KURDISTAN Petrolio e indipendenza, il sogno di un Kurdistan libero

LE REGIONI DEI CURDI – Il KURDISTAN è un VASTO ALTOPIANO situato nella PARTE SETTENTRIONALE E NORD-ORIENTALE DELLA MESOPOTAMIA, che include l’alto bacino dell’EUFRATE e del TIGRI, il LAGO DI VAN e il LAGO DI URMIA e le CATENE DEI MONTI ZAGROS E TAURO. Il clima è continentale rigido, le precipitazioni sono abbondanti e i terreni sono fertili per i cereali e l’allevamento.

Mappa del Kurdista

Politicamente è DIVISO FRA GLI ATTUALI STATI DI TURCHIA (sud-est), IRAN (ovest), IRAQ (nord) e, in minor misura, SIRIA (nord-est) ed ARMENIA, anche se spesso quest’ultima zona è considerata facente parte del Kurdistan solo dai più ferrei nazionalisti. Solo il KURDISTAN IRACHENO ha una certa AUTONOMIA politica, come REGIONE FEDERALE DELL’IRAQ, in seguito alla fine del regime di Saddam Hussein nel 2003. Anche il Kurdistan siriano ha una autonomia politica da quando c’è la guerra civile.

Erbil Capitale del Kurdistan 

Erbil

Arbil (talvolta scritto Erbil o Irbil; arabo: اربيل, Arbīl; curdo هه ولێر, Hewlêr; turco: Erbil, Arbaelo; greco 'Αρβηλα) è una città curda dell'Iraq, capoluogo del governatorato di Arbil e della regione del Kurdistan iracheno di cui il governatorato fa parte. Nel 2010 la sua popolazione era di 1.293.820 abitanti (calcolati)[1]. È situata 77 chilometri ad est di Mossul.

Il primo insediamento urbano attestato della città risale al XXIII secolo a.C. e per questo motivo si ritiene che Arbil sia una delle città più antiche e con la più lunga continuità in tema di urbanizzazione. Il nome della città sembra non avere origini semitiche come farebbe supporre la contiguità con l'area linguistica accadica. La sillaba iniziale ar, infatti, sembra appartenere al gruppo linguistico della lingua lingua urrita. Il nome Arbil appare per la prima volta in alcuni scritti sacri sumeri risalenti al 2000 a.C.. In seguito il nome, attraverso varie trasformazioni e la probabile sovrapposizione di un'etimologia popolare, venne rappresentato nella scrittura cuneiforme con i segni dal significato "quattro dei" che in accadico suonano "arba-il".

Cittadella di Erbil

Amar-Sin, sovrano della III dinastia di Ur, saccheggiò Arbil attorno al 1975 a.C. In seguito Arbil fece parte dell'Impero Assiro dal XX secolo a.C. fino al 608 a.C e in seguito venne inglobata nella provincia di Assiria sotto i domini persiano, greco, romano, partico e sasanide.

Durante la dominazione dei Medi, il re Ciassare avrebbe trasferito nella città una parte dell'antica tribù persiana dei Sagartiani probabilmente per ricompersarli del loro aiuto nella cattura di Ninive. L'imperatore persiano Ciro il Grande quando occupò l'Assiria nel 547 a.C. la trasformò in una satrapia, chiamata in antico persiano "Aθurā", la quale ebbe come capitale Arbil.

Parlamento del Kurdistan 

Nell'antichità classica Arbil era conosciuta in Occidente come Arbela e viene ricordata per la battaglia nella quale Alessandro il Macedone sconfisse definitivamente l'imperatore achemenide Dario III di Persia. In realtà la battaglia si svolse nella piana di Gaugamela a circa 100 chilometri di distanza da Arbil. Tuttavia il fatto storico che pose fine all'impero achemenide viene ricordato indifferentemente come battaglia di Gaugamela o battaglia di Arbela.

Erbil Pizza Shxalla

Ad Arbela si rifugiò poi lo sconfitto Dario III, il quale in seguito trovò la morte per mano del satrapo della Battriana Besso.

