Monaco di Baviera 22 - 25 Aprile 2017

Giorno 1. 22 aprile

07.07: imbarcati tutti (anche le ritardatarie) e partiti. Tutti pronti e "carichi". A Milano splende il sole, a Monaco il meteo (per oggi) non promette benissimo. Ma nel cuore splende il sole!

Primo stop: siamo a Davos. O nella patria di Heidi, come preferite. E qui cominciano i problemi. Ovvero: come si fa ad andare in bagno?

Semplice: tornando bambini! E - come tutti sanno - i bambini non pagano.

Gli altri sì.

E poi: ma come si paga qui? Ma ci sono i franchi! Ma siamo in Svizzera! Ma il caffè costa un sacco. Ma non avevo capito!

Comunque siamo riusciti ad arrivare. E prima della salita al castello, si misurano le forze e ci si mette in autentico clima bavarese.

Il pranzo è stato variegato: dai tramezzini al salmone ai tranci di focaccia. Qualcuno ha timidamente tentato di assaggiare la birra. E si è sorpreso quando gli hanno chiesto i documenti. "Io l'avevo detto!" E comunque la crema alla vaniglia che accompagna lo strudel, è un must!

La salita al castello ci attende e mette alla prova le forze (solo di qualcuno, in verità). Ma una volta arrivati, il panorama è impagabile. E sulla personalità di Ludwig II, i commenti sono i più disparati. Amico ed estimatore di Wagner (beh, qualche "rametto" di poca sanità mentale lo avevano entrambi), ha saputo creare un ambiente molto originale e variegato. Comunque un castello senza fantasmi, non è un vero castello. Saranno intimoriti anche loro dalla presenza della sicurezza che ci segue passo passo e ci intima il silenzio assoluto? Per fortuna c'è l'unicorno a dare un tocco di vivacità alla visita!

E così si ricomincia. La dieta (non) ringrazia. Per il resto: ci siamo svegliati con un timido sole. Ma l'aria è decisamente frizzante. Per cui, per difendersi dal freddo, niente di meglio che una colazione abbondante. E via, verso Dachau.

Una mattinata intensa

Giorno 2. 23 aprile. San Giorgio: ma gli scout se lo ricordano?

Il primo impatto è il cancello che si chiude alle nostre spalle. Voltarsi e guardare la realtà all'esterno, mentre noi siamo chiusi dentro mette a disagio. Sapere che il cancello fu definitivamente chiuso alle spalle di tante persone che entravano nel campo ci commuove. 

Le guide ci aiutano a capire qualcosa della storia del campo, delle condizioni di vita dei prigionieri, della difficoltà per la gente a capire quello che stava succedendo all'interno dei campi.

Le condizioni di vita dei prigionieri, la durezza degli aguzzini, l'impossibilità di pensare una vita nei termini che a noi sono familiari, ci lascia senza parole.

Ma all'interno del campo rimane il segno di una chiusura diversa. Le suore di clausura, testimoni nascoste e silenziose della presenza di Gesù risorto anche in mezzo al dolore causato dalla follia umana.

Ma è tempo di tornare nel centro cittadino. Si è fatto tardi e il pranzo ci attende. Ovviamente in pieno stile bavarese.

Accompagnati dai monaci che ancora una volta lasciano nella storia della nostra cultura una traccia significativa ed importante. Non di sola birra, verrebbe da dire. Però questa, quando è buona, fa la differenza. Grazie ai monaci agostiniani.

E alla location - la "sala delle conchiglie" - che ci ospita, abbiamo (poco) tempo per un delizioso pranzetto.

E poi via: al museo della scienza come il museo della BMW. Una visita troppo breve ma molto intensa.

Merenda?

È quasi ora di tornare in hotel: non prima di una bella merenda. Questa volta per molti, ma non per tutti! Almeno per oggi.

Che poi se una merenda fatta con stile è un valore aggiunto. Solo i tedeschi potevano pensare ad delle ciambelle così. Non so cosa ne pensi Homer Simpson.

Qualcosa abbiamo imparato: le piste ciclabili sono zone off limits per i pedoni. Guai a provare a mettersi di traverso ad un ciclista. Che poi: corrono come se fossero milanesi imbruttiti. O il monacense imbruttito è un ciclista? Ai posteri...

È ora di tornare in hotel: cena doccia, e un po' di relax prima della cena.

Ma intanto è uscito il sole. E tutto prende una luce nuova.
Il colore rosso

Giorno 3 - 24 aprile

... che poi, bianco e rosso sono i colori del Bayern. Vi ricorda nulla? Forse è per questo che rende questa squadra così familiare. Non agli juventini, certamente, ma a molti sì.

E così entriamo nello stadio. La prima cosa curiosa è vedere come viene "sostituito" il solo per far sì che il manto erboso sia sempre in perfette condizioni.

Come anche vedere quante persone lavorano per mantenere questa struttura. Qualcuno ci ricorda, prima di arrivare allo stadio, che a Monaco ci sono due squadre. Cosa che puntualmente poi chiedono le guide.

L'effetto ottico (ed acustico) è impressionante.

È già ora di pranzo! Ma prima, l'orologio del Municipio ci attende.

Il profumo che ci accoglie alla "Università dello Stinco" fa percepire la grande attenzione che riservano alla qualità del cibo. Il libretto preparato per il pellegrinaggio, illustra i pregi di questo locale. Imperdibile.

La domanda che tutti ci siamo fatti è: è possibile rimanere longilinei in questo paese?

Parliamo di dieta?

In effetti, anche un unico pasto al giorno (ma la Colazione?) è più che sufficiente.

Nel dubbio, facciamo merenda. Ed anche i ragazzi non disdegnano le ormai arcinote ciambelle.

Oh no, la visita guidata!

Ragazzi, ci fate sentire un bello jodel bavarese?

Ma dobbiamo proprio alzarci?

Chiudiamo il pomeriggio con un momento di preghiera in Duomo. Ricordiamo anche Benedetto XVI, che fu vescovo di questa città. Per noi, I motivi di riconoscenza sono tantissimi.

E poi ci attende il pullman del Bayern. Ma a bordo, invece dei calciatori, ci sono le loro nonne (almeno a giudicare dall'età).
È già ora di colazione? Pronti a ripartire?
Quasi pronti!
E come in ogni viaggio che si rispetti, non può mancare la sosta. E che sosta.

Tutto questo per arrivare al Santuario di Einsiedeln. Il tempo è inclemente ma la consapevolezza del grande bene che ci ha accompagnato, fa salire alle labbra una sola parola: grazie!

La Madonna Nera, nel 200 anniversario di fondazione del Santuario, guarda con affetto a ciascuno di noi.

E così il nostro "popolo in cammino" (come ama ripetere don Rossano) si ritrova attorno alla immagine della Vergine Maria con riconoscenza. Una Ave Maria per tu tutti. Per affidare il cammino, per confidare le fatiche, per ringraziare.

Camminare insieme, non sentirsi mai soli, compiere gesti che donino fiducia e speranza. Ecco il frutto e l'impegno che questi giorni ci hanno lasciato.

In sintesi: il cammino fatto insieme ci spinge a scoprire nei volti prima sconosciuti, un nome, una storia. In una parola: un amico!

È vero: tra poche ore si torna a scuola. Ma con uno sguardo diverso: la memoria di avere condiviso tanto insieme, diventa speranza per dirsi: "alla prossima".

Che poi è domani mattina!

Magari con una dieta più sana, dopo qualche giorno di "sgarro".

Take care!

Created By
Don Damiano Galbusera
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