LA GUERRA FREDDA I. Lo scoppio della guerra fredda, 1945-50

Qui di seguito, i link che portano agli articoli dei due giornali:

LO SCOPPIO DELLA GUERRA FREDDA, 1945-50 (C.J., L. S., H.M.D., M.D.)

1. Situazione a fine guerra e avvento del bipolarismo (C.J.)

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale avvennero cambiamenti determinanti per quanto riguarda gli equilibri mondiali. La sconfitta della Germania nazista significò la fine definitiva del modello eurocentrico e multipolare che aveva caratterizzato i secoli precedenti.

Le tre nazioni vincitrici erano Stati Uniti, Unione Sovietica e Gran Bretagna; tuttavia solo le prime due avevano assunto il ruolo di potenze mondiali durante il periodo del dopoguerra. I costi da mantenere erano troppo elevati per l’Inghilterra. Dunque si era instaurato un sistema bipolare nelle relazioni internazionali, era un bipolarismo però caratterizzato da asimmetrie che si prolungheranno durante tutto il periodo dopoguerra. Nonostante le numerosissime vittime statunitensi, il paese uscì dal conflitto più ricco e florido di prima. Infatti gli USA possedevano 2/3 delle risorse aurifere, ½ della produzione industriale e ¾ dei capitali mondiali nel 1945. Questa loro superiorità economica era dovuta dalla superiorità militare, caratterizzata dal possesso dell’arma nucleare.

Un grafico rappresentante dell'aumento della produzione di armamenti americani per la Seconda guerra mondiale. Fonte: https://qph.ec.quoracdn.net/main-qimg-39f6bfce1aa5aa0a982e92baa6692230?convert_to_webp=true

La situazione sovietica era invece differente, uscita dalla guerra si trovò con la morte di una percentuale molto elevata della sua popolazione maschile adulta (si stima tra i 23-27 milioni).

Il numero di perdite dell'URSS, Germania, Cina, Giappone, USA e GB in rapporto al numero totale di uomini chiamati alle armi. Fonte: http://www.lazerhorse.org/wp-content/uploads/2014/06/Interesting-WWII-stats-chart-death-by-country.png

Questo bipolarismo non fu immediatamente di tipo conflittuale, difatti aspiravano a continuare la reciproca collaborazione così da garantire la sicurezza nazionale di ambedue le parti. Ma il concetto di sicurezza nazionale era inteso in due maniere differenti. Ciò che causò l’antagonismo erano le azioni compiute al fine di raggiungere la sicurezza generavano invece insicurezza e paura nella controparte, la quale rispondeva in maniera offensiva e minacciosa. Quindi preferivano consolidare unilateralmente le loro posizioni, invece di cooperare e di conseguenza avvantaggiare l’altro paese.

I progetti statunitensi erano infatti i seguenti: dal punto di vista geopolitico, evitare che solo una potenza potesse assumere il controllo dell’Eurasia, questo è uno degli assiomi fondamentali della politica estera statunitense. Avere il controllo dell’Eurasia significava controllare una quantità di risorse (tecnologiche, industriali, demografiche e materie prime) tale da minacciare gli USA stessi, o trasformarsi in uno “stato fortezza”. Roosevelt aveva in progetto di creare un duopolio sovietico/britannico in Europa, ma ciò fu impossibile per via della debolezza della Gran Bretagna. Secondo gli Stati Uniti c’era una stretta relazione tra sfera economica e sfera politica, che imponeva di non utilizzare pratiche economiche autarchiche e rapporti commerciali bilaterali. L’obiettivo era dunque quello di rafforzare la rete delle democrazie di libero mercato, perché solo in questo modo sarebbe stato possibile promuovere l’apertura commerciale e garantire benessere e prosperità, di conseguenza assenza di conflitti. Vi era dunque una convinzione della superiorità del modello americano e che un mondo stabile e democratico dovesse assomigliare il più possibile agli Stati Uniti.

Furono create negli ultimi mesi della guerra delle organizzazioni internazionali: il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale (per la liberalizzazione commerciale e valutaria); Organizzazione delle nazioni unite (ONU) aveva un Consiglio di sicurezza che era costituito da 5 membri permanenti aventi il diritto di veto: Stai Uniti, Unione Sovietica, Gran Bretagna, Cina e Francia.