Arbil fece parte della regione disputata fra Roma e l'Impero Sasanide. L'antico regno siriaco di Adiabene (la forma greca dell'arabo Ḥadyab) aveva il suo epicentro in Arbil. Nel I secolo d.C la regina Elena di Adiabene si convertì al giudaismo. In conseguenza di ciò, in città, lo studio del Talmud divenne particolarmente fiorente. Durante il primo e il secondo secolo gran parte della popolazione si convertì al cristianesimo. Viene tramandato il nome di Pkidha che fu il primo vescovo della città a partire dal 104. Fino al tardo Medioevo Arbil fu uno dei centri più importanti del cristianesimo siriaco e divenne sede del metropolita della Chiesa assira d'Oriente. Il fatto che molti dei primi vescovi della città avessero nomi di origine biblica ha indotto gli studiosi a pensare che gran parte di essi fosse di origine giudea. Nel periodo cristiano la città fu la patria di padri della chiesa e di numerosi scrittori in lingua siriaca.

Qallai Hawler

Arbil con l'espansione dell'Islam si trovò presto inglobata nel Califfato arabo prima sotto gli Omayyadi e poi sotto gli Abbasidi. In seguito si succedettero le dominazioni della dinastia persiana dei Buyidi, dei turchi Selgiuchidi e dei Turkmeni Atabeg di Arbil i quali regnarono per poco più di un secolo fra il 1131 e il 1232. Con l'invasione mongola si impose la dinastia degli Ilkhanidi, alla quale succedettero prima i Gialairidi e poi i Kara Koyunlu e gli Ak Koyunlu. Arbil è la patria dello storico e scrittore Ibn Khallikan, vissuto nel XIII secolo.

Hotel Divan Erbil

La comunità dei cittadini di lingua aramaica rimase significativa fino alla distruzione di Arbil da parte delle truppe di Tamerlano avvenuta nel 1397. In città è comunque rimasta fino agli anni '50 del XX secolo una fiorente comunità ebraica, in seguito emigrata in gran parte in Israele, la quale parlava fino in tempi recenti un dialetto della lingua aramaica.

Sulaymania 

Sulaymania

Sulaymaniyah, Sulaimani, Sulemania, Slemani, Sulaymani, Slemany,[3] or Silemani (Arabic: السليمانية‎, Sorani Kurdish: سلێمانی Kurdish: Silêmanî‎) is a city in Iraqi Kurdistan. Sulaymaniyah is surrounded by the Azmer Range, Goyija Range and the Qaiwan Range in the northeast, Baranan Mountain in the south and the Tasluja Hills in the west. The city has a semi-arid climate with very hot dry summers and cool wet winters. Sulaymaniyah served as the capital of the historic Kurdish principality of Baban from 1784 to 1850.

Lago di Dukan

The modern city of Sulaymaniyah was founded on 14 November 1784 by the Kurdish prince Ibrahim Pasha Baban who named it after his father Sulaiman Pasha.[4] Because it was founded as the capital of a powerful Kurdish principality, Sulaymaniyah has developed into a large city with a population of more than 1,500,000 people.[citation needed] It is an important economic center for northern Iraq and has been named the cultural center for Sorani-speaking Kurds continuously since 1992.[citation needed]

Sarchinar

From its foundation Sulaymaniyah was always a center of great poets, writers, historians, politicians, scholars and singers, such as Nalî, Mahwi, Piramerd, Muhammed Emin Zeki Bey, Taufiq Wahby, Sherko Bekas, Bachtyar Ali, Mahmud Barzanji, Mawlawi, Mawlânâ Khâlid and Mustafa Zihni Pasha.[5]

Sulaymany

The region of Sulaymaniyah was known as Zamwa prior to the foundation of the modern city in 1784. The capital of the Kurdish Baban principality (1649–1850), before Sulaymaniyah was a territory named "Qelaçiwalan". At the time of the Babani's rule there were major conflicts between the Safavid dynasty and the Ottoman Empire. Qelaçiwalan became a battleground for the two rivals.[6]

Shari Jwani

Being of strategic importance and lying deep inside Safavid territory, there was concern that Qelaçiwalan would be attacked and captured if the Babanies did not give the Safavids military support, as both Sultan Mahmud II and Nadir Shah were trying to gain the support of the dispersed Kurdish Emirates.[6] This obliged Mahmud Pasha of Baban in 1781 to think about moving the center of its Emirate to another safer place. He chose Melkendî, then a village but now a district in central Sulaymaniyah, to construct a number of Serahs for his political and armed units.[6]

