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NARRAZIONE DIGITALE PER PERSONE CON DISABILITÀ INTELLETTIVE - Manuale per Facilitatori

1 INTRODUZIONE

Abbreviazioni Chiave e significato dei termini

ND – Narrazione Digitale

DigiStorID - Narrazione Digitale per migliorare le competenze e la crescita personale degli studenti con disabilità intellettive

Persone con DI - Persone con disabilità intellettive

Facilitatore - Il facilitatore è la persona che guida e supporta i partecipanti durante il processo di Narrazione Digitale

Narratore/Partecipante – Chiamiamo il partecipante del vostro laboratorio, narratore o partecipante

Loro - Usiamo un pronome di genere neutro quando ci riferiamo ai partecipanti/narratori nell’intero manuale

Origini e basi di questo manuale

Questo manuale è nato all’interno di un progetto ERASMUS+ intitolato “Narrazione digitale per migliorare le competenze e la crescita personale degli studenti con disabilità intellettive” (DigiStorID). L’obiettivo principale del progetto è lo sviluppo di un approccio innovativo all’apprendimento – la narrazione digitale adattata alle persone con DI. Si possono trovare ulteriori informazioni sul progetto nel Capitolo 9.

È possibile trovare una versione per la stampa di questo manuale sul sito Web del progetto. La versione per la stampa include solo testo.

A chi è destinato questo manuale?

Desideriamo offrire uno strumento di valorizzazione divertente e innovativo per formatori e operatori che lavorano con persone con DI. Questo manuale li aiuterà a diventare facilitatori di Narrazione Digitale e, in questo modo, a sostenere il miglioramento delle competenze, la comprensione e la valorizzazione delle persone con DI che questo metodo può generare.

L’utilizzo del manuale richiede una conoscenza di base di strumenti digitali e programmi di montaggio, non ultimo del metodo stesso. In ogni caso, chiunque utilizzi questo metodo deve conoscere bene i propri narratori, le persone con DI, e avere esperienza nel lavoro con questo gruppo di riferimento. Questo manuale non intende essere una guida completa sotto tutti gli aspetti, bensì uno strumento di supporto per:

1) Insegnanti, operatori e assistenti che lavorano insieme a persone con DI, interessate ad aumentare il loro know-how, le loro competenze tecniche, imparando a utilizzare e applicare una nuova metodologia lavorativa.

2) Facilitatori di narrazione digitale che vogliono imparare a migliorare la comunicazione delle persone con DI.

Manuale in linguaggio facile da leggere

In concomitanza al manuale per i facilitatori, ne abbiamo creato un altro in linguaggio facile da leggere per i narratori con disabilità intellettive. Questa secondo manuale segue la descrizione dei singoli “mattoncini” che faranno da fondamenta al laboratorio di ND. I due manuali posso essere utilizzati insieme all’interno di un laboratorio per soggetti con DI: i narratori possono seguire il manuale in linguaggio facile da leggere, mentre i facilitatori seguiranno questo. Alcuni dei nostri facilitatori hanno trovato utile far leggere il manuale facile da leggere ai partecipanti prima del laboratorio, poiché la sua lettura durante le sessioni di lavoro deconcentrava i partecipanti; in più, funziona anche come un'ottima introduzione al laboratorio. Alcuni partecipanti sono riusciti a usare il manuale in linguaggio facile da leggere in maniera autonoma, altri lo hanno utilizzato solo con il supporto dei loro facilitatori, sta a voi decidere come agire. Il manuale in linguaggio facile da leggere è disponibile in danese, inglese, finlandese, islandese, italiano, lituano e sloveno. I link alle diverse versioni si trovano sul sito web del progetto.

Persone con DI nel contesto di questo manuale

Esistono diversi metodi ufficiali di classificazione delle disabilità intellettive. In generale, la decisione avviene a livello istituzionale e aiuta a valutare di quanto supporto il soggetto abbia bisogno. Questo manuale si basa sul presupposto che i facilitatori conoscano i soggetti partecipanti prima come individui, senza focalizzare l’attenzione sulla loro diagnosi, in un approccio centrato sulla persona. Le classificazioni possono servire da linee guida, ma desideriamo basarci sul fatto che ogni persona è diversa con i propri bisogni, desideri, interessi e capacità.

Per rispettare la maggior parte delle esigenze, mettiamo a disposizione un set di “mattoncini” e ogni programma può avere diversi approcci. Sarà cura del singolo, (facilitatore o assistente) che conosce il partecipante, valutare quale “mattoncino” sarà più adatto. I principi primari di questa personalizzazione sono basati sulla ricerca e l’esperienza del nostro lavoro insieme alle persone con DI. I diversi “mattoncini” sono illustrati in dettaglio nel Capitolo 6.

2 CHE COS’È LA NARRAZIONE DIGITALE?

La Narrazione Digitale può essere interpretata in più modi, ma il metodo da noi utilizzato in questo progetto si chiama il Modello Berkeley. È stato sviluppato negli Stati Uniti da Dana Atchley e Joe Lambert nei primi ’90 a Berkeley, in California. Secondo la loro definizione, un racconto digitale è “un breve video narrato in prima persona creato combinando voce registrata, immagini fisse e in movimento, musica o altri suoni”. La filosofia alla base del metodo si riassume nella convinzione che ognuno di noi ha una storia da raccontare.

Questo metodo aiuta le persone a raccontare una storia di cui vanno fieri, un racconto che desiderano condividere. È un processo di gruppo facilitato in cui i narratori sono ascoltati, rispettati e dove imparano, a loro volta, ad ascoltarsi l’uno con l’altro.

Un racconto di DigiStorID: Valur (Islanda) racconta la storia delle sua vita e i suoi sogni; come ha conosciuto la sua fidanzata, la loro vita insieme e quanto si senta orgoglioso di lei. È la persona che lo incoraggia a cogliere nuove opportunità nella sua vita.

La Narrazione Digitale è un processo composto da diverse fasi che si fondono l’una all’altra:

Creatività

I partecipanti si conoscono mentre il facilitatore crea uno spazio sicuro in cui condividere le loro storie personali. I partecipanti vengono aiutati a trovare la storia che vogliono raccontare attraverso diversi esercizi creativi. Questo è il momento in cui scelgono le immagini e la musica che contribuiranno a raccontare la loro storia.

Un racconto di DigiStorID: Angelo (Italia) racconta la storia della sua vita. Per descrivere la sua storia ha utilizzato in parte disegni realizzati da lui, il che rende la narrazione ancora più intima e personale.

Sceneggiatura

Una volta trovata la propria storia, i partecipanti iniziano a sviluppare il testo individualmente. Segue il cerchio della narrazione, un momento fondamentale, in cui ognuno legge ad alta voce la prima stesura del testo, a cui segue il feedback (commento) utile e costruttivo da parte del gruppo.

Un racconto di DigiStorID: Julia (Finlandia) racconta la storia della sua famiglia che le sta molto a cuore. La scelta delle immagini riflette meravigliosamente l’importanza della storia per il suo narratore.

Produzione

Quando i testi sono completati, i partecipanti registrano i loro voice-over (voci fuori campo) che sono in seguito importati nel computer tramite semplici programmi di montaggio. Inoltre, importano le immagini, le musiche e gli effetti che desiderano utilizzare. Inizia così il processo del montaggio. I video finali sono presentati in una proiezione e in seguito saranno condivisi online.

La Narrazione Digitale è per tutti

Gli strumenti utilizzati per il montaggio del video sono semplici e gratuiti, poiché questo metodo punta ad essere accessibile a tutti, qualsiasi siano le risorse economiche e culturali a disposizione. L’obiettivo non è arrivare ad un risultato professionale, ma ad una storia del narratore personale e unica. La Narrazione Digitale è un potente mezzo di espressione che permette a ogni individuo di portare in primo piano la propria cultura, la propria storia ed esplorare la propria creatività. Le storie digitali danno voce a tutti, portano alla luce i temi e gli argomenti importanti della nostra vita e ci avvicinano gli uni agli altri grazie alla relazione, l’interazione e la comprensione.

Un racconto di DigiStorID: la storia di Andrej (Slovenia) racconta la passione che lo spinge a diventare un vigile del fuoco volontario e di quanto sia importante per lui essere di aiuto agli altri.

La Narrazione Digitale aiuta lo sviluppo di diverse competenze, quali:
  • la scrittura
  • il pensiero critico
  • l’introspezione
  • il linguaggio e le capacità comunicative
  • l’alfabetizzazione informatica
  • l’alfabetizzazione digitale e mediatica
  • le abilità teatrali
  • la capacità di ascolto
  • le abilità sociali
  • le capacità creative
  • le capacità tecnologiche
Nella nostra concezione, la Narrazione Digitale NON È:
  • un prodotto professionale
  • un prodotto di immaginazione
  • un documentario
  • una promozione pubblicitaria
  • un prodotto commerciale o di pubbliche relazioni

3 PERCHÉ UTILIZZARE LA NARRAZIONE DIGITALE NELLA DISABILITÀ INTELLETTIVA?

All'inizio del progetto DigiStorID, ogni partner ha condotto un'analisi dei bisogni basata su una serie di interviste con professionisti che lavorano con persone con DI. Ci siamo chiesti cosa potesse fare la Narrazione Digitale per le persone con DI e come si potesse adattare il programma del laboratorio a questo target group (gruppo di riferimento). I professionisti interpellati hanno espresso parere positivo sull’impiego di questo metodo (ND) e sono stati tutti concordi sull’esigenza di un suo sviluppo. Il tema principale sottolinea come il metodo ND possa offrire uno spazio a questo gruppo troppo spesso emarginato e impossibilitato a esprimersi. Pone l’accento sull’umanità degli individui e ne mostra l’eterogeneità, quest’ultima di grande importanza poiché le persone con DI sono viste come un gruppo omogeneo. Questo metodo sostiene e promuove l’uguaglianza; è un’occasione per i partecipanti di far sentire la propria voce o, come ha giustamente detto uno degli intervistati, “non parla di loro, ma di quello che loro raccontano”.

Un racconto di DigiStorID: Ernesta (Lituania) racconta una storia che la rende molto felice e di cui va fiera, la rende sicura di sé stessa. Racconta del suo sogno che forse si avvererà: il suo lavoro.

I professionisti interpellati hanno posto l’accento sull’importanza della pratica nelle competenze sociali dei loro assistiti, come la disponibilità all’ascolto e alla cooperazione, l’esercizio sulla memoria, sulla riflessione e sulla gestione dell’emotività. Hanno considerato l’arricchimento molto importante per l’autostima personale. Senza dimenticare che questo procedimento porta al miglioramento delle abilità tecniche, creative e di comunicazione.

Gli intervistati sono anche d’accordo nell’affermare che la ND può essere molto utile nell’aiutare gli addetti ai lavori a conoscere meglio i loro assistiti. Altre categorie che potrebbero trarre beneficio dalla conoscenza della ND sono le famiglie, gli amici, i compagni di scuola, gli insegnanti, inclusi quelli di sostegno; tutte quelle categorie di persone che desiderino sapere di più sulla disabilità e le organizzazioni o associazioni che se ne occupano, non ultimi chi ha la responsabilità di prendere le decisioni. Un piccolo video potrebbe essere fondamentale per i partecipanti anche per la ricerca di un lavoro. In ultimo, ma non in ordine di importanza, gli intervistati che hanno già utilizzato il metodo ND affermano che sia i partecipanti che le loro famiglie hanno tratto beneficio da questa esperienza.

Un racconto di DigiStorID: Aleksi (Finlandia) è un grande appassionato di hockey su ghiaccio e tifoso della squadra locale Hermes che segue durante tutto il campionato. Il suo entusiasmo e la sua sicurezza emanano in ogni parte della sua storia, tanto da provocare l’interesse della squadra di hockey locale che ha pubblicato il suo video sulla loro pagina FB.

4 FACILITARE

Se possibile, incoraggiamo chiunque non abbia esperienza di questo metodo a frequentare un corso di formazione in Narrazione Digitale, per acquisire una esperienza personale su come applicarla al meglio. Le informazioni su dove poter frequentare il corso sono disponibili sul sito web di DigiStorID.

