Come valutare un DSA? Ma direi, come valutare in generale?

PREMESSA

Non so cosa possiate aspettarvi da questo incontro, ma io non ho ricette facili da copiare-incollare. Non ho proprio ricette.

Il punto di partenza della mia riflessione è stata la mia, seppur limitata, esperienza personale.

Perché non ho mai trovato nessun corso che mi abbia fornito delle risposte certe, e nemmeno verità docimologiche.

Ecco, sarebbe già un risultato se riuscissi a lasciarvi dei dubbi....

SAR0' BREVE e vi racconterò subito che tutta la mia riflessione sarà racchiusa in 7 punti.

PUNTO 1: NON E' MAI FACILE VALUTARE

Perché valutare significa determinare il valore, e noi spesso abbiamo paura di non essere giusti. Temiamo il giudizio degli altri, le polemiche. E spesso non ci rendiamo conto che la giustizia non ha nulla a che fare con l'uguaglianza....

Perché non c'è nulla di più ingiusto che dare a tutti la stessa cosa, senza accorgersi del bisogno reale di ciascuno...

PUNTO 2 : LA VALUTAZIONE NON E' LA MISURAZIONE

Quanta confusione a questo proposito !

E quanti guai quando ci si identifica con il giudizio degli altri !

Si misura una p r e s t a z i o n e, come si misura la temperatura.

La febbre mi indica che qualcosa non va, allora devo darti una terapia...

E poi, ricordiamoci che i ragazzi NON sono i voti che ricevono ! Così come noi, tutti noi, NON siamo i giudizi che riceviamo (seppur positivi!) e nemmeno gli errori che commettiamo !

PUNTO 3 : LA S I C U R E Z Z A NELLA VALUTAZIONE NON SI IMPROVVISA !

Siamo a nostro agio nella valutazione solo quando siamo maturati nella riflessione docimologica.

Il che, tradotto, significa : questa sicurezza si raggiunge col tempo, con l'esperienza, con la fatica. E solo quando sarò sicuro di me, sarò sicuro anche della mia valutazione (senza tuttavia aggrapparmi a preconcetti granitici).

All'inizio del mio percorso di insegnante ero spaventata dall'idea che il mio voto potesse influire sull'umore o sulla vita scolastica di un alunno. E' chiaro che il tempo trascorso a valutare non è perso, ma è investito. Ed è ovvio che, per prima cosa, devo padroneggiare la mia materia, per offrire una correzione precisa e coerente. Tuttavia questo aspetto non è l'unico: devo capire come interpretare il risultato di una prova contestualizzandolo nella vita del ragazzo.

PUNTO 4: LA TRASPARENZA NECESSARIA

Quello che mi dava fastidio, da studentessa, era il non capire i criteri con cui alcuni prof giudicavano. Poi ho capito che i criteri non potevo comprenderli, dal momento che nessuno si era preso la briga di esplicitarli! Per capire meglio, trasferiamo sempre tutto al nostro livello di adulti: ci interessa andare a fondo ad un problema, capire perché in una selezione aziendale noi siamo stati scartati? O perché la banca ci ha rifiutato un mutuo? Allo stesso modo dobbiamo rispettare questa naturale esigenza dei nostri alunni. Spieghiamo loro come siamo arrivati a quella valutazione, facciamo loro comprendere cosa ci attendevamo da loro. E facciamoci aiutare anche da strumenti OGGETTIVI.

Se dobbiamo MISURARE UNA PRESTAZIONE, è bene che ci sia una griglia, anche generale, ma che ci sia. Le griglie servono per aiutarci a delineare il percorso della valutazione: nel momento in cui mi metto a costruire una griglia sono già nell'ottica giusta perché mi chiedo cosa davvero devo osservare in quella verifica, a cosa sia giusto dare più importanza. E vedrete che, dopo un po' che userete questi strumenti, li farete vostri, ve ne approprierete inconsciamente...

PUNTO 5: LA PAURA DI ESSERE PRESI IN GIRO

A volte siamo un po' troppo ossessionati dalla paura di essere “fregati” dagli adolescenti.

Ma siamo davvero così convinti di dover dimostrare il controllo totale? A parte che spesso gli alunni sono insuperabili nello sperimentare espedienti di copiatura sempre meno visibili, e noi non abbiamo mille occhi...ma è questo il nostro ruolo, di vigili?

Non siamo forse anche noi troppo focalizzati sulla mania di valutare tutto quello che proponiamo scolasticamente? Lo si fa perché altrimenti i ragazzi non studiano? Chiediamoci se sia poi così efficace per quello che rimane loro in testa davvero.

Non apprenderebbero in modo più sereno senza il vincolo perenne del voto?