Sulaymani- chavi land

In 1783, Ibrahim Pasha of Baban became ruler of the Emirate and began the construction of a new city which would become the capital of the Baban Emirate. In 1784 he finished erecting a number of palaces for trade called Qeyserîs and bazaars, which were also used as baths, and began inviting people from the surrounding villages and Emirates to move to the newly established city. Soon Melkendî, which was originally intended to be the city itself, instead became one of its quarters and still is today.[6]

Mahmud Barzanji was the self-declared king of the Kingdom of Kurdistan from 1922–1924.

Sulaymaniyah has since its foundation been the center of Kurdish nationalism, and it was from here that Mahmud Barzanji sparked the first rebellion against the British occupation on 22 May 1919 with the arrest of British officials in Sulaymaniyah. He attempted to declare an independent Kingdom of Kurdistan on 10 October 1921, issuing a statement in Sulaymaniyah, then the capital of Kurdistan, to establish the Kingdom of Kurdistan.[6] Sheikh Mahmud Barzanji, now backed by the British, declared himself King of the Kingdom of Kurdistan.

Natura mozzafiato

The British occupation declared Sheikh Mahmud king in order to persuade the residents of Sulaymaniyah to stop their rebellion, but Sheikh Mahmud ruled independently from the British and wanted them out of the kingdom. As a result, in the same year he was exiled for several years to the Andaman islands in India by the British, only to return and raise another unsuccessful rebellion in 1923, centered in Sulaymaniyah.

In January 1926 the League of Nations gave the mandate over the territory to Iraq, with the provision for special rights for Kurds. In 1930-1931, Sheikh Mahmud Barzanji made his last unsuccessful attempt to free Kurdistan. He retreated into the mountains and later signed a peace accord with the Iraqi government and settled in the new Iraq in 1932.

Centro di Sulaymania

The first and oldest neighborhood in the city is called "Goizha" (Kurdish: Goyija), which was named after the mountain overlooking the city. Sabûnkaran was of the city's first neighborhoods; its name means "those who make soap" in Kurdish and its residents were mainly involved in the soap industry. Cûlekan, the Jewish neighborhood, was mainly inhabited by Kurdish Jews. In the 1950s, after the establishment of the state of Israel, most of its inhabitants migrated to the newly created state.

On 23 April 1982, during the Iran-Iraq War, a demonstration broke out in the city against the arrests and torture of the city's youths who were accused of planning a revolt against the ruling Arab Ba'ath regime.[citation needed]

Following the Gulf War, a series of nationwide uprisings broke out across Iraq against the Ba'athist rule, including the 1991 uprising in Sulaymaniyah, led by the Kurdish separatist parties KDP and PUK. Since its successful liberation in 1991, Sulaymaniyah has been administered by the Kurdish Government (KRG) and serves as a principal metropolis of northern Iraq.

Duhok

Duhok

Dahuk (chiamata anche Duhok o Dohuk; in curdo: دهۆك, Duhok, è una città dell'Iraq settentrionale, nel Kurdistan iracheno, ed è capoluogo del governatorato di Dahuk.

Fino agli anni settanta era un piccolo villaggio di poche migliaia di abitanti situato su di una valle, sulle rive di un piccolo torrente; un villaggio di transito da Mossul verso le montagne del Kurdistan dell'Iraq. La città è cresciuta a dismisura già dagli anni ottanta tanto che oggi conta una popolazione di più di 255.364 abitanti (calcolati per il 2010)[1].

Dhok

Passa per Dahuk la superstrada, larga almeno 3 corsie per ciascuna direzione, che passando da Musol (a sud) si dirige verso i monti del nord fino in Turchia.

Dahuk ha nelle sue vicinanze anche un lago artificiale con diga lunga circa 200 metri.

La città è architettonicamente povera di edifici storici e la sua particolarità è data dalla natura circostante. Basta uscire pochi passi dalla città per immergersi nel verde dei monti e delle praterie del Kurdistan.

