Recyclerie

C'era una volta una spilla, una piccola spilla, una spilla dorata, una spilla colorata, una spilla smaltata, una spilla graziosa, una spilla lucente, una spilla splendente, una spilla importante.
Importante per cosa? Importante per chi? Ma per Alice! Alice? Alice chi? Alice Alice, Alice di Recyclerie! Recyclerie? Si, ma ora silenzio, non chiedetemi ancora, torniamo alla spilla, alla spilla graziosa.
Di spille ce ne sono tante, di forme svariate, a forma di pesce o a forma d'ariete, a forma di cerchio o a forma di teschio, a forma di rosa, di foglia, di agnello o di pastorello, ma questa, questa era a forma di uccello.
E per piacere, non siate villani, di uccello si parla, col becco e le ali. Lasciate da parte la risata scurrile e mettiamo da parte anche le rime, che continuarle a cercare sta diventando davvero stancante.

Quindi...

C'era una volta una spilla, una spilla a forma d'uccello. Con sicurezza non so dirvi che uccello fosse, di certo non era una rondine, non era un gallo, non era un passerotto... poteva però essere un colibrì, un minuscolo colibrì fissato in un'elegante movenza sospesa nell'aria, la schiena inarcata, il corpo e il capo tesi in una direzione per poi continuare nell'affusolato e dorato becco, la lunga coda protesa nella direzione opposta, le penne incurvate non si sa se dal vento o dalla stessa forza dell'animale. Coda, corpo, capo e becco fermati a formare una sinuosa esse librata nell'aria. Le ali aperte e tese a bilanciare la posa del corpo, le penne possenti si tendono una dopo l'altra, in una elegante frangia smaltata. L'intero ventre è una verde pietra liscia e trasparente, un verde smeraldo dalle profondità vetrificate e sempre più buie, ma dalla superficie calma e brillante, dolcemente cangiante.

E' solo una spilla, fredda, immobile, senza vita, ma guardatela per un altro poco ancora, solo per un altro poco, e allora, all'improvviso, ecco inizialmente un nascosto ronzio, un ronzio tracciabile solo all'udito, anzi forse è meglio se chiudete gli occhi, per sentire meglio; ma ecco che la vibrazione si apre strada all'interno, sotto la pelle, scivolandovi dentro a piccoli rivoli stuzzicanti; e infine, infine anche gli occhi lo percepiscono, quel breve guizzo, sarà solo la luce che tocca il metallo, che cade sullo smalto, che si infrange sulla pietra di smeraldo... No, non è la luce, è qualcos'altro, è proprio lui, il colibrì, che a un tratto non è più freddo, non è più immobile, non è più senza vita.

Si muove. Dentro la tua testa lui si muove, dentro la mia, la mia testa, lui si muove. E muovendosi, come in una danza, con le piccole ali da sferzate all'aria, la agita, la rende vortice e da quei mulinelli trasparenti sbocciano fiori dai profondi colori.

C'è una danza davanti agli occhi della mia anima.

Ovunque egli si volti i suoi movimenti creano grappoli di fiori, appaiono appena in tempo perché lui ci tuffi il dorato becco.E così continua la danza, la danza magica dell'immaginazione, che da una piccola, immobile, graziosa spilla crea invece surreale vita.

Cosa mai avrà questa spilla che la rende così potente sulla mia mente?

Ha fascino, è questa la risposta che ho trovato.

Cosa è, allora, il fascino? Il fascino è un impalpabile alone che al tuo avvicinarsi si trasforma in conturbante sensazione, una sensazione che ti invade e rimanda la tua mente di immagine in immagine; immagini mentali che mentre si creano si abbracciano ai tuoi ricordi, continuando a creare nuove sensazioni. Il fascino è un viaggio improvviso e quasi coatto dentro te stesso, perché ti inebria i sensi i e ti spalanca i desideri.

E alcuni luoghi sembrano nati per creare fascino, sembrano stati pensati per affascinarti.

Provate a entrare da Recyclerie. Recyclerie. Il solo nome evoca sapori particolari, a me riporta a un qualche affollato quartiere parigino, alla mano ma sofisticato, sbarazzino ma elegante, effervescente di colori, odori e sapori, ma allo stesso tempo dall'effetto intimamente rassicurante.

Entrate da Recyclerie, e vi troverete ad essere una scheggia di cristallo dentro un grande caleidoscopio, ogni angolo di questo luogo vi rimanda una molteplicità di frammenti diversi di voi stessi. Schegge di immagini che si fondono con brandelli di ricordi, disciogliendosi in brani fantasiosi.

Entrate da Recyclerie.

Vi troverete Fabrizio e Alice (si, proprio quella Alice lì, l'Alice della spilla di colibrì).