Noi siamo in grado di TRASMETTERE una passione, di STIMOLARE un apprendimento che passi attraverso la curiosità, che sia SIGNIFICATIVO per la loro vita? Siamo proprio così sicuri di avere fatto del nostro meglio per loro? O anche noi ci sentiamo stanchi, sfiduciati, e per primi non crediamo nella capacità di cambiare dei nostri alunni?

PUNTO 6: LA PENNA ROSSA OVVERO LA MANIA DI CORREGGERE

Me l'ha fatto notare mia figlia: la correggo spesso! Eppure non me ne rendo conto. Ecco l'OGM mamma-prof esprime bene come questa deformazione professionale investa poi il resto della nostra vita, se non stiamo attenti. Solo per il fatto che magari ce la caviamo in qualche contesto, che abbiamo comunque approfondito, questo non ci autorizza a correggere tutto e tutti continuamente. Stiamo attenti a questo aspetto, anche in classe. Se io provo a parlare e trovo una persona che mi interrompe di continuo, dopo un po' smetto... e lascio perdere.

E poi perché non ripartire proprio dall'ERRORE? Anzi, è da qui che dobbiamo imparare a ricostruire!

PUNTO 7: il CUORE

Ogni materia la fa l'insegnante, è risaputo. E ogni docente si presenta in classe come è nella vita.

Anche la mia valutazione, quindi, parla di me e rispecchia come sono: affrettata? Superficiale? Fredda? Sicura? E' chiaro che la valutazione deve essere trasparente e deve partire da prove il più oggettive possibili. Ma io, che ho creato la regola, lo schema, la griglia, posso e devo infrangere questi confini quando serve.

Per esempio con i ragazzi con DSA, ma in realtà un po' con tutti, soprattutto quando può essere più efficace dare una spinta piuttosto che far sprofondare...

Devo anche imparare a rileggere i miei percorsi valutativi, per capire se il percorso ideato è corretto. Posso ammettere di essermi sbagliato. Non devo dimostrare di essere infallibile. Imparare a valutare è un cammino continuo...

Riappropriamoci della bellezza del nostro lavoro! Insegnare non significa applicare delle procedure. Il mio obiettivo come docente è quello di tirare fuori da ogni alunno il meglio che può darmi in quel momento, rispettandolo e sostenendolo.

Investiamo nella relazione! Ricordiamoci che i nostri alunni sembrano non ascoltare, ma si accorgono subito se un docente entra il classe solo per fare lezione (il che è legittimo!) o se vuole anche incontrarli...

Ok, ma dopo tutti questi pensieri, COME FARE CONCRETAMENTE?

Vi parlerò brevemente di 3 aspetti:

1. Come cercare di costruire una verifica trasparente e oggettiva (anche per alunni con DSA)

2. Come comportarsi durante e dopo la verifica.

3. Come esprimere una valutazione finale

Partiamo dal punto 1: come cercare di costruire una verifica trasparente e oggettiva (anche e soprattutto per gli alunni con DSA, ma avrete ormai capito che per me questa precisazione è superflua).

Allora, il mio primo obiettivo quando costruisco una verifica non deve essere trovare l'eccellenza della classe e tarare le difficoltà sul livello più alto esistente. E tanto meno quello di vendicarmi per qualche comportamento scorretto della classe... (non si sa mai...)

La mia verifica deve essere costruita in modo ACCESSIBILE a tutti e dovrebbe prevedere una certa gradualità di difficoltà. Dovrebbe presentare un punteggio assegnato per ogni esercizio (in proporzione alla reale complessità) e un punteggio riassuntivo finale, comprensivo del valore minimo necessario per raggiungere la sufficienza.

Se tutti gli alunni ottengono la sufficienza, non significa che qualcosa sia andato storto, o che tutti abbiano copiato... Forse vuol dire che ho capito a che punto sono i mie ragazzi, che li ho messi in grado di fare quello che sapevano, e poi, forse, sì, che è sembrata loro facile...

Ma noi sappiamo anche che i nostri alunni sanno stupirci negativamente, anche quando noi abbiamo tanti accorgimenti nei loro riguardi e loro, a volte, non si impegnano troppo, giusto?

Parliamo ora delle verifiche per alunni con DSA.

Ogni alunno con DSA è diverso, quindi devo riuscire a progettare un percorso personalizzato per ciascuno. Il che non significa sempre ideare dieci verifiche diverse (vista l'alta percentuale di alunni con DSA nelle nostre classi) ma direi che ne possono bastare 2 o 3, valutate diversamente.

Posso presentare:

A. Una verifica UGUALE a quella degli altri alunni della classe (ma che valuterò diversamente)

B. La stessa VERIFICA della classe, solo ridotta o leggermente modificata.

C. Una verifica DIVERSA.

Il punto 2 proponeva una notazione su come comportarsi durante e dopo una verifica. Si tratta sempre di considerazioni soggettive, che non devono mettere tutti d'accordo, ma che possono essere uno spunto di riflessione.

