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Il paese delle meraviglie Alla scoperta dell'Italia e degli italiani

Buongiorno! In questa pagina web andremo a scoprire un mondo fantastico, un paese ritenuto fra i più belli del mondo non solo per le sue opere, ma per la passione, l'amore e il cuore dei suoi abitanti. Andiamo a scoprire l'Italia e gli italiani.

Una panoramica del nostro paese

Art.1 - L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Fra "le cose più belle del mondo" c'è la nostra Costituzione, ossia quell'insieme di leggi che permette a tutti noi di vivere nel rispetto dell'altro e di se stessi. Questa frase in stampatello è il primo articolo, nel quale si mette in evidenza una cosa importante: noi siamo l'Italia, ognuno di noi è un costruttore attivo del paese in cui viviamo. È importante iniziare con questa idea ben chiara, poiché l'Italia non è altro che il frutto delle nostre azioni: passate, presenti e future.

Partiamo con alcune informazioni di carattere generale, ossia dalla nostra posizione geografia nel mondo e da qualche nozione "burocratica".

Il nostro pianeta è suddiviso in 5 continenti (6 se contiamo l'Antartide): Oceania, America, Asia, Africa ed Europa. In quest'ultimo ci siamo noi.

Entrando in Europa, possiamo vedere molte nazioni, ossia territori decisi politicamente dai diversi governi (spesso a seguito di guerre). L'Italia confina con l'Austria, la Svizzera, la Francia e la Slovenia. La Corsica, isola sopra la Sardegna, è francese.

L'Italia è una nazione divisa in 20 regioni. Il Parlamento, sede del Governo, è situato a Roma, la capitale, nella regione Lazio. Ogni regione è autonoma rispetto alle altre ma tutte dipendono dal Parlamento. Per chi volesse vedere il filmato "Paesaggi e Regioni" può cliccare nel pulsante.

L'ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica) ogni 10 anni effettua un censimento, ossia un'indagine per raccogliere dati sulla popolazione (come densità, anzianità, occupazione, ecc.). Questa specifica mappa tematica indica la densità della popolazione in Italia.

Gli italiani, da decenni, hanno iniziato un processo piuttosto negativo, seppur spesso necessario: lo spopolamento delle regioni rurali e dei paesi di montagna. Negativo perché, con il passare degli anni, molte località di grande rilevanza storica stanno subendo un decadimento rapido e dannoso, con il rischio di perdere preziosi vicoli, strutture e patrimoni della nostra storia passata. Necessario perché il lavoro si è oramai "spostato" prevalentemente nei centri urbani e quindi, per poter sopravvivere, le famiglie si devono trasferire in città, abbandonando il proprio paese natale.

Come potete osservare dalla mappa tematica qui a fianco, i capoluoghi di regione solo le città più popolate della regione in cui risiedono. Fanno eccezione Pescara e Reggio Calabria, le quali, nonostante siano solo capoluoghi di provincia, superano per numero di abitanti L'Aquila e Catanzaro.

Proviamo a fare una semplice distinzione delle diverse "categorie" di città, in relazione alla loro denominazione.

La capitale, abbiamo già detto, è Roma, città nella quale risiede il Parlamento. Qui vengono prese decisioni di importanza nazionale e internazionale.

Il capoluogo di regione è la città nella quale hanno sede il Consiglio e la Giunta Regionale, ossia gli organi politici che possono emanare leggi, gestire i servizi pubblici locali o distribuire le risorse economiche del loro territorio.

Il capoluogo di provincia è la sede degli organi amministrativi del territorio da loro controllato. Ognuno di essi può prendere decisioni sulla cura ambientale, sull'edilizia scolastica o sul trasporto locale della propria area. A sinistra potete vedere la suddivisione delle province del Lazio.

passeggiando per le vie

Entriamo ora più nel "vivo" geografico, negli ambienti maggiormente vicini alla nostra quotidianità e conoscenze. Parliamo dei centri urbani.

Le città

Vedute panoramiche di grandi città

Le città sono certamente il luogo più "vivo" dei diversi centri urbani che andremo a vedere nei prossimi capitoli. In esse la maggior parte dello spazio disponibile è occupato da case, edifici pubblici, piazze e monumenti.

