Cap.2_LA GUERRA FREDDA TRA CRISI E PRIME DISTENSIONI, 1949-56

Qui di seguito, i link che portano agli articoli dei due giornali:

1. La svolta del 1949-50

Il consolidamento della divisione bipolare che era avvenuto in Europa tra il 1948-49 sembrava aver favorito gli Stati Uniti. Il varo del Piano Marshall aveva posto le premesse per lo sviluppo economico dell’Europa occidentale, garantendo stabilità politica e sociale, che secondo Washington erano il migliore antidoto contro il comunismo. L’alleanza atlantica serviva agli Stati Uniti per riequilibrare la situazione, poiché l’Unione Sovietica era nettamente superiore per quanto riguardava le forze convenzionali. Il problema della Germania era stato risolto con la creazione della Repubblica federale tedesca (RFT), che controllava le zone più ricche (per infrastrutture industriali e materie prime) del territorio germanico.

L'Europa alla fine degli anni '40 Fonte: https://keynes.scuole.bo.it/ipertesti/guerrafredda/guerra-fredda/carta2.jpg

I progetti americani si trovavano tuttavia ad uno stadio iniziale ed erano presenti alcune importanti difficoltà nella loro attuazione. L’integrazione economica dell’Europa occidentale voluta dal presidente Truman si scontrava con una situazione in cui gli Stati gestivano autonomamente gli aiuti americani, e promoveva delle politiche macroeconomiche che di rado erano coordinate secondo criteri sovranazionali. L’approvazione del Patto atlantico costituiva per cui solo il primo passo di un processo che era ancora lontano dal realizzarsi. Nel frattempo l’Unione Sovietica si trovava in difficoltà, in quanto era chiusa in difesa in un impero gestito con metodi autoritari e repressivi. I quattro anni che erano trascorsi dalla fine del conflitto avevano intensificato la natura asimmetrica del bipolarismo USA-URSS e l’ago della bilancia di potenza sembrava inclinarsi verso Washington.

Tuttavia negli ultimi mesi del 1949 due eventi parvero modificare questo stato di cose: l’esplosione della prima bomba atomica in Unione Sovietica e la vittoria dei comunisti di Mao Zedong nella guerra civile cinese. L’URSS fece esplodere la sua prima testata nucleare in un test durante l’agosto del ’49. L’evento colse di sorpresa gli Stati Uniti, in quanto i servizi dell’intelligence prevedevano che il paese rivale si sarebbe dotato di ordigni nucleari non prima del 1951-52. Mosca era riuscita, tramite le informazioni raccolte dalla sua rete di spie, ad anticipare tempi. In ambito militare quindi, il bipolarismo asimmetrico parve rovesciarsi in favore dell’Unione Sovietica. gli Stati Uniti cominciarono a preoccuparsi che la combinazione di superiorità convenzionale e possesso di arma nucleare avessero determinato un minaccioso vantaggio strategico per l’URSS. Era perciò necessario un rapido riarmo, poiché questa situazione dava a Mosca la tentazione di sfruttare l’opportunità di essere maggiormente potente, prima di tornare in uno stato di parità.

La prima bomba atomica sovietica. Fonte: http://www.atomicheritage.org/sites/default/files/styles/large/public/RDS1.jpg?itok=-LU3GDSe

Pochi mesi più tardi le paure americane si acuirono quando i comunisti vinsero la guerra civile in Cina. Lo scontro fra i comunisti di Mao Zedong e i nazionalisti di Chiang Kai-shek era ripreso dopo la fine della Seconda guerra mondiale, durante la quale le due parti avevano stretto una tregua per combattere le forze giapponesi che occupavano il territorio cinese. Il regime di Chiang abbandonò il continente nel 1949 e si rifugiò sull’isola di Taiwan, poiché non più in grado di contenere l’avanzata comunista.