Durante la verifica, quindi, non devo abbandonare gli alunni. Ciò non significa suggerire, ma OSSERVARLI, capire come lavorano, sostenerli e guidarli se inciampano.

Dopo la verifica: la consegna e la valutazione.

La consegna: non è un momento banale.

Se sapete che i vostri ragazzi con DSA non amano essere al centro dell'attenzione, chiamate un alunno alla volta alla cattedra, e consegnate la prova con discrezione. Approfittate di quell'occasione per esprimere con tatto e delicatezza le vostre indicazioni per migliorare e, se possibile, sottolineate i progressi (sperando ce ne siano!)

La valutazione : se la verifica è la stessa della classe, posso prendermi la libertà di non valutare alcuni esercizi (magari condividendo le mie richieste minime con l'alunno al momento della consegna). Se è modificata procederò con la mia consueta valutazione e, se il risultato non sarà sufficiente, potrò sempre offrire all'alunno con DSA di completare e/o migliorare la prestazione oralmente. Il nuovo voto finale, ottenuto attraverso questa compensazione, andrà a sostituire quello precedente, anche sul foglio della verifica.

Un'ultima cosa: diamo la possibilità agli alunni con DSA di fotocopiarsi la verifica corretta. Si deve usare l'errore per migliorarsi, come una terapia personalizzata in caso di patologia più o meno grave. E poi, se il risultato è buono, diventa una specie di trofeo da mostrare in famiglia...

E se la verifica è orale? Come comportarsi con gli alunni con DSA?

Se possibile, consiglio di programmare la verifica orale e di definirne gli argomenti. Sarebbe auspicabile non pretendere tutto subito e spezzare l'interrogazione in due momenti diversi. Dobbiamo sempre viaggiare in bilico, cercando di mantenere l'equilibrio tra le nostre richieste e le effettive possibilità dei nostri alunni con DSA, soprattutto in termini di mole di cose da memorizzare.

Rispettiamo sempre il PDP. Se abbiamo scritto che si possono utilizzare le mappe concettuali anche durante le prove, lasciamole! Cerchiamo di incoraggiare, facendo partire da un argomento a scelta, per mettere a proprio agio l'alunno. Non dobbiamo pensare che sia facilitato perché sta utilizzando le mappe: è come se pensassimo che un presbite sia agevolato perché usa gli occhiali per leggere. E poi noi dovremmo essere in grado di gestire un'interrogazione partendo da mappe, senza bloccare né intimorire, giusto?

Eccoci giunti al punto 3: come esprimere una valutazione finale?

Non sto qui a specificare le differenze fra la valutazione formativa (in itinere) e quella sommativa (finale). In ogni caso cerchiamo di evitare l'atteggiamento tipico di alcuni docenti che, per evitare problemi, preferiscono dare un bel 6 a tutti i DSA, indipendentemente dal lavoro svolto.

Sfatiamo un mito: in molti pensano che, alla fine, un DSA possa avere solo 6 o al massimo 7, perché è già stato favorito rispetto agli altri. Personalmente non sono d'accordo.

Ricordiamoci sempre l'equilibrio necessario tra dignità e gratificazione. E' chiaro che se io ricevo un bel voto sarò più stimolato a lavorare, ma non si può generalizzare né si può pensare che basti regalare... Tuttavia è probabile che un voto basso richiami solo un altro voto basso, mentre un voto medio/alto può spezzare il cortocircuito di bassa autostima che nei DSA è sempre innescato. Provate, procedete per tentativi, non abbiate paura di osare!

Ma posso dare anche un voto basso?

Certamente! Solo che in questo caso è bene esplicitare all'alunno tutti i motivi che hanno portato a quel risultato negativo, e prendersi un po' di tempo per fare una chiacchierata con lui. Magari in questo periodo non se la sta passando bene.... o forse era solo ingolfato di materie!

In ogni caso, specie se i risultati fossero spesso negativi, sarebbe consigliato ipotizzare un percorso di risalita insieme all'alunno. E' bene proporgli degli obiettivi concreti e raggiungibili (una interrogazione solo su una parte di un capitolo, per esempio), con date ravvicinate e monitorabili facilmente. Questa programmazione di recupero per piccoli passi dovrebbe fare in modo che il nostro alunno senta che teniamo a lui, che vogliamo che si salvi.

Mai infondere sfiducia, infatti! E' il contrario della passione! E la morte dell'apprendimento, ma soprattutto il fallimento dell'insegnamento....

GRAZIE PER LA VOSTRA ATTENZIONE...

Created By
Chiara Geminiani
Appreciate

Credits:

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