In genere, le città possiedono pochi spazi verdi, a eccezioni di alcune località storicamente attente alla presenza di ville o parchi, hanno un alto livello di inquinamento ambientale e acustico (fattori che approfondiremo in altra sede) e traffico stradale. Osservando, però, l'altra faccia della medaglia, possiamo notare come le città siano capaci di soddisfare ogni genere di necessità o bisogno. Numerosi sono i servizi pubblici messi a disposizione dei cittadini, compresi centri ricreativi per bambini, adulti e anziani, oltre a una grande presenza di industrie nelle periferie.

Apriamo una piccola parentesi sul significato della parola "servizi" al cittadino. Questi "servizi" sono luoghi, mestieri, negozi al "servizio" della persona: le biblioteche custodiscono grandi quantità di libri che possiamo prendere in prestito quando vogliamo, gli ospedali ci curano quando necessario, le scuole educano bambini e ragazzi, le poste spediscono e ricevono per noi pacchi o lettere, i taxi ci portano da un posto a un altro... insomma, ognuno di essi, in maniera diversa, è un "servizio", un'offerta al cittadino.

Questi sono molti e, in città, se ne possono trovare davvero ovunque: a Roma, ad esempio, abbiamo un gran numero di musei di grandi dimensioni, è possibile entrare in centinaia di biblioteche aperte tutto il giorno o trovare svariate scuole a cui iscriversi nello stesso quartiere. Non per ultimo, il potersi muovere con autobus pubblici per centinaia di strade.

Ci sono servizi per anziani, per bambini o adulti. Basta saper cercare.

Tutto questo, però, può mantenersi a una sola condizione: tutti dobbiamo fare la nostra parte. Torniamo, in un certo senso, ai primi paragrafi di questo sito. Noi siamo la città, siamo noi il suo cuore. Sono le persone che lavorano in questi servizi a renderli efficienti e possibili.

Ciascun servizio ha, però, i suoi costi: la luce elettrica, la pulizia delle strade e dei cassonetti stradali, la benzina... Chi paga? Noi, ognuno di noi, attraverso le tasse che lo Stato (o la Regione o il Comune... insomma qualcuno!) ci chiede. Il piccolo contributo di tutti può portare avanti una macchina enorme. Il prezzo del singolo biglietto di un autobus non coprirà le spese per mantenere il veicolo perfettamente funzionante, ma la somma di tutti i biglietti di tutte le persone che lo utilizzeranno... quello forse sì!

Nelle grandi città, a cercar bene, non ci si annoia mai. Infatti, sono presenti luoghi di culto (come chiese, moschee e sinagoghe), teatri, cinema, centri culturali e associazioni di ogni genere. In questo modo il cittadino può trovare sempre la giusta offerta alla sua domanda o, in altre parole, può soddisfare quasi ogni suo desiderio, che sia andare a danzare, a ballare, a recitare, a divertirsi, a pregare, ecc.

Parliamo ora della città nel suo lato più "estetico". Infatti, tornando alle foto di inizio capitolo, possiamo notare sempre uno stesso scenario: edifici, edifici e ancora edifici! Tutti vicini, agglomerati, con pochi ambienti ampi e spaziosi, se non in periferia. Vivendo in città forse non ce ne accorgiamo, ma al di fuori c'è l'infinito, c'è una distesa sperduta di luoghi da scoprire e vedere.

Cosa possiamo trovare al centro storico di Roma?

Ok, per i romani è "vincere facile", ma la ricchezza della città eterna (fermo restando l'immensa bellezza e importanza dei centri storici di tutte le città italiane) è quasi disorientante: antica, pulsante, disponibile. Per Roma, basta fare una semplice passeggiata per imbattersi in un qualche monumento o vicolo secolare.

Evidenziamo il binomio "centro storico". Cos'è? In parole semplici, è la parte più antica della città, quella da cui tutto è iniziato: sono le prime case, le prime vie, le prime fontane da cui poi le persone son partite per espandere sempre più il proprio centro urbano. Il centro storico è spesso soggetto a rigorose regole per la sua salvaguardia e abitarci porta certamente sia a grandi onori che a grandi oneri: non poche volte sono vietate le macchine al suo interno, oppure non è possibile collocarvi cassonetti stradali per motivi di "decoro". Insomma... è un mondo quasi parallelo.

