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UNA DONNA RACCONTA Ida Marcheria: La difficoltà di ricostruire una vita

"La vita di una persona è fatta anche di tanti oggetti, piccoli o grandi, apparentemente insignificanti . Ma per quella persona e solo per lei hanno un valore e un significato. Sono legati a un ricordo , a un'amicizia, a un'abitudine quotidiana. Ida non è riuscita a recuperare neanche un oggetto della sua vita di prima. Questo faceva parte del piano nazista di completo annullamento della persona: niente oggetti, niente ricordi, niente pensieri."

Il ritorno alla vita di Ida Marcheria dal campo di concentramento di Auschwitz- Birkenau non fu facile, tante furono le difficoltà, ma lei che sognava il cioccolato nella durezza del lager, sa ricostruire la sua vita, anche grazie alla promessa di una torta al CIOCCOLATO.

Per le ragazze del campo, parlare di quel che avrebbero voluto mangiare era un sogno ad occhi aperti che le faceva sentire vive. C'era chi desiderava una grande bistecca arrosto, chi voleva la zuppa ma come quella di casa sua con i pezzi di lardo , chi voleva un piatto di riso bollito, anche scondito, appena scolato dall'acqua. Stellina voleva un piatto di pastasciutta ma grande grande con tanto sugo , un catino di pastasciutta. Ida no, lei voleva un pezzo di cioccolata . Se chiudeva gli occhi riusciva a pensare ancora al cioccolato, quasi ne sentiva il sapore. "Io me lo sognavo ad occhi aperti il cioccolato (...) morivo per mangiare un pezzetto di cioccolato".

E Dio le ha fatto il miracolo di donarle al ritorno dal lager di un laboratorio di cioccolata.

Ida nasce a Trieste, in una famiglia ebrea come tante altre, in un appartamento in piazza della Borsa. Il padre Ernesto, era commerciante di prodotti di vario tipo come carne, azzime, e tanti altri. Vendeva e commerciava in un bel negozio, frequentato dai membri della Comunità ebraica, ma anche da tanti triestini non ebrei. La madre, Anna Nacson, era invece una casalinga che si occupava dei figli : il maggiore Giacomo, Raffaele, Ida e Stella, da tutti chiamata Stellina anche per distinguerla dalla nonna che aveva lo stesso nome.

La sua fu un’infanzia piuttosto felice, non avevano grossi problemi e potevano vivere tranquillamente. Il loro era il tempo dello studio, dei giochi e i loro genitori, con molta attenzione e tatto, lasciavano che li raggiungesse solo ciò che non poteva arrecare loro turbamento. Anche in questo erano bambini come tutti gli altri.

Trieste era una gran bella città di confine dove vivevano ebrei, austriaci, ungheresi, sloveni, italiani ricca culturalmente dove però non mancavano gli scontri, a volte molto violenti.

Il cartello sulla vetrina del bar REX quando Ida ha nove anni , nel 1938.

Poche parole scritte su un cartello sul vetro del bar Rex, in piazza della Borsa, e urlate dai fascisti davanti alla scuola dove gli insegnanti si chiudevano con i bambini , riportano spesso Ida a pensare non a se stessa, a quello che aveva vissuto per due anni, ma all'odio e al razzismo che ancora oggi viene seminato. E ha paura per il mondo di oggi, per i suoi nipoti, per suo figlio.

"Qual è la prima data che ricorda una bambina? Il suo compleanno per i regali? Il giorno di Pasqua per l'uovo di cioccolato? Ida ricorda l'8 settembre 1943 quando i tedeschi entrano a Trieste e tutta la città è sconvolta. Una data che sta bene nei libri di storia , non nei pensieri di una bambina". Ogni anno lei apre il giornale o accende la tv per vedere come ricordano gli italiani , ma si arrabbia perchè non trova nessun articolo su quella data così centrale.

