chi siamo e perché scholé

“L'Associazione Culturale Scholé nasce nel 2011 per dare forma e continuità al lavoro di organizzazione della Scuola Estiva di Alta Formazione in Filosofia "Giorgio Colli" nata in collaborazione con l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli e il Centro per la Filosofia Italiana di Monte Compatri

Dal 19 al 23 luglio del 2015 si terrà la sesta edizione della Scuola Estiva di Alta Formazione in Filosofia "Giorgio Colli": "Mezzi e fini"
Inaugurazione 2014, nell'ordine da sinistra: un'artista, un parrucchiere, uno studioso di fisica...la Scuola ha un pubblico molto vario!

Scholé è cresciuta negli anni ponendosi l'obiettivo di diffondere la filosofia fuori dai circuiti tradizionali, facendo interagire coloro che vi appartengono con una realtà che solitamente è estromessa dallo studio della disciplina.

Scholé ha un'indole essenzialmente politica: realizza la sua attività costruendo al contempo uno spazio comune.

Come ci hanno insegnato quegli stessi greci, padri di questa terra: è la relazione tra i soggetti a rappresentare la struttura sostanziale della riflessione filosofica.

Per fare filosofia è necessario creare le condizioni di possibilità materiali per la ricerca e la discussione.

Per questo motivo l'Associazione Scholé eroga ogni anno quante più borse di studio è possibile

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Qualcuna in più forse, le borse di studio offerte in questi anni, per permettere la partecipazione agli studenti e ai laureati di tutta Italia, e del mondo (Messico per esempio).

Ovviamente questo va tutto a vantaggio dell'economia locale.

A questo proposito, abbiamo calcolato che in cinque anni hanno soggiornato a Roccella Jonica a luglio oltre 450 persone tra docenti con famiglie e amici, partecipanti, borsisti e volontari

Tutti gli sforzi di Scholé sono ripagati dalla risposta della cittadinanza e della comunità filosofica che stiamo costruendo in questi anni: l'Associazione, infatti, si sorregge grazie all'importante contributo economico di partecipanti, sostenitori e cittadini e grazie alla sensibilità delle Amministrazioni Comunali che contribuiscono all'iniziativa

L'UNICO MAXI FINANZIAMENTO PUBBLICO DI CUI DISPONIAMO È LA VOSTRA SOLIDARIETÀ

La nostra esperienza di pensiero è un modo per dare espressione, tempo e spazio, alla comprensione del nostro presente, tanto più libera e vera quanto disinteressata
Nel nostro nome il riassunto di tutto questo: Scholé significa pausa, sospensione, liberazione dalle costrizioni delle necessità vitali, creazione di uno spazio in cui si può guardare al mondo delle nostre vite cogliendone limiti e possibilità.

Le parole che ci raccontano....

avventura

Avendo a disposizione davvero pochissimi mezzi, ciò che bisogna mettere in gioco è la totalità del proprio essere. In questi anni sono stati tanti i momenti di difficoltà, ma abbiamo deciso sempre di rilanciare, andare avanti “sprezzanti” del rischio. La nostra non è una missione, ma un gioco, un gioco ma non uno scherzo.
lavoro senza fine
tre colleghi filosofi: Cantarano, Vattimo e Certomà

eccetera eccetera

Questo è esoterico. Può capirlo solo chi la scuola l’ha vissuta, perché questa formula accompagnava continuamente gli interventi di uno dei più difficili, e per questo amati, “studenti” della nostra combriccola, venuto purtroppo a mancare lo scorso anno: Giuseppe Certomà, sociologo, roccellese, studioso appassionato di filosofia, contestatore perenne a ogni intervento, polemico, puntuale, prolisso e sincero. Durante la Scuola, “il signor Certomà”, come lo chiamavamo, era totalmente ciò che era.

Così come lo sono Tiziana, Antonino, Maria, Luciano, Martina e mille altri. Nomi propri che non dicono nulla a chi legge

eppure è proprio questo ciò che avviene, ognuno è ciò che è

in questi anni ognuno è stato un nome proprio in cui risuona, per chi ha partecipato, il senso di una relazione, il tratto di un carattere, immagini e pensieri.

