noi non dimentichiamo giorno della memoria. 27 gennaio 2017

COME LA SECONDA F RICORDA...E NON DIMENTICA

Principali eventi storici che hanno portato alla Shoah

Dal gennaio 1933 quando Hitler prende il potere inizia un periodo di limitazione delle libertà e diritti politici e civili: interdizione dei partiti; limitazione nelle libertà di espressione e opinione; le leggi repressive contro gli avversari del naziosocialismo. Nel 1936 compaioni i primi cartelli nelle starde con su scritto: Ebrei non graditi". Dal 1938 inizia la schedatura per tutti gli ebrei presenti sul territorio. Nella famosa NOTTE DEI CRISTALLI squadre di giovani nazisti irrompono nei quartieri ebraici spaccando vetrine e finestre di case e negozi, dando fuoco alle sinagoghe. 101 sinagoghe distrutte, 7500 negozi, 26000 ebrei arrestati e deportati. Ha inizio la Shoah. Nel 1940 apre Auschwitz. Milioni di polacchi ed Ebrei vengono deportati. Hanno avvio le grandi politiche per il raggiungimento della “purezza razziale” in Germania: emigrazione forzata degli Ebrei, ghettizzazione,deportazione nei campi di concentramento e di sterminio.

I

I campi di concentramento erano luoghi dove venivano uccisi gli ebrei furono creati durante la seconda guerra mondiale.

Nei lati vi erano le doppie recinzioni per evitare che nessuno scappasse. Arrivati ai centri di concentramento le famiglie venivano divise.

Per campo di concentramento di Auschwitz si intende il vasto complesso di campi di concentramento e di lavoro che formarono un sistema concentrazionario situato nelle vicinanze di Oświęcim, una città della Polonia.Usato durante il periodo dell'Olocausto Il complesso dei campi di Auschwitz, il più grande mai realizzato dal nazismo, svolse un ruolo fondamentale nel progetto di "soluzione finale della questione ebraica" Auschwitz, nell'immaginario collettivo, è diventato il simbolo universale del lager, nonché sinonimo di "fabbrica della morte" Facevano parte del complesso tre campi principali e 45 “sotto campi”. Con sempre nuove espropriazioni forzate e demolizioni delle proprietà degli abitanti residenti, arrivò a ricoprire, dal dicembre 1941, la superficie complessiva di circa 40 chilometri quadrati. All'interno di questa superficie avevano sede anche alcune aziende modello, agricole e di allevamento, volute personalmente da Hitler, nelle quali i deportati venivano sfruttati come schiavi.Questo campo fu costruito il 27 aprile 1940 e durò fino al 27 gennaio 1945.

La porta di Auschwizt

Arbeit macht frei (dal tedesco: 'Il lavoro rende liberi') era il motto posto all'ingresso di numerosi campi di concentramento nazisti durante la seconda guerra mondiale.La scritta assunse nel tempo un forte significato simbolico, sintetizzando in modo beffardo le menzogne dei campi di concentramento, nei quali i lavori forzati, la condizione disumana di privazione dei prigionieri e sovente il destino finale di morte, contrastavano con il significato opposto del motto stesso.

La frase è tratta dal titolo di un romanzo del 1872 dello scrittore tedesco Lorenz Diefenbach, e venne usata per la prima volta a Dachau, nel 1933, nel campo di concentramento che vi fu costruito.

Una delle testimonianze più toccanti dell'OLOCAUSTO. PRIMO LEVI

se questo è un uomo.

Il grande "divoramento": l’olocausto di Rom e Sinti(quando (le vittime non sono solo gli ebrei)

Eliminazione fisica dell’uomo per mano di un altro uomo. La loro Shoah, i Rom, i Sinti e gli Jenisch (quelli che i nazisti chiamavano zingari bianchi) la chiamano Porrajmos, “il grande divoramento”, in lingua romanì. Un pagina di storia strappata, tanto che ancora oggi è difficile stabilire il numero delle vittime. Secondo Ian Hancock - massimo esperto e direttore del Programma di Studi Rom presso l’Università di Austin, Texas – potrebbero essere 500 mila, secondo altri studiosi meno della metà.

M a non sempre è stato così

GLI EBREI IN EUROPA

Gli Ebrei in Europa sono presenti da oltre 2000 anni. Di comunità ebraiche ce ne sono tante in Europa che hanno formato importanti centri di vita e cultura ebraica . Spesso sono stati una minoranza religiosa la quale, è stata sottoposta a limitazioni e discriminazioni .

Dopo la rivoluzione francese, la nascita dei moderni stati nazionali favorì migliori condizioni di vita e nella maggioranza dei paesi l'emancipazione civile degli ebrei e il periodo tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento fu il periodo d'oro degli ebrei europei che dettero vita a vibranti comunità e offrirono un contributo importante alla vita culturale, politica e sociale dell'Europa.

La porta di Auschwizt

Arbeit macht frei (dal tedesco: 'Il lavoro rende liberi') era il motto posto all'ingresso di numerosi campi di concentramento nazisti durante la seconda guerra mondiale.