Mao Zedong. Fonte: http://biografieonline.it/img/bio/Mao_Zedong_1.jpg

L’Unione Sovietica aveva seguito con prudenza l’evoluzione della guerra in Cina e aveva decise di sostenere Mao solo quando la sua vittoria era ormai certa. La cautela di Stalin era dovuta da tre ragioni: in primo luogo il dittatore mostrava la sua riluttanza a sostenere movimenti rivoluzionari operanti al di fuori della sua sfera d’influenza, poiché avrebbero potuto creare una reazione ostile dell’Occidente. In secondo luogo Stalin temeva che la Cina potesse trasformarsi in un caso simile alla Iugoslavia, e che Mao potesse diventare un Tito asiatico. Infine, il comunismo non poteva rimuovere l’attrito potenziale geopolitico e interstatuale fra Cina e URSS.

Mao e Stalin a Mosca. Fonte: http://biografieonline.it/img/bio/Mao_Zedong_1.jpg

Nel febbraio del 1950 fu siglato il trattato di amicizia fra Mosca e Pechino, che conteneva clausole favorevoli alla Cina. L’URSS si impegnava infatti a proteggere la repubblica popolare da un’eventuale aggressione giapponese e a fornire un credito (300 milioni di dollari) al governo cinese. Nel complesso il trattato esprimeva la volontà di Stalin di riaffermare l’esistenza di una gerarchia nel mondo comunista, che era intangibile. La Cina poteva quindi sperare di avere un ruolo chiave nei movimenti rivoluzionari dell’Estremo Oriente, ma le sue azioni dovevano rimanere subordinate agli interessi strategici e geopolitici di Mosca.

Gli Stati Uniti avevano inizialmente sperato in un compromesso come soluzione al problema cinese. Washington decise di sostenere il regime di Chiang solamente in un secondo tempo, regime di cui però non approvava la corruzione e l’impopolarità. La vittoria di Mao causò forti polemiche in America, poiché il partito repubblicano accusò il governo Truman di avere perso la Cina e di non essere in grado di fermare l’aggressione sovietica nel mondo. Il trattato sino-sovietico sembrava conservare la natura monolitica del comunismo internazionale e il suo asservimento ai disegni espansionistici dei Cremlino.

La guerra fredda era rappresentata come uno scontro fra due modelli antitetici e contrapposti. In questa visione l’indietreggiamento di una delle due potenze compariva come un successo e un’avanzata dell’altra. Questo approccio omologava perciò le peculiarità e gli schemi dicotomici dello scontro bipolare. Nel caso cinese, gli elementi di antagonismo tra Cina e URSS venivano oscurati in quanto l’appartenenza ideologica al comunismo dei due regimi dava l’impressione di essere un’offensiva comunista globale guidata da Mosca. A poco servirono gli inviti dei diplomatici americani a distinguere i teatri primari e secondari della guerra fredda e a valutare la possibilità che i paesi comunisti fossero meno uniti e unitari di quanto sembrasse. La guerra fredda stava diventando sempre più globale: dopo aver raggiunto un equilibrio traballante in Europa, l’attenzione si spostava ora sul continente asiatico.

Harry S. Truman. Fonte: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/c/cf/Harry_S._Truman.jpg

La globalizzazione degli impegni internazionali degli Stato Uniti fu evidenziata dal nuovo documento-quadro della politica estera e di sicurezza americana: l’NSC-68. Esso fu elaborato nella primavera del 1950 dal consiglio di sicurezza nazionale e fu approvato da Truman a settembre. L'NSC-68 prevedeva l’assunzione di oneri illimitati da parte degli Stati Uniti e una conseguente universalizzazione della strategia del contenimento. Tale dottrina prevedeva una militarizzazione e l’adozione di forme più dinamiche della lotta al comunismo. Gli strumenti politici ed economici che erano stati utilizzati fino ad allora per contrastare l’avanzata del comunismo (es. Piano Marshall) non sembravano più sufficienti. L’NSC-68 prevedeva un massiccio incremento di spese militari che avrebbero dovuto nel più breve tempo possibile ristabilire una condizione di superiorità dell’Occidente, che dopo il 1949 si era dissolta.