In generale, le competenze relazionali di cui gli assistenti/insegnanti già dispongono, si rivelano molto importanti nell’utilizzo della ND. È indispensabile:

  • conoscere bene il/i vostro/i narratore/i
  • essere di mentalità aperta, ottimista e paziente
  • essere in grado di fungere da ispirazione e motivare
  • essere sensibile e in grado di capire le dinamiche basilari di un gruppo
  • essere informato su etica e riservatezza
  • capire quando il narratore manifesta stanchezza o ha un calo di concentrazione ed essere in grado di attivarsi di conseguenza
  • avere la capacità di mantenere le proprie opinioni sullo sfondo, tenendo a mente di essere uno strumento al servizio del narratore
  • avere le competenze per aiutare il narratore nell’utilizzo dei programmi di montaggio (video) e di registrazione voce (audio)
  • avere la sensibilità di stimolare il narratore senza forzarlo troppo

Il ruolo del facilitatore è:

  • decidere quali mattoncini siano appropriati per il singolo partecipante/il gruppo
  • guidare i narratori con attenzione durante il laboratorio, spiegandone ogni passaggio da una fase all’altra (vedi i paragrafi dedicati ai “mattoncini”) e fornire spiegazioni e istruzioni accurate e comprensibili
  • creare uno spazio protetto dove i narratori si sentano a proprio agio e al sicuro, nel rispetto l’uno dell’altro nel momento in cui si condividono le storie
  • mettersi a disposizione durante l’intero processo creativo, agire come la penna, le mani o la voce del narratore

Quali “mattoncini” utilizzare?

L’idea è di utilizzare tutti i mattoncini da 1 a 10. Come facilitatore si ha la possibilità di scegliere dei “sotto-mattoncini” da usare in base ad una valutazione attenta delle esigenze del nostro narratore, secondo le sue capacità e competenze. Ancora una volta, poniamo l’accento sull’importanza che ha la nostra conoscenza e comprensione del narratore. È dal narratore, i suoi bisogni, desideri, interessi e capacità che il facilitatore capisce veramente cos’è in grado di fare. Al momento della scelta dei “mattoncini” è importante tenere presente la centralità della persona in questo processo formativo. Nonostante alcuni “mattoncini” non siano chiaramente adatti per il narratore, il facilitatore tenterà in ogni caso di fare qualche esperimento insieme. Se il gruppo è eterogeneo con diversi livelli di abilità, i partecipanti potrebbero essere in grado di aiutarsi a vicenda. Non bisogna aver paura di provare gli esercizi, anche se si pensa che potrebbero essere troppo difficili per il narratore. Si possono scoprire abilità che non si conoscevano o nuovi modi per fare gli esercizi!

Guida e supporto

Il facilitatore è una guida che accompagna il narratore durante l'intero processo. Il facilitatore non è un esperto o l'autorità sulla storia e il facilitatore non dovrebbe assolutamente decidere come il narratore deve raccontare la sua storia o decidere cosa sia meglio per lui. Immaginiamo il facilitatore come chi aiuta a nascere. Bisogna sempre essere a fianco dei partecipanti, per aiutarli a tirare fuori la loro storia e la loro voce personale. Bisogna essere molto sensibili quando si aiutano le persone con DI, poiché potrebbero avere la tendenza a far fare agli altri il loro lavoro. Lascia che i partecipanti facciano il più possibile da soli e supportali nelle loro scelte, anche se tu avresti fatto diversamente.

Creare uno spazio sicuro

Uno spazio sicuro sembra essere particolarmente importante con il nostro gruppo di riferimento se devono svolgere del lavoro emotivo e di auto-riflessione. È importante che il narratore conosca il proprio facilitatore in modo che si senta a proprio agio e al sicuro. Se questo non fosse il caso, bisogna concentrarsi maggiormente sui primi due “mattoncini” che hanno come scopo stabilire uno spazio sicuro mentre ci si conosce.

Costruisci uno spazio sicuro dall'inizio rispettando confini e limiti dei tuoi partecipanti e dando loro l'opportunità di dire di no. Rispetta il silenzio, se qualcuno ha bisogno di tempo, la loro emotività e anche l’assenza di emotività. Ciò è particolarmente importante quando si lavora con persone con DI che a volte hanno difficoltà a esprimere i propri desideri e il loro diritto ad autodeterminarsi. Il facilitatore deve essere consapevole della possibilità che il narratore desideri compiacere il facilitatore più che esprimere le proprie opinioni.

Ogni narratore è unico e ha le proprie idee, credenze, ricordi e abilità. I facilitatori devono rispettare la persona durante l'intero processo e trattare ogni narratore come una personalità unica.

Bisogna sviluppare una dinamica di gruppo positiva. Se possibile, stabilire le regole di base con il gruppo. Bisogna concordare con tutti di rispettarsi a vicenda, non interrompere e ascoltare gli altri attentamente. Se qualcuno non rispetta le regole bisogna riprenderlo con calma. I facilitatori devono essere consapevoli che i narratori con disabilità hanno delle difficoltà di comportamento e devono evitare che queste difficoltà influenzino lo spazio sicuro del resto del gruppo.

Bisogna creare ambienti confortevoli per il laboratorio e per i partecipanti, dove c'è spazio per un lavoro concentrato e continuo, ma anche un’area per delle pause e per stare un po’ da soli.

Un gruppo o singolo narratore avrà bisogno di tempi, aiuto, approcci o istruzioni diverse da quelle che avete pianificato in partenza. Siate sempre rispettosi dei loro bisogni e desideri, modificando all’occorrenza il vostro programma iniziale.

Intervenire con le abilità necessarie

A volte un partecipante avrà bisogno del tuo aiuto per fare qualcosa che non riesce a portare a termine in autonomia. Potrebbe essere per scrivere, se non ne ha la capacità o per registrare la voce fuori campo, se non sa parlare. Considerati sempre come uno strumento a servizio del narratore, quello che dà l'opportunità di esprimersi nel modo in cui vuole. Assicurati di non farti carico della sua storia. Invece, tienilo sempre vicino a te e chiarisci che è lui il responsabile della storia che sta raccontando e per la quale è lui a dover prendere le decisioni.

Puntiamo al massimo grado di autodeterminazione ed è quindi importante che il facilitatore conosca il narratore in anticipo oppure che sia stato debitamente informato sulle sue capacità. Questo permetterà ai facilitatori di muoversi nei limiti delle capacità dei narratori e in questo modo individueranno il limite all’interno del quale i narratori possono lavorare da soli. Potreste rimanere sorpresi dai partecipanti, bisogna dare loro spazio per usare le loro capacità, anche quelle che potresti pensare non abbiano. Se si riceve supporto da amici e familiari durante il laboratorio, ad esempio per ricordare parti della storia, siate sempre attenti a tutelare l’autonomia del narratore. Spesso amici e familiari inizieranno, in buona fede, a raccontare la storia per il narratore e ovviamente vorremmo evitarlo.

È inoltre importante avere abbastanza tempo a disposizione, soprattutto all'inizio, quando si fa un lavoro di auto-riflessione ed emotivo. In tutte le fasi del processo, abbiamo visto che, se il tempo scarseggia, anche la libertà del narratore viene meno. Più i facilitatori mettono fretta, più assumono il controllo della narrazione, poiché fanno personalmente la maggior parte del lavoro. Questo ovviamente non è il nostro obiettivo e annulla ciò che c’è di positivo in questo processo lavorativo. Prima del laboratorio bisogna capire di quanto tempo potrebbero aver bisogno i partecipanti, per quanto tempo possono rimanere concentrati e provare ad iniziare a pianificare il laboratorio da qui in poi. Sappiamo che può essere difficile dedicare abbastanza tempo secondo le diverse strutture che ospitano i laboratori. Bisogna necessariamente pensarci in anticipo perché se il laboratorio non è attentamente pianificato allora è meglio non realizzarlo.

Se non si ha alcuna esperienza con i programmi di montaggio, ti consigliamo di provare a seguire il processo lavorativo da solo prima di assumere il ruolo di facilitatore. Prova a fare un tuo filmato con il programma di montaggio che prevedi di usare durante il laboratorio e prova a registrare la tua voce. Questo ti darà le conoscenze di base del programma che vuoi utilizzare. Dove possibile, sarebbe utile fornire ai narratori delle competenze informatiche prima del laboratorio di ND, rendendoli così partecipi nel processo di montaggio del video.

5 PRIMA DEL LABORATORIO

Il luogo degli incontri

Trovate uno spazio dove poter lavorare comodamente con tutti i narratori. Sarebbe un’ottima idea utilizzare una stanza che già conoscono e che aiuterebbe a creare uno spazio protetto. Avrete bisogno di tavoli e sedie per tutti i narratori, di un numero sufficiente di prese di corrente, delle lavagne a fogli mobili o simili, un videoproiettore e di uno schermo. Avrete anche bisogno di un luogo silenzioso, meglio se insonorizzato per la registrazione delle voci e naturalmente l’attrezzatura per registrare (se volete farlo con un microfono). Bisogna controllare che ci sia abbastanza spazio individuale per il lavoro di tutti (dei tavoli sistemati a forma di isola) e uno spazio per potersi rilassare.

Una stanza tranquilla

Molti dei narratori hanno l’esigenza di un luogo tranquillo dove possono rilassarsi o ritirarsi dopo il lavoro impegnativo del laboratorio. Preparate una stanza dove potete lasciare in tutta sicurezza i vostri narratori mentre si riposano un po’.

Materiali creativi

Per quanto riguarda i materiali, avrete bisogno di carta bianca e colorata, penne, matite, pastelli, pennarelli cancellabili se si utilizza una lavagna bianca, forbici, colla e cartoline. Come materiale in più, potreste fornirvi di strumenti musicali, cotone idrofilo, materiale di recupero come tessuti, cuoio, lana, quotidiani, oggetti raccolti in natura durante una passeggiata (legno, fiori, foglie, pietre, ecc.) e altri materiali creativi.

Materiale tecnico

Prima di tutto i vostri narratori devono essere dotati di un computer su cui poter lavorare, preferibilmente un portatile o un tablet.

Programma di editing (o di montaggio)

Hanno anche bisogno che vi sia installato un programma di editing (di montaggio). Dato che il mondo digitale è sempre in rapido aggiornamento, vi consigliamo di fare qualche ricerca su quale programma o software sia più adatto per i computer che saranno utilizzati. iMovie è un’ottima opzione se si lavora su Mac o su iPad, ma nel giro di un paio di anni potrebbero essere a disposizione anche programmi migliori. La cosa più importante è che il programma di editing (o di montaggio) sia semplice da utilizzare, di facile reperimento e preferibilmente gratuito. Il programma di editing dovrebbe permettervi di lavorare con uno o due canali audio, di importare le immagini, di utilizzare semplici effetti speciali e aggiungere i titoli. Sarebbe molto vantaggioso avere la possibilità di inserire i sottotitoli (non solo per poter tradurre da una lingua ad un’altra, ma anche per chiarezza se il narratore utilizza una lingua difficile da capire, per i non-udenti o che hanno problemi di udito). Infine, dovreste essere in grado di fare un export del materiale montato in un formato video. Fate attenzione, molto spesso i programmi gratuiti al momento dell’export hanno un watermark (un’indicazione di copyright applicata in sovraimpressione su un’immagine digitale). Cercate di evitare questi programmi. Quando lavorate con un gruppo di persone che ha esigenze speciali: preferite la semplicità!

In caso non siate molto pratici di computer o di programmi di editing, dovreste essere ben preparati in vista del laboratorio creando un paio di storie voi stessi. Delle competenze base sono sufficienti. Se possibile, sarebbe utile avere una persona in grado di risolvere possibili problematiche tecniche durante il laboratorio. Potete approfondire l’argomento editing (o montaggio) nel Capitolo 6, “mattoncino” #8.

Cuffie

Ci sarà bisogno di un set di due cuffie, una per il narratore e una per il facilitatore. Molto importante è procurarsi un cavo splitter (uno sdoppiatore) per le cuffie, che dà la possibilità di connettere due cuffie e ascoltare la storia in contemporanea. In questo modo si facilita il processo di feedback.

Proiettore

Per la proiezione avrete bisogno di un proiettore. Prendetevi del tempo prima del laboratorio per imparare a utilizzarlo e controllate bene che tutto funzioni prima della proiezione.

