Loading

Le luci rosse del colonnello Romanzo breve di Alberto Pian, ispirato alla storia vera dell'ufficiale Stanislav Petrov.

È una grande storia!

© Alberto Pian, 2017, ISBN 9788827510735

Di carta a 7,99 ed eBook a € 1,99

www.didanext.com

Uno sguardo al libro

Una storia accuratamente documentata, che restituisce la dignità che i suoi protagonisti meritano.

Un racconto pieno di tensione, romantico e ricco di sentimenti...

“In primavera le gru scenderanno di nuovo, ma tu non ci sarai. Le foglie ingiallite cadono e il giardino si addormenterà durante l’inverno, poi la primavera giungerà di nuovo, ma tu non ci sarai.” (Canto popolare ucraino).

Non è una storia di guerra o di spionaggio, ma tutta la tensione della Storia umana si concentra negli uomini e nelle donne di questo racconto.

Leggilo di carta (in Amazon, IBS e StreetLib a 7,99 €) , o come eBook dal tuo tablet, reader, smartphone o computer, acquistabile in tutti gli store a 1,99 €!

L'opinione di Sergio Mellina sul libro

Alberto Pian ha scritto Le luci rosse del Colonnello per raccontare una storia vera accaduta in Unione Sovietica nel Settembre del 1983.

Anche oggi, in questo momento, l'olocausto nucleare del pianeta non è un'opzione dissuasiva remota perché circoscritta nel si vis pacem, para bellum, ma una reazione obbligata ed automatica ad un reale attacco con missili a testata multipla. Per questo noi tutti dobbiamo molto, dobbiamo tutto a Stanislav Petrov. Perché un uomo solo e già sepolto in un bunker, contro ogni aspettativa, ha continuato a pensare, ad immaginare uno scenario diverso da quello presentato da uno schermo? Potrebbe esser stato solo una questione d'intelligenza individuale, una straordinaria capacità di collegare cose tra loro apparentemente lontane in una situazione complessa e labirintica. Ma forse, come nel cieco Borges, l'universo espresso nella forma combinatoria del 1983 è stato compreso più per la presenza di una visione in chi osservava che per quanto mostrato da un monitor quale rappresentazione della realtà. E se gli schermi che all'occorrenza hanno proiettano scenari di guerra sono stati quelli dei radar di un bunker missilistico sovietico di SS19 Stiletto è probabile che sia stato ancor più difficile mettere in discussione quel processo automatico che è la vista. Petrov non ha guardato al mondo solo con gli occhi. Per fare bene il proprio lavoro di Colonnello al comando di una stazione radar di pronta reazione nucleare si è servito della sua coscienza critica per restare essere senziente davanti allo schermo. D'altra parte, per guardare quello che vedono gli occhi, la scimmia di Buster Keaton in The Cameraman, (1928), aveva già dimostrato d'esser più che abile. Vertov ne L'uomo con la macchina da presa (1929), idem. Per nostra fortuna, il nostro ufficiale sovietico aveva ben chiara la differenza tra guardare e vedere. Questa coscienza, proprio perché in discussione, ha avuto uno sguardo sullo schermo, una visione aumentata dalla propria cultura, che, ovviamente, ha pagato a caro prezzo.

L'inverarsi nel testo della situazione storica documentata da Alberto Pian costituisce la visione di quanti leggeranno i fatti drammatici dell'83. Attraverso una narrazione creativa sempre in equilibrio tra l'esattezza meticolosa delle ricostruzioni e l'emergenza creativa, agisce nel nostro presente agitando la forza che ognuno di noi può incarnare in quanto coscienza critica. Ha fatto questo raccontando i fatti, mai dandone un giudizio. Noi possiamo discernere, scegliere cosa credere nella rappresentazione di uno schermo non necessariamente radar e forse contribuire lo stesso a salvare il mondo.

