cos'è una lezione? La lezione secondo florenskij

Pavel Florenskij è un docente dell'università di filosofia di Mosca con un'idea tutta particolare della lezione. Egli afferma che , capita spesso che si applichi il nome "lezione" a qualsivoglia opera letteraria, dissertazione scientifica, articolo di rivista o appendice di giornale, purché venga letta (o pronunciata) davanti a un pubblico; così facendo non si tiene però conto del fatto che, sebbene il nome lezione derivi da lectio, le due cose non sono affatto uguali. Sono concetti subordinati: da un lato non necessariamente una lectio è una lezione, e dall'altro non necessariamente una lezione dev'essere letta davanti a degli uditori, ossia essere una lectio, perché le lezioni possono venire alla luce anche direttamente in forma stampata.

Per colpa dell'imprecisione nell'uso delle parole, il nome di "lezione" perde la sua fisionomia specifica; un nome nebuloso impedisce di riconoscere distintamente le prerogative che si richiedono a una lezione dal punto di vista della forma.

Il rapporto che c'è tra il libro di testo e il corso di lezioni è paragonabile al rapporto che c'è tra il meccanismo e l'organismo. La lezione non procede in linea retta, totalmente rinchiusa in una formula razionale ma, come l'essere vivente, sviluppa i propri organi, rispondendo ogni volta alle esigenze che si manifestano in corso d'opera. Il libro di testo è sempre l'esito di un lavoro più ponderato della lezione; il libro di testo realizza questo compito infinitamente meglio di qualsiasi lezione. D'altra parte, leggere un libro di testo, anche il più brillante, a un intero uditorio in grado di leggere è un esercizio decisamente inutile dopo l'invenzione di Gutenberg.

Florenskij definisce la lezione come una passeggiata a piedi, una gita, sia pure con un punto finale ben preciso, o meglio, su un cammino che ha una direzione generale ben precisa, senza avere l'unica esigenza dichiarata di arrivare fin lì, e di farlo per una strada precisa. Per chi passeggia è importante camminare e non solo arrivare. Se gli interessa una pietra, un albero o una farfalla, si ferma per guardarli più da vicino, con più attenzione. A volte si guarda indietro ammirando il paesaggio oppure ritorna sui suoi passi, ricordando di non aver osservato per bene qualcosa di istruttivo. Vediamo infatti che questo metodo era già usato dai grandi filosofi, come Socrate, della scuola di pensiero greca del VI secolo a.C.

Una caratteristica specifica della lezione discende dal suo compito. La lezione, non deve insegnare questo o quel genere di fatti, generalizzazioni o teorie, ma addestrare al lavoro, creare il gusto della scientificità, dare l'"innesco", il lievito all'attività intellettuale. Perciò al gusto della lezione, che indirizza l'attenzione degli uditori al concreto, alla fonte prima, bisogna prima abituarsi.

La forma della lezione, che richiede per sua natura un certo dettaglio, una certa incisività, una certa stilizzazione dei giudizi, certe volte costringe ad esprimersi con più decisione di quanto sarebbe ammesso in un'opera scientifica

"Conoscere è avere il <<gusto per il concreto>>. Saperlo accogliere con venerazione, che si tratti di una pietra, di una pianta o di un libro." -Pavel Florenskij

Ulturale Valentina, La Rocca Martina & Attianese Antonia.

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