Loading

Manuel y Jenny Martínez - Testimonianza di una Riconciliazione Soprannaturale -

Manuel: “ Fine del 2003: inizio della crisi familiare”.

Nel 2003, lo stesso anno in cui nacque il nostro secondogenito, come famiglia affrontammo una crisi talmente grande che sembrava puntasse alla distruzione del matrimonio. Tutto ebbe inizio quando io intrapresi una relazione extraconiugale, fino ad allora, la nostra famiglia era stata un esempio per altri. Prima che scoppiasse tutto la nostra situazione economica era stabile, frequentavamo una chiesa locale, partecipavamo alle riunioni per le coppie con studi biblici che, spesso, toccavano temi riguardanti problematiche di coppia e gestione delle relazioni in famiglia. Ma mancava qualcosa molto importante: Gesù al centro delle nostre vite e della nostra famiglia, che avesse il primo posto su tutto il resto. La relazione extraconiugale, con una collega di lavoro, iniziò verso la fine del 2003. Col passar del tempo mi allontanavo sempre più da mia moglie e dalla mia famiglia inventando molte scuse (il troppo lavoro, i vizi, gli impegni improvvisi, ecc…). Finché il 28 dicembre dello stesso anno parlai con mia moglie dicendole di non amarla più, tenendo nascosta la mia relazione extraconiugale. Da quel momento la nostra relazione si distrusse. Stavamo vivendo un incubo e nonostante mia moglie non riusciva a credere alle mie parole cercò di andare avanti. I mesi passarono e la situazione in casa era disastrosa: ero completamente assente, tornavo a casa di notte, non rivolgevo parola ne a mia moglie ne ai miei figli nei pochi momenti che li vedevo, ero molto freddo nei loro confronti. Nel mese di Maggio del 2004 mia moglie scopre la verità; controllando una bolletta del telefonino, vide centinaia di messaggi inviati ad un numero sconosciuto, di conseguenza prese i figli e decise di lasciare casa nostra per andare a stare dai suoi genitori. Da quel momento non si trattava più di un problema solo nostro ma cominciò ad interessare anche il resto della famiglia, genitori, fratelli, sorelle. Tanti sicuramente pensarono: “Non c’è più niente da fare. È un matrimonio finito”.

Manuel: “La radice del problema”.

Si potrebbe pensare che alla base della nostra crisi ci fosse il tradimento. In realtà c’erano altri fattori che portarono alla rottura ma senza dubbio il tradimento fu la causa della nostra separazione. In una crisi matrimoniale la colpa non è mai di uno solo. È probabile che uno dei due abbia più responsabilità, e sicuramente era il mio caso; ho aperto una porta al nemico, e gli ho dato modo di distruggere la mia famiglia. Son sicuro che il tradimento non è stato “causa”, ma la “scintilla” che ha scatenato un “incendio”, che, di conseguenza, portò me e Jenny alla rottura e alla separazione. A mio avviso, alla base di tutto c’è un problema caratteriale, che affonda le sue radici nella mia infanzia e che ha prodotto degli effetti pazzeschi nella mia vita; nutrivo amarezza, e questo era molto pericoloso. A chi non è capitato nella vita di avere delle discussioni? Penso che ognuno di noi ne abbia e che reagisca a suo modo alle situazioni che gli si presentano; il mio modo di reagire alle discussioni, o a situazioni particolari, era tenermi tutto dentro, non esporre il mio punto di vista e stare in silenzio. Questo fece sì che, anche nel rapporto con mia moglie, utilizzavo il silenzio per difendermi e, senza che me ne accorgessi, ciò provocò un grande disagio sia a livello personale che nel rapporto di coppia. Sono convinto che tutti possiedono un “bagaglio personale” che si sviluppa sin dalla più tenera età, che si arricchisce con il tempo e che, in un rapporto di coppia, inevitabilmente venga fuori prima o poi; naturalmente io e Jenny avevamo portato nel rapporto di coppia i nostri rispettivi “bagagli personali”. Nel matrimonio, il silenzio, mi portava a cedere ogni volta che avevamo una discussione per evitare il conflitto. In realtà nel mio cuore serbavo una grandissima amarezza. Il mio cuore poteva essere paragonato ad una bomba ad orologeria, pronta ad esplodere da un momento all’altro distruggendo tutto ciò che mi circondava. E, proprio quando decisi di “prendere coraggio” e dire a mia moglie che non provavo più niente per lei, ammetto di esse stato io stesso a far esplodere quella bomba credendo che quello era il modo migliore per affrontare e sradicare l’amarezza che provavo e che sarebbe stata utilizzata da Satana. Ero proprio io che stavo permettendo la distruzione delle due cose più importanti della mia vita: il mio matrimonio e la vita dei miei figli.