Saremo disposti a pagarne il prezzo? L'anticipo di €2,99 per Le luci rosse del Colonnello, Alberto Pian 2017 wwaw.didanext.com formato kindle, sarà niente di fronte al reale costo di una visione critica. La parte sulla biografia di Petrov e Veveya può rendere meglio l'idea. Chissà quanti incidenti vengono ancora tenuti nascosti o scegliamo di non vedere, situazioni per le quali la casuale combinazione dei fatti non ha permesso di sfiorare il peggio. In effetti, proprio perché il Caos regna al di sopra dell'Olimpo del potere, è anche atto politico continuare a narrare quanto non si può teorizzare.

Alberto Pian ha scritto Le luci rosse del Colonnello per raccontare una storia vera accaduta in Unione Sovietica nel Settembre del 1983. Anche oggi, in questo momento, l'olocausto nucleare del pianeta non è un'opzione dissuasiva remota perché circoscritta nel si vis pacem, para bellum, ma una reazione obbligata ed automatica ad un reale attacco con missili a testata multipla. Per questo noi tutti dobbiamo molto, dobbiamo tutto a Stanislav Petrov. Perché un uomo solo e già sepolto in un bunker, contro ogni aspettativa, ha continuato a pensare, ad immaginare uno scenario diverso da quello presentato da uno schermo? Potrebbe esser stato solo una questione d'intelligenza individuale, una straordinaria capacità di collegare cose tra loro apparentemente lontane in una situazione complessa e labirintica. Ma forse, come nel cieco Borges, l'universo espresso nella forma combinatoria del 1983 è stato compreso più per la presenza di una visione in chi osservava che per quanto mostrato da un monitor quale rappresentazione della realtà. E se gli schermi che all'occorrenza hanno proiettano scenari di guerra sono stati quelli dei radar di un bunker missilistico sovietico di SS19 Stiletto è probabile che sia stato ancor più difficile mettere in discussione quel processo automatico che è la vista. Petrov non ha guardato al mondo solo con gli occhi. Per fare bene il proprio lavoro di Colonnello al comando di una stazione radar di pronta reazione nucleare si è servito della sua coscienza critica per restare essere senziente davanti allo schermo. D'altra parte, per guardare quello che vedono gli occhi, la scimmia di Buster Keaton in The Cameraman, (1928), aveva già dimostrato d'esser più che abile. Vertov ne L'uomo con la macchina da presa (1929), idem. Per nostra fortuna, il nostro ufficiale sovietico aveva ben chiara la differenza tra guardare e vedere. Questa coscienza, proprio perché in discussione, ha avuto uno sguardo sullo schermo, una visione aumentata dalla propria cultura, che, ovviamente, ha pagato a caro prezzo. L'inverarsi nel testo della situazione storica documentata da Alberto Pian costituisce la visione di quanti leggeranno i fatti drammatici dell'83. Attraverso una narrazione creativa sempre in equilibrio tra l'esattezza meticolosa delle ricostruzioni e l'emergenza creativa, agisce nel nostro presente agitando la forza che ognuno di noi può incarnare in quanto coscienza critica. Ha fatto questo raccontando i fatti, mai dandone un giudizio. Noi possiamo discernere, scegliere cosa credere nella rappresentazione di uno schermo non necessariamente radar e forse contribuire lo stesso a salvare il mondo. Saremo disposti a pagarne il prezzo? L'anticipo di €2,99 per Le luci rosse del Colonnello, Alberto Pian 2017 wwaw.didanext.com formato kindle, sarà niente di fronte al reale costo di una visione critica. La parte sulla biografia di Petrov e Veveya può rendere meglio l'idea. Chissà quanti incidenti vengono ancora tenuti nascosti o scegliamo di non vedere, situazioni per le quali la casuale combinazione dei fatti non ha permesso di sfiorare il peggio. In effetti, proprio perché il Caos regna al di sopra dell'Olimpo del potere, è anche atto politico continuare a narrare quanto non si può teorizzare. Questo racconto è scritto molto bene ed è anche buon cibo per l'intelligenza: una coccola.

www.didanext.com

Created By
Alberto Pian
Appreciate

Credits:

Created with images by cod_gabriel - "The map of USSR." • chrisbulle - "cremlin" • gregwest98 - "Pentagon"© Alberto Pian

Report Abuse

If you feel that this video content violates the Adobe Terms of Use, you may report this content by filling out this quick form.

To report a Copyright Violation, please follow Section 17 in the Terms of Use.