Paesi e insediamenti rurali

Approfondiamo adesso quegli ambienti spesso "contrapposti" alle città: i paesi e gli insediamenti rurali. I primi possiamo considerarli, prendendo il termine con le pinze, delle "mini-città", ossia centri urbani piccoli, con meno servizi, meno offerte al cittadino ma, comunque, con numerose abitazioni ed edifici. I secondi sono invece quelle località isolate, spesso composte da poche case o strutture, che possiedono più un ruolo d'impresa (una fattoria, un allevamento, ecc.) che di abitazione.

Vedute panoramiche di paesi italiani

Non sentite il vento che vi sfiora i capelli? Non percepite l'aria pura e ristoratrice? Non siete inebriati dal verde? Ecco, questi sono i nostri paesi, spesso una simbiosi fra elementi naturali e antropici. Anche solo guardando le foto possiamo notare le grandi differenze esistenti fra città e paesi. Numerosi sono i libri che narrano il come e il perché i paesi siano nati in un determinato ambiente o abbiano avuto quel certo sviluppo, ma qui ci limiteremo a parlare del fenomeno dello "spopolamento" (accennato qualche capitolo fa) e dei punti di forza/debolezza del vivere in questi piccoli centri urbani.

Come potete vedere dall'immagine qui a fianco, il problema dello spopolamento già da diversi anni (decenni!) sta preoccupando sindaci e Regioni, poiché un paese abbandonato dalle persone sarà anche un paese dimenticato dalla storia, che smetterà di respirare, che non vivrà più quella quotidianità di relazioni.

Oltre alla "poesia" che si può utilizzare per discutere dell'abbandono dei piccoli centri urbani, esiste naturalmente il lato più pratico: un paese con poche persone sarà una località dove non ci sarà più manutenzione, riparazioni... insomma si distruggerà nel tempo.

È possibile fermare questo fenomeno? Possibile, ma difficile. Le soluzioni sono complesse e questo non è lo spazio giusto per approfondire ulteriormente la questione (almeno per ora...).

Per quanto riguarda più specificatamente gli ambienti "rurali", sono abitati prevalentemente da persone anziane, nate e cresciute in quell'ambiente, o da lavoratori di un qualche settore locale, spesso neppure in modo permanente (ossia tornano "a casa" finito il periodo lavorativo). Località del genere sono molte volte piene di vita solo in determinati periodi dell'anno, dipendenti dalle stagioni (turismo invernale o estivo), dal lavoro (pensiamo all'agricoltura che vedremo fra poco) o da circostanze di particolare rilevanza (fiere, sagre, eventi a tema sportivo/gastronomico/politico/ecc.).

La foto a sinistra è un esempio di casa di campagna delle colline toscane. Bello vero?

il lavoro nobilita l'uomo

Dopo questa piccola parentesi sugli ambienti urbani, più o meno grandi, riflettiamo ora sul "lavoro", ossia quella serie di attività che l'uomo compie per sé e per gli altri.

Parole, lavori, persone.

Analizziamo prima di tutto alcune parole importanti, fondamentali per comprendere meglio il "mondo del lavoro": popolazione attiva, popolazione non attiva, inoccupati, disoccupati, precari e lavoratori stabili.

La popolazione attiva è formata da coloro che lavorano o da chi è in grado di svolgere un lavoro. In Italia siamo circa 60 milioni di persone, di questi "solo" 39 milioni appartengono a questo gruppo.

La popolazione non attiva è la restante parte dopo "l'attiva". A questa categoria appartengono coloro che, per motivi diversi, non possono lavorare o hanno concluso il loro ciclo lavorativo. Parliamo quindi di bambini, studenti, pensionati, persone inabili al lavoro (ad esempio perché malati in modo grave) e casalinghe.

Gli inoccupati sono i cittadini alla ricerca del loro primo incarico lavorativo. Molto spesso a questo gruppo appartengono ragazzi che hanno concluso il loro corso di studi superiori (liceo o istituti tecnici) o laureati universitari.