Manuel: “Una moglie disperata che affronta una dura realtà”.

Prima di scoprire la mia relazione extraconiugale e di andare via di casa Jenny aveva intuito che c’era qualcosa che non andava nel nostro matrimonio, che qualcosa era cambiato e che stavamo sempre più arrivando alla rottura definitiva. Inizialmente lei pensava che il mio distacco era dovuto ai vizi che avevo, in quel periodo bevevo molto e fumavo tanto. Tutto questo non la faceva star bene perciò cominciò a chiedere ad altre persone di parlare con me, di farmi riflettere che il modo in cui stavo conducendo la mia vita non era buono e che dovevo far qualcosa per tornare sui miei passi. In quel periodo Jenny non si addormentava se non si accertava che fossi rientrato a casa, e molto spesso capitava che io rincasassi a notte fonda. È capitato che i bambini si facessero male e che lei aveva bisogno di aiuto e di conforto in quei momenti ma quello che riceveva era solo la mia mancanza, eh sì, ero un uomo completamente assente. Confessando di non provare più niente per lei la ferii profondamente ma, nonostante questo, decise di portare quel peso e quel dolore completamente da sola per ben sei mesi. Ormai anche le persone che ci conoscevano e che frequentavamo cominciarono a notare il mio cambiamento ma Jenny era sempre pronta a difendere e giustificare i miei comportamenti riversando sul lavoro la causa della mia stranezza. Quando scoprì la mia relazione erano passati molti mesi in cui lei provò a trovare un modo per evitare la rottura, ma a quel punto non vide altra via di uscita se non quella di andar via di casa con i nostri figli nonostante questa decisione comportasse difficoltà e sfide da affrontare senza di me. Jenny partì consapevolmente, sapendo che stava lasciando un matrimonio che durava da 7 anni e tanti ricordi che erano stati belli. Il suo cuore era stato distrutto da quella bomba ad orologeria come tutto ciò che ci circondava.

Manuel: “Momenti di angoscia e solitudine”.