L'emblema odierno dell'Organizzazione delle Nazioni Unite. Fonte: http://www.promozioneumana.it/yep-content/media/20120705210721-2012-40767-NDP.jpg

L’ultimo elemento per la strategia statunitense era riguardante la conservazione, il più possibile, della superiorità acquisita durante la guerra, che era tenuta a diminuire quando URSS e Giappone si sarebbero ripresi dalle devastazioni.

L’Unione Sovietica era favorevole alla collaborazione con USA e GB al fine di ottenere aiuti economici per ricostruire il paese. Il punto principale della strategia sovietica era quella di ottenere un’influenza nell’Europa orientale. Essendo privo di risorse naturali, il territorio russo fu soggetto ad invasioni provenienti da ovest, dunque creando una relazione con l’Europa orientale significava ampliare la fasci difensiva del paese. Piano sovietico: rafforzare la sicurezza tramite un’estensione di tipo imperiale, ed essa era approvata da USA e GB, ma nacquero incomprensioni sulla modalità del progetto. Punto di vista geopolitico: i progetti sovietici erano uguali a quelli statunitensi. L’URSS e il suo leader, Stalin, volevano che venisse riconosciuto il titolo di grande potenza acquisito durante la guerra, così da garantire un ruolo centrale nelle organizzazioni internazionali. Politica estera sovietica: carattere fortemente ideologico, ma non aveva atteggiamenti aggressivi, al contrario, Stalin aveva un atteggiamento cauto, era attento a costi e rischi, era limitato dal punto di vista geografico e sensibile al linguaggio di forza.

In rosso, la dimensione dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Fonte: http://static1.assistancescolaire.com/4/images/rus02z.jpg

2. Il primo deteriorarsi della situazione internazionale (L.S.)

Dopo la guerra, i progetti americani e sovietici non erano esenti da contraddizioni e ambiguità. Gli Stati uniti riflettevano il pluralismo e la diversità di posizioni all’interno del loro governo: c’era una frattura fra coloro che sentivano la necessità di collaborare con l’URSS anche dopo la guerra (integrandola nel sistema economico globale) e coloro che vedevano nell’URSS una minaccia da contenere e ostacolare.

I sovietici invece agivano in modo per gli americani incoerente a causa delle fobie e preoccupazioni percepite dal loro dittatore Iosif Stalin. Oltre a ciò, le incertezze sovietiche derivavano anche dalla necessità di conciliare l'internazionalismo rivoluzionario con la coesistenza con le potenze capitalistiche.

Dopo la guerra ci furono diverse difficoltà nei rapporti tra Stati Uniti e Unione Sovietica causate sia da elementi oggettivi che da precisi eventi e decisioni politiche. Da un lato quindi la configurazione bipolare acuiva l’antagonismo tra USA e URSS: un sistema caratterizzato da due poli egemoni e dominanti, che tende a stimolare e ad accentuare la competizione e la conflittualità fra le due potenze. Va aggiunto inoltre un altro aspetto fondamentale, ovvero la scomparsa del nemico comune: la Germania. Questo nemico imponeva, durante la guerra, una cooperazione forzata tra le due potenze alleate. La sparizione di questo elemento coesivo fece dunque riemergere le diffidenze reciproche.

Una serie di eventi verificatesi nel corso del ’45 accentuarono molto questa contraddizioni: la morte del presidente americano Roosevelt, il rifiuto da parte degli Stati Uniti di concedere un prestito a Mosca e l’esplosione della prima bomba atomica americana.

Una foto raffiugurante Franklin Delano Roosevelt, il 32° presidente degli Stati Uniti d'America e protagonista della Seconda guerra mondiale. Morì il 12 aprile 1945. Fonte: http://a4.files.biography.com/image/upload/c_fit,cs_srgb,dpr_1.0,q_80,w_620/MTE1ODA0OTcxNzcxODU2Mzk3.jpg

Questi elementi fecero diventare Stalin molto insicuro, ed egli decise perciò di mettere in atto una reazione difensiva di chiusura e irrigidimento. Secondo diversi funzionari americani l’URSS era una potenza espansionistica che aveva l’intenzione di esportare il proprio modello autoritario e dittatoriale in tutta l’Europa. Harry Truman, il successore di Roosevelt, assunse una posizione di maggiore fermezza contro l’URSS e l’ambasciatore americano Harrimann denunciò la politica sovietica, dato che violava gli accordi stipulati che prevedevano la necessità che si formassero governi democratici e liberamente eletti. Per Stalin la collaborazione con gli USA era necessaria per ottenere i prestiti e finanziamenti, di cui aveva bisogno per la ricostruzione del paese. Durante la guerra infatti gli Stati uniti avevano finanziato l’impegno bellico dei loro alleati tramite la legge “affitti-prestiti”. Truman però, subito dopo la guerra nel maggio del ’45, decise di ridurre drasticamente questo programma di finanziamento.