La scritta assunse nel tempo un forte significato simbolico, sintetizzando in modo beffardo le menzogne dei campi di concentramento, nei quali i lavori forzati, la condizione disumana di privazione dei prigionieri e sovente il destino finale di morte, contrastavano con il significato opposto del motto stesso.

Il Ghetto di Ferrara

Nei primi decenni del Novecento gli ebrei italiani vivevano come i loro concittadini non ebrei, mantenendo un forte senso della famiglia. Malgrado il provvedimento di espulsione dell’ottobre 1938, in Italia si trovavano a quell’epoca circa 3800 ebrei stranieri, poiché in caso di guerra fossero separati in strutture speciali per loro. Poche settimane dopo che l’Italia ebbe dichiarato guerra a Francia e Inghilterra, il 20 giugno 1940 entrò in funzione il principale campo di concentramento per ebrei a Cosenza. In settembre, il campo raggiunse la cifra di 700 prigionieri (diversi dei quali donne e bambini) e questi furono uccisi tutti.

La presenza ebraica a Ferrara precede di secoli l'istituzione del ghetto. Quando esso fu imposto nel 1627 circa 1.500 ebrei vivevano a Ferrara. La chiusura del ghetto durò oltre un secolo. Le porte che l'occupazione francese aprì nel 1796 si richiusero nel 1826, anche se con regole meno rigide, fino all'unità d'Italia del 1861. Anche dopo la sua chiusura, il ghetto rimase il centro della vita della comunità ebraica di Ferrara, che Giorgio Bassani ha immortalato nei suoi romanzi, Il giardino dei Finzi Contini e Cinque storie ferraresi. Il ghetto di Ferrara fu istituito nel 1627, in una delle zone più antiche della città, a poca distanza dalla cattedrale e dal Castello Estense. Fu chiuso definitivamente nel 1859.

Il ghetto di Varsavia

Il Ghetto di Varsavia fu istituito dal regime nazista nel 1940 nella città vecchia di Varsavia e fu il più grande ghetto europeo. La zona, conosciuta come l'antico "ghetto ebraico" di Varsavia, prima dello scoppio della seconda guerra mondiale era abitata soprattutto da ebrei, i quali costituivano la più grande comunità ebraica dopo quella di New York.

LA CONDIZIONE DEI BAMBINI

Durante la Shoah, anche i bambini furono portati nei campi di concentramento. Non morivano tutti allo stesso modo, alcuni giungevano nei lager per gli stenti, altri invece nelle camere a gas, oppure morivano a causa dei vari esperimenti che svolgevano su di essi; altri invece, per i lavori forzati. Nonostante fossero piccoli, la giornata di un bambino era uguale a quella di un adulto. Durante la giornata lavoravano ed i lavori a cui erano sottoposti erano durissimi e faticosi, pericolosi e molte volte mortali.

Uno dei campi di concentramento più famoso, in cui erano rinchiusi un gran numero di bambini e neonati, è conosciuto con il nome di Terezin, il più grande lager, al suo interno ospitava circa 140.000 prigionieri, di cui circa 15.000 bambini, compresi i neonati. I bambini e le bambine che avevano meno di 12 anni vivevano nelle baracche con le donne, mentre quelli più grandi stavano con gli uomini. Le condizioni igieniche, abitative e la fame erano una fonte costante di sofferenza per tutti gli internati, e soprattutto per i fanciulli, a cui venne letteralmente rubata l'infanzia. Per questo motivo i prigionieri adulti riuscirono, per un certo periodo,

a concentrare i giovani nelle case per i bambini, in modo da alleviare le condizioni di vita del campo. Questo permise di ridare ai piccoli prigionieri la dignità della loro condizione di fanciulli, in quanto in queste strutture vennero messe in atto diverse attività, come l'organizzazione di una vita giornaliera, e addirittura l'insegnamento clandestino. In queste case operavano diversi educatori, che istruivano i piccoli prigionieri e permettevano loro di partecipare a eventi organizzati dai detenuti del campo. Una parte del loro tempo veniva anche impiegato per il disegno, attraverso il quale i piccoli detenuti potevano dare spazio alla propria fantasia, illustrando e dipingendo la realtà che in quel momento avrebbero voluto vivere, come per esempio giocattoli, cibo, prati in cui correre e altri elementi che richiamavano una condizione di vita serena e felice. Alcuni dei bambini, però, erano stati talmente provati dall'esperienza del lager, che nei loro disegni raffiguravano la cruda realtà in cui vivevano, disegnando gli elementi tipici del ghetto di Terezin, come gli ospedali, i malati, i funerali o le esecuzioni. Un altro gruppo di bambini, invece, credeva ancora nella speranza di un ritorno a casa, e le loro raffigurazioni rappresentavano la visione di un domani migliore. Nonostante queste iniziative, svolte dagli adulti per alleviare la dura vita che i bambini dovevano affrontare ogni giorno nel campo, le condizioni rimanevano comunque pessime. Spesso, i bambini erano ridotti a uno stato di quasi totale smarrimento della propria identità, proprio come accadeva per le persone adulte. Infatti, le problematiche legate alla permanenza e allo sfruttamento nei campi di concentramento diedero ripercussioni sia a livello fisico che psicologico.