Dopo la separazione la mia situazione era diventata insostenibile. I miei rapporti familiari e interpersonali erano un disastro. Ho rischiato anche di perdere il lavoro. Mi stava scivolando tutto dalle mani. Come genitore mi stavo rivelando un vero e proprio disastro. Avevo pensato ed agito in modo egoistico e irragionevole credendo di poter risolvere i miei problemi ma in realtà stavo vivendo un inferno. I miei figli e mia moglie mi mancavano tanto, l’orgoglio e l’altra relazione mi ostacolavano, non riuscivo a guardarmi dentro e prender coraggio per tornare da loro. Con il senno di poi posso affermare che in quel periodo ero diventato un bersaglio di Satana che con la sua astuzia mi aveva accecato facendomi credere che quello che avevo fatto era buono; e, dopo aver colpito e ingannato me, stava colpendo tutta la famiglia portandola al tracollo. Di lì a poco cominciai ad non avere più pace e ciò si protrasse per molto tempo fino a portarmi a farmi avere pensieri negativi su me stesso. Più passava il tempo più la situazione anziché migliorare peggiorava. Mentre io vivevo tutta questa negatività mia moglie, al contrario, stava vivendo una vera e propria trasformazione, stava cambiando radicalmente la sua vita e, invece di biasimarmi o studiare un modo per vendicarsi, accettava tutto quello che facevo senza puntarmi il dito contro. Vederla tranquilla e piena di pace mi dava fastidio, mi irritava, perché era quello che desideravo io ma non riuscivo a raggiungere. I suoi atteggiamenti positivi nei miei confronti erano diventanti momenti di refrigerio, un oasi nel deserto per la mia anima, spesso trovavo il vassoio della colazione davanti alla porta di camera mia e accanto un biglietto scritto da Jenny nel quale mi augurava una buona giornata e le benedizioni del Signore per quel giorno che cominciava. A volte mi inviava della mail con riflessioni sulla Bibbia alle quali rispondevo brutalmente o non rispondevo affatto ma ammetto che quelle parole risuonavano in continuazione nel mio cuore, che fin dall’infanzia aveva ascoltato gli insegnamenti biblici. Anche se, inizialmente, disprezzavo e non comprendevo tutto questo ora sono consapevole che Dio stava usando la compagna della mia vita, mia moglie, per ammorbidire il mio cuore indurito. Ormai la nostra rottura era diventata di dominio pubblico, di conseguenza anche i miei genitori ne erano al corrente e anche loro cercavano di incoraggiarmi con parole dolci che non meritavo affatto. Fu un periodo molto travagliato per il nostro matrimonio che era praticamente morto ma, oggi posso dirlo, Dio operò grandemente. Ricevemmo svariati consigli, c’era chi ci consigliava di lasciarci definitivamente, chi di darci una seconda chance; molte persone stavano pregando per noi e il nostro matrimonio ma prima che tutto tornasse alla normalità occorreva che io mi ravvedessi e che permettessi a Dio di operare in me. Ricordo un proverbio che mi ha sempre fatto riflettere che dice: “amami quando lo merito di meno, perché in quel momento ne ho più bisogno”, era quello che faceva al caso mio anche se tutto veniva soffocato dal mio orgoglio, però Dio ha provveduto a farmi avere tutto l’amore che mi mancava nonostante non lo meritassi.

Jenny: “sperare nella prova”.