L'NSC-68. Fonte: http://znetitaly.altervista.org/wp-content/uploads/2014/01/NSC68Cover.png

L’amministrazione Truman ed egli stesso espressero forti perplessità riguardo quest’ultimo punto. Il conservatorismo fiscale di Truman lo induceva a guardare con scetticismo l’ipotesi che il riarmo venisse finanziato con un deficit di bilancio. Lo scoppio della guerra di Corea rimosse queste possibilità, e indussero Truman a ratificare l’NSC-68 e con esso un nuovo corso per la politica estera americana.

2. La guerra di Corea

Con la fine della seconda guerra mondiale, la penisola coreana era stata occupata dalle truppe americane e sovietiche. Il confine tra queste due entità venne stabilito all’altezza del 38esimo parallelo, e nelle intenzioni di Stati Uniti e Unione sovietica questa divisione doveva essere, come per la Germania, solamente temporanea. La penisola coreana rappresentava, soprattutto per Mosca, una regione molto importante per gli interessi politico - economici del governo comunista: tra i due paesi correva infatti un minuscolo confine comune, che per giunta distava pochi chilometri dall’importante base navale sovietica di Vladivostok. Alla fine peró, le tensioni occidentali resero permanente la divisione della penisola: a nord si instaurò un regime comunista e filo sovietico, guidato da Kim Il Sung, a sud invece uno stato filo americano, guidato da Syngman Rhee. Il dittatore nordcoreano era fortemente convinto di riuscire ad unificare l’intera penisola sotto il suo controllo, ma per poter intraprendere un’azione militare era necessario il consenso di Mosca, che se nel 1949 non concesso, alla fine, nel 1950, il dittatore sovietico acconsenti a sostenere l’azione nord - coreana. I motivi che spinsero il dittatore sovietico ad acconsentire alle richieste di Kim Il Sung sono diverse: in primo luogo lo sviluppo anche da parte sovietica della bomba atomica, che permise all’Unione Sovietica di disporre di una maggiore libertà in politica estera, anche se gli Stati Uniti mantenevano una netta superiorità numerica, e di questo Stalin ne era consapevole. Un secondo motivo poteva essere che, resosi conto che la situazione in Europa era stabile, e che difficilmente il comunismo si sarebbe potuto espandere lí, il partito comunista si rese conto di come l’Asia stava diventano il terreno privilegiato dove portare avanti la competizione con il blocco occidentale. A fianco di questi due motivi, altri sono quelli che potrebbero spiegare il cambio di decisione di Stalin: prima di tutto era convinto che in caso di guerra gli Usa non sarebbero mai intervenuti, poiché, Stalin sosteneva, la Corea non rappresentava una regione di interesse per gli Usa, mentre il continuo ritiro di soldati dalla penisola e il mancato intervento di Washington in Cina sembravano confermare questa teoria. Infine Stalin era convinto che nel caso in cui non avesse dato sostegno al regime nordcoreano, esso si sarebbe potuto rivolgere al governo comunista cinese, andando quindi ad incrinare la gerarchia comunista internazionale, che riconosceva all’Unione sovietica un ruolo egemone in campo comunista. L’attacco coreano iniziò il 25 giugno, e vide l’incredibile avanzata nordcoreana, che riuscì in breve tempo ad occupare quasi tutta la Corea del Sud. La loro offensiva venne fermata solo dal governo americano, che decise, contro le aspettative di Stalin, di entrare in guerra, ponendosi a capo di un contingente internazionale dell’ONU. L’intervento americano aveva due scopi: primo evitare che l’attacco alla Corea del Sud diventasse il preludio di un intervento sovietico su vasta scala in Asia, che avrebbe costretto il blocco occidentale ha sottrarre uomini e risorse al teatro europeo; il secondo motivo era di natura psicologico: gli Stati Uniti volevano riaffermare la loro credibilità nella lotta contro il comunismo.