Verso il lager

Era una donna elegante che non amava , però, indossare gli orecchini. Nel carcere di Trieste , dove venne portata con i suoi familiari, un soldato nazista le urla qualcosa , fissandola negli occhi. Lei non capisce e gli offre i suoi bracciali, ma quando l'uomo mette le sue mani sulle orecchie della ragazza per strapparle gli orecchini, lei si tira indietro , se li toglie e glieli dà allungando il braccio per non sentire ancora il contatto di quelle mani ruvide. Da quel momento passarono dai camion ai vagoni di un treno per un viaggio " senza aria, senza meta, senza speranza, partire sembrava già morire".

Tutto ha inizio con la promulgazione delle leggi razziali a Trieste il 18 settembre 1938

SOLO UN NUMERO

Nel lager si cambia nome ed età per poter sopravvivere. Anche lei non avrà più un nome . Doveva rispondere ad un numero e per di più in tedesco: SIEBEN NULL VIER ENS ZWEI -70412, un numero tatuato sul braccio, vicino al gomito. Doveva essere pronta e dire subito il numero e Jawhol, prestare attenzione perchè i numeri si assomigliavano. Ha preso tanti schiaffi quando non rispondeva all'appello. L'obiettivo dei tedeschi era disumanizzare gli Ebrei , annullare la persona: i deportati non dovevano pensare. Quando arriva, un interprete tedesco senza guardarla , mentre sposta i bagagli che loro non vedranno più, le chiede l'età e la sollecita a dichiarare a colui che le avrebbe chiesto quanti anni aveva, che lei aveva sedici anni e la sorella Stellina quindici.

Capirà dopo che nel lager non si vive a quattordici anni. Quell'uomo le salva la vita. "SEDICI ANNI, CAMMINA".

Solo un numero, senza un nome

Nel corso della sua vita penserà spesso a quell'uomo, all'istinto che l'aveva portata a fidarsi di uno che faceva parte del Sonderkommando.

L'APPELLO

L'appello

Suona la sveglia: è per noi un'abitudine, anche se a volte ci infastidisce, ci ricorda che dobbiamo alzarci e recarci a scuola. Ad Ida quel suono provoca RABBIA perchè è l'oggetto che le ricorda il sonno rubato. Dopo tanti anni non riesce a dormire e , soprattutto, è sempre sveglia all'ora dell'appello . Tutta la vita avrebbe vissuto l'atrocità di quel rito assurdo ad Auschwitz Birkenau, quando era una ragazzina di quattordici anni ed era costretta a rimanere in piedi nella neve tutte le mattine alle QUATTRO , svegliata dal martellare di un tubo di ferro contro un tubo più piccolo.

"All'inferno si martella".

Dimenticare non fu possibile per lei e per tutti i sopravvissuti, neanche i più piccoli dettagli, perchè il lager è "inferno dove i suoni martellavano l'aria e gli ultimi pensieri partorivano incubi. Dall'alba alla notte e poi anche la notte". Qualsiasi rumore della vita quotidiana la riportava al campo, al rumore di centinaia di zoccoli battuti l'uno contro l'altro, le minacce e i numeri urlati dai tedeschi, l'abbaiare dei cani , le marcette,le sirene, le imprecazioni e le suppliche in tutte le lingue. Ida pensava che il tedesco fosse una lingua urlata, che si parla gridando.

Ida Marcheria ad Auschwitz

"I sopravvissuti continuano a sopravvivere perchè il viaggio di ritorno ad Auschwitz non finisce mai". Lei non si sente più normale, non può essere normale . Qualsiasi cosa la riporta là , nel lager.

arbeit - lavoro

I cioccolatini del suo laboratorio vengono posati sul rullo per essere ricoperti e lei si diverte ad inserire su ogni cioccolatino un fiore di zucchero dal sapore e dal colore viola.