Cosa è Recyclerie?

Recyclerie è un piccolo angolo magico sospeso nel tempo, in una cangiante indecisione tra passato e presente. Al secolo è chiamato negozio, a pelle lo chiamo rifugio, un rifugio incantato. Una piccola stanza che si affaccia sulla stradina serpeggiante che dall'angolo più antico di Cagliari scende a gettarsi nelle vie dello shopping.. anche geograficamente sempre in bilico fra antico e moderno.

Entrate da Recyclerie.

Inizialmente vi sentirete spaesati, vi ritroverete al centro di un turbinio di sensazioni e immagini; varcate la soglia ed eccovi seduti su una giostra, una giostra che gira veloce e vi confonde i sensi, una giostra che trasforma gli oggetti intorno a voi in una danza di scie colorate e sfuggenti; finché la giostra non si ferma, finché non esaurisce la carica, non potete mettere a fuoco i dettagli di ciò che avete intorno.

Gli occhi sono costretti a saltare da un oggetto all'altro, da un'immagine ad un'altra, di colore in colore, di forma in forma, di dettaglio in dettaglio.

Siete una trottola che non sa dove fermarsi. Guizzate dall'angolo delle spille alla parete dei vestiti appesi, siete davanti alle stampe ma subito vi voltate e trovate le scarpe, cercate di osservare ciondoli e orecchini ma la messa a fuoco passa subito oltre, all'angolo dei cuscini. C'è un qualcosa di cangiante in questa piccola stanza, un qualcosa di stuzzicante, qualcuno o qualcosa cambia continuamente le carte in tavola.

Aspettate un attimo, fate fermare la giostra, e capirete.

Ora è quasi ferma, fate un piccolo salto e scendete.. e così vedrete.. vedrete che tra le spille ne troverete di antiche e di moderne; tra i vestiti, molti sono vero vintage d'annata, autentici anni sessanta, settanta, ottanta, altri sono creati oggi, con occhio critico, da una sarta.

E' questo il vero segreto, la commistione di antico e moderno, che opera uno strano straniamento, che rovista tra i tuoi ricordi, ci fruga dentro, li addensa, li mescola e li trascina fuori.

Il fascino.

In un angolo c'è un cuscino, un grande cuscino che non è però a forma di cuscino. E' un pesce, un enorme pesce. Neanche ho fatto in tempo a registrarne ogni dettaglio che le pinne cominciano a muoversi, la bocca da pescecane si spalanca e mi ritrovo inghiottita nel passato, quando da bambina ascoltavo mia zia leggermi di quel povero Geppetto e di quel birbante del suo figlioletto. Faccio un passo indietro e quasi urto lo scaffale delle spille, mi giro al tintinnio e mi ritrovo in una stanza in mezz'ombra, davanti alla specchiera di mia nonna, in bilico sulle punte e la testa stufata nel cassetto, a frugare tra i suoi fazzoletti, pettinini, fermagli, spille e anelli.

Ecco, il fascino, di salto in salto.

Ma quando è nello stesso oggetto che si abbracciano antico e moderno e in questo viluppo è inserito anche un elemento discordante, un particolare in qualche modo scricchiolante, allora la sensazione è disarmante.

Sono questi abbracci scricchiolanti che crea Fabrizio.

Guardatevi intorno e trovate le sue stampe, osservatele. Su delle polaroid che ritraggono scorci di realtà a colori slavati sono inseriti disegni in bianco e nero che arrivano da qualche angolo della sua tortuosa immaginazione: piccoli ed eleganti pettirossi delicatamente posati sui motori rombanti di immensi aerei; possenti balenottere innalzate in salto accanto ai cigni di un placido stagno; vespe grandi come torri di cattedrali e su queste zampettanti; innocenti e fiabeschi scoiattoli sgranocchianti nocciole sulle strisce pedonali.

Tutto questo, non solo questo, è Recyclerie.

Entrateci, e lasciatevi andare alla sua magia.

E siate un piccolo colibrì danzante di fiore in fiore; siate la folla di un quartiere parigino sbarazzino ma elegante; siate una scheggia di cristallo in un grande caleidoscopio, che infrange e moltiplica se stessa all'infinito; siate una giostra che gira e sfilaccia il mondo in colorati vortici di sensazioni; siate un bimbo che ad occhi chiusi si fa narrare le avventure di un burattino di legno; siate una bambina che sfida in punta di piedi la propria statura per tuffarsi nel cassetto proibito della nonna; siate spettatori disarmati degli abbracci scricchiolanti di Fabrizio.

Siate tutto questo, ma non solo questo.

Entrate da Recyclerie.

Foto di Marco Ciampelli

Testo di Anna Lobina

Credits:

Marco Ciampelli Photography

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