Il mondo mi era letteralmente crollato addosso. Mi sentivo tradita, mi erano state dette tante bugie ma cercavo di gestire al meglio il dolore profondo che provavo. Non so dirvi con certezza quando il mio cuore cominciò a serbare risentimento, amarezza e rabbia e, allo stesso tempo, non capivo che stavo ferendo anche chi mi stava vicino, ossia i miei figli e i miei genitori, che amavo tanto. Al culmine della disperazione, un giorno a casa dei miei in solitudine mi venne istintivo inginocchiarmi e piangere. Fu proprio in quell’occasione che il Signore mi parlò, dicendomi che da quel momento in poi dovevo sostituire tutto l’odio e le brutte parole che Manuel mi diceva con l’amore. L’ODIO DOVEVA ESSERE SOSTITUITO CON L’AMORE. Son convinta che da quel momento iniziò lo straordinario miracolo che Lui ha compiuto nelle nostre vite. Il mio “nuovo” modo di agire sarebbe diventata la giusta cura per “guarire” il mio cuore. La strategia che cominciai ad adottare consisteva in questo: quando mio marito si rivolgeva a me dicendomi cose terribili per ferirmi io rispondevo con amore e gli auguravo benedizioni. Fu questo il processo attraverso il quale Dio cominciò ad operare nella mia vita, mi stava donando un “serbatoio” d’amore da utilizzare e condividere con mio marito. Col passar del tempo iniziai ad avere la certezza che Dio stava per compiere qualcosa di davvero grande nella nostra vita di coppia e di famiglia. Con questa convinzione mi abbandonai completamente alla volontà di Dio, cercai aiuto nella chiesa locale e cominciai a frequentarla assiduamente con i miei figli. Dio si servì di alcune donne, considerate da me angeli, che mi aiutarono a rialzarmi. Una di loro in particolare mi consiglio di cominciare a pregare per la vita di Manuel proprio come si legge in Ezechiele 37, dove Dio chiede ad Ezechiele di profetizzare su un mucchio di ossa secche che si trovavano in una valle, non appena Ezechiele ubbidisce tutta la valle fu affollata da persone che hanno preso vita dal potere di Dio che operò attraverso il profeta. Cambiai le parole chiave sostituendole con il nome di mio marito e il mio e lo feci per tanto tempo. Oltre a questo cominciai a: leggere tanti libri che furono di aiuto e supporto, memorizzare la Parola di Dio e scrissi un diario, intitolato “VERSETTI PER I MIEI MOMENTI D’ANGOSCIA”, con tutti i versetti chiave che mi confortavano in quel periodo. Passarono dei mesi e anche se non vedevo cambiamenti in mio marito, continuai a perseverare. Non fu facile, lo ammetto, ma Dio rinnovava le mie forze e la mia relazione con Lui si rafforzò così tanto da diventare la mia forza. Non era più Manuel ad occupare il primo posto nella mia vita ma Dio. Lui aveva il diritto di occupare quel posto speciale nel mio cuore, io dovevo solo fidarmi e aspettare i Suoi tempi. A marzo dell’anno successivo Manuel decise di partire per gli Stati Uniti, quello fu davvero un colpo basso per me e lo fu soprattutto per il nostro primogenito che risentì tantissimo della partenza del padre. Il giorno prima di partire, mio marito mi consegnò una lettera in cui ammetteva che il suo cuore era duro come una pietra e mi chiedeva di salvaguardare i miei figli da questa cosa. Ero molto perplessa. Pensavo: “se Manuel dice di avere un cuore duro come una pietra io voglio credere a quello che Dio promette in Ezechiele 11:19 cioè che Lui cambia un cuore di pietra in un cuore di carne”. Nei mesi successivi alla mia prova ne subentrò un’altra. Mio padre si ammalò gravemente, cominciai a tentennare e non vedevo più aspettative positive nel nostro matrimonio. Vedere mio padre che giorno dopo giorno si avvicinava alla morte non fu certo semplice. La sua salute peggiorò e nel mese di ottobre dello stesso anno morì. Amavo mio padre con tutta me stessa e fui molto addolorata dalla sua perdita, ma è stato meraviglioso vedere come Dio usò mio padre prima della sua morte. Papà aveva da sempre mostrato un grande affetto nei confronti di Manuel, l’amava come un figlio. Mai un rimprovero riferito a quello che stavamo attraversando come coppia, lo accoglieva senza problemi, gli offriva da mangiare quando Manuel veniva a far visita ai bambini. Prima di morire ero in piedi davanti al suo letto, stavo piangendo e lui mi chiese: “perché piangi figlia mia?” gli risposi che non era niente di grave ma lui mi disse: “vedrai che presto raggiungerai Manuel negli Stati Uniti ed andrà tutto bene”. Due giorni dopo la sua salute peggiorò e morì.

Jenny: “un passo di fede”.