"Quella era la sua vita , le dava felicità. Cambiava persino voce, un paio di toni più alta, mentre li sistemava uno per uno nelle grandi scatole destinate ai bar e alle pasticcerie del centro di Roma".
kanada

Anche in quei momenti non poteva dimenticare il lavoro da deportata nel kanàda col fazzoletto rosso in testa. Lavoro, lavoro, lavoro; ma che lavoro poteva esserci in quel posto? Il lager era un'industria efficiente di morte ; nel kanàda venivano raccolti tutti gli oggetti dei bagagli rubati alla rampa: pellicce, camicie, scarpe, orologi, calze...

Arrivata a Trieste, Ida non aveva calze e aveva freddo ai piedi, ma non aveva soldi. Rimane col viso sulla vetrina di un negozio , mentre sua sorella Stellina entra e chiede se hanno bisogno di una commessa. Ida iniziò a lavorare e potè finalmente comprare un paio di calze per riscaldarsi.

IL ritorno

"Arrivò il momento di tornare il Italia, fu su un treno per animali. Su un vagone bestiame erano uscite da deportare, su un vagone bestiame ritornarono una volta liberate. Un unico gesto al valico del Brennero dove centinaia di donne aspettavano gli uomini che rientravano. Una di loro si avvicinò e le offrì una mela. Ida rientrò nella sua patria su un carro bestiame, con una mela in mano e ai piedi le scarpette da ciclista regalate da un soldato italiano."

Quando arrivò nella sua città nessuno si prese la briga di domandare cosa fosse successo; passarono molti anni prima di sapere la verità che aveva travolto l'umanità.

I SOGNI

"Non puoi più vivere , non riesci più a vivere se non accetti il fatto che tutto ti ritorna sempre alla mente, anche nei sogni di notte, quando dovresti, invece riposare".

I sogni di Ida nel lager hanno come protagonista la nonna . Quando erano bambine , a Trieste, abitavano con la nonna perchè la mamma era figlia unica, la casa era grande e il nonno era sempre in viaggio per lavoro. La sogna mentre tenta di parlare , ma non ne ha la forza perchè c'è un gatto che glielo impedisce, afferandola per la gola. Anche la nonna era finita in un campo di concentramento e le viene raccontato da un'amica della cugina che , durante il viaggio tutti avevano pianto, lei era contenta di poter riabbracciare le piccole di casa. Ma la nonna non era riuscita a parlarle. Era diventata un sogno, un pensiero. La nonna che le voleva bene. Lei era tornata, ma può solo piangere e ricordare. "E' la condanna dei sopravvissuti che continuano a sopravvivere. Ricordare rivivendo".

E' la memoria che , a volte, renderà difficile i rapporti con le persone a lei vicine.

Il figlio la sgrida dicendole che non è mai uscita dal campo e che gli ha trasmesso le sue angosce. Anche i nipoti , che fanno compiti nella cioccolateria, quando non vogliono mangiare fanno prima i capricci ma per pochi secondi ; guardandola dicono <<Questo nel campo non c'era, adesso lo mangiamo>>. Lei riflette, si sente una madre strana e si tormenta " Ma che dovevo fare? Non sarei dovuta tornare. Ecco, sì, non sarei dovuta tornare. Proprio io sono tornata? Siamo partiti in un treno di millecinquecento. Perchè proprio io? Sarei dovuta morire con gli altri".

E' l'unica donna che ritorna del suo convoglio.

Una pietra sul binario

In un viaggio ad Auschwitz , con i giovani, si ferma sul binario dove aveva visto per l'ultima volta sua madre. Aveva posato una piccola pietra per ogni membro della sua famiglia. Aperto un piccolo libretto nero, aveva recitato il il Kaddish. Nei suoi pensieri scorrono i volti dei suoi familiari uccisi. "Per la loro disperazione lei pregava: Per loro lei viveva". per la mamma finita schiacciata dentro una massa di donne e nel fumo di un camino, per il papà e i fratelli che non vedrà più , per Stellina che non ce l'aveva fatta a sopportare il dolore.