I disoccupati sono le persone che hanno perso il lavoro che svolgevano. Cercare nuovamente un incarico non è semplice e spesso bisogna ricominciare a studiare per essere di nuovo assunti. La differenza con gli inoccupati è che non cercano lavoro per la prima volta.

I precari sono i cittadini che lavorano per un certo periodo, dopo il quale quell'occupazione si conclude. I precari, oltrepassata quella data prestabilita, diventano disoccupati (a meno che non venga loro rinnovato il contratto di occupazione).

Gli stabili (o in possesso di un lavoro a "tempo indeterminato") sono le persone che possiedono un lavoro senza scadenza, a tempo indeterminato appunto, che possono svolgere sino al raggiungimento dell'età pensionabile.

Apriamo solo una piccola parentesi prima di approfondire i "settori produttivi".

I lavori, soprattutto in questi ultimi decenni, stanno cambiando molto velocemente. Prima per costruire una macchina servivano decine di persone mentre oggi, al contrario, ne servono poche, grazie al processo di meccanizzazione, ossia all'uso dei robot in sostituzione dei lavoratori veri e propri. Le persone discutono ancora oggi sui vantaggi e sugli svantaggi di questo processo. Qui cerchiamo di vedere i "due lati della medaglia", ossia un aspetto negativo e uno positivo. Il primo è certamente la perdita del lavoro per tante persone, sostituite dai robot; il secondo è la creazione di lavori nuovi, lavori che prima non esistevano, come ad esempio quello di installare e programmare proprio i robot.

i settori produttivi

Le attività economiche, ossia quell'insieme di mestieri e lavori che producono un bene, una risorsa, un qualcosa che possiamo usare, bere, mangiare, o tanto altro, sono molto diverse e vengono suddivise in tre settori produttivi: primario, secondario, terziario.

Le attività dei diversi settori produttivi

Qual è la differenza fra i diversi settori? La risposta è piuttosto semplice, basta chiedersi: "di cosa si occupa" quel settore specifico. Il primario consiste nelle attività che utilizzano le risorse presenti in natura, ossia le materie prime. Il secondario è composto dalle attività che trasformano le risorse ottenute dal primario in prodotti finiti, come automobili, medicine, scatole, occhiali, cappelli, vestiti... insomma un sacco di roba! Ma chi distribuisce tutta questa eccellenza in giro? Chi permette ai cittadini di comprare o utilizzare questi prodotti? Ecco allora il settore terziario, ossia quell'insieme di attività con lo scopo di distribuire e vendere quanto fabbricato in precedenza, oltre a fornire i "servizi" di cui parlavamo prima, occuparsi del turismo e delle tecnologia informatiche e telematiche.

Il settore primario

Il settore primario, abbiamo detto, comprende tutte quelle attività che utilizzano/recuperano le risorse presenti in natura. Possiamo dividerlo in: agricoltura, allevamento, pesca e tutto ciò che riguarda l'estrazione di minerali e legname.

L'agricoltura

Solitamente l'ambito principale di questo settore è l'agricoltura, ossia quella pratica inventata millenni fa dall'uomo di utilizzare le risorse della natura per procurarsi cibo senza più la necessità di spostarsi. Naturalmente le coltivazioni sono più concentrate nelle pianure ma, grazie al clima mite e ai terrazzamenti (i "gradini" sui versanti inclinati), anche le colline sono fortemente sfruttate per produrre uva e vino.

In passato molti erano gli italiani coinvolti nell'agricoltura ma oggi, con la meccanizzazione e con la tecnologia, è diminuita la necessità di mano d'opera (ossia di lavoratori).

L'attenzione ambientalista di questi ultimi decenni sta mettendo in risalto la necessità di rispettare maggiormente la terra che sfruttiamo spesso in modo eccessivo. Infatti, sia con l'abuso di pesticidi che con una agricoltura "aggressiva" volta al produrre sempre più, stiamo danneggiando il territorio che ci nutre e la Terra che ci ospita. Spesso l'uomo agisce in modo da distruggere quegli equilibri così precari ma sempre presenti negli ecosistemi, agisce pensando solo al "tutto e subito" piuttosto che con uno sguardo lungimirante.

