La fotografia come linguaggio il discorso fotografico

La stampa fotografica, quando intesa come linguaggio o veicolo comunicativo, permette emettere messaggi sensoriali-visivi, spesso evocativi. Proprio tal come altri linguaggi, la fotografia, per comunicare, si serve di simboli intelligibile che puntano sia al conscio, sia al subconscio della capacità percettiva umana. Il linguaggio scritto si sviluppa dal suo equivalente sensoriale auditivo. La scultura aggiunge al suo contenuto sensorio-visivo, una dimensione sensorio-tattile. La musica per comunicare utilizza dei simbolismi sensorio-auditivi.

La pittura astratta, come la fotografia dello stesso genere, per comunicare si serve dell’articolazione di elementi tal come colore, relazioni spaziali, forma e linea, che sono indirizzati a provocare sensazioni, più che a richiamare nel osservatore un’interpretazione della proposta che essi offrono.

La sintassi riguardante l'arte della comunicazione distingue i soliloqui, dai discorsi. I primi sono composizioni essenzialmente riflessive, auto referenziale, indirizzati in-primis al proprio se, e sono sempre a rischio di soffrire di una coloratura narcisista.

"Ogni sguardo si merita un altro, più lungo, per studiarlo." -J.M. William Turner 1775-1851-

"La maggior parte delle fotografie che ho fatto non le ho trovate io. Sono loro che hanno trovato me" H. Cartier-Bresson 1908-2004

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I discorsi fotografici intendono essere espressivi. Sorgono del desiderio che l’autore ha di esprimessi e di comunicare. La responsabilità dell’intelligibilità del discorso, resta sempre con chi l’ha concepito, formulato, ed emesso. (ref. Comunicazione 101) La chiarezza, e la leggibilità della espressione sono fondamentale nell'arte e la scienza del comunicare. Sia con la parola, sia con la fotografia, la grammatica serve sempre al contenuto.

La idea di fermare il tempo è impraticabile. Il desiderio sarebbe in vece quel di cogliere il momento, o sia, usando la fotografia, poter immortalare una sembianza del contenuto esperienziale che si percepisce dentro dell’attimo per poi trasmetterlo ad altri. Certamente, quello che importa non e il tempo in se, pero quello che succede, che ha successo, in quell’istante. Se il proposito e quello di trasmettere tale contenuto qual documento, allora si dovrebbe evitare di introdurre la sensibilità percettiva (pregiudizio) del fotografo (cosa assai difficile). Se in vece vogliamo comunicare la nostra "lettura" del momento, o intendiamo parlare dell’impressione avute, o dell’emozione sentite, la fotografia allora diventa un veicolo espressivo personale, dove servirà sviluppare un linguaggio proprio, (un modo di dire le cose), che dovrà sempre pero, essere leggibile ad altri. Le fotografie, come i discorsi parlati o scritti, possono essere dei messaggi solo in parte fluidi, possono avere paragrafi coesi o assai incoerenti, possono essere ambigui, affascinanti, vivide. Facile o difficile da leggere e interpretare.

Bianco, Nero e Colore

Il mestiere del fotografo richiama non solo alla sua capacita tecnica, che e soprintesa, pero sopratutto le serve una acuta sensibilità percettiva e una gran duttilità espressiva; entrambi qualità richiedono un costante sviluppo.

Si dovesse segnalare la caratteristica più notevole del fotografo, direi sia la capacita di condividere osservazioni, impressioni ed scoperte con una grande generosità. Questa mia convinzione nasce del poter contemplare ancora in questa luce, a tutti i miei cari maestri.

raul lede / Dec 2016

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