La guerra nazi-fascita L'Italia nella 2^ guerra mondiale

by Giansi

"Due popoli, una guerra"
INTRODUZIONE DA TENERE A MENTE e fatti da andare a riguardare:
  • Nel settembre del 1939 Italia e Germania firmano il Patto d'Acciaio: un'alleanza sia difensiva che aggressiva.
  • Il 10 giugno 1940 La Germania invade la Francia puntando su Parigi.
  • Lo stesso giorno l'Italia entra in guerra e il 21 giugno, lo stesso giorno della resa francese a Hitler, l'esercito di Mussolini attacca la Francia da sud - la Repubblica di Vischy, guidata dal Maresciallo Pétin, attraverso le Alpi occidentali.
  • A ottobre 1940 l'Italia attacca la Grecia.
  • Il 13 settembre le truppe italiane attaccano l'Egitto.
  • Ad aprile del 1941 l'Italia viene respinta dal re d'Etiopia
I BOMBARDAMENTI ALLEATI
Modena bombardata dagli Alleati (Collegio di San Carlo, Duomo, Via tre re, Via dei servi)

Fin dal 1940 i britannici bombardano le città italiane: Torino, città industriale, Genova città portuale...

I bombardamenti erano di due tipi:

  1. tattici: miravano a colpire le infrastrutture o gli obiettivi militari;
  2. strategici o a tappeto: miravano a distruggere qualunque cosa e uccidere il maggior numero di civili. Questi erano i bombardamenti per indebolire il consenso alla guerra e spingere alla resa.

Modena fu colpita cinque volte: il 14 febbraio, il 13 maggio, il 22 e 23 giugno del 1944 e il 18 aprile 1945, qualche giorno prima della liberazione (22 aprile).

LE SORTI DI MUSSOLINI

Fin dall'inizio del 1943 Mussolini, che aveva praticamente perso tutte le imprese militari, comincia a perdere anche il sostegno delle autorità italiane: casa reale, stato maggiore dell'esercito, gerarchi fascisti.

Dopo due decenni di dittatura e anni di bombardamenti per una guerra incomprensibile ai più, viene meno anche il consenso popolare.

5 MARZO 1943: L'INIZIO DEI GRANDI SCIOPERI

La mattina di venerdì 5 marzo 1943 alle 10 in punto gli operai dell'officina 19 della Fiat di Mirafiori fermano le macchine, organizzano un corteo interno e in men che non si dica trascinano in sciopero l'intero stabilimento di Torino. Rivendicano il pagamento per tutti dell'indennità di sfollamento (192 ore di straordinario) e quella per il caro-vita.

Scioperi a Torino, 1943

Il regime reagì con degli arresti, decise di togliere agli scioperanti l’esenzione del servizio di leva di cui godevano per rispondere ai bisogni della produzione di guerra. Il 17 marzo il consiglio nazionale dei sindacati fascisti dichiarava che gli scioperi sarebbero stati considerati come ammutinamenti di soldati, e quindi ai lavoratori in sciopero si sarebbe applicata la pena di morte. Ma gli scioperi evidenziarono sempre più la debolezza del regime.

Le sconfitte militari dell’Italia, entrata in guerra tre anni prima a fianco della Germania, avevano aggravato il discredito del regime e reso lo sfruttamento ancora più insopportabile per le masse. Lo sciopero del 5 marzo a Torino si estese rapidamente a Milano e Genova prima di estendersi al Sud. Si tratta di uno dei primi scioperi antifascista: fatti non solo per rivendicare miglioramenti salariali o rispetto dei diritti, ma per manifestare contro il regime fascista e contro la guerra. L’operaia Olga Baravallo si rivolse ai suoi compagni in questi termini: "Se gli operai smettono di lavorare, la produzione sarà diminuita e così si avvicinerà la fine della guerra". Si stima che in tutta Italia 300 000 operai scioperarono così contro i salari bassi, il carovita, ma anche perché erano stufi della guerra. Gli scioperi del marzo 1943 rappresentano anche l'inizio della RESISTENZA

MAGGIO 1943: l'ITALIA FIRMA LA RESA IN NORD AFRICA. E' IL FALLIMENTO DELLA GUERRA DI MUSSOLINI

Durante la conferenza di Casablanca del gennaio 1943, Churchill, Roosevelt e i principali dirigenti politico-militari anglo-americani decidono la strategia volta ad ottenere la resa incondizionata delle potenze dell'Asse.