Duhok
Dhok

Lotta per libertà

Peshmerge

DONNE CURDE PESHMERGA

Una leggenda dice che ogni famiglia curda ha un PESHMERGA che lo protegge. Cioè UN SOLDATO, anzi UN GUERRIERO che arriva fino “AL FRONTE DELLA MORTE”, traduzione di Peshmerga. Le origini di questo gruppo di combattenti risalgono alla fine dell’ottocento quando con l’impero ottomano in via di disgregazione, i Peshmerga lottarono per RICOSTRUIRE LO STATO CURDO che era stato distrutto. – Oggi si calcola che siano circa 200 MILA, addestratissimi, preparatissimi e molto ben armati visto che ricevono rifornimenti da Stati Uniti, Francia, Germania e Russia.

TRA I PESHMERGA CI SONO ANCHE BATTAGLIONI DI DONNE.

Uccidere è sbagliato, ma non abbiamo altra possibilità. Criticano la società patriarcale e il capitalismo. Rivolgono un appello alle donne europee che sanno soffrire un’oppressione per molti versi simile a quella che vivono loro. Demistificano il discorso razzista di chi afferma che l’Islam è una religione oppressiva e misogina affermando che la folle e mortifera linea dell’Isis non ha nulla in comune con la religione.

Donne curde in prima linea

Donne che, anziché attendere passivamente che qualcuno, magari rivestito da qualche bandiera occidentale, venga a salvarle, si armano e provvedono in prima persona alla sicurezza propria e dei propri concittadini. E, provvedendo alla sicurezza, gettano anche le basi per una società autenticamente democratica basata sull’eguaglianza effettiva fra i generi.

Donne armate, non solo di kalashnikov (strumenti che pure in certe situazioni risultano assolutamente indispensabili), ma anche e soprattutto di una forte consapevolezza di sé, merce purtroppo sempre più rara in tutto il mondo

Il popolo curdo è l'unico che combatte gli uomini del Califfo città per città, villaggio per villaggio, eppure il governo turco si è messo a bombardarlo con la scusa di 'colpire i terroristi' - I vergognosi raid vengono persino autorizzati dagli Stati Uniti. Per una bomba che colpisce l'Isis, tre sono contro i curdi...
Un messaggio di pace e democrazia da una regione insanguinata. Le donne curde hanno consapevolmente imbracciato le armi in mancanza di alternative
La loro non è solo una lotta contro lo Stato Islamcio (Is), ma anche per la liberazione delle donne in ogni luogo
Non amiamo le armi e non vogliamo essere riconosciute o identificate attraverso le armi. Siamo appassionate delle nostre idee, della nostra libertà'
Lì, dove ci si potrebbe aspettare di non trovarle, al confine turco-siriano, stanziano attente e vigilanti un gruppo di donne curde, armate di coraggio e non solo. Combattono il nemico della umanità interra.
Vergognosa è la posizione della Turchia, Paese nato ed aspirante membro della Comunità europea.
. Le donne curde non sembrano più intenzionate a rimanere in disparte come “semplici” custodi della casa, ma vogliono difendere la propria terra combattendo fianco a fianco con soldati e volontari.
Bambino se sei curdo ascoltami devi partire, lasciare casa tua conosco il tuo destino, conosco la tua morte: nessuno ha mai ragione contro un soldato.
Le donne curde volono ! Hanno bisogno di libertà 
Un popolo in fuga verso la Turchia. Questa è la sorte degli YAZIDI, una minoranza religiosa che da secoli vive in KURDISTAN. Con la nascita dello Stato Islamico del Levante hanno iniziato a subire persecuzioni a causa della loro fede.
Quella yazidica è una delle religioni più antiche a memoria d’uomo, vecchia di almeno 4.000 anni, al punto da essere definita da molti studiosi «il museo dei culti orientali».
Per la Patria siete morti nel fior di giovinezza, Forti e fieri e con ardore vi siete fatti servitori.
Noi viviamo perché voi siete morti combattendo la ingiustizia e la disonestà . Avoi saluta la Ed inchina la nostra Bandiera
Bambini Yazidi Orfani
Dobbiamo difendere i bambini. Loro non conoscono ancora il mondo, non sanno cosa c'è al di là della loro infanzia.
KURDISTAN PAISE CHE PER I CURDI NON CE'

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