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“La mia estate Indaco” recensione a cura di: Gaia Zavaglia 2D - Fellini

“La mia estate Indaco” di Marco Magnone

Casa Editrice: Ragazzi Mondadori

Viola è una ragazzina di quattordici anni. Fino a quell’anno ha sempre passato le vacanze in montagna con i suoi amati nonni e insieme alla sua migliore amica, ma tutto cambia quando il suo adorato nonno viene ricoverato in ospedale. Così tutti i suoi piani cambiano e Viola si trasferisce in una cittadina isolata a due ore da Torino dove non conosce nessuno. Arriva lì piena di rabbia e segreti, uno in particolare e mai rivelato tormenta il suo cuore, quello che descrive il giorno più brutto della sua vita: Il Giorno In Cui Ha Toccato Il Fondo.

Tra la sua rabbia, i problemi con i genitori e il nonno e la solitudine di una città noiosa Viola farà la conoscenza di un gruppo di ragazzi suoi coetanei: Cate, Sofi, Mirko, Chiacchiera, Bomba e, soprattutto, il magnetico ed enigmatico Indaco. E’ proprio qui che tutto cambia e il mosaico sostituisce le sue tessere.

Viola è una ragazzina arrabbiata, una tipica adolescente che soffre molto dei suoi problemi e dei suoi segreti, soprattutto del segreto che non vuole raccontare a nessuno, quello celato nel suo cuore da tanto tempo, che lei protegge con timore ed intimità allo stesso tempo. E’ schietta, attenta e forse anche un po’ scontrosa, ma è il tipico personaggio con cui si entra in sintonia con facilità. Quando incontrerà Indaco per la prima volta lo inquadrerà subito come uno sbruffone, uno spericolato, ma presto ne sarà particolarmente affascinata.

Indaco è un personaggio particolare, strano ed enigmatico. E’ il tipico ragazzo problematico e magnetico di cui non si fatica ad innamorarsi. E’ sognatore, aperto mentalmente ed esageratamente spericolato, quasi fuori posto in una cittadina noiosa come quella in cui i due si trovano. Sembra essere tormentato e, come Viola, pieno di segreti e problemi, ma qual è il vero dilemma di Indaco?

I genitori di Viola non la aiutano di certo, soprattutto la mamma che non fa che gonfiare ed alimentare i problemi della figlia pretendendo che qualsiasi cosa venga accettata senza proteste, problemi o tristezze dalla ragazza, quasi non potesse avere opinioni, emozioni o problemi. Il padre, un po’ più morbido, vive un po’ all’ombra della moglie e, anche se cerca di aiutare Viola nei suoi momenti di difficoltà, durante la storia non fa altro che giustificare le scelte della moglie e assecondarla sempre.

Il libro mi è piaciuto molto e mi sono ritrovata spesso nelle scelte della protagonista, che ho sempre approvato. Proprio come lei dopo qualche capitolo ero totalmente presa da Indaco: riuscivo a vedermelo davanti e ad immaginarmi quel suo sorriso beffardo comparire sul suo volto dopo essere uscito vivo ancora una volta dall’ennesima pazzia.

I genitori di Viola mi sono subito andati in antipatia, non riuscivo proprio a sopportare i loro comportamenti, soprattutto quello della mamma: davvero insopportabile, non so proprio come facesse Viola a farci pace ogni volta, credo di essermi arrabbiata più io che lei durante la storia, l’autore riesce infatti a farti sentire tutte le emozioni che prova la protagonista. Il finale del libro mi ha deluso un po’ e soprattutto mi sono sentita tradita dal personaggio di Indaco e anche sul finale ho approvato fino all’ultima scelta di Viola sul come comportarsi nelle diverse situazioni, anche la più dolorosa per lei, era necessaria.

Consiglio il libro a tutti, sia ragazzi che ragazze, perché non segue una linea femminile e le vicende possono coinvolgere anche i ragazzi nonostante la protagonista sia una ragazza. Inoltre, la storia ci fa entrare anche nei pensieri e nella vita di Indaco, quindi può interessare chiunque.