GIAMBATTISTA E GIANDOMENICO TIEPOLO

La provincia di Brescia conserva uno straordinario patrimonio di dipinti di GianBattista e GianDomenico Tiepolo. I due pittori veneti lavorarono a più riprese nel bresciano, impegnandosi in lavori di grande mole con risultati di alta qualità.
Giambattista Tiepolo S. Silvestro battezza Costantino Olio su tela, cm 324 x 172 Chiesa di S. Silvestro, altar Maggiore Folzano - Brescia. 1757-1759

L'opera raffigura Papa Silvestro nell'atto di battezzare l'Imperatore Costantino. L'opera è notevole, con colorI che conferiscono effetti cromatici quasi pirotecnici, rivelando un pittore assolutamente inarrivabile nella resa del bianco sul manto di Costantino o nell'accostamento cromatico tra il blu della veste del paggio e il rosso del piviale del Santo. Fu commissionata l’8 marzo 1757, e dedicata nel settembre del 1759 (Morassi). Si tratta di un'opera, perfettamente conservata, in cui i colori sono stesi in tonalità dense e calde, i panneggi sono sfarzosi, e lo spazio è sfruttato con consumata abilità compositiva. II volto del vecchio vescovo battezzante, paludato nel sontuoso piviale, conserva tutta la forza espressiva dei migliori lavori di Giambattista.Grumi di colore intensissimi qua e là sono disposti secondo la consueta maniera del maestro.

Giambattista Tiepolo Ultima cena olio su tela, Chiesa parrocchiale di G. Todeschini, altare del S.S Desenzano - Brescia. 1738

II taglio della scena è superbo: nello spazio di poco più di un metro di larghezza, la Cena è mirabilmente scorciata, dalla dolce figura del Cristo alla teoria dei dodici apostoli. È comunemente datata intorno al 1738, sulla base di documenti conservati nell'archivio della chiesa, quando Giambattista era nel pieno della propria felicità espressiva. Ciò nonostante, molti critici l'hanno attribuita al figlio Giandomenico «per le tipologie dolcificate e il colore meno sostanzioso, trascurando il fatto che questi nel 1738 era troppo giovane anche solo per collaborare così vistosamente col padre. Si deve forse supporre che il quadro, eseguito da Giambattista, sia stato restaurato da Giandomenico molto più tardi. Resta comunque un'opera di grande importanza e preziosissima per la raffinata disposizione delle figure.

Giambattista Tiepolo il Sacrificio di melchisedech olio su tela, Chiesa parrocchiale di Verolanuova, Verolanuova, Brescia. 1696-1770
Giambattista Tiepolo la caduta della Manna olio su tela, Chiesa parrocchiale di Verolanuova, Verolanuova, Brescia. 1740

Le due scene bibliche sono svolte ciascuna su una superficie di 66 metri quadrati e si impongono al visitatore per le loro eccezionali dimensioni non meno che per la ricchezza dei colori e l'abilità dell'orchestrazione. I personaggi infatti che partecipano in folla alle due scene testimoniano qui ancora una volta la grande abilità del Tiepolo come regista di masse

Giandomenico Tiepolo apoteosi dei a santi Faustino, Giovita, Benedetto e Scolastica olio su tela, Chiesa dei santi Faustino e Giovita, Brescia. 1754-1755

Nell'opera, di notevoli dimensioni, spicca innanzi tutto, per compiutezza di splendore, la decorazione del soffitto del presbiterio, ove è raffigurata la scena-perno dell'Apoteosi dei Santi Faustino, Giovita, Benedetto e Scolastica, condotti in cielo da una moltitudine di angeli. I quattro santi sono disposti lungo una linea comune che, dal basso, sale man mano verso l'alto seguendo una leggera curvatura nel tratto finale, culminando poi nei pressi del cielo, raffigurato al centro mediante uno sfondato prospettico. Per primo si trova San Faustino, seguito da San Giovita, titolari della chiesa e patroni della città. La terza figura è San Benedetto, mentre Santa Scolastica chiude la sequenza. Ogni santo è condotto al cielo da un intrico di angeli, nuvole e stendardi, ben evidenti attorno San Faustino, più labili man mano si sale, mentre altri gruppi di angeli volano sparsi attorno alla scena. La figurazione, anziché essere risolta nel finto sfondato prospettivo della volta a vela di copertura, dove è posto il cielo, fuoriesce mediante una sapiente e ben organizzata soluzione, dove le nuvole del cielo, sulle quali volteggiano gli angeli, "coprono" con abile illusione prospettica un'estesa area della finta architettura circostante, cioè il cassettonato dell'intradosso dell'arcone che sostiene la volta, parte della trabeazione e delle cimase che fanno da coronamento perimetrale allo sfondato prospettico centrale e anche una delle statue, finte a loro volta, che decorano i pennacchi.

Giandomenico Tiepolo, Martirio de santi Faustino e Giovita, olio su tela, Chiesa dei santi Faustino e Giovita, Brescia. 1754-1755

La scena rappresenta il momento del martirio dei due santi titolari della chiesa, i Santi Faustino e Giovita, che morirono per decapitazione all'inizio del II secolo. Giandomenico raffigura qui il momento dell'esecuzione: sopra e attorno a un alto basamento, nella parte sinistra dell'affresco, è raccolto un gruppo di uomini che assiste all'imminente decapitazione di uno dei due santi, probabilmente Giovita. Dominano la scena il boia con la spada alzata e lo stendardo romano, recante la sigla SPQR. Spostandosi a destra, invece, si nota una scala a pioli che sale al basamento prima descritto e, alla sua base, l'altro santo, forse Faustino, inginocchiato e con le mani incatenate, in atteggiamento di preghiera. Fanno da sfondo altre aste cerimoniali romane, appartenenti evidentemente ad un corteo del quale si possono scorgere i primi componenti dietro alla figura di Faustino. Più in alto campeggia invece una torre fortificata, dal quale un uomo è affacciato ad ammirare la scena, e un lungo perimetro murario, evidentemente le mura di Brescia: per localizzare la scena, pertanto, il Tiepolo si rifà alla tradizione che colloca il martirio dei due patroni fuori dalle mura della città, a sud, presso quello che diventerà il Cimitero dei Martiri (o lo era già, le ipotesi sono discordanti), dove oggi sorge la chiesa di Sant'Angela Merici.

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