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Il cuore della Chiesa Il cenacolo

Per iniziare

L'immagine di questa prima comunità di credenti non è molto diversa dalla realtà che molti di noi hanno sperimentato in queste settimane. Chiusi nelle nostre case, senza poter fare chissà quali cose se non essere assidui nella speranza: possiamo anche noi riscoprire il valore della preghiera, nella nostra intimità, ma anche nella dimensione più allargata della famiglia o della relazione con le persone con le quali ci siamo trovati a vivere questi giorni.

Allora ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in giorno di sabato. Entrati in città, salirono nella stanza al piano superiore, dove erano soliti riunirsi: vi erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo figlio di Alfeo, Simone lo Zelota e Giuda figlio di Giacomo. Tutti questi erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a Maria, la madre di Gesù, e ai fratelli di lui. (At 1, 12-14)
GESÙ

Qui Gesù sembra essere il grande assente, viene solo evocato attraverso il grado di relazione con Maria, la madre. Lo Spirito non è ancora sceso, siamo come in un tempo sospeso, dove la presenza del Risorto viene in qualche modo affidata alle relazioni tra i credenti: dove c'è assiduità e perseveranza di relazione, espressa attraverso la preghiera in comune, lì Gesù è sicuramente presente. La fraternità, per quanto imperfetta, parla sempre del volto di Cristo e nel suo chiedere compimento esprime il desiderio di conoscerne sempre meglio l'identità. Sarà proprio la discesa dello Spirito a far aprire completamente gli occhi su questa presenza.

RISURREZIONE

Gli apostoli, dopo l'Ascensione di Gesù al cielo, fanno ritorno a Gerusalemme: si tratta di un breve tratto di strada che può essere coperto giusto dalla quantità di cammino concessa nel giorno di sabato. Siamo ancora nella logica della legge antica. Cristo è risorto ma il dono dello Spirito non è ancora sceso ad illuminare completamente la vita dei discepoli: sentono la necessità di stare uniti e di pregare, fanno quello che Gesù ha detto loro prima di salire al cielo. Hanno capito che un'esperienza nuova dovrà partire proprio da Gerusalemme, ma non sanno ancora in che modo. Perché arrivi davvero domenica, un giorno nuovo in cui poter camminare da risorti c'è bisogno dello Spirito che spinga alla missione e all'annuncio: si vive da risorti solo quando si ha il coraggio di raccontarlo a tutti.

CHIESA

La Chiesa è una realtà fragile che parte attorno alla preghiera di una madre, Maria, e all'esperienza ferita di un gruppo di discepoli. Il gruppo dei dodici è “zoppo”, manca Giuda, il traditore che dovrà essere sostituito perché si ritorni a quella completezza e pienezza indicata da Gesù stesso per rendere credibile l'annuncio della salvezza a tutti i popoli. Anche oggi la Chiesa si sperimenta fragile e impotente. Di fronte all'epidemia ci sentiamo inadeguati, ma forse possiamo riscoprire insieme a Maria e ai discepoli nel cenacolo la forza che viene dalla preghiera che ci fa rimanere uniti. Dobbiamo ripartire da qui per essere pronti all'annuncio di speranza di cui il mondo avrà straordinariamente bisogno.

SCRITTURE

L'elenco dei nomi degli apostoli non viene fatto da Luca per la prima volta in questo passo degli Atti: lo troviamo già presente nel Vangelo al capitolo 6 (Lc 6,14-16). L'insistenza su questi nomi sembra quasi voler confermare la prima scelta fatta da Gesù. Gli apostoli non si sono distinti per coraggio durante la vicenda terrena del Signore e, nonostante il tradimento, la chiamata loro rivolta un tempo viene riconfermata, anzi, potremmo dire rafforzata. Sono proprio gli stessi nomi, le stesse persone, gli stessi volti, tranne uno, quello del traditore che nella sua libertà ha scelto un'altra strada. Il Signore conferma sempre la sua chiamata a noi la possibilità di rispondere ogni volta di nuovo, senza giudicare il fratello che non dovesse riuscirci.

Sotto tutta quella corazza, hai una fragilità bellissima

La sua Parola diventa la nostra preghiera

É bello pensare al gruppo dei primi discepoli nel cenacolo raccolti insieme a Maria, ancora incerti sul da farsi, ma consolati dalla grande gioia di aver visto il Signore risorto. É bello pensarli raccolti in preghiera mentre si rivolgono a Dio con le parole del salmo 46, parole di speranza e coraggio, parole che ci invitano a riconoscere che Dio è con noi, sempre.

Dal Salmo 46

Dio è per noi rifugio e fortezza,

aiuto infallibile si è mostrato nelle angosce.

Perciò non temiamo se trema la terra,

se vacillano i monti nel fondo del mare.

Fremano, si gonfino le sue acque,

si scuotano i monti per i suoi flutti.

Un fiume e i suoi canali rallegrano la città di Dio,

la più santa delle dimore dell’Altissimo.

Dio è in mezzo ad essa: non potrà vacillare.

Dio la soccorre allo spuntare dell’alba.

Fremettero le genti, vacillarono i regni;

egli tuonò: si sgretolò la terra.

Il Signore degli eserciti è con noi,

nostro baluardo è il Dio di Giacobbe.

Venite, vedete le opere del Signore,

egli ha fatto cose tremende sulla terra.

Farà cessare le guerre sino ai confini della terra,

romperà gli archi e spezzerà le lance,

brucerà nel fuoco gli scudi.

Fermatevi! Sappiate che io sono Dio,

eccelso tra le genti, eccelso sulla terra.

Il Signore degli eserciti è con noi,

nostro baluardo è il Dio di Giacobbe.

Credits:

Creato con immagini di Gemma Evans - "untitled image" • Dennis Ottink - "untitled image" • Rémi Walle - "untitled image" • Jose Llamas - "untitled image"