Tra quei consumatori che pongono uno sguardo maggiore al modo di sfruttare i territori si sta sempre di più diffondendo l'agricoltura biologica, ossia un modo di fare agricoltura che prevede l'assenza di pesticidi e sostanze chimiche nelle coltivazioni.

L'allevamento

Gli uomini allevano animali da millenni poiché, similmente all'agricoltura, hanno capito come risulti più facile allevare animali, per procurarsi cibo e altro, piuttosto che cacciarli spostandosi di terra in terra.

Dagli animali possiamo ricavare alimenti come latte (e tutti i suoi derivati), carne, uova o materiali come pelli e lana. Gli allevatori decidono quali animali gestire in relazione a molti fattori (ricordandosi sempre degli equilibri esistenti in un ecosistema) quali altitudine, clima, presenza di boschi e prati, ecc.

In Italia sono importanti anche l'apicoltura, ossia l'allevamento di api, e il pollame.

Apriamo una piccola parentesi degna di nota. Possiamo distinguere due generi di allevamento: tradizionale e intensivo. Il primo è quello del nostro immaginario: animali al pascolo che brucano l'erba, che passeggiano per i monti e le colline, per poi rientrare al momento opportuno. Il secondo contempla delle caratteristiche ben precise, al fine di elevare al massimo la produzione di cibo e materiali; fra queste caratteristiche troviamo la selezione delle razze migliori, la meccanizzazione delle stalle per ridurre la mano d'opera e un'alimentazione molto specifica con l'obiettivo di far crescere l'animale il prima possibile.

Il W.W.F. (organo mondiale per la protezione della natura e degli animali), ad esempio, da molto tempo condanna quest'ultima forma di allevamento.

La pesca

Storicamente siamo un popolo di marinai ma, purtroppo, il nostro mare non è fra i più pescosi del mondo. Possiamo trovare pesce azzurro, tonno, pesce spada, molluschi e crostacei.

Proprio a conseguenza di questa "poca" disponibilità, molto praticato in Italia è l'allevamento di prodotti ittici (ossia di pesci) e di crostacei in vasche artificiali costruite direttamente in mare.

Uno dei problemi più grandi che sta affliggendo gli oceani e i mari di tutto il mondo è certamente l'inquinamento marino. Oltrepassando tutti i discorsi degli scarichi più o meno tossici dei centri abitati e delle industrie, ciò che preoccupa maggiormente è la forte presenza di micro-plastiche nell'acqua, le quali vengono ingerite dai pesci provocandone, a volte la morte, altre volte la contaminazione. In questo secondo caso, l'animale potrebbe essere successivamente pescato e mangiato da noi. Con conseguenze facilmente intuibili.

Le risorse della terra

L'Italia è un paese ricco di legname, grazie ai boschi alpini e appenninici. Per quanto riguarda i minerali, non possediamo grandi risorse e queste vengono perlopiù comprate da altre nazioni. Sono ancora attive diverse cave di marmo e saline, ma con una produzione piuttosto limitata in confronto ad altri prodotti nostrani.

Piccola riflessione sull'utilizzo dei boschi. Esistono oggi molte limitazioni allo sfruttamento di questi ambienti, al fine di evitare danni irreversibili agli ecosistemi e, quindi, al nostro ricco patrimonio naturalistico.

Come possiamo sapere se un prodotto finito, derivato dal legno, è stato creato da legname tagliato con accortezza e seguendo le regole? Basta guardare "l'etichetta", ossia la presenza o meno di certificazioni nazionali e internazionali, quegli "ispettori" che vanno a controllare proprio le modalità di prelievo delle materie prime (o in generale di quello che devono supervisionare). Nel caso del legno, alcune delle più famose certificazioni sono la PEFC e la FSC, marchi che assicurano un prodotto ottenuto sfruttando consapevolmente il legname di provenienza.

In costruzione...

Il settore secondario

L'Italia è fra i paesi più industrializzati del mondo. Con tanti difetti, certo, ma con altrettanti pregi invidiabili.

Come abbiamo detto nelle sezioni precedenti, la nostra nazione non possiede una grande ricchezza di materie prime "terrestri", ossia minerali e metalli, costringendoci ad acquistarle da altri Stati. Siamo, però, in prima linea per quanto riguarda molti dei nostri prodotti finiti, il famoso "Made in Italy".