I riferimenti letterari nella shoah

La letteratura sulla Shoà è molto vasta perché per molto tempo dopo e ancora oggi si è sentito e si sente il bisogno di testimoniare e di riflettere su una pagina tragica, la storia dell’umanità; e quindi su quella tematica si è scritto. Un posto di rilievo nel nostro ricordo della Shoà deve però obbligatoriamente andare anche a un’opera che è, con quella di Levi, famosa in tutto il mondo e che racconta il prologo dello sterminio, ossia la persecuzione e la clandestinità a cui fu condannata, insieme alla sua famiglia, l’autrice, nel tentativo, risultato drammaticamente vano, di sottrarsi all’arresto. Cioè il Diario di Anna Frank.

Anna riceve un diario sul quale comincia a scrivere le note di una ragazzina vivace, intelligente, affamata di vita, di amicizie e d’amore. Poi tutto precipita: comincia parlare delle sue angoscie, illusioni, sogni, parla dei turni in bagno, della distribuzione del cibo che non arriva, delle malattie temute e dello svolgimento della guerra. Così decidono di trasferirsi in un alloggio segreto sopra la ditta del padre. Le giornate passano per Anna a pelare patate, a recitare poesie, a leggere, scrivere, litigare, a temere il peggio. Nel diario non manca l’analisi del rapporto conflittuale con i genitori e la sorella o il racconto dell’innamoramento per Peter, suo coetaneo e figlio dei

Van Daan, e delle emozioni di un’adolescente inquieta…fino al silenzio. Il diario si interrompe infatti al momento dell’irruzione della Gestapo nell’appartamento, in seguito alla segnalazione di una persona che non è mai stata identificata, ma sembra fosse un magazziniere della ditta. E’ il 4 agosto 1944. Tutti gli abitanti dell’alloggio segreto moriranno nei campi, ad eccezione di Otto Frank. Margot e Anna passarono un mese ad Auschwitz-Birkenau e vennero poi spedite a Bergen-Belsen, dove morirono di tifo esantematico nel marzo 1945, solo tre settimane prima della liberazione del campo. Alcuni amici di famiglia che avevano aiutato i clandestini riuscirono a salvare gli appunti scritti da Anna all'interno dell'alloggio segreto, consegnandoli poi al padre, che ne curò la pubblicazione .

Altri libri sono L'OLOCAUSTO di Bauer Yehuda. Questo libro presenta una documentazione sconvolgente relativa ai tentativi di comprare gli ebrei. Come diari quello di Dawid Siarakowiak, il quale registra la situazione fi un ragazzo imprigionato in un ghetto; facendo comprendere le difficoltà incontrate nel continuare a vivere giorno dopo giorno.

I FILM DELLA SHOAH

I film che rappresentano la Shoah sono: Anna Frank, il Pianista; il bambino con il pigiama a righe; la vita è bella; la lista di Schindler; arrivederci ragazzi, la zona grigia, senza destino, la scelta di Shopie, l’ultimo treno, confessione finale, death in Love, in Darkness e Perlasca un eroe italiano.

tra i vari film visionati e visti il film "Il bambino con il piagiama a righe" è quello che ci ha maggiormente colpiti. Questo film parla di Bruno che è un bambino di otto anni curioso, intraprendente e appassionato d'avventura che, nella Germania degli anni quaranta, durante la seconda guerra mondiale, vive con la sua famiglia a Berlino. Un giorno, a seguito di una promozione del padre, ufficiale nazista, viene costretto a lasciare la città e tutti i suoi amici per trasferirsi in una casa di campagna insieme alla famiglia. Improvvisamente catapultato in una vita monotona e solitaria, circondata solo da domestici e soldati affiliati al padre, il ragazzino inizia ben presto ad esplorare i dintorni della tenuta, scoprendo che, poco distante, sorge un campo di concentramento, luogo dove si pratica l'eliminazione degli ebrei. Qui conosce Shmuel, un bambino Ebreo suo coetaneo. Nonostante fra i due vi sia un filo spinato e l'odio insensato indottogli dal padre e dal suo precettore scolastico a dividerli, fra i due ragazzini nascerà una bella e profonda amicizia, che porterà Bruno a superare le recinzioni del campo, a costo della vita.

Credits:

Created with images by DzidekLasek - "auschwitz poland the museum" • Ujka Kevin - "Auschwitz-00017.jpg" • Alessandro Canella - "Ferrara, Case nel ghetto, 1" • pasa47 - "Surviving Warsaw Ghetto Tenement" • simone.onofri - "Lamp on barbed wire - Auschwitz-Birkenau - Per non dimenticare..." • m111er - "Terezin" • Zingaro. I am a gipsy too. - "L'olocausto degli zingari. Gipsy's memorial."

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