Immagini della guerra di Corea. Fonte: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/c/ca/Korean_War_Montage_2.png/300px-Korean_War_Montage_2.png

L’intervento americano ribaltò le sorti della guerra, e in breve tempo le truppe americane riuscirono a liberare il territorio sudcoreano, a varcare il trentottesimo parallelo e a muoversi verso nord. Grazie a questa rapida offensiva, balenò l’idea nell’amministrazione americana non solo di liberare la Corea del Sud, ma di riunificare l’intera penisola in uno stato anticomunista, permettendo cosí di mettere a tacere le voci di chi vedeva troppa poca fermezza nelle azioni del presidente Truman nella lotta al comunismo, e contemporaneamente di bilanciare la vittoria maoista in Cina. Sul fronte opposto, l’avanzata americana fino quasi al confine cinese mise in allarme Mosca e Pechino, ma se Stalin continuò a mantenere un atteggiamento cauto, limitandosi a fornire aiuti assai limitati a Kim, ed evitando il coinvolgimento diretto dell’URSS in uno scontro con gli USA, e spingendo invece la Cina ad intervenire militarmente in Corea, Mao invece decise di intervenire in maniera molto massiccia, inviando contingenti in Corea, che costrinsero le truppe americane a ritirarsi: la guerra di Corea era si diventata uno scontro fra due superpotenze, ma l’Unione Sovietica non era una di queste. Con la fine del conflitto, la situazione venne riportata come precedente al conflitto, e venne stabilita una divisione della Corea in due entità ben distinte. In generale, l’atteggiamento tenuto da Mosca rifletteva l’atteggiamento cauto che caratterizzava la politica estera staliniana: la volontà di sfruttare qualsiasi opportunità per estendere l’area di influenza dell’URSS continuava a essere subordinata alla necessità di evitare a ogni costo uno scontro con gli Stati Uniti. Contemporaneamente, la guerra di Corea sortí uno degli effetti che Stalin aveva cercato di evitare: il costo della guerra venne lasciato quasi esclusivamente alla Cina e alla Corea del Nord, e la guerra peggiorò anche le relazioni sino – sovietiche, e mostrò come il regime di Mao fosse capace di svolgere un ruolo di primo piano in Asia, e di poter ambire ad assumere la guida del movimento rivoluzionario in Asia.

Cartina della Corea durante la guerra. Fonte: http://1.bp.blogspot.com/-H9uTa1Kuo0Q/VfrP5HknW9I/AAAAAAADd_w/-sN_Ox4DuR0/s1600/13.%2BGuerra%2Bdi%2BCorea%2B1950-53.png

La guerra di Corea rappresentò anche l’ultimo tentativo, da parte delle due superpotenze, di alterare a proprio favore la divisione in sfere di influenza: negli anni successivi avrebbero accettato tacitamente l’inviolabilità delle rispettive zone di influenza,e la competizione si sarebbe spostata verso quei paesi che si stavano liberando dal controllo europeo, e che non si erano ancora schierate.

Guerra di Corea 1950. Fonte: http://static.panorama.it/wp-content/uploads/2013/04/guerra-corea-02-1000x600.jpg

Parallelamente, la guerra di Corea mostrò le contraddizioni venutosi a creare tra li obbiettivi delle due parti, e l’impossibilità di risolverli con la forza (altrimenti si sarebbe giunto ad un nuovo conflitto mondiale); in secondo luogo mostrò l’incapacità delle due superpotenze di comprendere vicende locali , che una volta assimilate nelle logiche della guerra fredda, diventavano parte dello scontro fra Occidente e Oriente.

3. Il riarmo e il processo di integrazione europea

Durante il conflitto coreano, che durò dal 1950 al 1953, gli Stati Uniti estesero la loro politica del contenimento in Asia proteggendo il Taiwan da eventuali invasioni e mantenendo le sue truppe sul territorio giapponese. Si ribaltarono così i ruoli rispetto alla seconda guerra mondiale, poiché i precedenti rivali (Giappone, Germania e USA) diventarono alleati.