Le industrie

Come potete ben vedere dalla mappa tematica, non abbiamo una distribuzione uniforme delle industrie sul territorio, ossia si concentrano maggiormente in determinate aree, soprattutto al nord.

Gran parte delle nostre industrie sono imprese piccole o medie, ossia non possiedono un gran numero di dipendenti, ma non mancano le grandi imprese, cioè quelle attività con molti lavoratori e molte industrie in Italia e all'estero. In questi ultimi casi si parla spesso di multinazionali.

I distretti industriali sono una conseguenza della necessità di risparmiare sui costi di produzione: infatti, come sempre, la collaborazione porta più vantaggi del lavorare in modo indipendente. Per le industrie significa che se i propri beni vengono messi a disposizione di altre attività, la spesa per produrre un prodotto finito (ossia quello che compriamo noi ai negozi) diminuiscono molto. Breve esempio: per produrre vino un'azienda può specializzarsi nella fabbricazione di bottiglie, mentre l'altra nel produrre il vino in sé.

Andiamo brevemente a vedere qualche industria più nello specifico.

Le industrie metalmeccaniche forniscono beni lavorati da materie prime come metalli. Producono ad esempio materiale indispensabile per la costruzione di navi, aerei, utensili, elicotteri, autoveicoli o macchinari delle industrie stesse.

Le imprese meccaniche fabbricano auto, moto, elicotteri o elettrodomestici. Per farli utilizzano proprio quei prodotti creati dalle "colleghe" metalmeccaniche.

Le industrie chimiche permettono la creazione di vernici, concimi o plastiche. Per farlo, trasformano le materie prime raccolte (pietre, metalli, acqua, gas, ecc.) e le elaborano così da produrre qualcosa di nuovo, di inesistente in natura.

Le industrie farmaceutiche, similmente alle attività chimiche, elaborano e trasformano delle materie prime più o meno naturali per arrivare a un farmaco. Prima di immettere (vendere) sul mercato una medicina, questa deve superare numerosi test e controlli al fine di diminuire al massimo eventuali pericoli per la salute.

L'edilizia è quel settore dell'industria che si occupa della costruzione di palazzi, ponti e strade, oltre che alla loro stessa manutenzione, ossia quei controlli periodici indispensabili a controllare se la struttura (o la strada) presenta danni o pericoli.

L'industria della moda è certamente una delle più famose del "Made in Italy", poiché i nostri prodotti di abbigliamento vengono esportati in tutto il mondo. Fra le aziende più importanti troviamo Giorgio Armani, Dolce e Gabbana, Fendi, Gucci, Max Mara o Prada.

Sulle industrie alimentari potremmo scrivere un libro se non un'enciclopedia. Qui ci limiteremo a dire che, al pari del settore della moda, anche quello gastronomico offre un punto d'orgoglio per tutti noi italiani. Fra i prodotti più esportati menzioniamo il vino, la pasta, l'olio d'oliva, il formaggio e la pizza.

L'artigianato

Il settore dell'artigianato in Italia è certamente di alto livello. Purtroppo, a causa dei repentini cambiamenti nel mondo del lavoro, molti degli antichi mestieri sono andati perduti (o poco manca). Sono artigiani i falegnami, i vetrai, i sarti, i vasai, i gioiellieri, gli orafi, i barbieri, i panettieri, i pittori, ecc.

Ancora oggi, però, sono fortemente richiesti artigiani di specifici settori come l'abbigliamento o l'artistico. Nel primo caso possiamo pensare ai sarti e ai loto vestiti "su misura"; nel secondo alle meravigliose opere d'arte in vetro (esempio fra tutti quelli di Murano) vendute dentro e fuori il nostro territorio.

Sottolineiamo la differenza fra industrie e artigiani. Le prime producono beni a basso costo ma "in serie" (ossia uguali per tutti, senza caratteristiche particolari e spesso di bassa/media qualità). I secondi hanno certamente un costo più elevato ma sono spesso oggetti "unici", irripetibili. Meglio l'uno o l'altro? Sono scelte.