Casse acustiche

Avrete bisogno di almeno una buona cassa per la proiezione. Di nuovo, prendetevi del tempo per imparare come si collegano le casse e come funzionano.

Smartphone

Se si lavora con un computer, sarebbe importante avere uno smartphone a disposizione per fare delle fotografie e per registrare i suoni della storia.

Microfono

Avrete bisogno di un microfono per registrare il voice-over (la registrazione della voce narrante). Se non ne avete uno a disposizione, la maggior parte degli smartphone e dei tablet possono fare registrazioni di buona qualità. Questi ultimi, in alcuni casi, sono anche meglio per i narratori perché si tratta di un oggetto ormai di uso comune. Si consiglia di fare prima una prova di registrazione per controllarne la qualità. Si può leggere di più sulla registrazione del voice-over nel Capitolo 7, “mattoncino” #5.

Checklist

La cheklist aiuta i narratori a capire a che punto siano nel processo produttivo, li aiuta ad avere una proiezione di dove stanno andando. Grazie a questo strumento, i partecipanti hanno la conferma che stanno facendo progressi nel lavoro e provano soddisfazione in quello che fanno. È positivo avere una checklist per quelle persone che non possono leggere o che hanno bisogno di illustrazioni per comprendere le diverse fasi della costruzione di una storia.

Numero di facilitatori

Il numero dei facilitatori per narratore varia secondo la situazione. Alcuni di loro avranno bisogno di un facilitatore dedicato per tutta la durata del lavoro; li aiuterà su più fronti, anche diventando le loro mani. In alcuni casi i facilitatori saranno molto meno numerosi dei narratori e non potranno seguire tutti in ogni momento. Per questo è importante trovare dei lavori che possano portare a termine da soli; sarebbe un’ottima strategia quella di formare dei gruppi di lavoro in cui i narratori possano aiutarsi l’uno con l’altro.

Il facilitatore può anche prendere in considerazione di chiedere l’aiuto di amici e familiari nell’organizzazione del lavoro dei narratori, sempre tenendo a mente che la storia che si andrà a raccontare appartiene al narratore. Sarà importante spiegare loro di non intervenire troppo nello sviluppo della storia. Potrebbe essere difficile distinguere chiaramente la linea di confine tra aiutare e guidare, influendo così sul racconto; questo potrebbe succedere perché amici e familiari conoscono bene il narratore e finirebbero per raccontare la storia al posto suo.

Ore di lavoro

La quantità di tempo al giorno che il gruppo di riferimento può dedicare al lavoro varia molto. In alcuni casi non si superano i trenta minuti prima di aver bisogno di una pausa. Ogni struttura organizzativa decide autonomamente quanto tempo a settimana si dedicherà al laboratorio. Il programma è organizzato in “mattoncini” separati da brevi intervalli, anche per venire incontro alla capacità di concentrazione dei vostri narratori e alle esigenze organizzative della struttura ospitante. Come già anticipato, è di basilare importanza concedere tutto il tempo necessario ai narratori per farli sentire a proprio agio, soprattutto nella fase iniziale del lavoro sulle proprie emozioni. Abbiamo riscontrato che trascorrere alcune ore al giorno per circa due settimane è una quantità di tempo adeguata per un laboratorio, ma potrebbe essere necessario più o meno tempo a secondo le singole esigenze. Bisogna sempre ricordare che è importante dare abbastanza tempo ai narratori, per aiutarli a sentirsi a proprio agio e per garantire il massimo grado di autonomia (vedi capitolo 4). Raccomandiamo inoltre che il laboratorio non si sviluppi in un periodo prolungato, poiché potrebbe essere difficile per i partecipanti ricordare il lavoro già fatto.

Come trovare i propri partecipanti e come prepararli?

Chiunque può partecipare a un laboratorio di Narrazione Digitale, indipendentemente dalle competenze. Le capacità dei singoli narratori variano molto ed è cruciale per i facilitatori conoscere i narratori prima del laboratorio. Questa conoscenza vi aiuterà a scegliere i “mattoncini” più appropriati, rendendo più facile trovare un equilibrio tra attività di stimolo delle competenze e invece quando essere di supporto. In caso non conosciate il narratore, assicuratevi di parlare con qualcuno che lo conosca. Vi consigliamo di dedicare particolare attenzione al “mattoncino” #1, in cui potrete approfondire la vostra conoscenza del narratore.

Al fine di creare un ambiente privato e protetto, è importante che il narratore partecipi al laboratorio di spontanea volontà. A seconda delle normative dei diversi Paesi, c’è la possibilità che abbiate bisogno del consenso del tutore legale del narratore. Bisogna informare scrupolosamente sia i partecipanti sia le loro famiglie sui contenuti del laboratorio prima che abbia inizio, in questo modo potranno essere di supporto ai narratori.

Assicuratevi, per quanto possibile, che i vostri partecipanti abbiano il tempo da dedicare al laboratorio, evitando così di interrompere il percorso a metà strada. Che siano ben informati sul laboratorio. È importante parlare di cooperazione con gli altri partecipanti, di rispetto e apertura verso il prossimo, di come dare e ricevere un feedback e altre regole sociali. Vi sarà di aiuto il manuale in linguaggio facile da leggere per persone con DI, che spiega come si svolgerà il laboratorio.

Il gruppo

Come già accennato, è molto importante che tutti i partecipanti siano considerati individualmente sulla base delle loro abilità e disabilità. È difficile stabilire se sia meglio lavorare con un gruppo omogeneo di partecipanti o meno, ci sono pro e contro in entrambi i casi. Un gruppo omogeneo rende il lavoro molto più facile. È più semplice programmare un laboratorio se la capacità di concentrazione dei partecipanti è la stessa; diminuisce la possibilità che subentri la noia in caso un narratore sia rimasto indietro o sia più avanti degli altri ed è più semplice per il facilitatore gestire i momenti di condivisione se i partecipanti sono sullo stesso livello di comprensione. D’altra parte, non possiamo sottovalutare i molti benefici di incontrare persone che sono diverse tra loro.

La ND è un processo di gruppo ed il gruppo è un elemento essenziale del processo lavorativo; è importante per le persone con DI praticare le competenze di cooperazione. Il più delle volte le persone con bisogni speciali devono essere seguite da vicino e sarebbe più indicato lavorare con piccoli gruppi. Tutto dipende dalle risorse messe a disposizione dalla vostra organizzazione.

6 “MATTONCINI”

Questo capitolo descrive come il facilitatore e i partecipanti con DI possano lavorare attraverso un processo di narrazione digitale passo dopo passo. Ogni mattoncino può essere utilizzato in modi diversi e sta al facilitatore scegliere quali saranno i benefici per i partecipanti. Bisogna metterli alla prova, senza spingerli troppo. È importante utilizzare i mattoncini in cui i partecipanti sono in grado di fare il più possibile da soli. Il nostro obiettivo è dare ai partecipanti la possibilità di raccontare la propria storia grazie alla Narrazione Digitale e non di raccontare la loro storia al posto loro.

Mattoncino #1: Conoscersi/energizers

Elementi su cui si lavorerà: competenze sociali

Il primo “mattoncino” è fondamentale se i partecipanti non si conoscono o se da facilitatore non si è familiari con i propri studenti. Sarà di grande aiuto creare uno spazio sicuro per farli conoscere anche attraverso la condivisione di piccoli aneddoti personali. Il “mattoncino” #1 è simile al “mattoncino” #2 (in cui i partecipanti vanno alla ricerca della propria storia): si utilizzano esercizi creativi che aiutano a condividere le proprie esperienze. C’è la possibilità che già durante la fase del “mattoncino” #1 il partecipante trovi il materiale per la propria storia. È un’ottima idea utilizzare molto il “mattoncino” #1, e a seconda di quanto si conoscono i partecipanti, sarebbe utile continuare ad utilizzarlo durante tutto il laboratorio per favorire la socializzazione e la reciproca conoscenza. A questo punto sono molto indicati i giochi (energizers) che hanno i nomi come oggetto, ecco alcuni suggerimenti.

Mattoncino #1a: Targhetta con il nome sbagliato. Ottima attività da fare all’esterno.

A tutti i partecipanti è assegnata una targhetta con il nome, ma non il loro! Sta a loro andare in giro e ponendo delle domande, cercare tutti insieme a chi corrisponda ogni targhetta. In caso di difficoltà nella lettura, si può affiancare una fotografia al nome scritto sulla targhetta oppure attaccarne una con il proprio nome sul petto e far confrontare questa con le targhette consegnate agli altri.

Mattoncino #1b: Disegnare un auto-ritratto.

A tutti i partecipanti è consegnato un foglio bianco e una matita per disegnare; a questo punto sarà richiesto di disegnare se stessi e in seguito, se si desidera, di far vedere i propri disegni agli altri descrivendo ognuno il proprio disegno e perché sia stato fatto così. Preparatevi a porre delle domande sui disegni cercando di far parlare i narratori di loro stessi. Questi disegni potranno essere utilizzati nel video finale, se i narratori lo desiderano. Per questo motivo, si suggerisce di conservarli.

Mattoncino #1c: Il cerchio della condivisione.

Un ottimo esercizio per iniziare la giornata è ascoltarsi gli uni con gli altri. Ci si siede insieme ai partecipanti uno vicino all’altro, in un cerchio senza spazi vuoti. A questo punto fate una domanda (vedi sotto) e a turno, ascoltate le risposte di ognuno. Molte delle domande hanno temi positivi, ma se volete, potete provare a porre domande su argomenti più difficili; troverete alcune domande anche in questo caso. Ricordiamo che, in caso di bisogno, per gli argomenti più difficili dovrebbe sempre essere garantito un supporto emotivo. Qui di seguito qualche suggerimento sulle domande:

  • raccontami del posto dove vivi/della tua stanza
  • raccontami del tuo migliore amico
  • raccontami del tuo hobby preferito
  • qual è il tuo profumo preferito e cosa ti ricorda?
  • se tu fossi un animale, quale animale saresti?
  • raccontami del tuo piatto preferito e dell’ultima volta che l’hai mangiato
  • raccontami del tuo periodo dell’anno preferito e perché lo preferisci
  • raccontami della musica che preferisci e perché ti piace
  • raccontami di cosa hai paura
  • raccontami di qualcosa che non ti piace
  • raccontami qualcosa che pensi sia difficile
Mattoncino #1d: Il regalo

L’esercizio inizia con tutti i partecipanti seduti in cerchio; da un immaginario mucchio di pacchi regalo in mezzo al cerchio, uno dei partecipanti ne sceglie uno e lo regala alla persona vicina a lui. Chi ha ricevuto un altro pacco regalo e lo apre e con un esercizio di immaginazione descrive cosa ha trovato nella scatola. Quando finisce, sceglie un’altra scatola e la regala a chi ha vicino, e così via.

Mattoncino #1e: Mi piace…

L’esercizio inizia con tutti seduti in cerchio e a turno ognuno dice una frase che lo rappresenta. Ad esempio: “Mi piacciono i leoni…” e mima un leone. A quel punto, se a qualcun altro nel cerchio piacciono i leoni, si alza e lo mima anche lui. Chi ha parlato per primo decide chi parlerà dopo.

Mattoncino #1f: Il tuo colore preferito

L’esercizio inizia con molti pennarelli o pastelli sparsi su un tavolo o per terra. I partecipanti scelgono il loro colore preferito e poi cercano la persona che ha scelto lo stesso colore. Una volta che l’ha trovato, ne parlano insieme e raccontano perché è il loro colore preferito (per esempio: “Mi piace il blu perché da piccolo abitavo vicino al mare…”). A volte è più semplice aprirsi parlando dei colori.

Mattoncino #2: Alla ricerca della storia

Elementi su cui si lavorerà: memoria a lungo termine, ricordo esplicito della memoria, introspezione, lavoro emotivo, creatività, ascolto, condivisione, apprendimento.