Le preoccupazioni di Stalin aumentarono ancora maggiormente con l’esplosione della bomba atomica a Hiroshima. Questo possesso monopolistico dell’arma nucleare gli sembrava alterare molto l’equilibrio militare. Stalin aveva paura che Washington non avrebbe più rispettato gli accordi stabiliti durante la guerra. A tutto ciò si aggiunse la difficoltà riguardante la sorte della Germania, che teoricamente era già stata decisa durante la conferenza di Potsdam. Era stata prevista la ricostruzione di una Germania denazificata, neutrale, smilitarizzata e sottoposta a forme di controllo internazionale: venne infatti divisa temporaneamente in 4 zone d’occupazione, amministrate da Francia, Gran Bretagna, USA e URSS. Gli Stati uniti abbandonarono però presto i progetti punitivi, visto che la Germania era essenziale a qualsiasi progetto di ricostruzione economica europea; era un paese ricco di risorsa centrale come il carbone, ed infine Truman riteneva che una Germania eccessivamente indebolita avrebbe creato un vuoto di potere nel cuore d’Europa di cui avrebbe approfittato l’URSS.

Le quattro zone d'occupazione della Germania dopo la Seconda guerra mondiale. Fonte: http://image.slidesharecdn.com/imurieponti-091204042628-phpapp02/95/i-muri-e-ponti-6-728.jpg?cb=1259900899

Durante il periodo bellico la cooperazione era mantenuta in vita dai periodici incontri tra i ministri degli Esteri delle tre grandi potenze, ma l’antagonismo bipolare USA-URSS, e quindi la divisione dell’Europa in due blocchi contrapposti, stava prendendo forma. Nel febbraio del ’46 Stalin sottolineò la necessità che l’URSS non abbassasse la guardia e promovesse una veloce ricostruzione del paese. La sicurezza dell’Unione sovietica andava dunque perseguita attraverso canali unilaterali e non cooperando con lo potenze occidentali. Queste affermazioni vennero viste come aggressive e minacciose da parte di Londra e Washington.

Poco dopo, nel 1946, l’ex primo ministro britannico Winston Churchill, in un famoso discorso a Fulton, sostenne che una "cortina di ferro" era discesa sul continente e invitò ad una alleanza tra USA e Gran Bretagna contro l’espansionismo del regime totalitario sovietico.

Inoltre, secondo George Kennan, un funzionario dell’ambasciata americana di Mosca, l’Unione Sovietica cercava in tutti i modi di espandersi, in modo da consolidare la propria sicurezza e promuovere la causa socialista, ma fronteggiando con fermezza li dove questa espansione si sarebbe manifestata, USA e GB sarebbero riusciti a contenerla. L’URSS infatti non era solo aggressiva, ma anche molto debole e sarebbe indietreggiata di fronte a una netta risposta occidentale.

La risoluta reazione americana indusse l'URSS ad abbandonare molti dei suoi progetti. E di conseguenza Mosca si vide costretta a rinunciare all’obiettivo di ottenere territori del nord Iran, territorio petrolifero. Lo stesso accadde con i territori acquisiti dalla Turchia nel 1917, a cui l’URSS era molto interessata. Da queste azioni Stalin vide confermata la non volontà occidentale di soddisfare le esigenze di sicurezza del suo paese.

Da sinistra a destra: Churchill, Truman, Stalin, alla conferenza di Potsdam. Fonte: http://digilander.libero.it/lacorsainfinita/guerra2/45/potsdam13.jpg

Entrambe le potenze ritenevano dunque che la controparte assumesse posizioni offensive e minacciose, e perciò consolidarono le rispettive aree d’influenza: USA attraverso la costruzione di una rete di interdipendenze economiche e militari con i propri alleati europei, l’URSS invece con la repressione e chiusura.