L'artigianato italiano possiamo dividerlo in due gruppi. Il primo consiste nelle botteghe tradizionali, ossia quegli artigiani che lavorano "da soli" o con pochissimi aiutanti. Il secondo è l'impresa artigianale che, diversamente dal primo gruppo, coinvolge diversi artigiani che collaborano assieme. Per quanto riguarda quest'ultimo gruppo è bene non confonderlo con l'industria.

Artigiani al lavoro!

Ultima parentesi. Fra gli artigiani sono compresi anche coloro che non producono un "bene" bensì un "servizio". Parliamo in questo caso di idraulici, meccanici, elettricisti, muratori, ecc. Questi mestieri stanno affrontando grosse difficoltà di reperimento di lavoratori ma sono indispensabili per risolvere quei piccoli problemi, o desideri, quotidiani. Infatti, per legge, la maggior parte delle opere e dei lavori eseguiti, per esempio dentro casa, devono essere fatti da artigiani "qualificati", ossia in possesso di un certificato che ne attesti le capacità, la bravura e l'assicurazione che il lavoro venga svolto "a opera d'arte".

Il settore terziario

In Italia è il settore con il maggior numero di lavoratori. Il terziario comprende tutto ciò che riguarda i trasporti di cose o persone, la pubblicità in ogni media (TV, radio, internet, ecc), l'istruzione, la sanità e l'informazione, oltre che il turismo e coloro che si occupano di tecnologie informatiche. Già solo da questa lista possiamo capire come mai sia il più grande d'Italia.

I servizi

Possiamo dividerli in due gruppi: pubblici e privati.

I servizi pubblici sono quelli forniti dallo Stato (come scritto nella Costituzione) che possono essere gratuiti o pagati in una loro piccola parte.

Facciamo un esempio: un servizio è totalmente gratuito quando, se necessito di un controllo medico, vado dal mio dottore"di base". Conclusa la visita, io non dovrò pagarlo poiché è lo Stato che si impegna a garantirmi questo, appunto, servizio.

Sono pagati in un loro piccola parte quando il costo totale del servizio in sé non viene coperto da quanto speso per utilizzarlo dal singolo cittadino. Un classico esempio sono il biglietto dell'autobus o la tassa sui rifiuti. In entrambi i casi quanto pagato dall'individuo non potrebbe mai coprire tutti i costi spesi per garantirlo ma, come in precedenza, lo Stato si fa carico del resto della spesa.

I servizi privati sono invece forniti a pagamento da professionisti come avvocati, architetti, ingegneri, assicurazioni o associazioni di ogni genere. In questo ambito, lo Stato può aiutare in piccola parte, o per nulla, il cittadino contribuendo alla spesa, fermo restando che il costo è praticamente tutto a carico del singolo.

Facciamo anche qui un esempio. Sono compresi nei servizi privati anche teatri, cinema o eventi sportivi. In tutti questi casi, per poter usufruire (utilizzare) tali servizi, devo pagare una quota ben precisa decisa dal proprietario.

Normalmente i servizi privati sopravvivono unicamente grazie ai contributi (pagamenti) di chi ne fa uso. I servizi pubblici sono "mantenuti" dallo Stato, indipendentemente dal loro guadagno.

Il commercio

Chi si occupa del commercio provvede a distribuire e a vendere prodotti "finiti", come quelli creati dall'industria secondaria. Esistono due tipologie di commercio: all'ingrosso e al dettaglio.

La vendita all'ingrosso non è solitamente aperta a tutti i consumatori (ossia noi che compriamo oggetti) ma in genere a coloro che possiedono autorizzazioni o dei documenti ben precisi. I commercianti dell'ingrosso comprano grandi quantità di merci che poi rivendono ai piccoli o grandi commercianti (bar, supermercati, negozi di abbigliamento, ecc.).

La vendita al dettaglio lo abbiamo già menzionato, sono tutti quei negozi, supermercati e centri commerciali che permettono l'acquisto di un bene da parte dei consumatori (sempre noi). Possiamo suddividere in altri due gruppi questa categoria; infatti esiste la grande distribuzione (catene di grandi marchi commerciali) e la piccola distribuzione o più semplicemente il classico negozio "di via" dove poter comprare il necessario, solitamente in piccole quantità.