Con il “mattoncino” #2 cerchiamo di attivare la memoria e l’auto-riflessione nei partecipanti. Ci riusciamo attraverso degli esercizi di creatività e condivisione in gruppo, sperando di risvegliare i ricordi della loro vita che possono rappresentare uno spunto per la storia che vogliono raccontare. Questi esercizi lavorano a diversi livelli ed è consigliato utilizzarli spesso. I partecipanti possono raccontare una o più storie durante i singoli esercizi e possono anche trarre ispirazione dai momenti di condivisione quando si ascoltano le storie degli altri. Siate in ogni caso cauti perché qualcuno potrebbe confondersi su quale storia vuole raccontare, mentre voi chiedete di condividerne più di una (sempre tramite gli esercizi). Cercate di “leggere” i partecipanti, è importante capire quanti esercizi possano essere vantaggiosi. Potete aiutare i partecipanti a trovare la storia che vogliono raccontare, dopo gli esercizi di gruppo, nei momenti di lavoro individuale e di costruzione della narrazione.

È un’ottima idea quella di osservare quali emozioni provano i partecipanti nel momento in cui raccontano la propria storia per la prima volta. In questo modo sarà più facile aiutarli a ritrovare e descrivere quelle emozioni nel momento in cui inizieranno a mettere la storia per iscritto. Questi esercizi possono scatenare molte emozioni, siate sempre molto cauti e ricordate di offrire il vostro sostegno lì dove ce ne sarà bisogno.

Mattoncino #2a: Il disegno

Procurate ai partecipanti della carta, delle matite colorate e chiedete di disegnare il loro luogo preferito o la casa della loro infanzia. Potranno poi raccontare il proprio disegno davanti a tutto il gruppo. Come facilitatore potrete fare domande sulle loro esperienze sensoriali ed emotive come gli odori, i colori, i suoni e il gusto.

Mattoncino #2b: La fotografia

Ai partecipanti è stato dato del tempo per scegliere una fotografia che li ritrae o anche più di una (dipende dal tempo che avete a disposizione). Seduti in gruppo, parlano delle loro fotografie uno per volta, parlano della storia che ha portato a quella fotografia e del perché l’hanno scelta. Come facilitatore potete chiedere cosa sia successo prima di scattare la fotografia, cosa sia successo dopo e quali emozioni abbia fatto tornare in superficie.

Mattoncino #2c: La cartolina

Ai partecipanti viene consegnata una cartolina in bianco. Non ha importanza che immagine vi sia raffigurata (ne troverete in edicola). Potrete così chiedere di scrivere una cartolina a una persona a cui tengono. Possono iniziare con un tradizionale “Carissimo/a” e poi continuare con l’esprimere cosa rappresenti per loro quella persona. Una volta finito, potranno leggere la cartolina a tutto il gruppo. In caso qualcuno non sappia scrivere, sarà consegnata sempre una cartolina, magari facendola scegliere in base ad una loro preferenza, e gli sarà chiesto di fare un piccolo disegno. Durante il momento di condivisione, potete chiedere a chi vogliono mandare la cartolina e cosa desiderano dire a quella persona.

Mattoncino #2d: Un oggetto

Ai partecipanti si richiede di portare un oggetto a loro scelta. Sempre in gruppo parlano della storia di quell’oggetto e del perché hanno scelto proprio quello. Le fotografie e gli oggetti potranno essere utilizzati nel racconto scritto, in caso siano importanti per la storia.

Mattoncino #2e: Safari fotografico. Ottima attività da fare all’esterno

In caso il laboratorio si tenga in un luogo conosciuto dai partecipanti, proponete di fare una passeggiata insieme e scoprite i loro posti preferiti. A quel punto potrete scattare delle fotografie, aiutando i partecipanti in caso di bisogno. Loro possono condividere le fotografie e raccontare perché quei luoghi siano i loro favoriti. Le fotografie di questi luoghi possono essere incluse all’interno dei loro racconti, in caso siano importanti per la storia.

Mattoncino #2f: Musica

I partecipanti scelgono della musica che amano e la faranno ascoltare agli altri. Dopo l’ascolto, possono condividere i ricordi e le emozioni che quella musica ha ispirato. Potete ad esempio, chiedere se ricordano la prima volta che hanno ascoltato quella musica e con chi fossero.

Mattoncino #2g: Facilitazione individuale scelta della storia

A questo punto ci sono buone probabilità che i partecipanti abbiano fatto emergere diversi ricordi e storie della loro vita. Ora è compito del facilitatore lavorare con loro per trovare la storia da raccontare. All’inizio si può provare semplicemente a chiedere quale storia vorrebbero raccontare, quale sia quella a cui tengono di più. È possibile utilizzare i vari supporti visivi come i disegni, la cartolina, l'oggetto, le immagini, ecc.

A questo punto ogni partecipante avrà ripercorso ricordi e storie della propria vita. Adesso sta al facilitatore scoprire quale storia desiderlno mettere per iscritto. Con gli oggetti, le cartoline, i disegni, le fotografie a disposizione, si può iniziare a chiedere quale storia sceglieranno di raccontare, quale racconto emerso durante gli esercizi creativi sia più importante per loro. Spesso è chiaro dall’inizio quale storia sia più importante e quale meno. È possibile che la stessa storia sia emersa più di una volta ed è possibile anche che la storia sia nuova, mai emersa negli esercizi creativi. Entrambe le possibilità vanno bene.

Una volta scelta la storia da raccontare, l’obiettivo è provare a sintetizzarla. Si consiglia di aiutare il partecipante a definire un inizio, un centro e una fine del racconto. Le storie iniziano spesso con uno stato delle cose, nel centro c’è una svolta e alla fine si trova un nuovo stato delle cose, un cambiamento. Bisogna aiutare a trovare il momento di svolta e il significato che il momento di svolta ha avuto per il partecipante. Ecco un esempio:

“Sono cresciuto nella convinzione di non saper fare nulla, poi ho iniziato a ballare e da quel momento ho avuto più sicurezza in me stesso, adesso so che ognuno di noi è in grado di fare qualcosa”.

La svolta in questa storia è rappresentata dal momento in cui il soggetto ha iniziato a ballare e si nota un cambiamento tra il prima e il dopo. Certo, non sempre tutto è così chiaro, è basilare però per aiutare la struttura della storia, per aiutare il pubblico a entrare nel racconto e può essere un momento di introspezione per il partecipante.

Nel vostro ruolo di facilitatore dovete aiutare a individuare il punto di svolta attraverso delle domande. Se il partecipante vi dice “Vorrei raccontare una storia sul ballo”, potete chiedere “Ricordi la prima volta che sei andato a ballare?”, “Perché hai iniziato a ballare?”, “Perché ti piace ballare?”, “Cos’è per te la cosa più bella del ballo?” e così via. Bisogna provare ad aiutare il partecipante a definire situazioni concrete, facilitando allo stesso tempo il lavoro sulle emozioni che scaturiscono dalla narrazione.

Molti dei partecipanti inizieranno con la descrizione di qualcosa o qualcuno che amano, “Mi piace ballare, vado ogni martedì con gli amici, mi piace ballare il tango e non mi piace la lambada”. Questo tipo di narrazione descrittiva può essere molto positiva per l’arricchimento e l’autostima personale. Il facilitatore dovrebbe aiutare il partecipante a fare un passo in più verso la stesura della storia vera e propria, aggiungendo una dimensione data dal lavoro sulle emozioni.

Molto spesso le storie raccontate da persone con DI sono ottimiste, raccontano delle cose belle delle loro vite. Non c’è nulla di sbagliato, ma qualche volta si potrebbe, in veste di facilitatore, cercare di far aprire il partecipante su temi più impegnativi, anche difficili. La ND è uno strumento efficace per affrontare temi più complessi. Mentre cercate di facilitare la ricerca di una storia da raccontare, potete fare anche domande che aiutino a riflettere su temi più delicati. La scelta di affrontare temi più difficili è lasciata interamente ai partecipanti. A questo proposito, raccomandiamo sempre di evitare che i partecipanti raccontino una storia che è ancora in corso al momento del laboratorio; se il partecipante sta ancora affrontando un momento difficile, sarebbe meglio incoraggiarlo verso il racconto di un’altra storia. Ricordate il consiglio sulla ricerca di un inizio, un centro e la fine di una storia? Se non c’è fine, non è la storia giusta da scegliere. È sempre positivo riflettere su alcuni temi, ma bisogna fare attenzione se non si hanno gli strumenti di un terapeuta (salvo che non lo siate). Dovete sempre essere certi di guidare il partecipante in modo sicuro attraverso questo processo e se avete a che fare con storie personali molto difficili, valutate la possibilità di avere un terapeuta presente per offrire supporto emotivo durante il laboratorio.

Mattoncino #3: Scrivere il testo

Elementi su cui si lavorerà: leggere e scrivere, struttura e ordine degli eventi, auto riflessione, lavoro sulle emozioni.

Non ha importanza come la storia sia messa su carta, molto del lavoro passa dal mattoncino #2 al mattoncino #3. Il mattoncino #3 rappresenta la nascita della storia, la costituzione della struttura narrativa. È il partecipante che decide come raccontare la storia, l’ordine degli eventi, il linguaggio e lo stile che vuole utilizzare. Il consiglio migliore che possiamo dare è di restare sul semplice. Si dovrebbe preferire un parlato comune a un linguaggio ricercato. Dovrebbe essere come raccontare la storia a un amico, con frasi brevi e parole semplici. Incoraggiamo tutti i partecipanti a raccontare la storia in prima persona, questo garantirà che si concentrino sulle loro esperienze, anche se la storia si riferisce a un’altra persona. Il testo non dovrebbe superare le 250 o 300 parole, che si traducono in un filmato che va dai 3 ai 5 minuti.

Mattoncino #3a: Facilitazione individuale stesura storia individuale

Se il partecipante è in grado di scrivere, il ruolo del facilitatore è agire come supporto nel processo di scrittura. Concentratevi sul contenuto della storia. La perfezione ortografica o grammaticale non ha troppa importanza, poiché il testo sarà letto in ogni caso ad alta voce (salvo che non stiate lavorando sull’apprendimento della scrittura con il partecipante). Inoltre alcuni partecipanti preferiscono scrivere a penna piuttosto che al computer, la scelta spetta a loro.

Mattoncino #3b: Scrivere frasi o parole chiave

Se i partecipanti hanno difficoltà nella scrittura è possibile creare un testo fatto di semplici frasi o parole chiave che saranno utilizzati come linea guida per la registrazione della voce. Alcuni partecipanti hanno trovato utile fare un elenco di parole chiave per poi elaborare il testo con l’aiuto del facilitatore. Potrebbe anche essere di aiuto scrivere le parole chiave su cartoncini, una specie di “gobbo”, da leggere al momento della registrazione della voce. Fate attenzione all’ordine delle frasi/parole chiave. Le parole chiave possono essere di aiuto quindi, durante la registrazione della voce. Fate in modo che il testo scritto non sia d’intralcio e fate in modo che sia sempre uno strumento positivo.

Mattoncino #3c: Uno storyboard fatto di fotografie/simboli della storia

Se il partecipante è analfabeta, è sicuramente molto utile uno storyboard, cioè una "sceneggiatura illustrata”. Sia in forma classica, composto quindi da riquadri vuoti su un foglio bianco dove il partecipante disegna semplici disegni che tracciano la storia; oppure in una forma più grande e cioè utilizzando fogli A4, uno per ogni disegno che compone la storia. Si possono utilizzare anche delle fotografie, il tutto per aiutare il partecipante a ricordare la scaletta della storia al momento della registrazione della voce.

Mattoncino #3d: Agire come la penna del partecipante

Per quanto possibile, i partecipanti sono incoraggiati a fare da soli, ma può essere necessario che il facilitatore diventi la mano del partecipante. In particolare se il partecipante ha difficoltà/inabilità nel parlare, il facilitatore lo aiuterà nel momento della registrazione della voce. Per questa ragione sarà utile avere un testo più completo da leggere ad alta voce. Il testo riporterà fedelmente la storia che ha ideato il partecipante, con il suo linguaggio, i suoi disegni, le fotografie e altro ancora.

Mattoncino #3e: Registrare la storia senza testo

In alcuni casi, può rivelarsi utile registrare la storia senza averne scritto il testo. In questa registrazione per così dire “di getto”, il tono può essere più naturale e può risvegliare ricordi che in altre circostanze non sarebbero emersi. Potrebbe essere più faticoso lavorare in questo modo e la lunghezza della storia potrebbe rivelarsi eccessiva e cosa più importante, al partecipante verrebbe a mancare il lavoro più importante sulla storia: la scelta del momento da raccontare e la gestione delle emozioni che ne sono scaturite.