3. Il contenimento e la fine della coesistenza pacifica (H.M.D.)

Nel corso del 1947, il processo di solidificazione degli assetti internazionali iniziò ad avvenire, determinando un bipolarismo a livello mondiale (e soprattutto in Europa) tra Stati Uniti e Unione Sovietica. A questa data, l’autore Del Pero colloca il definitivo inizio della guerra fredda (p. 22), quando nel febbraio dello stesso anno venne elaboratala “dottrina Truman”.

La guerra fredda non rappresenta l’offensiva e la conquista di territori soggetti all’influenza del nemico, ma piuttosto esprime la volontà degli statunitensi e dei sovietici di consolidare le proprie sfere di controllo, prevenendole da un possibile attacco del proprio avversario. Dal punto di vista di Washington, tutto ciò costringeva gli statunitensi a rinunciare ai progetti mondiali elaborati tra il 1943 e il 1945, poiché non avevano previsto uno scenario simile nel dopoguerra; accettando la divisione in due blocchi del mondo, l’amministrazione Truman non si intrometteva nelle politiche sovietiche in Europa orientale e consolidava economicamente e militarmente la parte occidentale.

Stalin a sua volta dovette rinunciare alla sua strategia per il dopoguerra; l’Unione Sovietica si aspettava di ritrovarsi un’Europa frammentata, non ostile ai sovietici e non influenzati dalla politica britannica. Invece, nel continente iniziavano a formarsi governi filo-americani chiaramente antisovietici. Gli Stati Uniti avevano iniziato a muoversi contro l’URSS e infine, quest’ultima tremava per l’idea che nelle zone tedesche occupate dagli Alleati durante il secondo conflitto mondiale sorgesse un nuovo Stato germanico antisovietico.

Il successore di Roosevelt, Henry S. Truman. Fonte: http://mrnussbaum.com/worldimages/truman.jpg

Quindi, come già accennato prima, il primo atto che portò all’inizio della guerra fredda fu a causa della “dottrina Truman”, che altro non era che un grande discorso del presidente Truman, dotato di un lessico ricercato, incentrato sulla libertà e sulla democrazia contro il totalitarismo e volto a convincere il Congresso americano a stanziare ben 400 milioni di dollari in aiuto alla Grecia e alla Turchia. I due paesi in questione, infatti, non venivano più finanziati dal governo britannico, in quanto quest’ultimo non era più in grado di sostenere militarmente ed economicamente la Grecia e di fornire aiuti finanziari alla Turchia. Era necessario quindi che gli Stati Uniti si sostituissero alla Gran Bretagna, per evitare che la regione greco-turca non cadesse sotto l’influenza sovietica; basti pensare al fatto che in Grecia imperversava la guerra civile, in cui la vittoria comunista non era utopica. E una vittoria comunista avrebbe potuto infettare anche altri paesi, trasmettendo il virus comunista a paesi come l’Iran, l’Egitto, l’Italia e la Francia. Questa “dottrina”, in ogni caso segnava inevitabilmente i confini del bipolarismo americano-sovietico, soprattutto in Europa.

Un'immagine raffigurante lo scontro tra USA e URSS. Fonte: http://www.centrosangiorgio.com/occultismo/mondialismo/immagini/urss_usa.jpg

Da questo momento, la politica estera statunitense aveva l’obbiettivo di contenere l’influenza sovietica nel mondo (e in particolare nell’Europa), impedendo a Mosca di espandere il proprio potere su altri Stati non soggette al suo controllo. Una politica di questo tipo presupponeva però la necessità di consolidare la politica e l’economia dell’Europa occidentale, in quanto una regione devastata dalla guerra e con difficoltà economiche come essa poteva scivolare nel comunismo. Pertanto, per fare in modo che questo non accadesse, venne istituito il Piano Marshall, che prende nome da colui che lo ha partorito, il segretario di Stato George Marshall. Venne annunciato nel giugno del 1947 con l’obbiettivo di integrare le economie e i mercati europei in una rete di rapporti di dipendenza reciproci attraverso numerosi canali di comunicazione, incentivare la crescita economica e lo sviluppo e utilizzare i prodotti di questa crescita per rafforzare i governi democratici europei, in modo da emarginare i sussulti comunisti nei vari paesi.

