La Diga Del Vajont

Dall'estate del 1957 al settembre del 1960 centinaia di persone lavorarono alla costruzione della diga del Vajont. Era la più grande del mondo, alta 260 metri, con un bacino di quasi 170 milioni di metri cubi d'acqua. La particolare struttura, a doppio arco, faceva sì che la diga resistesse all'enorme pressione dell'acqua senza bisogno di armature di acciaio. La diga stava in piedi solo grazie alla sua forma.

Per farsi un’idea si tenga presente che la diga del Vajont conteneva più di 1 volta e mezza la somma dei volumi d’acqua di tutti gli altri bacini dell’impianto dell’alto Piave. Si può capire come, in tal senso, era in progetto un’ulteriore galleria per mettere in comunicazione tale immenso bacino con gli impianti del Cellina, ovvero Barcis(Ponte Antoi) e Ravedis (quest’ultimo all’epoca già nella mente dei progettisti), allo scopo di regolarizzarne il funzionamento.

La vallata del Vajont è dominata, a sud, dal M. Col Nudo e dal M. Toc, la cui parete inclinata e spoglia di vegetazione è testimonianza perenne dell'immane tragedia. A nord è chiusa dalle pendici del M. Borgà e dal M. Porgeit. Il Passo di S. Osvaldo collega, ad est, la Valle del Vajont alla Val Cellina e da qui a Montereale, Maniago, fino al nuovo Comune di Vajont, distante 50 chilometri ed istituito nel 1971. Ad ovest la vallata si restringe (forra del Vajont) per andare ad intersecare, ad angolo retto, la valle del Piave.

Il torrente Vajont, affluente di sinistra del Piave, nel quale sfocia dopo un percorso di 13 chilometri, ha origine dal versante settentrionale del M. Col Nudo, nelle Prealpi Carniche Occidentali. Alimentato inizialmente dalle acque del torrente di Val di Tuora, in prossimità del Passo di San Osvaldo, dopo un primo tratto tortuoso si distende nella conca di Erto. In questo punto viene investito dalle acque dei torrenti Zemola e Mesazzo.

Il Vajont non finisce la sua corsa nell'attuale lago formatosi a seguito del movimento franoso che investì il bacino omonimo. Le acque sono convogliate a valle attraverso una galleria artificiale che attraversa tutto il corpo franoso esistente. Nell'ultimo tratto del corso, prima di confluire nel Piave, il torrente ha dato origine ad un'altra forra, profonda 300 metri, proprio in corrispondenza del punto interessato dalla diga.

Dal punto di vista naturalistico le valli del Piave e del Vajont fanno parte rispettivamente del Parco Naturale delle Dolomiti Bellunesi e del Parco Naturale delle Dolomiti Friulane che include, oltre al M. Toc, anche tutto il bacino interessato dalla frana.

DISASTRO VAJONT, RIASSUNTO – Con disastro del Vajont ci si riferisce alla tragedia avvenuta la sera del 9 ottobre 1963, quando una terribile frana dal pendio del Monte Toc invase il bacino idroelettrico del Vajont, creato artificialmente per mezzo di una diga, allora la più alta del mondo. La massa della frana fu di una tale portata da causare il superamento della diga del Vajont e il divampamento delle sponde del bacino lacustre: si formarono due enormi ondate, che avrebbero portato morte e desolazione in tutta la zona circostante, dalla valle del Vajont fino a quella del Piave. Ad oggi, la stima di persone morte durante il disastro del Vajont ammonta a 1.917 persone.

La zona era, in effetti, poco predisposta a livello idrogeologico a ospitare un lago artificiale e la così stretta vicinanza con il Monte Toc (che, in friulano, significa “monte marcio”, “monte sfatto”) poteva far ben presupporre che, prima o poi, una frana sarebbe avvenuta. Non solo: nel periodo appena precedente al disastro del Vajont, il Monte Toc aveva iniziato ad emettere dei brontolii, sintomo che qualcosa si stava muovendo.

Fu così che, alle 22:39 della sera del 9 ottobre 1963, prese vita una tragedia che poteva essere, almeno in parte, arginata. L’inondazione travolse a est della diga la valle del Vajont, ad ovest quella del Piave, distruggendo interi paesini e frazioni del fondovalle veneto. Longarone fu, senza ombra di dubbio, il comune in cui più fortemente si sentirono i tragici effetti di quel disastro: furono 1.450 le vittime lì coinvolte. Ancora oggi non si è però riusciti a stilare una precisa stima dei decessi che la tragedia del Vajont portò con sé, ma si sa con certezza che almeno 1.917 persone persero la vita a causa di quella frana e delle successive inondazioni.

Created By
Filippo Casalino
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Credits:

Created with images by Albert00 - "Diga"

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