“Eccetera eccetera” allo stesso modo è solo una locuzione senza senso, ma noi ci accorgevamo come essa, piano piano, nei giorni degli incontri divenisse sempre un intercalare che accompagnava i diversi interventi.

Il linguaggio si modifica, perché, fondamentalmente, ci si ascolta, ci si affeziona l’uno all’altro, anche quando l’altro appartiene a un universo diversissimo dal tuo. (al di fuori di quell’esperienza - si capisce bene - queste parole suoneranno infinitamente retoriche, ma non importa)

mi rivolto, dunque siamo

(Pino Certomà)

Il ragazzo dell'amplificazione

Un’altra caratteristica della scuola è la nostra tendenza ad autoprodurre il 90% delle cose che ci servono a realizzare le nostre iniziative. Ci piace personalizzare ogni cosa, curare i dettagli, costruire un’idea di ciò che facciamo attraverso le cose stesse. Siccome vogliamo vivere questa esperienza al massimo... a ridosso e durante gli incontri non ci risparmiamo su nulla!! Aiutati da una rosa preziosissima di collaboratori e collaboratrici, in quei giorni ognuno di noi diviene di volta in volta

  • autista
  • grafico
  • cameriere
  • commercialista
  • facchino
  • attacchino
  • tecnico del suono
  • tecnico video
  • cuoco
  • infermiere...

Non è raro vedere il Direttore, il Professore Cantarano, che trasporta su una cariola un sacco di carbone per la cena sociale, né che il Presidente dell'Associazione venga scambiato da nuovi arrivati per “il ragazzo dell’amplificazione” che sistema casse in cima a una scala.

I più svegli tra i partecipanti (ironia poco socratica) ... non vogliono lasciarsi scappare questa esperienza “totale” e spesso si mettono a riassettare la tavola con noi dopo il pranzo oppure,

imbracciata una scopa, si convincono che fare filosofia significa anche ripulire alla perfezione il luogo che ti è stato concesso per la tua iniziativa. Tua, perché ormai non stai più partecipando a un evento organizzato da altri, lo stai realizzando.

Convivio

Durante la scuola si fa tutto praticamente insieme. I Professori mangiano allo stesso tavolo degli studenti e discutono con loro di tutto, anche di filosofia…abbiamo sempre pensato che bisognasse lavorare all’eliminazione di ogni forma di gerarchia, soprattutto quella intellettuale che è una delle più perniciose. Durante le lezioni ci sono i professori e ci sono gli studenti, è ovvio, così come è ovvio che quella è solo una determinazione estrinseca dei partecipanti.

Per far bene filosofia, bisogna ragionare su un piano orizzontale, dunque bisogna sedersi alla stessa tavola e pranzare insieme.

Il Prof. Mario Alcaro, uno dei padri di Scholé

Melting pot

Alla scuola partecipano persone di ogni tipo, l’unica cosa che accomuna i partecipanti è la loro scelta di iscriversi, poi le provenienze sono diversissime e questo si percepisce spesso nelle diverse ore di dibattito che seguono la lezione giornaliera. Questo non rende la scuola un festival filosofico, senza togliere meriti che ai festival vanno riconosciuti.

Il punto è che l’altra strada per la filosofia, al di fuori degli ormai paludati ambienti accademici, non può essere davvero solo il divertissement, la terapia, o ancor peggio, il trend. Noi crediamo che la filosofia sia relazione non univoca e responsabilità per la relazione

Si può fare tranquillamente a meno di tutto questo. Il mondo è pieno di problemi e situazioni difficili per cui vale la pena spendersi e fare qualcosa. Anche questa è una forma di scholé, una pratica che ti libera dalla necessità per aprirti al dono.

Ma cos'è che ci spinge alla solidarietà, al sacrificio, all'altruismo?

É la consapevolezza, l'educazione, l'occasione che fanno emergere al centro della nostra umanità lo sguardo dell'altro e la domanda irrisolta, il dubbio sempre senza risposta

coltiva la tua domanda

sostieni la filosofia

credits: le foto "roccellesi" sono di Alessandra Scali, le altre sono della fotografa Nina Lindfors concesse con copyright 'attribution-noncommercial' dal sito https://www.behance.net/Nina_Lindfors

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Alessandra Mallamo per Scholé
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