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CAMPANE Domenica 21 marzo

Le campane tacciono: ci invitano a fare silenzio per dare ascolto solo a Gesù che come chicco di grano muore e risorge per amore.

Nel rumore della vita moderna perfino le campane danno fastidio. Quante volte abbiamo visto sui giornali la richiesta di zittirle! Intollerabili per i nostri nervi iperstimolati. Oppure è l'annuncio che portano, a darci noia?

Le campane sono un richiamo, dentro la quotidianità dei nostri giorni frenetici, che un'altra dimensione esiste, se vogliamo.  Con un altro tempo, un'altra logica, un'altra scala di valori, un'altra bellezza, un altro gusto...

Questo richiamo arriva fin dal risveglio. Spesso un po' in sordina, per non disturbare troppo il sonno di noi che abbiamo finito per preferire la notte al giorno, la luce artificiale a quella naturale.

È un invito a sintonizzarci con il tempo di grazia che scorre invisibile al di sotto delle apparenze, a ricordarci che c'è e che possiamo costruire con la nostra vita una società diversa da quella in cui viviamo, più buona più bella più vera.

Il suono della campana torna durante il giorno a rinnovare il suo invito, chiama ad incontrarsi perché dove due o più sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro – ha garantito Gesù - e allora il lavoro porterà frutto, la giustizia potrà fiorire sulla terra, la misericordia incontrare la verità...

Ma arriva un giorno in cui le campane si ammutiscono, e non per decreto del sindaco contro l'inquinamento acustico. Il loro silenzio annuncia il vuoto lasciato dalla morte di Gesù in croce.

Il silenzio è quello stordito e triste dei discepoli che si incamminano da Gerusalemme verso Emmaus. Tutto sembra finito; la fiducia, la speranza, tutto è crollato come un misero castello di carte. Perfino il velo del Tempio si è lacerato da cima a fondo.

Stolti e tardi di cuore! Ancora e sempre pronti a vedere il negativo - ciò che manca - e non il positivo - ciò che c'è e perfino chi c'è, è vivo e cammina ancora accanto a noi: fa strada con noi, ma in modo nuovo, non più sotto le vesti del passato che sono umane e passano. Anche quelle religiose.

Alla vigilia di Pasqua, nella notte fonda del sabato santo le campane si scatenano per portare questo annuncio di vita rigenerata. Nel loro suono brilla la stessa gioia che ha infiammato il cuore dei due discepoli mentre Gesù stava con loro e spiegava le Scritture e poi, a tavola, spezzava il pane con loro.

Non è morto! È risorto! Cammina ancora sulle nostre strade. Aspetta solo che gli apriamo la porta per sedersi a tavola con noi!

Dal Vangelo secondo Giovanni (12, 20-33)

Attirerò tutti a me

Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c'erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù.

Gesù rispose loro: «È venuta l'ora che il Figlio dell'uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l'anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest'ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest'ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L'ho glorificato e lo glorificherò ancora!».

La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

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