CONSIGLIO PER IL FACILITATORE: Ho aiutato nella costruzione della storia facendo attenzione che rispettasse la narrazione del partecipante e facendo in modo che (il partecipante) fosse soddisfatto del risultato finale. Ho letto parti del testo ad alta voce, chiedendo: “ Vuoi che questa frase resti così, o desideri cambiarla?”. Un paio di volte ho intenzionalmente fatto degli errori per essere sicuro che non mi dicesse che andava bene solo per compiacermi.

Mattoncino #4: Il cerchio della narrazione

Elementi su cui si lavorerà: condivisione della storia, lettura ad alta voce, ascolto, capacità di lettura, dare feedback, competenze sociali

Il cerchio della narrazione è una parte essenziale del processo della Narrazione Digitale. È in questo momento che i partecipanti condividono le loro storie con gli altri per la prima volta e ricevono feedback che li fanno sentire orgogliosi e motivati a continuare a scrivere. Può essere difficile per alcuni partecipanti dare dei feedback costruttivi; è però un ottimo esercizio che sviluppa una dinamica positiva di gruppo. Fate sempre in modo di creare un ambiente protetto. Scegliete una stanza dove non sarete disturbati, sedete in un cerchio di sedie continuo e con i partecipanti seduti gli uni vicino agli altri. Stabilite delle “regole” condivise con tutti i partecipanti per il cerchio della narrazione, tipo: non si interrompe mentre qualcuno racconta la propria storia, bisogna ascoltare ed essere rispettosi quando si offre il proprio feedback.

Mattoncino 4a: Leggere il testo ad alta voce

I partecipanti leggono la prima stesura del testo ad alta voce. Per alcuni partecipanti può essere un momento difficile a causa dell’emotività che lo caratterizza. Siate pronti a prestare supporto emotivo durante e dopo la lettura. Fate in modo che non vi siano interruzioni in questo momento di condivisione. Una delle “regole” da seguire e su cui siamo tutti d’accordo, è che i cellulari e i computer portatili debbano essere in modalità silenziosa o spenti.

Mattoncino 4b: Raccontare la storia a memoria

Se il narratore non ha scritto la sua storia o non è in grado di leggere, lui o lei può raccontare la propria storia a memoria, di getto. Assicuratevi che il racconto rientri nei limiti di tempo, che resti in linea con la storia che voleva raccontare, anche con l’aiuto di strumenti quali lo storyboard, i disegni, le fotografie o il facilitatore.

Mattoncino 4c: Il facilitatore legge il testo

Se il narratore non è in grado di parlare o leggere, il facilitatore può leggere il testo nel cerchio della narrazione. Assicuratevi che il narratore sia presente nel cerchio e che gli eventuali feedback siano diretti al narratore e non al facilitatore.

Numero di partecipanti per cerchio

Più i partecipanti hanno bisogno di tempo e supporto durante il cerchio della narrazione, meno numerosi dovrebbero essere. Il numero dei partecipanti dovrebbe andare dai 2 ai 6. La stessa indicazione deve essere data in caso la capacità di concentrazione dei partecipanti non sia alta. Inoltre, il cerchio della narrazione non deve essere interrotto e ripreso in un secondo tempo. Questo destabilizza lo spazio sicuro e per alcuni partecipanti potrebbe essere difficile da gestire.

Feedback

Potrebbe essere difficile per i partecipanti dare un feedback sulle storie che ascoltano, ma abbiamo avuto ottimi risultati utilizzando dei grandi cartelli emoji (vedere l’allegato al manuale del facilitatore). Si inizia spiegando il significato di ogni cartello emoji. Si consiglia di non utilizzare emoji che comunichino rabbia o che siano offensivi; utilizzate invece le emoji ottimiste, tristi, sorprese e così via. Sono consegnate a tutti i partecipanti e quando un narratore termina la sua storia, chi ha ascoltato le alza e le mostra a tutti, sempre che traducano lo stato emotivo che prova. In caso qualcuno voglia dare un feedback a parole, accertatevi che dia la sua opinione sulla storia ascoltata e non finisca per parlare della propria storia. È importante dare lo stesso tempo e garantire lo stesso spazio a tutti i partecipanti e alle loro storie, che siano più timidi o più chiacchieroni.

Nel caso sia difficile per alcuni partecipanti, ricordare tutto a memoria, è possibile utilizzare dei supporti visivi che illustrino le storie. Nel caso un partecipante racconti della propria nonna è possibile utilizzare una fotografia o un suo ritratto fatto a mano; il partecipante può raccontare la storia al gruppo guardano queste immagini. Il feedback può anche essere dato con l’ausilio delle stesse immagini per ricordare di quale storia si sta parlando.

Mattoncino #5: Registrazione della voce

Elementi su cui si lavorerà: lettura ad alta voce, abilità di lettura, abilità tecniche

La registrazione della voce rappresenta il tocco personale del racconto, basilare per comprendere la storia. Ascoltare la registrazione della propria voce potrebbe intimidire i partecipanti, ma è un passaggio importante del processo. Bisogna ascoltare il narratore e la sua storia.

La registrazione può essere fatta tramite la maggior parte degli smartphones con ottimi risultati. Nel caso non abbiate un’app per la registrazione se ne trovano molte gratis. Gli smartphones sono facili da utilizzare e sono un oggetto “sicuro” e familiare per i partecipanti. Non è necessario quindi, spendere soldi in altra attrezzatura. Potete sicuramente utilizzare un microfono se lo desiderate, quello del cellulare o connesso al computer.

CONSIGLIO PER IL FACILITATORE: Al momento della registrazione, il partecipante era molto nervoso e aveva difficoltà a parlare, ma quando gli abbiamo dato il suo cellulare per registrare la sua voce, si è sentito subito a suo agio perché abituato a parlare con il suo cellulare, è stato più disinvolto e sicuro nell’esprimersi.

Si raccomanda di fare un controllo sulla qualità della registrazione, può influire negativamente sul risultato finale del video nel caso quello che è stato detto non sia chiaro e non si capisca. Se il partecipante ha delle difficoltà a farsi capire può essere utile aggiungere dei sottotitoli. Per il montaggio audio e per la registrazione potete utilizzare un programma semplice e gratuito. In alternativa, alcuni programmi per il montaggio video sono forniti anche di funzioni per il montaggio dell’audio. Potrebbe essere necessario tagliare alcune cose, come ad esempio dei rumori di fondo, degli errori o l’intervento di un facilitatore.

Per aumentare la qualità della registrazione è molto utile esercitarsi nella lettura del testo ad alta voce, questo prima della registrazione. Il partecipante, con l’aiuto del facilitatore, può appuntare delle note sul testo, ad esempio quando fare delle pause, quando leggere più lentamente, migliorare la pronuncia di parole che trova difficili, ecc.

Per la registrazione si raccomanda di trovare un luogo tranquillo dove il partecipante si senta a suo agio. Potrebbe essere difficile in alcune strutture che ospitano il laboratorio. È bene pensarci con largo anticipo. Potreste aver bisogno di sistemare al meglio il luogo scelto, fare in modo che non ci siano rumori improvvisi, come lo sbattere di porte o della musica ad alto volume. Evitate le stanze da bagno o ambienti troppo grandi, l’acustica non sarebbe ideale per la registrazione; se possibile, costruite un piccolo studio di registrazione utilizzando coperte e cuscini sistemati intorno al partecipante e al microfono. Questa soluzione aiuterà a migliorare sia la qualità della registrazione, che ad attutire i rumori di fondo.

Suggerimenti per una buona registrazione audio

Suggerimento 1: Costruire uno studio di registrazione “casalingo”. La qualità di registrazione è molto importante, soprattutto se avete dei partecipanti che non parlano in modo comprensible. Scegliete una stanza tranquilla, arredata con molti mobili, libri, tende, ecc. che attutiscono il suono. Fate in modo che non ci siano rumori di fondo (ventilatori, frigoriferi o simili) e che il partecipante sia comodamente seduto o in piedi. Non scegliete mai le stanze da bagno, i piani interrati o altri luoghi che presentano eco. Se possibile, utilizzate dei tappeti, cuscini e coperte per “rivestire” la zona dove si collocherà il microfono.

Suggerimento 2: Rilassarsi. Ricordate al partecipante di rilassarsi e incoraggiatelo anche a utilizzare delle pause durante la registrazione.

Suggerimento 3: Non tenete i fogli in mano. Se il partecipante legge il testo durante la registrazione, trovate il modo di appoggiare i fogli. Tenere i fogli in mano aumenta i rumori indesiderati. Se invece il partecipante legge dal computer, fate attenzione che non parta la ventola di raffreddamento della macchina, poiché sarà registrata dal microfono.

Suggerimento 4: Quando usate il microfono, controllate le sue impostazioni e posizionatelo con attenzione verso il partecipante.

Suggerimento 5: Registrate il testo in un’unica sessione. Nel caso durante la registrazione il partecipante faccia un errore, tossisca o ci sia un rumore esterno, non è un problema: si interrompe e si ricomincia mentre la registrazione continua. È semplice tagliare gli errori in un secondo tempo. Non provate mai a unire due registrazioni diverse, la differenza si sentirebbe. La voce è inevitabilmente diversa, così come il tono, l’intenzione, l’emozione, i rumori di fondo, la distanza dal microfono, ecc. Nel caso il partecipante si riveli un perfezionista e voglia fare una nuova registrazione a causa di un errore, invitatelo o convincetelo ad accettare qualche piccolo errore, perché con molta probabilità la nuova registrazione sarà di qualità inferiore.

Suggerimento 6: Iniziare e finire con 3 secondi di silenzio (muto). Non è difficile tagliare degli elementi dalla registrazione, ma se tagliate troppo bruscamente rischiate di non registrare parti di una parola e questo difetto non può essere recuperato. Il silenzio o muto può essere utile per inserire una pausa o per eliminare dei rumori di fondo; è una possibilità in più per migliorare la registrazione.

Suggerimento 7: Utilizzate un puntatore per aiutare chi legge. Potete usare una penna o simile per seguire il testo mentre il partecipante legge. Lo aiuta a tenere il segno sul testo e a mantenere il ritmo. Fate attenzione a non fare rumore passando la penna sulla carta.

Mattoncino #5a: Registrazione del testo

Il partecipante legge il suo testo ad alta voce. Il testo va stampato su carta, preferibilmente in un carattere abbastanza grande da facilitarne la lettura e in paragrafi per aiutare a stabilire la visione d’insieme. Aiutate il vostro partecipante scrivendo delle note prima di iniziare la registrazione oppure evidenziando alcune frasi del testo, questo lo aiuterà a ricordare dove inserire delle pause, per eventuali tagli e soprattutto per rendere tutto più semplice da leggere.

CONSIGLIO PER IL FACILITATORE: Il testo è stato suddiviso in frasi e ogni frase scritta su un foglio di carta. Il partecipante legge una frase mentre utilizzo la penna per indicare ogni singola parola. In questo modo si aiuta a tenere il tempo e a non perdersi nel testo. Nel caso di un errore, si utilizza la penna al fine di fermarlo per qualche secondo (sollevando la penna dal foglio) e per dargli il segnale di riprendere la lettura dall’inizio della frase. In questo modo il montaggio successivo sarà più facile e di qualità superiore.
Mattoncino #5b: Registrare il testo a memoria

Se il partecipante ha scritto il testo attraverso delle parole chiave o in forma di storyboard/fotografie, può registrare la storia a memoria tramite questi supporti visivi. In un secondo tempo si possono fare dei tagli, in caso di vuoti di memoria e con l’aiuto di suggerimenti da parte del facilitatore, si può inserire il testo corretto. Ricordatevi le pause per tagliare via la voce del facilitatore.

Mattoncino #5c: Leggi e ripeti

È possibile utilizzare la tecnica del “leggi e ripeti” nel caso in cui il partecipante abbia scritto la propria storia ma non sia in grado di leggerla. Il facilitatore legge una frase e il partecipante la ripete e così via. La voce del facilitatore è tagliata dalla registrazione in un secondo tempo. Fate in modo che tra la frase del facilitatore e quella del partecipante ci sia una pausa utile al lavoro di montaggio.