Evidenziamo una tendenza sempre più forte da oramai molti anni. "L'E-commerce", ossia la spesa e l'acquisto on-line di prodotti, sta crescendo velocemente nelle abitudini dei consumatori (ancora noi) i quali, senza spostarsi da casa, comprano praticamente qualsiasi cosa per poi farsela spedire a casa o in qualche altro punto di appoggio.

Piccola parentesi. La scelta dell'E-commerce è certamente migliore sotto l'aspetto economico (i prodotti spesso costano di meno) e nella gestione del tempo (non occorre spostarsi per vedere il prodotto o, peggio, andarlo a cercare in lungo e in largo). Come tutte le cose, però, dietro al vantaggio si nasconde lo svantaggio, il suo lato negativo. Infatti, proprio a causa di questa grande espansione digitale, molti negozi e attività commerciali stanno chiudendo, non avendo più la clientela di prima. Molti esercenti si sono adattati entrando in varie grandi distribuzioni on-line (come ad esempio Amazon) ma con costi spesso molto alti.

Il turismo

Certamente il turismo, per un paese come il nostro, dovrebbe essere la "punta di diamante" del settore. Purtroppo, molto spesso vediamo sprecate numerose occasioni di crescita e condivisione delle bellezze del nostro territorio; nonostante ciò, il turismo è sicuramente una risorsa non trascurabile.

Il nostro territorio offre paesaggi meravigliosi e una ricchezza storica imparagonabile. Sono molte le "città d'arte", ossia centri abitati che sono divenuti, nel tempo, loro stessi "opere d'arte" da mostrare al mondo.

Nel turismo sono occupate grandi quantità di lavoratori, dalle classiche guide agli addetti dei musei, che offrono al viaggiatore "aiuti" per organizzare e godere al meglio la propria visita, che sia di piacere o di lavoro. Il vero segreto è lavorare a stretto contatto con negozi, commercianti e enti locali, così da offrire sempre il meglio o "il più adatto" a quella specifica persona.

Riflettiamo un attimo. Uno dei grandi problemi del turismo italiano è il cosiddetto "mordi e fuggi", ossia l'abitudine di molti visitatori di arrivare in Italia, fare unicamente ciò per cui si è venuti e andarsene di nuovo via. Spesso sono vacanze organizzate a bassissimo prezzo e quindi "poco convenienti" per gli operatori del settore. Un buon turismo è quello che gode di ciò che ha intorno, che visita, viaggia, si incuriosisce e torna vedere. Si parla molto del pericolo "mordi e fuggi" ma la soluzione è ancora molto in divenire.

Trasporti e vie di comunicazione

In Italia, a differenza di molte altre nazioni, il trasporto di merci e persone avviene prevalentemente via terra, nello specifico "per gomma". Sappiamo bene che esistono diversi "generi" di trasporto: quello navale, ferroviario, stradale o aereo.

Il trasporto "per gomma" consiste in tutti quei mezzi con ruote: tir, automobili, camper, ecc. Ha costi e pericoli più alti rispetto agli altri, ma la possibilità di avere un mezzo proprio gioca un ruolo certamente importante nella scelta del cittadino.

Il trasporto nella rete ferroviaria può usufruire o dell'alta velocità, ossia treni con poche o nessuna fermata fra il punto di partenza e quello di arrivo, o del trasporto ordinario, più lento ma certamente meno costoso.

Il trasporto marittimo gioca per noi un ruolo storico importante ma, a differenza degli altri "generi", è fortemente limitato dall'elemento madre: l'acqua. Generalmente lento, ma utilizzato per vacanze o turismo.

Il trasporto aereo è statisticamente il più sicuro fra tutti, oltre che il più veloce. Oramai moltissime città possiedono un aeroporto "di linea" dove far atterrare aerei provenienti da ogni dove. Solamente le grandi città, però, possiedono "scali" internazionali, ossia aeroporti in cui transitano aerei per e da altre nazioni.

Eccoci arrivati alla fine del nostro lungo percorso alla scoperta del "Paese delle meraviglie". Continuate a cercare, a scoprire, a indagare... perché nel nostro piccolo territorio ci sarà sempre qualcosa che vale la pena conoscere.

Buon lavoro!

Created By
Valerio Chiolini
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