LE GUERRE PERSIANE

Con il termine guerre persiane si definisce la sequenza di conflitti combattuti tra le poleis greche e l'Impero persiano, iniziati intorno al 499 a.C. e continuati a più riprese fino al 479 a.C.

Alla fine del VI secolo a.C., Dario I, denominato il "re dei re" dei Persiani, regnava su un impero immenso che si estendeva dall'India alle sponde orientali dell'Europa (nello specifico le zone orientali della Tracia).

Nel 546 a.C. infatti, il suo predecessore Ciro il Grande, fondatore dell'impero, aveva sconfitto il re della Lidia, Creso, e i suoi territori, comprendenti le colonie greche della Ionia, che furono incorporate all'Impero Achemenide.

Le città-stato ancora governate da sistemi tirannici condussero ognuna per proprio conto l'annessione all'Impero persiano, la sola Mileto riuscì a imporre le proprie pretese. Questa situazione di frammentazione aveva comportato la perdita definitiva da parte delle colonie di ogni indipendenza (prima godevano comunque di ampie autonomie) e una drastica riduzione della loro importanza commerciale, a causa del controllo totale che i Persiani esercitavano sugli stretti di accesso al Mar Nero.

Durante l'Età Classica, era diffusa presso i Greci la credenza che, a seguito della caduta della civiltà micenea, un gran numero di loro connazionali si fosse stabilito in Asia Minore e tale credenza è tuttora considerata valida presso gli storici che, tuttavia, a differenza delle fonti classiche tendono a distinguerla dal fenomeno della colonizzazione del mediterraneo occidentale.

I coloni provenivano da tre gruppi tribali ovvero gli Eoli, gli Ioni e i Dori: tra di essi, si distinguevano gli Ioni i quali, insediandosi sulle coste della Lidia e della Caria, avevano fondato le dodici città di Mileto, Miunte, Priene, Efeso, Colofone, Lebedo, Teo, Clazomene, Focea, Eritre, Samo e Chio.

Tali dodici città, pur indipendenti l'una rispetto all'altra, riconoscevano un patrimonio culturale comune, probabilmente ebbero un tempio, un culto comune e un luogo di incontro, il Panionion, formando una vera e propria lega alla quale avrebbero potuto aderire anche altre città ioniche.

In seguito, però, le città ioniche caddero sotto l'influenza del Regno di Lidia quando Aliatte II, dopo aver attaccato la città di Mileto, principale centro di potere della Ionia, stipulò un trattato di pace con cui, riconoscendo l'autonomia di Mileto, la obbligava ad adottare una politica estera vicina agli interessi della Lidia; infatti, quando Aliatte dichiarò guerra ai Medi, i Milesi inviarono un esercito in sostegno del re finché non fu raggiunto un accordo che rendeva il fiume Halys confine tra i due regni.

Alla morte di Aliatte II, suo figlio e successore, Creso, intraprese una campagna militare contro le altre città-Stato greche in Asia Minore ottenendone la sottomissione e sancendo un periodo di pace.

La pace finì quando, Ciro, sovrano dei Persiani, dopo aver annientato ed annesso il regno dei Medi fondando al suo posto l'Impero achemenide, volse lo sguardo verso il regno di Lidia ed attaccò Creso che subì una dura disfatta presso il fiume Halys e perse il regno in favore di Ciro.

L'Impero achemenide alla sua massima espansione secondo le iscrizioni di Bisotun.

Mentre combatteva i Lidi, Ciro aveva inviato messaggi ai Ioni chiedendo loro di ribellarsi contro il dominio di Creso ma gli Ioni avevano rifiutato e dopo la guerra si offrirono come sudditi a Ciro alle medesime condizioni di Aliatte e Creso.

Ciro, tuttavia, ricordando il rifiuto precedente, si oppose e inviò il generale Arpago a conquistare le città greche: i Focesi, quando furono investiti dalle truppe persiane, abbandonarono la loro città e si rifugiarono in Sicilia; allo stesso modo si comportarono gli abitanti di Teo, mentre le altre città resistettero e furono conquistate una per una.

In ogni caso la gestione del territorio era assai complessa: se, infatti, i Persiani si appoggiavano alle elites aristocratiche o sacerdotali per il governo delle satrapie, tali ceti non esistevano in Ionia e così optarono per la costituzione di tiranni quali non solo avrebbero potuto suscitare l'odio dei sudditi ma avrebbero potuto covare tentazioni autonomistiche, indebolendo in ogni caso il prestigio della corona.

Bisogna, inoltre, notare che tale forma di governo era in declino; in sintesi, alla vigilia delle guerre greco-persiane, la popolazione ionica era scontenta e pronta a ribellarsi

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