Mattoncino #5d: Il facilitatore o una terza persona registra il testo

Per quanto sia nostro desiderio coinvolgere il più possibile il partecipante nell’intero processo, a volte è necessario che il facilitatore o una terza persona sia la sua voce. Anche se la voce registrata è quella del facilitatore, fate in modo che il narratore sia sempre presente nella stanza e nel caso avesse dei suggerimenti su suoni o altri dettagli da aggiungere, registrate tutto. Questo procedimento assicura la massima partecipazione da parte del narratore principale e mantiene il legame personale con la storia.

Nella bellissima storia di Hilmar, creata durante un altro progetto, il facilitatore ha dovuto registrare la voce fuori campo poiché Hilmar non poteva farlo. Hilmar era accanto al facilitatore nella sala di registrazione e ha espresso con entusiasmo la sua opinione sugli argomenti della sua storia, come puoi sentire qui.

Mattoncino #6: Creazione di immagini

Elementi su cui si lavorerà: Creatività, capacità tecniche, capacità di cooperazione.

La creazione di immagini deve rispecchiare la storia che si vuole narrare. Non deve forzatamente essere descrittiva parola per parola, ma può essere rappresentata attraverso simboli, idee o emozioni che aggiungono spessore alla storia. Raccogliete il maggior numero di materiali creativi possibili per questa fase del processo narrativo. Colori, carta colorata, vecchi giornali o riviste, ecc. Fate anche attenzione al tempo che si ha a disposizione, se scegliete dei colori ad acqua (acquarelli), i partecipanti devono avere il tempo per utilizzarli. Anche le fotografie di un album di famiglia, delle foto scaricate da internet vanno bene oppure che i partecipanti abbiano a disposizione un cellulare per scattare le foto.

Mattoncino #6a: Ricerca di fotografie nell’album di famiglia oppure online

Niente stimola la memoria come le vecchie foto che conferiscono un meraviglioso effetto alla Narrazione Digitale. Sono testimoni dello scorrere del tempo, mostrano un’evoluzione, raccontano una storia in modo diverso e aggiungono un tocco molto personale al racconto. Per questo motivo chiediamo ai partecipanti di guardare i loro album delle fotografie e di trovarne alcune che hanno un significato speciale. Spesso questo stimolo è sufficiente per incoraggiarli a raccontare la loro storia e rappresenta già una base visiva del racconto. Le fotografie personali non hanno diritti d’autore, la loro ricerca è semplice ed è un compito che il partecipante può portare a termine da solo.

Mattoncino #6b: Fare fotografie/filmati

Un altro compito molto creativo e molto semplice per i partecipanti è quello di scattare fotografie o filmati personalmente. Le possibilità sono infinite. Possono posare personalmente per la storia oppure riprendere fotografie, oggetti e luoghi. Possono chiedere agli altri partecipanti di fare da “attori” o “modelli”. È un’ottima occasione per i partecipanti di aiutarsi l’un l’altro e fare fotografie/filmati che saranno montati nelle loro storie. Fate attenzione che i filmati non siano troppo lunghi, spesso i programmi di editing (montaggio) gratuiti non riescono a caricare materiale molto lungo, perché troppo pesante. Questo potrebbe causare dei crash o blocco del sistema e allo stesso tempo parecchia frustrazione.

Mattoncino #6c: Disegni/dipinti

Il materiale visivo può essere anche composto da disegni. Anche questo è un compito semplice e creativo. Quando i partecipanti finiscono un disegno, si fa una foto che sarà utilizzata nel montaggio finale della storia. Molti narratori decidono di scrivere a mano o disegnare i titoli del filmato, questi ultimi sono materiali eccellenti per raccontare la storia. Sono materiali personali e non ha importanza se il narratore non sa disegnare perfettamente. Sono frutto della loro immaginazione, come le storie e comunicano il loro pensiero o messaggio anche se in astratto. Nel caso sia difficile disegnare per il partecipante, potrebbe essere utile trovare un’immagine da copiare; in alternativa un facilitatore o un altro partecipante potrebbero aiutare a fare il disegno, che poi sarà colorato dal partecipante a cui appartiene la storia.

Mattoncino #6d: Storyboard

Potrebbe essere utile fare uno storyboard per avere una visione d’insieme e un punto di riferimento in cui inserire il materiale visivo che si è raccolto. Potrebbe essere un classico storyboard fatto di quadrati, su un foglio di carta, in cui appuntare le diverse parole chiave e fare disegni semplici della trama del racconto. Oppure si può scegliere un formato più grande: un foglio A4 per ogni singola parola chiave. Può anche essere una combinazione di fotografie e disegni; il tutto a servizio del partecipante, un aiuto per ricordare dove inserire le fotografie per lo sviluppo della storia. Uno storyboard può anche essere utile per fare il punto su eventuale materiale visivo mancante, che sarà trovato o creato in un secondo momento.

Mattoncino #7: Musica ed Effetti Sonori

Elementi su cui si lavorerà: creatività, capacità tecniche

La musica e gli effetti sonori non sono obbligatori nella Narrazione Digitale. Spesso la sola voce del narratore è più indicata per la storia che si sta narrando, ma allo stesso tempo la musica ha la capacità di porre l’accento su un’emozione o un’atmosfera. La ricerca stessa e la seguente scelta della musica possono diventare un vero e proprio processo creativo. È fondamentale che il narratore scelga una musica senza testo, salvo che la musica con testo sia utilizzata nei momenti in cui la voce narrante non appare (per esempio nei titoli e simili). L’utilizzo di musica con testo sovrapposta alla voce narrante creerebbe un effetto di confusione nel pubblico. Controllate anche che la musica abbia un volume minore rispetto alla voce narrante, questo lavoro di mixaggio è fatto subito dopo il montaggio video. Abbiamo notato che molto spesso il narratore utilizza un volume troppo alto rispetto alla voce narrante. Altro elemento molto importante è il controllo dei diritti d’autore sulla musica utilizzata. I filmati saranno condivisi sui social - media e la musica scelta deve essere libera dai diritti d’autore.

Mattoncino #7a: Ricerca di musica online

Esistono diversi siti dove è possibile trovare della musica da utilizzare per i filmati e che sono liberi da diritti d’autore (uno di questi è creativecommons.org). Se utilizzate il programma di montaggio iMovie, sappiate che ha una libreria di musica tra cui scegliere i brani. Controllate sempre che l’autore della musica non chieda qualcosa in cambio per l’uso di quest’ultima, ad esempio essere inserito nei titoli di coda. Ogni volta che scaricate dei brani, ricordatevi di prendere nota sia del nome dell’autore della musica che del luogo dove sono stati trovati. Questa procedura si rivelerà molto utile a evitare perdite di tempo nella ricerca di brani e degli autori una volta che la scelta è stata fatta. La ricerca di musica online può assorbire il partecipante per parecchie ore, data l’abbondanza di materiale che si trova online. Questa ricerca è molto utile dato che si tratta di un’attività semplice per il partecipante; può anche concedere al facilitatore del tempo da dedicare a più partecipanti, ma ricordatevi di tenere sempre sotto controllo il tempo, soprattutto se esiste una scadenza per la finalizzazione dei filmati.

Mattoncino #7b: Creare musica ed effetti sonori originali

Se c’è il tempo e la struttura lo permette, un’altra ottima attività per i partecipanti è di creare musiche ed effetti sonori originali per la propria storia e per quelle degli altri. Questa soluzione evita ogni problema di diritti d’autore e allo stesso tempo rende la narrazione ancora più personale e legata alla storia. Potrebbe trattarsi di un leggero brusio, un brano accennato o dei rumori di fondo presenti nell’ambiente. Le possibilità sono infinite, ad esempio dei passi, una campana, la pioggia, ecc. Un cellulare o un tablet con il microfono sono molto utili in questi casi. Si possono utilizzare anche strumenti musicali, degli accordi con la chitarra o alcune note suonate con un pianoforte.

Mattoncino #7c: Il facilitatore suggerisce dei brani musicali

Se il partecipante ha delle difficoltà nel trovare della musica online o nel creare musica ed effetti originali, il facilitatore può isolare alcuni brani per poi far scegliere il preferito dal narratore. Questa è anche una buona soluzione se il tempo a disposizione per il progetto è limitato.

Mattoncino #7d: Safari sonoro

Si può anche fare una passeggiata con i partecipanti portando con sé un telefono o un microfono. Invitate i partecipanti ad ascoltare i suoni e ad individuare quali di questi potranno essere utilizzati nelle loro storie. La passeggiata può aver luogo nei dintorni della sede del laboratorio o in caso la storia si svolga in un ambiente specifico, potrebbe essere possibile recarsi in un ambiente simile a registrarne i suoni. Ad esempio, se la storia parlasse di un bar in cui lavora uno dei partecipanti, si potrebbe andare lì e registrare i rumori tipici di un bar, dal brusio dei clienti ai sibili di una macchina per fare il caffè.

Mattoncino #8: Montaggio della storia

Elementi su cui si lavorerà: capacità tecniche, struttura e ordine degli eventi

Nella fase di montaggio il partecipante mette insieme tutti gli elementi della storia su computer: la registrazione della voce, il materiale visivo, la musica e gli effetti sonori. Il tutto è messo insieme per favorire la comprensione della storia. Se possibile, lasciate che il partecipante si occupi del montaggio personalmente. Il lavoro di montaggio è generalmente semplice e accessibile a molti, dato che si tratta di fare un “drag and drop” (cioè trascina e rilascia) di fotografie sul tappeto audio. La durata di permanenza e le dimensioni delle fotografie possono essere modificate come più si adattano alla storia e si possono anche inserire testi e utilizzare delle transizioni. Alcuni partecipanti possono aver bisogno che il facilitatore muova il mouse, ma fate sempre in modo che il partecipante gli sia sempre seduto vicino e che partecipi attivamente al montaggio della storia. Molti partecipanti hanno più facilità nell’utilizzare i tablet e quindi le dita sullo schermo al posto del mouse.

Sarebbe molto utile che i partecipanti avessero una formazione informatica di base prima dell’inizio del laboratorio. Delle capacità acquisite in questo campo snelliranno il processo di finalizzazione del materiale. Potrebbe essere più veloce per il facilitatore prendere possesso del mouse, soprattutto se il tempo a disposizione non è molto. Cercate di resistere alla tentazione e a tenere le mani in tasca; spiegate invece come procedere sullo schermo.

I programmi di editing (montaggio) che si usano sono gratuiti, ma in questo mondo informatico in continua evoluzione, non ci sentiamo di consigliarne uno in particolare. Vi sono diverse possibilità di scelta per programmi di editing molto professionali. Bisogna ricordare però, che l’obiettivo principale della Narrazione Digitale non è la creazione di filmati professionali. Per quanto i partecipanti e i facilitatori siano degli abili montatori audio/video, la scelta migliore è semplificare. Un programma di editing semplice limiterà anche il tempo a disposizione che i partecipanti dedicheranno nella scelta dei dettagli.

Questa è la parte del processo creativo che i facilitatori temono di più, in particolare se non hanno molta esperienza informatica. Fa sempre piacere avere nel proprio team (o gruppo) un supporto tecnico capace, ma delle conoscenze di base d’informatica andranno benissimo. Vi consigliamo di familiarizzare con il programma di editing prima di utilizzarlo durante il laboratorio. Seguite dei tutorials online, fate dei test di montaggio video con diversi programmi e così sarete in grado di gestirli senza problemi.

Potranno esserci molte situazioni in cui non riuscirete a gestire le difficoltà, altre in cui il programma darà dei problemi, ma un motore di ricerca e tanta pazienza vi saranno di aiuto! Fate una ricerca online di eventuali problemi e troverete sicuramente una soluzione. Se il programma scelto andasse in crash (o blocco) provate a farlo ripartire (reset), fate un bel respiro e aspettate di vedere cosa succede.

Consigli per il montaggio!

Consiglio 1: Salvate spesso! Alcuni programmi di editing salvano il lavoro automaticamente, altri non lo fanno. Assicuratevi di salvare il vostro lavoro spesso e dall’inizio.

