupola intradossata, la forma dei portali, le torri) con elementi bizantini (l'abside poligonale, i capitelli, la costruzione in mattoni, ecc.)

La pianta centrale è sormontata da una cupola e il campanile risale forse al 10 secolo d.C ; all'interno troviamo otto pilastri che sorreggono la cupola centrale e tra un pilastro e l'altro si aprono il presbiterio e alcune nicchie.

STRUTTURA

Pianta della chiesa

Esterna

La chiesa segna un distacco dalle tipiche basiliche longitudinali di Ravenna e, nella pianta a base centrale (ottagonale), con cupola inglobata e nascosta dal tiburio. Ogni faccia è collegata con quella attigua mediante contrafforti e, a sua volta, si suddivide in settori per mezzo di paraste e di una sottile cornice dentellata. Dalla forma geometrica del nucleo principale emergono altri corpi altrettanto rigorosamente definiti: il tiburio sopraelevato, ugualmente ottagonale, e l'abside, che, secondo l'uso locale, è poligonale all'esterno, semicircolare all'interno e affiancata da due piccoli ambienti (detti pastoforia, pròthesis e diacònicon).

Interna

La pianta è apparentemente semplice: un deambulatorio ottagonale a due piani, che racchiude un ambiente centrale dello stesso disegno, posti fra loro in rapporto aureo. Ma nel passaggio dall'uno all'altro si trovano delle esedre, traforate da un doppio ordine di arcatelle e racchiuse entro grandi archi sostenuti da pilastri angolari, che producono un'espansione radiale pluridirezionale. Su di questi si imposta la cupola, che è di elevazione maggiore a quelle di simili chiese orientali.

MOSAICI

Una volta completato il percorso del labirinto del pavimento di San Vitale si possono alzare gli occhi verso l'altare e contemplare i mosaici, tra i più belli della cristianità.

Ai lati del presbiterio si aprono due coppie di trifore, su ciascuna delle quali è presente una lunetta che ospita mosaici con i sacrifici di Abele e Melchisedec(a destra) e una scena in due tempi che rappresenta l'Ospitalità di Abramo ai tre angeli e il Sacrificio di Isacco (a sinistra). Le lunette sono sormontate ciascuna da una nuova rappresentazione di due angeli in volo che reggono un clipeo con il Monogramma cristologico, e nei pennacchi di risulta esterni alle lunette sono le immagini di Geremia e Mosè (a destra).

BASILICA DI SANT'APOLLINARE NUOVO

La Basilica di Sant'Apollinare Nuovo, fatta costruire da Teoderico (493-526) accanto al suo palazzo, fu in origine adibita a Chiesa palatina, di culto ariano. Dopo la riconquista bizantina e la consacrazione al culto ortodosso (metà del VI secolo) fu intitolata a San Martino, vescovo di Tours. Secondo la tradizione, nel IX secolo le reliquie di Sant'Apollinare furono qui traslate dalla Basilica di Classe e in quell'occasione ricevette la sua intitolazione a Sant'Apollinare, detta "Nuovo" per distinguerla da un'altra chiesa dallo stesso nome presente in città.

La Basilica presenta una facciata timpanata, inquadrata da lesene e traforata da una bifora sormontata da due piccole finestre. In origine, forse, era racchiusa da un quadriportico, ma attualmente è preceduta da un semplice e armonioso portico di marmo databile al XVI secolo. Sul lato destro il bel campanile cilindrico, caratteristico delle costruzioni ravennati, risale al IX o X secolo.

Al suo interno sopravvive la meravigliosa decorazione musiva dell'antica costruzione, la quale dal punto vista stilistico, iconografico e ideologico consente di seguire l'evoluzione del mosaico parietale bizantino dall'età teodoriciana a quella giustinianea. Le 26 scene cristologiche, risalenti al periodo di Teoderico, rappresentano il più grande ciclo monumentale del Nuovo Testamento e, fra quelli realizzati a mosaico, il più antico giunto sino a noi.

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