La linea di confine perchè noi ricordiamo. Lezione per la classe 4B

Aushwitz, Shoah, Olocausto, Nazismo.

Parole che hanno segnato il secolo breve

Per anni dopo il 1945 a Gerusalemme e in Israele gli ebrei sopravvissuti temevano di ricordare il passato.

Erano muti, non parlavano, non volevano parlare.

Non volevano ricordare

Le madri non raccontavano ai loro figli.

Tacevano. Insomma si vergognavano.

Sembravano avere paura di una domanda:

PERCHE'?

Perché non vi siete ribellati? Non siete scappati? Perché avete permesso tutto ciò? Perché non avete resistito? Non avete lottato?

Molte persone in Israele, figli di scampati ai campi di sterminio o non coinvolti perché in salvo, non volevano accettare che questo fosse successo. Lo consideravano un'onta, una macchia, un qualcosa di cui era meglio non sapere, non discutere.

Ma ci fu un giorno che cambiò completamente, e per sempre, la storia della shoah e di tutto lo stato di Israele: l'11 aprile 1961, il giorno dell' inizio del processo ad Adolf Eichmann

Chi era Adolf Eichmann? Definito "un burocrate dello sterminio", colonnello delle SS, scappato in Argentina a fine guerra e arrestato dal Mossad nel 1960, Eichmann fu il responsabile e il coordinatore delle deportazioni, si era occupato di organizzare i convogli ferroviari destinati a trasferire ad Auschwitz gli ebrei deportati. Si difese sempre dicendo di "aver solo eseguito ordini" come avevano già detto prima di lui tutti i gerarchi nazisti incriminati al processo di Norimberga e diranno dopo di lui tutti gli imputati del processo di Francoforte. (1963)

Ma in realtà Eichmann era diventato, in sostanza, dopo la conferenza di Wansee (1942) uno degli esecutori materiali più importanti e più coinvolti nell'Olocausto.

Per mesi, 211 testimoni sfilarono davanti al tribunale in 114 sedute, raccontando come mai era stato fatto prima quanto avevano visto, subito, sofferto: per la prima volta i protagonisti divennero loro, le vittime non i carnefici. Al contrario che a Norimberga dove l'accusa aveva prodotto milgiaia e migliaia di prove documentarie, qui in Israele gli avvocati decisero di dare la parola a chi era stato testimone e ancora era sopravvissuto. Per la prima volta in Israele si parlò apertamente di ciò che era accaduto, si ebbe il coraggio di ricordare.

Per la prima volta la gente seguì in diretta alla radio le udienze del processo e poté vedere nelle riprese filmate il volto vero di uno degli inventori e artefici della carneficina della Shoah.

Ma a che prezzo?

Eichmann appariva a tutti come un uomo insignificante, piccolo, anonimo, banale. Chi si aspettava di vedere un mostro rimase deluso.

Tutti si domandavano come aveva potuto un simile individuo (e tanti altri come lui) partorire un orrore così grande.

Hanna Arendt, filosofa ebrea tedesca, assistette come inviata giornalista a tutto il processo. Da tale esperienza trasse un libro : "La banalità del male"

Ecco la ragione del nostro titolo: la linea di confine.

Hanna Arendt individuò in questo uomo banale e apparentemente insignificante la caratteristica del MALE.

Il male non ha radici, non è profondo, non è pensiero, non ha una motivazione. E' superficiale, senza motivazioni, BANALE. Si attacca alla superficie della realtà come un fungo che prolifica senza radici.

Il malvagio non ha in sé una linea di confine fra il bene e il male, non vive, non ha pensiero, quel pensiero che è dialogo con se stessi, interrogarsi, su cosa è giusto e cosa è sbagliato, saper scegliere da che parte stare.

Ancora oggi a guardare le riprese video di quel processo epocale si rimane senza parole. Ci chiediamo e vi chiedo: esiste in noi oggi la linea di confine? Siamo noi umani del 2017 in grado di ricordare e evitare che fatti simili si ripetano? Io non lo so, mi piacerebbe discuterne con voi.

Adolf Eichmann fu condannato a morte per impiccagione, prima e unica condanna a morte della storia dello stato di Israele.

La tragedia dei racconti dei testimoni aiutò i vivi e superstiti a ricordare, a ricostruire i fatti e a capire l'importanza della MEMORIA.

https://yolocaust.de

prof. sabina minuto

Credits:

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