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Affare comune: "Memoria" e "Impegno" In ricordo delle vittime delle mafie

La parola "Memoria" ci ha accompagnato a lungo nel corso di quest'anno scolastico e l'abbiamo utilizzata per approfondire tante pagine della nostra storia, soffermandoci, in particolare, sulla storia del '900. L'emigrazione di inizio secolo, la guerra di trincea del primo conflitto mondiale, gli orrori dell'Olocausto e della seconda guerra mondiale, la strage delle foibe, i conflitti dimenticati nel mondo...

Abbiamo attraversato un secolo di storia e siamo giunti ad anni più vicini a noi, anni che noi adulti ricordiamo molto bene, ma che, se non raccontati alle generazioni nate successivamente, rischiano di finire sommersi dalle ragnatele dell'oblio.

Oggi il termine "Memoria" lo utilizzeremo insieme alla parola "Legalità", per parlare di un problema che purtroppo ci riguarda tutti, cittadini italiani da nord a sud, da Palermo a Torino, da Caserta a Padova, perché non esiste regione in cui le organizzazioni mafiose non riescano ad arrivare, con i loro tentacoli asfissianti, per arricchirsi con affari "stupefacenti".

21 Marzo 2019

Quest'anno, infatti l' Associazione Libera- Nomi e numeri contro le mafie- ha organizzato il suo annuale appuntamento in ricordo delle vittime della criminalità organizzata e della diffusione delle idee di cittadinanza attiva e di partecipazione responsabile in una città del Nord-Est, a Padova, a testimonianza del fatto che il problema della lotta alla criminalità organizzata non riguarda più solo le regioni del sud, tradizionalmente e storicamente associate alle organizzazioni mafiose, ma tutti noi cittadini, perché la mafia, oggi, non è più simboleggiata da coppola e lupara, ma si nasconde dietro affari impeccabili, coperta da uno stuolo di colletti bianchi compiacenti.

Conosciamo tutti molto bene la classica dislocazione territoriale delle Mafie, in base alla loro origine storica: la Mafia in Sicilia, la Camorra in Campania, la Sacra Corona Unita in Puglia, la 'Ndrangheta in Calabria. Ma, se in passato si credeva che tali organizzazioni e le loro attività illegali riguardassero solo determinati territori, oggi le mafie hanno interessi a livello non solo nazionale, ma europeo e, addirittura mondiale.

Mafia: Derivazione dalla parola araba "Ma Hias", "spacconeria" o "ma fi-ha "non c'è, non esiste" o dalla parola araba "mu'afak" "Protezione dei deboli"

Mafia siciliana o Cosa Nostra: Storicamente nata in Sicilia nei primi dell'800, ha una struttura piramidale, con a capo un unico punto di riferimento, a cui obbediscono tutti gli altri. Palermo è il centro delle attività e delle decisioni di Cosa Nostra. Alla base della piramide mafiosa ci sono i "picciotti" o soldati, che costituiscono l'esercito di Cosa Nostra, poi i "Capidecina", i "Capimandamento" ed al vertice "la Cupola", di cui fanno parte i capi.

Camorra: molteplici le interpretazioni sull'origine del nome, che secondo alcuni sarebbe da collegare ad un gioco, quello della "Morra", molto in voga a Napoli, oppure ad un termine spagnolo che indicava una giacca usata da banditi spagnoli, detti "Gamurri". Differente dalla mafia per organizzazione, ha struttura tentacolare per la presenza di tanti clan, ciascuno con un capo o boss, spesso in lotta tra loro per il controllo di un territorio. La conflittualità tra clan è molto elevata.

'Ndrangheta: Nata nella seconda metà dell'800, è localizzata geograficamente in Calabria. La sua struttura è di tipo orizzontale, il cui elemento base è la "'ndrina", o famiglia, radicata in un territorio o un comune. La 'ndrina è completamente autonoma e il suo capo è soprannminato "capobastone".

Oggi è la più internazionale delle mafie, la più potente e pericolosa. In passato nota per i sequestri di persona, da cui si ottenevano riscatti, oggi è forse la più fiorente delle associazioni mafiose.

Le attività delle Mafie:

- Traffico di stupefacenti: la prima e più redditizia delle attività delle mafie, a tal punto che la cocaina è stata definita "Petrolio bianco". Avviene su scala internazionale, in quanto i mafiosi comprano la droga dai paesi produttori ( America centrale e meridionale, paesi asiatici) e poi la rivendono nelle piazze di spaccio.

- Pizzo: estorsione di denaro attraverso minacce a commercianti, imprenditori, liberi professionisti.

-Contrabbando di armi: il mercato illecito di armi verso i paesi in cui si combattono conflitti decennali spesso viene fatto in cambio di denaro o di droga

-Immigrazione clandestina

-Sfruttamento del lavoro nero: lavoratori illegali, spesso immigrati, impiegati nei più vari settori dell'economia, dalla raccolta di frutta e pomodori ai laboratori clandestini per la contraffazione delle merci, all'edilizia...