Dopo tutti questi avvenimenti, nonostante Manuel continuasse a vivere una vita disordinata negli Stati Uniti, Dio amorevolmente stava operando e lo stava attirando sempre più vicino a Lui. Anche se era completamente assente e distante nella mia vita e in quella dei nostri figli, Manuel stava sperimentando la premura che il Signore aveva nei suo confronti. Ogni domenica frequentava la chiesa locale anche se nel fine settimana faceva vita mondana e notturna. Tutto questo era anche il frutto dell’amore che Manuel aveva ricevuto dalla sua famiglia. I miei suoceri vivevano a Houston, Manuel a Los Angeles, io e mia madre avevamo deciso di andare da mio fratello maggiore che viveva con la sua famiglia a Houston. L’intento di mia madre era quello di passare un po' di tempo con mio fratello e i miei suoceri per farci un’idea della situazione e poi tornare a casa, ma, nel mio inconscio, io ero convinta che non sarei tornata, sentivo che era il momento di rimanere a Houston. Manuel da Los Angeles sarebbe andato a far visita per un periodo ai suoi genitori a Houston. Avevo fiducia e fede che Dio potesse usare quella situazione per poter compiere il Suo miracolo nelle nostre vite, continuavo ad avere lo sguardo fisso su Dio e non su mio marito, quello che stavo facendo non era assolutamente facile ma era un atto di fede, perché “la fede è certezza di cose che si sperano e dimostrazione di cose che non si vedono” (Ebrei 11:1). Siamo arrivati a Houston e qualche giorno dopo arrivò anche mio marito per le festività natalizie, il suo volto era freddo e il suo cuore indurito. In quell’occasione Dio mi diede pace e forza. Un giorno stavo piegando e sistemando i vestiti in camera sua, Manuel mi guardava dal suo letto ad un certo punto mi disse: “ma come hai fatto? Sei sempre serena! Come hai fatto a liberarti da tutta l’amarezza e il dolore che ti ho provocato?” la mia risposta fu: “ho alzato le mani verso Dio e mi sono arresa a Lui e Lui mi ha dato pace e serenità!” Uscii da quella stanza con le lacrime agli occhi. Da quel momento in poi Dio prese il controllo della situazione. Manuel non tornò a Los Angeles, decise di rimanere per dare una mano ai suoi genitori dato che mio suocero aveva appena perso il lavoro. Nei mesi successivi anche se non vedevo cambiamenti in lui iniziammo a frequentare una chiesa e, dopo pochissimo tempo, Manuel si arrese completamente a Dio dandogli il completo controllo della sua vita. Successivamente Dio restaurò il nostro rapporto di coppia e di famiglia e dopo sei anni ci ha donato un terzo figlio, questa volta si è trattato di una femminuccia che abbiamo deciso di chiamare Gissele, il nome ci piaceva tantissimo e solo dopo la sua nascita scoprimmo il suo significato che è “promessa e pegno di felicità”. Dio non lascia niente al caso!

Manuel: “un cuore nuovo”.

Quando arrivai a Houston ho portato con me un enorme peso interiore, ero frustrato e dispiaciuto di non aver potuto far ritorno a Los Angeles, a casa davo filo da torcere a tutti, non mi sopportavo nemmeno io. Un giorno parlando con Jenny mi dette un ultimatum. Mi disse che lei doveva sistemare la sua vita, che non le stava bene andare avanti nell’incertezza dato che poteva benissimo rifarsi una vita e che io dovevo decidere se darci un seconda opportunità come coppia o meno. Ero completamente accecato dall’egoismo e dall’orgoglio talmente tanto da non vedere i danni che stavo facendo a me e a chi aveva a che fare con me. La chiacchierata con Jenny mi scosse, non lo nego, ma continuai con la mia testardaggine indurendo il mio cuore nei confronti della famiglia. Una mattina mentre stavo uscendo per andare a lavorare mia madre mi seguì fino alla porta e mi disse: “perché non dai la possibilità a Dio di fare un miracolo nel tuo matrimonio?” la mia risposta fu secca: “mamma, se io non voglio neppure Dio potrà fare niente a riguardo!” Il breve scambio di opinioni con mia madre mi fece sentire ancora peggio, è stato come se Dio mi dicesse: “Manuel, vuoi davvero portare tutto questo peso da solo?? Ok, eccolo, questo è tutto il peso della tua amarezza e del tuo risentimento, vediamo cosa sei capace di fare e come te la cavi!” quella sensazione fu terribile e anche se volevo scappare non mi era possibile farlo e solo dopo qualche giorno, al mio rientro a casa dal lavoro, mi chiusi in camera, mi prostrai a terra piangendo, chiesi perdono a Dio e invocai il Suo aiuto perché non avrei potuto sopportare nemmeno per un secondo di più quella situazione. In quello stesso istante Dio mi sollevò dal quel peso, lo fece sparire. Ricordo che mi alzai in piedi e non sentivo più quel macigno dentro di me. Finalmente il mio cuore era libero di esprimere ciò che desiderava, ero di nuovo in grado di amare e rispettare mia moglie e la mia famiglia. Si trattò di una liberazione, una guarigione e una trasformazione soprannaturale che tutt’oggi mi stupisce. Fu la grazia di Dio che trasformò il mio cuore di pietra in un cuore di carne colmo del Suo amore.