Consiglio 2: Salvate tutto il materiale per il filmato in una cartella sulla scrivania del computer. Registrazioni voce, fotografie, disegni e altro dovrebbero essere salvati nella cartella e mai spostati altrove. Molti dei programmi di editing, una volta utilizzati i materiali nei progetti, non sono in grado di ritrovarli se sono spostati in un’altra cartella e sicuramente non saranno in grado di gestire il lavoro.

Consiglio 3: Abbassate il volume della musica. Spesso il volume della musica scelta per il filmato è sovrastante rispetto alla registrazione della voce nella versione finale. È un difetto che rovina il risultato finale del lavoro, perché non si sente la voce narrante. È importante ricordare che la musica deve essere un sottofondo e quindi avere un volume più basso della voce narrante. (A fine progetto voi e il partecipante avrete ascoltato parecchie volte la registrazione della voce e conoscendola quasi a memoria non sarete in grado di notare alcuni difetti, come il volume troppo alto della musica. Sarebbe una buona idea chiedere a qualcun altro di controllare i livelli audio).

Mattoncino #8a: Montaggio finale ed export

Siamo quindi arrivati alla parte finale del processo creativo e si tratta dei titoli di coda. È importante che i partecipanti abbiano il tempo da dedicare a questa parte del filmato. Forse ne hanno dedicato troppo per alcuni dettagli tipo le transizioni o le scene sfumate una nell’altra, quindi controllate sempre che i titoli di coda non siano trascurati. Possono essere creati con il programma di montaggio oppure i partecipanti possono scriverli a mano/disegnarli e poi fotografarli, per essere importati sotto forma di fotografia. Se i partecipanti non sono in grado di scrivere, possono essere aiutati nella scrittura a mano oppure possono copiare delle scritte fatte dal facilitatore, come se fosse un disegno.

Adesso siete finalmente pronti per l’export finale e potrebbe volerci molto tempo! Vi consigliamo di ritagliarvi del tempo prima della prima proiezione davanti al pubblico. Una volta pronti gli exports finali delle storie in formato video, salvateli su un hard drive. Sarete così pronti per la proiezione.

Mattoncino #9: Proiezione e festeggiamenti

Elementi su cui si lavorerà: competenze sociali, condivisione, ascolto, feedback

Il lavoro più difficile è fatto, adesso è tempo di festeggiare. La prima cosa da fare è chiedere ai partecipanti il permesso di mostrare i loro filmati durante la proiezione. Si tratta di un evento riservato al gruppo, ma è possibile invitare altre persone nel caso siano i familiari, gli amici o il personale di sostegno. L’importante è che i partecipanti ne siano informati e che siano disposti a condividere questi materiali; in caso contrario non bisogna procedere con la proiezione. La maggior parte dei partecipanti è fiera di mostrare il proprio lavoro, ma alcuni non saranno d’accordo ed è comprensibile. Se i partecipanti non sono in grado di prendere parte alla proiezione, non bisogna far vedere i loro filmati. Si tratta della loro storia personale e devono essere presenti al momento della prima proiezione, l’anteprima. Ribadiamo, si tratta di tutela della persona e partecipazione (della stessa).

La proiezione dovrebbe essere organizzata come una vera e propria anteprima cinematografica. Cercate di ricreare l’atmosfera tipica di una sala cinema. Mettete a disposizione snacks e popcorn, disponete le sedie in file ordinate e fate in modo che le luci siano basse e soffuse per aumentare la visibilità dei filmati. Controllate sempre prima dell’inizio della proiezione che proiettore e speakers (casse audio) funzionino a dovere.

La proiezione non deve essere solo una lunga serie di filmati. Fate in modo che i narratori possano introdurre personalmente le loro storie e, se vogliono, il processo creativo che hanno seguito. Dopo la proiezione dovrebbe esserci del tempo dedicato ai feedback del gruppo, delle vere e proprie “recensioni”. I feedback dovranno sempre essere costruttivi e saranno dati solo se i narratori desiderano ascoltarli. Bisogna prevedere molte pause, sia per fare in modo che nessuno debba lasciare la sala durante la proiezione, sia per dar modo ai partecipanti di metabolizzare l’esperienza. I narratori sono molto vulnerabili mentre si proiettano i loro filmati sul grande schermo; per questa ragione, incoraggiate sempre i partecipanti a rispettare le regole del cerchio della narrazione.

Quello che sarà della storia dopo la proiezione è sempre decisione del partecipante. Se desiderate condividerla online dovrete fare in modo di avere un permesso scritto per divulgarlo, in cui il partecipante dà il suo assenso alla pubblicazione della storia. Se è il caso, l’assenso deve essere concesso dal tutore legale del partecipante. Il consenso per la partecipazione al laboratorio va fatta firmare prima dell’inizio del laboratorio, mentre i consensi alla divulgazione dei filmati possono essere raccolti alla fine del laboratorio. In ogni caso, i narratori hanno il diritto di poter limitare la divulgazione dei loro filmati in qualsiasi momento, qualsiasi cosa abbiano firmato. Ricordate che le storie appartengono ai narratori e devono essere condivise solo con il loro permesso.

Feedback post proiezione

Dare un feedback è spesso difficile per i partecipanti, ma abbiamo avuto risultati positivi utilizzando dei grandi cartelli raffiguranti delle emoji (vedi l’allegato del manuale del facilitatore). Iniziate spiegando il significato di ogni singolo cartello. Non utilizzate emoji che rappresentano rabbia o emozioni negative, preferite quelle positive e al massimo quelle che rappresentano la tristezza o la sorpresa. Sono distribuite a tutti i partecipanti e, al termine di un filmato, sono mostrate in base a cosa si pensa su quello che si è visto. Se qualcuno desidera dare un feedback in prima persona, fate in modo che chi dà il feedback si attenga strettamente alla storia appena vista e non si concentri sulla propria. È importante concedere a tutti i partecipanti lo stesso tempo per i feedback, che siano dei chiacchieroni o timidi.

Mattoncino #10: Analisi/riflessioni con i partecipanti

Elementi su cui si lavorerà: autoanalisi, lavoro sulle emozioni

È importante fare una valutazione dei diversi esercizi fatti con i partecipanti durante il laboratorio, soprattutto se si vuole utilizzare di nuovo questo metodo in altri laboratori. Questa valutazione dà anche la possibilità di restare in contatto con i partecipanti e vedere come stanno. Alcuni momenti di questo processo creativo possono essere molto impegnativi emotivamente, stressanti e provanti per i partecipanti e nel vostro ruolo di facilitatori dovrete dar loro supporto emotivo o fornirlo via terze persone. Queste valutazioni aiutano anche a capire quando i partecipanti hanno bisogno di una pausa o al contrario, se sono in grado di prolungare più a lungo una sessione di lavoro.

Potete fare una discussione guidata con domande per individuare quali possono essere state le esperienze positive e quelle che sono state meno positive. Ricordare momenti belli e meno belli può essere fonte di riflessione per i partecipanti.

È possibile che ci sia poco spazio per il confronto; molti partecipanti che fanno parte del gruppo di riferimento sono spesso desiderosi di compiacere e dicono quello che volete sentirvi dire. In questo caso è utile fare delle domande “al contrario”. Così anche se il partecipante sembra felice, potete chiedere se sia triste o arrabbiato.

È possibile utilizzare i cartelli emoji anche per l’analisi e la valutazione; per i partecipanti è più semplice esprimere le loro emozioni tramite questi cartelli. In questo caso devono esserci anche dei cartelli che esprimono sentimenti di rabbia, tristezza, ecc. Questi non sono utilizzati per i feedback delle storie.

Uno strumento molto utile è il diagramma di flusso. Può essere disegnato su un foglio di grandi dimensioni e appeso al muro oppure su una lavagna bianca; deve essere visibile a tutti. È di aiuto al facilitatore per capire a che punto del processo creativo sono arrivati i partecipanti, aiuta molto anche questi ultimi per la stessa ragione e in più contribuisce a rimanere concentrati sull’obiettivo finale. È un’ottima idea far scrivere sul diagramma di flusso il nome di ogni partecipante e anche fargli appuntare ogni volta che raggiunge e completa un mattoncino, con un segno di spunta o in alternativa un disegnino che simbolizza quella parte del processo. I nostri partecipanti hanno utilizzato spesso le emoji tipo i cuori, le stelline o quello che più preferiscono. È importante dare la possibilità di scegliere tra tanti colori. Ogni volta che un mattoncino in più viene spuntato, il partecipante riceve una grande iniezione di autostima e orgoglio.

Mattoncino #10a: Valutazione dopo ogni esercizio

È importante fare una valutazione dopo ogni esercizio/mattoncino perché potrebbe essere difficile ricordare ogni esercizio fatto alla fine di tutto il processo creativo. Potrete programmare dei momenti di pausa alla fine di ogni sessione per fare domande sul lavoro appena concluso.

Mattoncino #10b: Valutazione dopo ogni esercizio con fotografie

È da utilizzare in combinazione con il mattoncino #10a; si possono scattare delle fotografie durante gli esercizi per utilizzarle a fine sessione per la valutazione.

Mattoncino #10c: Osservazione/verifica

Durante lo svolgimento del lavoro è consigliato verificare lo stato emotivo dei partecipanti. Sapere come si sentono è fondamentale, se sono stanchi, nervosi, ottimisti, ecc. Anche in questo caso si possono utilizzare i cartelli delle emoji. È anche possibile disegnare un termometro che misura diversi stati d’animo dalla felicità alla tristezza e i partecipanti possono individuare in quale punto si trovano emotivamente.

Potrebbe essere molto costruttivo per la memoria, iniziare ogni giorno con una riflessione sugli avvenimenti del giorno precedente, con il supporto di strumenti quali fotografie, il manuale dei partecipanti e il diagramma di flusso.

7 ELEMENTI IMPORTANTI DEL LABORATORIO

Ascolto

Può essere difficile per i narratori mantenere la concentrazione abbastanza a lungo mentre ascoltano le storie raccontate da altri. Questo loro sforzo è salutare da “allenare”. Imparare ad ascoltare è importante, tanto quanto saper comunicare e rispettare il prossimo. Possono essere di aiuto dei supporti visivi, ad esempio mentre si racconta una storia, utilizzare una fotografia che è di supporto alla narrazione.

Feedback

Per le persone con Disabilità Intellettive può essere difficile ricordare. Potrebbero essere in grado di rammentare la propria storia e le storie preferite. Nel vostro ruolo di facilitatore, per aiutarli a ricordare potete essere di supporto, presentanto una fotografia già mostrata dal narratore durante il momento di condivisione. Il feedback alle storie degli altri narratori deve essere, nella maggioranza dei casi, positivo e in ogni caso deve essere un feedback costruttivo. L’utilizzo dei cartelli emoji può essere un’ottima scelta. Alla fine di ogni proiezione, il gruppo dà dei feedback usando i cartelli emoji che riflettono ciò che i partecipanti pensano delle storie. I cartelli emoji devono essere semplici e non offrire troppe possibilità di scelta. Per esempio, un cuore, la faccina che ride, la faccina triste, il pollice su, ecc. Potete trovare i nostri suggerimenti sulle emoji da utilizzare nell’allegato a questo manuale.

Memoria

La capacità di memorizzare è molto variabile. Spesso la memoria a lungo termine del nostro gruppo di riferimento funziona molto bene, mentre quella a breve termine è meno performante. I supporti visivi per aiutare la memorizzazione vanno raccomandati e utilizzati; anche i familiari del narratore possono essere coinvolti per mettere a fuoco i ricordi. In ogni caso però, devono lasciare che sia il narratore a raccontare la storia. La ricerca di ricordi significativi è importante per ognuno di noi. Molto spesso è proprio da questi ricordi che il narratore trae ispirazione per la propria storia digitale. Le vecchie fotografie sono cariche di ricordi e per avere maggiori dettagli basta fare delle domande ai narratori e avrete il racconto delle emozioni che hanno provato. Un altro modo per aiutare i narratori nella memorizzazione è di chiedergli di disegnare qualcosa che per loro abbia una grande importanza o chiedergli di portare un oggetto che abbia un profondo significato nella loro vita e invitarlo a chiedergli di parlarne. Troverete una descrizione più dettagliata nel capitolo dei mattoncini.