La guerra in Corea spinse il presidente Truman anche ad approvare il NSC-68, un documento che definiva la strategia da adottare durante la Guerra Fredda per contrastare l’Unione Sovietica. Questo documento prevedeva principalmente un aumento delle spese militari, il riarmo della Germania occidentale e il potenziamento della NATO, fondata nel 1949.

Nonostante Truman avesse potenziato la militarizzazione in Europa con lo scopo di tranquillizzare gli alleati europei, essi provavano un forse scetticismo nei confronti delle capacità della NATO e dell’esercito americano di reprimere un eventuale attacco da parte dell’Unione Sovietica. Nacque così la necessità di riarmare la Germania occidentale, tuttavia vi furono paesi come la Francia che si opposero a questi piani.

Malgrado la Francia si fosse avvicinata alla Germania a causa della paura comune della guerra fredda e dell’Unione Sovietica, essa era contraria a un suo riarmo poiché i ricordi del nazismo e della seconda guerra mondiale erano ancora troppo vivi nella memoria dei francesi. Inoltre la Francia non aveva intenzione di indebolire lo Stato tedesco poiché attraverso una collaborazione con esso avrebbe potuto avere accesso alle sue risorse. Nel 1951 venne infatti fondata la Comunità Europea per il Carbone e l’Acciaio (CECA), di cui facevano parte la Francia, la Germania occidentale, l’Italia, L’Olanda, il Belgio e il Lussemburgo. La CECA, oltre ad interessi di tipo economico e politico, aveva lo scopo di consolidare l’Europa occidentale di fronte alla minaccia sovietica. Inserendo la Germania all’interno di una cornice sovranazionale come la CECA, la Francia voleva ritardare e limitare il riarmo tedesco. Oltre alla CECA, il ministro della difesa francese René Pleven voleva fondare una nuova Comunità Europea di Difesa (CED), ossia un’altra istituzione sovranazionale con lo stesso obiettivo. Gli altri paesi occidentali (soprattutto la Gran Bretagna, la Germania e gli Stati Uniti) non approvarono questo piano e il governo americano continuò con il suo progetto di creare un esercito tedesco da inserire nella NATO.

Paesi membri della CECA, Fonte: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/a/a6/ECSC52.png/250px-ECSC52.png

Pochi mesi dopo l’iniziale rifiuto del progetto della CED, Truman e il suo successore Eisenhower riconsiderarono la proposta dato che la essa costituiva un ulteriore passo verso un’Europa occidentale unita e autonoma. Più precisamente gli Stati Uniti con l’introduzione della CED auspicavano alla riduzione della presenza militare statunitense su territorio europeo, tuttavia a questo punto alcuni paesi europei (tra cui soprattutto la Francia) rimasero allarmati.

Paesi membri della CED. Fonte: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/8/8b/European_Defence_Community.png

L’esercito americano in Europa non aveva solo lo scopo di opporsi alla minaccia sovietica, ma anche di tenere sotto controllo la Germania: si creò così una situazione opposta a quella iniziale, in cui la Francia (al contrario degli USA) assumeva una posizione sempre più critica nei confronti della CED. Nel 1952 i primi paesi della CECA firmarono il trattato che istituiva la CED, tuttavia l’Italia e la Francia non approvarono mai il progetto, facendolo fallire definitivamente nel 1954.

Nel 1955 si attuarono dunque i piani iniziali di far aderire la Germania occidentale alla NATO, inoltre nello stesso anno gli Stati uniti, la Gran Bretagna e la Francia diedero fine all’occupazione della Germania iniziata alla fine della seconda guerra mondiale. Ebbe così inizio il processo di integrazione europea, che aveva come obiettivo la crescita economica occidentale, e che a sua volta aveva lo scopo di frenare la diffusione del modello comunista dell’Unione Sovietica.

Nel 1957 i paesi della CECA proseguirono con il processo di integrazione fondando la Comunità economica europea (CEE), che auspicava a una liberalizzazione del commercio tra i paesi membri. Venne istituita anche la Comunità europea per l’energia atomica (EURATOM), ossia un’organizzazione con gli stessi obiettivi della CECA nel settore dell’energia atomica.