Il presidente americano Franklin D. Roosevelt ed il primo ministro inglese Churchill a Casablanca

Per portare a termine con successo e nel breve tempo l'ultima fase della guerra d'Africa gli stati maggiori anglo-americani costituirono un "comando supremo alleato" (Allied Force Head Quarters, o AHFQ), affidato al generale Eisenhower, responsabile di tutte le forze presenti nel teatro africano e mediterraneo, con cui collaborarono il generale Anderson e il generale Montgomery. Dopo circa un mese di aspri combattimenti in Tunisia, il 13 maggio 1943, il generale Alexander comunicò a Winston Churchill che la campagna era terminata, che la resistenza del nemico "è cessata" e che le forze alleate erano "padroni delle sponde nordafricane"

9-10 LUGLIO 1943 SBARCO DEGLI ALLETI ANGLO AMERICANI IN SICILIA (operazione Husky)
Operazione Husky

Gli stessi generali britannici Montgomery e Alexander, insieme al generale statunitense Patton sbarcarono nella zona sud-orientale della Sicilia con il compito di avanzare contemporaneamente all'interno dell'isola per aprire un fronte nell'Europa continentale, invadere e sconfiggere l'Italia e, infine, concentrare in un secondo momento i propri sforzi contro la Germania nazista. Nel giro di quattro settimane gli alleati conquistarono tutta l'isola e venne istituito l'Allied Military Government of Occupied Territories (AMGOT), al comando del generale Alexander per governare la Sicilia.

Soldati britannici sul suolo siculo
19 LUGLIO 1943: HITLER E MUSSOLINI SI INCONTRANO A FELTRE
Hitler e Mussolini a Villa Gaggia, Feltre, Belluno

Durante lo storico incontro a Villa Gaggia di Feltre Hitler impone al Duce di combattere sotto il comando tedesco contro l'esercito anglo-americano. Durante quell'incontro il Duce interviene per tradurre in tedesco il messaggio del bombardamento su Roma. Si trattava dell’ “Operazione Crosspoint” o “Notte di San Lorenzo”, quando 362 bombardieri pesanti e 300 bombardieri medi, scortati da 268 caccia colpiscono la capitale alle 11 del mattino ed in sei ondate successive provocano 3 mila vittime. Alle 3 del pomeriggio, si concludono con un nulla di fatto i “Colloqui di Feltre”. E la colonna d’auto riparte con un Mussolini insoddisfatto, nascosto dietro gli occhiali scuri sulla Mercedes scoperta, alla sinistra di Hitler. La mattina seguente, il 20 luglio, Mussolini dalla capitale comunica al generale Ambrosio la sua intenzione di scrivere a Hitler che l’Italia non era più nelle condizioni di proseguire la guerra. Ma era troppo tardi. Il generale gli fa notare che tale decisione andava presa a Villa Gaggia.

IL 25 LUGLIO 1943 MUSSOLINI VIENE DESTITUITO

Dopo qualche giorno dall'incontro a Feltre, il 25 luglio del ‘43, il Gran Consiglio farà cadere Mussolini. Il Duce fu arrestato e tenuto prigioniero a Campo Imperatore in Abruzzo.

8 SETTEMBRE 1943: L'ARMISTIZIO

Dopo la caduta di Mussolini il Re Vittorio Emanuele III nominò primo ministro il generale Badoglio, che tenne il governo per 90 giorni.

L'esercito anglo-americano, preoccupato di una possibile rivoluzione legata agli scioperi delle città del nord, più ancora che dal fascismo e da Mussolini, voleva la resa italiana e scatenò un bombardamento a tappeto su Milano il 13 agosto 1943.

Il Re Vittorio Emanuele III, dopo la caduta di Mussolini, per sfuggire ai tedeschi si imbarca sul molo di Ortona (Pescara), insieme a 250 alti ufficiali, diretto verso Brindisi per rendersi agli alleati. Il 3 settembre 1943 il maresciallo Badoglio firmò l'Armistizio a Cassibile, in Sicilia, che venne reso pubblico solo l'8.

La firma dell'armistizio a Cassibile, tra anglo-americani e italiani

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