Autoriflessione/lavoro sulle emozioni

Anche se l’autoriflessione e il lavoro sulle emozioni sono difficili per il nostro gruppo di riferimento, dovrebbero essere una priorità. I narratori dovrebbero essere aiutati dal facilitatore a trovare una storia da raccontare che sia profondamente importante per loro. Essere in grado di parlare delle proprie aspirazioni, desideri ed emozioni è un’esperienza che li rende più forti. In caso siano espresse emozioni negative, il facilitatore deve operare in modo che il narratore ritrovi la calma e la serenità. Fate attenzione a non aprire ferite che non possano essere gestite.

Creatività

Il lavoro creativo è importante per il nostro gruppo di riferimento come via alternativa per l’espressione di sé e della loro individualità. Lasciate che i narratori disegnino, dipingano e scrivano il più possibile; incoraggiateli a scattare fotografie e a comporre la loro musica per quanto possibile. Durante il corso del laboratorio è importante avere delle pause di lavoro, magari organizzando degli energizers che favoriscano la creatività.

Comunicazione

Le capacità comunicative dei partecipanti sono variabili, e vanno dalle piccole espressioni facciali a buone capacità di linguaggio. Cercate di trovare nuovi modi di comunicare e sviluppare le capacità che già possiedono. Per i narratori che non hanno capacità di esprimersi attraverso il linguaggio, fate in modo che utilizzino molte fotografie, chiedete loro di disegnare, di riprendere il linguaggio dei segni oppure di registrare le loro voci e/o i loro suoni. Le loro personalità e individualità sono comunicate da ben più del linguaggio. Poiché conoscete da qualche tempo i vostri narratori, saprete come reagire nel momento in cui saranno felici o emozionati e potrete catturare quei momenti in audio e video. Se i vostri narratori non sono in grado di disegnare da soli, potete chiedere di cercare delle fotografie o immagini che descrivano le loro emozioni, sogni e desideri da delle riviste che avrete messo a disposizione. È una buona idea di registrare in video le diverse fasi della costruzione della storia. Un dietro le quinte in pratica, che illustra come è nata una storia, per renderla più personale nel caso vi siano difficoltà di linguaggio. Cercate di catturare le espressioni e le reazioni del narratore.

Competenze digitali

Le competenze digitali variano secondo il narratore, e così variano anche i tempi di editing (montaggio) che possono fare personalmente. È un lavoro che richiede molto tempo ed è possibile che i facilitatori per accorciare i tempi, si prendano carico di questo lavoro. Ricordate sempre che ogni parte della storia è “di proprietà” del narratore. Il coinvolgimento totale del narratore nel lavoro di editing garantirà i loro diritti sulla storia, li migliorerà, sarà di rinforzo alla loro autostima e favorirà lo sviluppo di capacità decisionali. Molti partecipanti sono in grado di organizzare le fotografie nel giusto ordine, sincronizzarle con la voce narrante e di utilizzare la funzione di "drag and drop" sulla timeline del programma di editing. Alcuni sono in grado di apportare modifiche al peso e alle dimensioni dei files audio/video, di creare transizioni ed effetti, di creare titoli di testa e di coda. Stimolate sempre i vostri partecipanti in questa fase e cercate di tenere le vostre mani in tasca il più possibile (eccetto quando vi servono per indicare qualcosa sullo schermo). Se questo non fosse possibile, coinvolgete il narratore a essere parte attiva di questo processo creativo, facendolo sedere vicino a voi mentre vi occupate del montaggio. Assicuratevi che il montaggio che state creando insieme sia esattamente come lui lo desidera, utilizzate le cuffie entrambi per ascoltare la sua voce registrata e se è in grado di farlo, incoraggiatelo a indicare sullo schermo come vuole inserire il materiale visivo che ha scelto. È sempre una buona idea fornire delle competenze informatiche ai narratori prima dell’inizio del laboratorio.

Gestione del tempo

Per portare a termine ogni parte del processo creativo è consigliato dare al narratore una scadenza da rispettare. La gestione del tempo è una capacità che può essere migliorata perché non tutti sono in grado di capire quanto durino 10 minuti. Alla gestione del tempo deve essere dedicata particolare attenzione. È fondamentale preparare in largo anticipo i narratori e dare delle regole chiare. Preparate dei supporti visivi o sonori, come una campanella, un orologio ben visibile o una lavagna dove potrete scrivere quanto tempo rimane a disposizione. Alcuni narratori gestiscono bene un po’ di pressione data dallo scorrere del tempo. D’altra parte, un po’ di flessibilità è richiesta da parte del facilitatore. Sta al facilitatore capire quanto può essere lunga una sessione di lavoro e quindi quando ci sarà bisogno di una pausa.

8 ETICA E DIRITTI D’AUTORE

Etica

L’utilizzo di una metodologia come la Narrazione Digitale prevede la condivisione di storie personali dai contenuti spesso confidenziali e bisogna esserne consapevoli, per il bene dei narratori e di chi gli sta intorno. A maggior ragione quando si lavora con un gruppo di riferimento vulnerabile come le persone con DI. In questo caso bisogna essere consapevoli di alcune cose, tra cui:

Il benessere dei narratori

Nel ruolo di facilitatore è vostra responsabilità che i partecipanti stiano bene durante il laboratorio, ma anche prima (con un’informazione adeguata e che si sentano a loro agio all'idea di partecipare) e dopo (follow-up se necessario). I facilitatori devono tutelare il benessere fisico, emotivo e sociale dei narratori per tutta la durata del laboratorio. I facilitatori devono avere esperienza nel lavorare con le persone con DI, devono rivolgere particolare attenzione ai bisogni specifici di ogni individuo nel gruppo di lavoro, devono avere competenze specifiche nella gestione di un laboratorio come fare da guida di un gruppo all’interno di un programma di lavoro, devono agevolare attività creative per la costruzione di una storia, devono fornire una formazione informatica e soprattutto essere in grado di gestire soggetti emotivamente difficili. Il processo di narrazione può risvegliare molte emozioni e ricordi diversi ed è importante che siate coscienti dei vostri limiti come facilitatore. Se non si ha una formazione da terapista, non bisogna improvvisarsi tale. Se è necessario un aiuto professionale è vostra responsabilità fornirlo.

Il benessere dei facilitatori

A volte il processo di facilitazione della narrazione può essere faticoso. È una buona idea prendere adeguate misure per garantire anche il benessere dei facilitatori. Come prima cosa, consigliamo di affiancare una seconda persona al facilitatore. È fondamentale avere uno o più colleghi con cui confrontarsi, magari su argomenti su cui non si è troppo sicuri (potresti aver attraversato qualcosa di simile tu stesso). Abbiamo l’abitudine di fare degli incontri tra facilitatori a fine giornata per confrontarsi su quello che è successo durante il tempo trascorso con i partecipanti. Se un partecipante ha avuto difficoltà ad aprirsi è utile chiedere a un collega di parlare con lui. Potrebbe riuscire ad entrare in contatto con il narratore attraverso altre modalità e a farlo uscire dal suo guscio.

Consenso

Bisogna assicurarsi che i narratori e i loro tutori legali siano in grado di fare scelte informate sulla partecipazione al laboratorio e anche sull'uso che si farà delle loro storie. Bisogna spiegare in anticipo cosa succederà durante il laboratorio, magari con l'aiuto del manuale facile da leggere e bisogna fornire un modulo di consenso per la firma. Quando il processo creativo della storia è concluso, si deve consegnare al narratore/al tutore legale un altro modulo di consenso (vedi allegato), in cui i partecipanti possono decidere se vogliono pubblicare la loro storia così come le fotografie e il materiale video utilizzati durante il laboratorio. Bisogna ricordare sempre che la storia appartiene al narratore. Non si può condividere la storia senza il loro consenso e hanno sempre il diritto di rimuoverla dal web, anche se in un primo momento avevano espresso il desiderio di pubblicarla. Per nessun motivo si possono vendere le storie e, nel caso il laboratorio sia stato finanziato da fondi esterni, bisogna assicurarsi di informare tutte le parti interessate sulla proprietà delle storie.

Si possono trovare ulteriori informazioni di tipo etico sulla Narrazione Digitale su sito Story Center.

Diritti d’autore

Il diritto d’autore è una legge che ha lo scopo di tutelare l’attività intellettuale di carattere creativo attraverso il riconoscimento della proprietà sui prodotti che sono stati creati. Può trattarsi di un dipinto, di una fotografia, di una poesia o di una composizione musicale. La persona che crea qualcosa, ne rivendica la proprietà e la legge sui diritti d’autore lo tutela. La legge sui diritti d’autore tutela la proprietà grazie a diverse normative e diritti e includono:

  • il diritto di riprodurre il lavoro creativo
  • il diritto di distribuire copie del lavoro creativo
  • il diritto di svolgere o eseguire il lavoro creativo
  • il diritto di esporre o presentare il lavoro creativo al pubblico

Questo significa che per esempio, delle fotografie, filmati o musica coperti da diritti d’autore non possono essere utilizzati senza previa autorizzazione. Per questo motivo, durante la ricerca di materiale da utilizzare nelle proprie storie, i narratori devono prestare particolare attenzione a non prendere materiale coperto dai diritti d’autore senza chiedere il permesso di utilizzo. Più semplicemente, i narratori dovrebbero utilizzare materiale creato da loro stessi, da qualcuno che conoscono oppure che è svincolato da diritti d’autore. Se il materiale acquisito o scaricato è libero da diritti d’autore, il narratore deve in ogni caso menzionare il nome dell’autore nei titoli di coda. Se non sono sicuri della proprietà del materiale, meglio evitare di utilizzarlo. Alcuni partecipanti possono non avere intenzione di pubblicare le proprie storie; a questo punto possono utilizzare qualsiasi tipo di materiale desiderino. Siate preparati però, nel vostro ruolo di facilitatore, al fatto che molti narratori possano cambiare idea a metà strada e vogliano pubblicare la loro storia a fine percorso. Vi consigliamo quindi, di guidare e suggerire i narratori all’uso di materiale libero da diritti d’autore per avere a fine percorso una storia pronta alla pubblicazione.

9 METODOLOGIA E LETTURE CONSIGLIATE

Il contenuto di questo manuale è basato sul modello originale di Berkeley sulla ND e sull’esperienza raccolta durante il progetto DigiStorID. All’interno del progetto DigiStorID si ritrova la collaborazione dei sei paesi Europei che hanno unito gli sforzi per adattare questo metodo originale a persone con Disabilità Intellettive. Troverete informazioni dettagliate sul progetto sul sito ufficiale www.digistorid.eu

Tutte le storie digitali di DigiStorID sono disponibili sul canale Vimeo del progetto vimeo.com/digistorid

Consigli per letture di approfondimento

  1. Per approfondire la conoscenza della ND e dello sviluppo del metodo, ti consigliamo di leggere "Digital Storytelling – Capturing lives, creating community" di Joe Lambert.
  2. Guardate questa introduzione alla Narrazione Digitale di Amy Hill - StoryCenter.
  3. Se sei interessato a come la ND è stata utilizzata con altri gruppi, ti consigliamo di esaminare queste pagine interessanti:

Informazioni di progetto

  • Programma: Erasmus+, Azione Chiave 2 Cooperazione per l’innovazione e lo scambio di buone pratiche
  • Numero di progetto: 2018-1-SI01-KA204-046998
  • Organizzazione capofila del prodotto intellettivo: Keski-Pohjanmaan koulutusyhtymä, Finlandia
  • Traduzioni: Elisabetta Iasenzaniro e Anna De Vita

Le organizzazioni Partner del Progetto DigiStorID

Partners Associati al progetto

FONTI

  • Associazione DigiStorID
  • Lambert, Joe: Digital Storytelling – Capturing lives, creating community
  • storycenter.org
  • Materiale formativo del DigitalStorylab

ALLEGATI

Allegato 1: Diagramma di flusso dei mattoncini

Allegato 2: Modulo Liberatoria per condivisione

Il Progetto è stato finanziato grazie al supporto della Commissione Europea. Questa pubblicazione riflette solo il punto di vista dell'autore e la Commissione non può essere ritenuta responsabile per qualsiasi uso che possa essere fatto delle informazioni in essa contenute.

Created By
DigiStorID partnership
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Credits:

Copywright for photos DigiStorID and jeonsango - "wall stone wall pattern"