Storytelling della via Francigena

Noi ci si incammina... Diciamocelo subito: il misticismo lasciamolo al pellegrino dell'anno Mille. Nessuna ricerca interiore, al limite un pensiero veloce al "Deus sive natura"; guardandomi attorno vedo/incontro sportivi, per lo più tedeschi (si, proprio loro, i nipotini di Goethe), turisti-sportivi e semplici turisti: come noi.
Però l'impatto è di quelli che non scorderai: lo sguardo spesso si ritrova ad indugiare sul paesaggio. Suggestivo. Evocativo.
Ho studiato sassi: ho occhi diversi quando guardo l'ambiente naturale. Colline, valli, affioramenti rocciosi, si tramutano in una narrazione virtuale che ricrea ambienti del passato dove questa morfologia ha avuto origine. Mi sono "scaricato", prima di partire, dal sito web della regione Toscana, la geologia dell'area senese; scopo: cercare relazioni tra geologia e paesaggio, tra litologia del terreno e vitigno!
L'itinerario che abbiamo scelto, a detta di molti, è tra i più suggestivi : San Gimignano-Monteriggioni, circa 30 km. Eccoci qui nel primo tratto che inizia a Santa Lucia; se lo completeremo, percorreremo circa 11 km.
Un breve tratto boschivo a quota 270 originatosi sopra limi argillosi e argille sabbiose del Villafranchiano; subito dopo, scendendo verso il Botro dei Bagni, si entra nella formazione delle sabbie/arenaria gialle e argille azzurre plioceniche. Questi depositi si sono formati in ambiente marino: quello stesso mare pliocenico (5/2 ma) che entrando dalla pianura padana ha raggiunto la nostra Taino, lembo estremo occidentale della sua presenza. Attraversando un vigneto ho raccolto un fossile testimonianza di questo mare: un bivalve, mal conservato e di difficile classificazione specifica. Questa formazione ci accompagna fino al Botro e oltre, risalendo in località Torraccia di Chiusi e Aiano
I vitigni che crescono su questo terreno danno origine in questa zona al Chianti delle colline senesi (95% di Sangiovese e 5% di Merlot) e al bianco Vernaccia di San Gimignano (primo vino italiano DOC).

« Questi, e mostrò col dito, è Bonagiunta. Bonagiunta da Lucca: e quella faccia di Ià da lui più che l'altra trapunta ebbe la Santa Chiesa e le sue braccia: dal Torso fu, e purga per digiuno l'anguille di Bolsena e la Vernaccia » (Dante Alighieri, Divina commedia, Purg. XXIV,19-24)

Da Molino Aiano si risale lungo la carreggiata Malpensata: la strada bianca segna il confine fra il Plesitocene e il Pliocene: ce ne accorgiamo subito perché la formazione rocciosa è ora un classico travertino e calcare continentale. Anche la vegetazione si adegua: siamo ora in un bosco che ci condurrà fino alla Badia del Conéo. E' ormai l'una: tempo di ristoro!

Abbiamo percorso 11 km. Ora ci attendono tre chilometri su strada asfaltata per raggiungere la località Le Grazie. Prenderemo l'autobus fino a Colle d'Elsa e da qui, cambio, e ritorno a San Gimignano. Dovremo percorrere ancora due/tre chilometri per tornare al luogo dove abbiamo lasciato l'auto. Siamo soddisfatti del cammino; a maggior ragione è soddisfatta P.: dopo due anni è stata la vera prova, la sfida vinta con il suo corpo.

Alla sera si risale a San Gimignano e ci regaliamo un ottimo tagliere formaggi/salumi e ovviamente Chianti/Vernaccia all'osteria del Nicchio.
Il giorno seguente non ce la sentiamo di affrontare altri 10 km; due coppie e un'auto risolvono il problema del rientro, oppure si rende necessario noleggiare un auto. Decidiamo di fare un percorso breve di circa 5 chilometri a partire dal nostro agriturismo Voltrona in direzione Montauto. Brevissimo tratto nel bosco e di nuovo immersi nelle sabbie/arenarie plioceniche. La via è indicata in vari modi ad ogni bivio: impossibile perdersi.

E' la zona Ciliegiata: vitigni, ulivi, ginestre, gelsi (Morus nigra) e ciliegie.

Fine della camminata; San Gimignano, sullo sfondo, ci è stata testimone per la breve vacanza. Ora in auto raggiungiamo Monteriggioni: per curiosità, più che altro. Il castello è il trionfo del kitsch.
Al ritorno si percorre la via del Chianti, con sosta alla tenuta della Rocca delle Macìe. A sx i terreni sabbioso/arenacei (sabbie gialle plioceniche/mioceniche) dei vitigni del Chianti classico e a seguire quelli argilloso/sabbiosi messiniani (Miocene); da quest'ultimi si ricava la riserva di Fizzano: Chianti classico da 15°. La tenuta della Rocca comprende un'area di 200 ettari. Qui il costo di un ettaro può variare dai 35/70 mila euro (ancora poco se confrontati ai 350/500 mila euro per ettaro nella zona del Brunello di Montalcino!). Si capisce quindi perché, sorpresi dalle due notti in cui la temperatura è scesa a 0°, in alcuni pendii dove i vitigni erano particolarmente esposti, si è tentato di ridurre i danni accendendo fuochi. Non siamo in Francia ma la ricchezza è la stessa.
Salute!
Created By
Claudio Carabelli
Appreciate

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