-Sfruttamento della prostituzione

-Gioco d'azzardo

-Usura: prestito di denaro con altissimi interessi

-Mercato del falso

Le "Ecomafie"

Smaltimento dei rifiuti

Con il termine "Ecomafia" si intende lo smaltimento illegale di rifiuti, in particolare quelli tossici e pericolosi sia urbani che industriali a discapito della sicurezza ambientale e della salute dei cittadini. E' quello che è accaduto nella nostra Campania, in particolare nelle province di Napoli e Caserta, un tempo definite "Campania felix" ed oggi note come "Terra dei fuochi". Le discariche abusive, il sotterramento di interi camion di sostanze tossiche hanno inquinato suolo, falde acquifere e aria, in particolare con la diffusione di percolato e diossina, con conseguenze preoccupanti che fanno parlare di disastro ambientale. I danni per l'ambiente sono incalcolabili, a essi si aggiungono quelli alle colture e agli animali, molti dei quali si sono anche ammalati e sono stati abbattuti. Riflettiamo sui pericoli per la salute umana nel mangiare cibi di origine animale o vegetale contaminati da tali sostanze, i problemi respiratori, le allergie e, purtroppo, l'alto tasso di incidenza dei tumori, che si manifestano in queste aree con un'incidenza molto più alta che altrove. La stessa popolazione, infatti, allarmata, è scesa in piazza per far sentire la propria voce e lottare per il diritto alla salute e ad un ambiente sano.

Omertà:

/o-mer-tà/

Regola della malavita organizzata e consuetudine culturale dei luoghi da essa dominati, che obbligano al silenzio sull'autore di un delitto e sulle circostanze di esso. Solidarietà interessata tra membri di uno stesso gruppo o ceto sociale che coprono le colpe altrui per salvaguardare i propri interessi o evitare di essere coinvolti in indagini spiacevoli e pericolose.

Coscienza:

/co-scien-za/

Capacità dell'uomo di riflettere su sé stesso e di attribuire un significato ai propri atti. Immaginaria sede del senso morale dell'uomo; capacità di valutazione etica delle proprie azioni. Consapevolezza del proprio ruolo, delle proprie responsabilità in campo sociale.

Un testimone di Legalità: Don Peppe Diana

Sono trascorsi ormai 25 anni da quel fatidico 19 Marzo 1994, quando Don Peppe Diana, parroco di Casal di Principe, in provincia di Caserta venne ucciso, il giorno del suo onomastico in chiesa, mentre si accingeva a prepararsi per la messa. Un uomo coraggioso, che ci ha lasciato un messaggio di immenso valore, mostrando con le sue scelte di vita la strada da intraprendere per combattere contro la criminalità, la violenza, l'arroganza di chi, senza scrupoli, si arricchisce a discapito della vita di altri esseri umani.

Stanco di vedere tante vittime per mano della camorra, soprattutto tra i più giovani suoi concittadini spazzati via dalla violenza più cupa della lotta tra clan o a causa della droga, nel 1991 decide di ribellarsi scrivendo il documento "Per amore del mio popolo non tacerò",sottoscritto, oltre che da lui, da altri sacerdoti di Casal di Principe, San Cipriano d'Aversa, Villa Literno, Villa di Briano e Casapesenna.

Il suo Killer si presentò in chiesa, precisamente nella sagrestia, alle ore 7,30 e gli domando: " E' lei don Peppe ?"

"Sì, sono io"- sono state le sue ultime parole.

Fumetto su Don Diana

Cinque colpi rimbombarono nelle navate, due pallottole lo colpirono al volto, le altre bucarono la testa, il collo, la mano. Avevano mirato alla faccia. Aveva trentasei anni.

Sgomento generale quando si diffuse la notizia di quanto accaduto; la violenza aveva colpito al cuore una comunità, che adesso trovava la forza per aprire gli occhi e rompere quel muro di omertà costruito da secoli di disagio, soprusi e sopraffazione. Furono soprattutto i giovani a scendere per le strade gridando il suo nome, mentre dai balconi delle case sventolavano mille lenzuola bianche, una pioggia di stoffe candide legate alle ringhiere e alle finestre.

Tra la gente c'erano tanti giovanissimi scout, perché Don Peppino era uno di loro, insieme avevano condiviso tanti momenti gioiosi ed impegnativi. Come gli Scout, abbracciava la scelta di diventare "Cavaliere", mettendosi al servizio del prossimo, prendersi cura delle persone deboli e indifese.

"Tra i cavalieri lo affascinava la figura di San Giorgio- ricorda Giuseppe Vozza, Responsabile Agesci di Casagiove- raffigurato nell'atto di combattere il drago, che per la cristianità è il simbolo del male che è in noi e fuori di noi.

Quel drago l'ha incontrato il 19 marzo 1994 e, nonostante la sua morte, la sua battaglia l'ha vinta, infliggendo il colpo mortale a questo mostro che infestava il suo territorio, infondendo a tanti altri il coraggio di gridare con forza la voglia di giustizia, riscatto, libertà."

Il processo, durato dieci anni e chiuso in Cassazione il 4 Marzo 2004 smonta tutte le accuse e le illazioni messe in giro per infangarne la memoria.

"La scelta di uccidere Don Giuseppe Diana- recita la sentenza-ebbe una forte carica simbolica..."

Adesso tocca a voi: Ricercate informazioni sulla figura di Don Diana, poi scrivete una relazione, seguendo i punti indicati nella mappa concettuale seguente.

Buon lavoro!

Created By
Savina Gravante
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