Congresso della CEE. Fonte: http://images.treccani.it/enc/media/share/images/orig/system/galleries/Dizionario_di_Economia_e_Finanza/cee_fig_vol1_007750_001.jpg

Tra il 1949 e il 1956 vennero dunque fondate diverse istituzioni internazionali con lo scopo di rafforzare l’economia europea, tuttavia la maggior parte degli stati non erano disposti a rinunciare parzialmente alla loro sovranità militare, infatti il progetto della CED fallì. Gli stati europei temevano anche un ritiro dell’esercito statunitense poiché la sua presenza garantiva un senso di sicurezza e di controllo sulla Germania occidentale in un clima di equilibrio precario dopo la seconda guerra mondiale.

4. La successione a Stalin e la prima distensione

Negli anni 1952/53 cambiano le leadership delle due principali superpotenze: la Russia e gli Stati Uniti. Negli Stati Uniti sale al potere Eisenhower, che é stato il primo comandante della NATO, un personaggio centrale durante la seconda guerra mondiale. Con lui il partito repubblicano torna al potere, e con lui anche i principi conservatori e internazionalisti. Eisenhower sosteneva una politica contro il comunismo sovietico.

Il presidente statunitense Eisenhower. Fonte: https://en.wikipedia.org/wiki/File:President_Eisenhower_Portrait_1959.tif

Dall'altra parte, nell'URSS, alla morte di Stalin ha fatto seguito una lotta interna che ha visto come vincitore Nikita Chruscev.

Nikita Chruscev. Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Nikita_Sergeevič_Chruščёv#/media/File:Nikita_Khruchchev_Colour.jpg

L'obbiettivo che Eisenhower si era prefissato era quello di liberare i paesi europei dall'influenza comunista. Sul piano militare gli USA erano però intimoriti dall'arma atomica che possedevano i sovietici.

Spendendo troppo denaro per questa causa gli Stati Uniti decisero di cambiare approccio e misero in atto due piani. Da una parte si impose agli alleati europei una maggiore partecipazione ai progetti di difesa. Dall'altra si rese legale l'utilizzo di eventuali armi atomiche per difendersi dall' Urss, cosa che destabilizzò i piani militari sovietici. Attraverso questo doppio approccio chiamato“rappresaglia massiccia”i paesi anti comunisti sarebbero risultati più efficienti e solidali e avrebbe contenuto le spese militari. Questa strategia però non incontrò il sostegno degli Stati europei i quali non volevano riarmare la Germania e per questo motivo gli Stati Uniti dovettero continuare a intervenire individualmente assumendosi tutti gli oneri.

In Unione Sovietica, anche dopo la morte di Stalin, xenofobia, opportunismo, ostilità verso gli alleati, continuano a caratterizzare il pensiero dei suoi abitanti. Dopo aver passato il momento di tensione legato alla guerra di Corea (1950 – 1951), l'Unione Sovietica si sentiva più forte e più sicura, perché possedeva armi nucleari e perché aveva esteso il sua influenza. Tutto ciò permise la stabilizzazione della situazione, favorendo così l'abbassamento della tensione fra occidente e oriente.

L'Unione Sovietica non voleva che la Germania si riarmasse contro di essa, per questo motivo propose di renderla neutra, senza però trovare un consenso. Il nuovo gruppo dirigente dell'Unione Sovietica era meno radicale rispetto alle regole imposte dal regime di Stalin, e questo ha attenuato affievolendo i conflitti con gli USA.

Nel 1954 a Berlino ci fu una conferenza dei ministri degli esteri statunitensi, sovietici, inglesi e francesi che aveva come tema la Germania. In quell'occasione si decise di accogliere la Germania occidentale fra i paesi della NATO. Dopo un primo periodo di tregua le due superpotenze tornarono ad essere in conflitto, con la prospettiva di innescare un nuovo conflitto mondiale.

Credits:

Created with images by Infrogmation - "President Eisenhower 1959"

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