Questo piano, basato sulla crescita e sulla produttività, permetteva l’aumento di quest’ultima, che a sua volta permetteva di introdurre pratiche contrattualistiche nei rapporti di lavoro e di redistribuire i redditi su tutti gli strati sociali della popolazione. Salari alti, prezzi bassi e grande efficienza avrebbero permesso di creare una società di consumi di massa prospera e pacifica, e forme politiche radicali come il comunismo non vi sarebbero potuti sopravvivere. Il piano venne accolto con entusiasmo dai paesi europei occidentali e fu convocata una conferenza internazionale, in cui sedici nazioni decisero di accettare gli aiuti americani. Il Piano Marshall, che durò dal 1948 al 1951, liberalizzava gli scambi e rafforzava tutta una serie di regole che costituivano il sistema di interdipendenza tra l’Europa occidentale e gli Stati Uniti.

Un manifesto propagandistico del Piano Marshall. Fonte:https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/b/b3/Marshall_Plan_poster.JPG

Questa strategia americana fece definitivamente portare la guerra fredda a un punto di non ritorno; gli statunitensi avevano deciso di offrire il piano anche all’Europa orientale e all’Unione Sovietica stessa, come propaganda della propria politica. Il Ministro degli Esteri dell’URSS, Vjaceslav Molotov, partecipò alla conferenza dopo che Mosca valutò attentamente l’offerta fatta dagli Stati Uniti. Tuttavia, le richieste americane ai sovietici affinché potessero ricevere gli aiuti violavano, a detta dell’URSS, la propria sovranità nazionale; gli americani volevano infatti un certo coordinamento economico e intendevano partecipare nella gestione degli aiuti per i sovietici.

Molotov abbandonò la conferenza, costringendo anche i governi dell’Europa orientale a fare altrettanto, nonostante paesi come la Polonia e la Cecoslovacchia avessero mostrato interesse per il piano americano. Esso era visto dall’URSS come un’offesa e minacciava il sistema di sicurezza sovietico costruito nel dopoguerra; inoltre, liberalizzare e integrare le economie dell’Europa orientale con quelle occidentali avrebbe portato alla perdita della sfera di influenza sovietica nella regione, indispensabile per la sopravvivenza dell’URSS.

L’Unione Sovietica reagì pertanto consolidando ulteriormente il proprio Impero e mettendo al governo dei vari paesi dell’Europa orientale un partito comunista; tutto ciò venne compiuto e supportato grazie alla controdottrina sovietica, chiamata la “dottrina dei due campi”, postulata da Zdanov, presentata nel settembre del 1947 durante la riunione del Cominform e caratterizzata anch’essa da un lessico ricercato e convincente come il discorso di Truman.

La dottrina di Zdanov parlava dell’esistenza di due fronti contrapposti: quello imperialista e militarista degli Stati Uniti e quello socialista e democratico dell’Unione Sovietica. Inoltre, il capitalismo occidentale era per forza di cose aggressivo nei confronti dell’URSS e questo aveva portato al pensiero secondo il quale l’Unione Sovietica, i suoi alleati e le forze comuniste nell’Europa occidentale si sarebbero dovute rafforzare e prepararsi per un eventuale nuovo conflitto mondiale. L’URSS pertanto completò la sovietizzazione dei paesi dell’Europa orientale e all’integrazione delle loro economie con quella sovietica; il pluralismo dei partiti venne eliminato definitivamente, mentre solo quelli comunisti avevano il controllo dello Stato. Gli avversari politici vennero messi fuori gioco utilizzando purghe o ricorrendo all’eliminazione fisica, ed essi potevano essere anche comunisti, ma se troppo popolari e indipendenti da Mosca anch’essi venivano eliminati.

L’ultimo atto che determinò il completamento dei due blocchi della guerra fredda in Europa fu rappresentato dal colpo di Stato del 1948 in Cecoslovacchia, a Praga, in cui l’ultimo governo di coalizione rimasto ancora in vita nell’Europa dell’Est venne spodestato dal partito comunista del paese, che prese il potere grazie anche al supporto sovietico. Ora l’Europa era definitivamente divisa; l’occidente, guidato dagli Stati Uniti, e l’oriente, guidato dall’Unione Sovietica, che doveva essere uniforme, omogeneo ed estraneo a qualsiasi influenza occidentale.