Jenny: “ogni cosa nuova”.

Son passati più di dieci anni da quando son arrivata negli Stati Uniti. Ricordo benissimo che quando arrivai stavo affrontando le due prove più difficili della mia vita: la morte di mio padre e la separazione con mio marito. Avevo due bambini, uno di otto e uno di due anni. Ringrazio Dio di avermi dato la forza di essere ubbidiente; di avermi fatto capire che quello era il momento giusto per lasciare la mia Nazione, il mio lavoro, la mia casa per andare in una Paese sconosciuto; di avermi dato la fiducia per credere con fede che Lui avrebbe potuto compiere un miracolo nella nostra vita di coppia. Siamo la testimonianza vivente che Dio, con la Sua potenza, è in grado di fare infinitamente più di quel che noi chiediamo o pensiamo come si legge nella Bibbia in Efesini 3:20.

Glorifichiamo il nome di Dio coscienti che la durata delle nostre vite non basterà per servirLo e ringrazirLo della bontà che ha mostrato verso di noi. A distanza di anni possiamo proclamare la potenza, la cura, la grazia, l’amore, la misericordia, il perdono, la fedeltà e la forza che Dio ci ha mostrato. Dalla nostra esperienza abbiamo avuto un ulteriore conferma, che la vita matrimoniale, secondo la volontà di Dio, non è sempre facile da gestire. Occorre da parte dei due coniugi impegno, sacrificio, determinazione, ma soprattutto un fondamento solido che si trova solo in Gesù. Umanamente siamo soggetti al fallimento però Dio sarà sempre fedele e di aiuto perché ciò che è impossibile all’uomo a Lui è possibile. Ci rivolgiamo a te che stai leggendo la nostra testimonianza. Non sappiamo che periodo stai attraversando nella tua vita, se positivo o meno, ma vogliamo ricordarti che Dio vuole dirti di non temere e di fidarti di Lui. Compiere passi di fede è umanamente difficile in quanto, spesso, non si riesce a vedere subito un risultato. Il nostro consiglio è: aggrappati a Dio, perché è l’unico che non ti lascerà mai. Nei momenti più bui ricorda quello che è scritto in 2° Corinzi 12.9 “la mia potenza si dimostra nella debolezza”. Noi vediamo con dei limiti ma Dio vede il quadro completo e i suoi piani saranno sempre un bene per noi. “Infatti io so i pensieri che medito per voi, dice il Signore: “pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire e una speranza”. Geremia 29.11. Considerando quello che abbiamo passato, nessuno avrebbe scommesso una lira su un risvolto positivo, ma Cristo ha mutato la situazione e ha operato in modo meraviglioso nonostante l’incredulità di molti. Siamo certi che se Dio ha operato in questa maniera con noi potrà fare altrettanto nella vita di chiunque Gli permette di agire. Più di dieci anni fa Dio cambiò la nostra storia, sostituendo la distruzione voluta dal diavolo con innumerevoli benedizioni ❤️.