In nero, il percorso della cosiddetta "cortina di ferro". Fonte: http://vignette4.wikia.nocookie.net/nonciclopedia/images/9/94/Cortina_di_ferro.png/revision/latest?cb=20091202113803

4. Il consolidamento dei due blocchi (M.D.)

La reazione sovietica al Piano Marshall fu decisamente perdente, i partiti comunisti italiani e francesi denunciarono il piano come strumento imperialistico statunitense; essi si scontrarono con un’opinione pubblica che era favorevole al piano Marshall. In Italia l’insuccesso del comunismo e del socialismo si verificò nell’elezioni del 1948. In occidente la dominazione americana veniva imposta in maniera consensuale, mentre la dominazione sovietica si fondava su elementi repressivi e autoritari.

La sovietizzazione dell’Europa orientale originò la prima significativa separazione all’interno del blocco comunista: quella della Iugoslavia titina. Stalin decise perciò a non prendere parte ai progetti che prevedevano la creazione di una federazione balcanica a cui avrebbero aderito le repubbliche socialiste di Iugoslavia, Bulgaria e Albania. Le perplessità sovietiche aumentarono quando la Iugoslavia iniziò a sostenere i comunisti greci, le cui azioni provocarono l’Occidente e gli Stati Uniti, accentuando l’impegno di questi ultimi in Europa.

In rosa, i paesi che formano la Iugoslavia; in rosso, i confini del Paese. Fonte: http://1.bp.blogspot.com/-0yS2OL5iW_8/UmjbLs-qgOI/AAAAAAAACfc/msQ6vW5ekbw/s1600/riassunto+guerre+nei+balcani.png

Nel giugno del 1948 le tre potenze occidentali (Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti) giunsero a una serie di accordi che prevedevano la creazione di un governo federale tedesco. La risposta sovietica fu quella di bloccare l’accesso alle zone occidentali di Berlino (si trovava nel territorio orientale amministrato dall’URSS), dato che lo stato autonomo sarebbe stato ostile alll’URSS.

Quest’azione sovietica fu definita “Il blocco di Berlino” e costituì la prima grande crisi della guerra fredda, con quest’azione Stalin sperava che gli Stati Uniti bloccassero la costituzione della Repubblica federale tedesca. Il piano di Stalin non funzionò; e nel maggio del 1949 nacque la Repubblica federale tedesca e alcuni mesi più tardi nei territori orientali venne creata la Repubblica democratica tedesca. Il processo di consolidamento del blocco occidentale si concluse con la creazione di un’alleanza militare che garantiva l’impegno americano a difendere l’Europa occidentale da un’eventuale aggressione sovietica. Nel marzo del 1948 Francia e Gran Bretagna (le due principali potenze europee) diedero vita all’Unione occidentale, alleanza militare a cui aderirono anche il Belgio, l’Olanda e il Lussemburgo.

Nell’aprile del 1949, dopo l’adesione Americana all’Unione occidentale, nacque l’alleanza atlantica, alla quale aderirono dodici paesi. L’alleanza si impegnava a intervenire a difesa dei membri in caso fossero stati soggetti ad un’eventuale aggressione. L’alleanza serviva a dare fiducia ai paesi europei impegnati nella fase di ricostruzione e per rafforzare i governi schierati dalla parte degli Stati Uniti, essa serviva dunque a rendere più coeso e compatto il blocco occidentale.

In blu, le nazioni aderenti al Patto Atlantico; in rosso, quelle aderenti al Patto di Varsavia, la risposta sovietica all'alleanza atlantica. Fonte: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/9/9e/NATO_vs_Warsaw_(1949-1990).png

La guerra fredda era riuscita a dividere il continente europeo, la strategia del contenimento, ciò che si doveva contenere era l’espansionismo dell’Unione Sovietica, adottata dagli Stati Uniti aveva posto Mosca sulla difensiva. La competizione bipolare si stava trasferendo dall’Europa all’Asia, dove il successo dei movimenti comunisti e l’estensione dell’influenza sovietica indussero Washington a globalizzare la strategia del contenimento.

Riassunto del capitolo:

Credits:

Created with images by manhhai - "Two Worlds 1950 - Hai thế giới 1950" • romanboed - "Praha"

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