Nella condizione di esseri disumanizzati l'amicizia poteva aiutarli a salvarsi perchè non aveva niente da scambiarsi, niente se non le parole. L'amico era come uno specchio dell'anima che ti salva la vita. Nel campo Ida fa amicizia con Lejka nel luogo non era prevista nessuna amicizia. "Era un'amicizia basata sulle parole, sullo scambio e sul dono delle parole".

MA A BIRKENAU AVERE UN'AMICA ERA PERICOLOSO.
IL QUARTIERE AFRICANO

Trieste è il diciassettesimo quartiere di Roma. L'area est del quartiere è nota come Quartiere Africano, per la presenza di toponimi relativi alle colonie del Regno d'Italia. Si trova nell'area centro-nord della città. In seguito alla nascita della Repubblica, nel 1946 il quartiere assunse il nome attuale, dall'omonimo corso che ne costituisce la via principale. La parte più a nord del quartiere Trieste, da piazza Annibaliano verso la ferrovia Roma-Firenze, è comunemente chiamata quartiere Africano , ispirata alle colonie africane del Regno d'Italia .

Nel secondo dopoguerra il quartiere dei ferrovieri, che era costituito da una quarantina di edifici, venne completamente demolito. A testimonianza della sua presenza resta parte dell'impianto viario, a eccezione delle cancellate via Tobruk, piazza Misurata e via Derna (questo toponimo è in realtà attualmente utilizzato da una nuova strada), e alcuni edifici d'epoca, villini di pregio e palazzetti più popolari, sulle vie Beandir, Homs, Tripolitania, Cirenaica e Migiurtinia.

il laboratorio dell'amicizia

Nel quartiere Africano , a Roma, Ida insieme al marito Carlo Di Segni avvia un laboratorio di cioccolato dove incontra amici come Sami Modiano, Shlomo Venezia e Piero Terracina, sopravvissuti come lei alle atrocità dei lager. Con loro parla dei figli, dei nipoti, degli studi, del lavoro. Intorno ad un tavolo con un vassoio di cioccolatini davanti erano soliti commentare le ultime novità piacevoli o tristi, come le scritte antisemite sulle serrande dei negozi di Roma. Con i suoi amici non c'era bisogno di ricordare Auschwitz . "Ognuno di noi fa finta di essere una persona normale, ma non lo siamo, c'è sempre qualcosa .(...) Restava qualcosa di non detto , di non raccontabile , la sensazione angosciante che la realtà della loro esperienza non potesse essere trasmessa fino in fondo agli altri". Ida ha però saputo ricostruire pezzo per pezzo la propria umanità , una casa, un lavoro, un marito , i figli , i nipoti.

Realizzato dagli alunni e dalle alunne della classe 3^B Scuola Secondaria di 1° grado dell'Istituto Comprensivo "Tricase Via Apulia", Tricase (Le)

Coordinamento Prof.ssa Giovanna Calora

Dirigente Scolastico : Prof.ssa Rina Mariano

Si ringrazia lo scrittore Roberto Olla che con il suo libro "La ragazza che sognava il cioccolato" porta le nuove generazioni a conoscere uno spaccato di storia italiana, attraverso l'esperienza di una donna normale che , come dice il figlio, " è stata presa dal vortice della storia". Le parti in corsivo sono state tratte dal suo libro, oggetto di studio degli alunni, e le foto di Ida Marcheria dal documentario "Auschwitz e la cioccolata".

I disegni sono stati realizzati dalle alunne Cristina Mercogliano e Sophia Panico

Sitografia

https://www.rainews.it/dl/rainews/media/Deportata-ad-Auschwitz-a-14-anni-Ida-Marcheria-racconta-la-sua-storia-5403f999-c956-4a8e-876a-ca5a374778c7.html

https://www.miur.gov.it/scuola-e-shoah

https://www.rainews.it/dl/rainews/media/ida-marcheria-bc83a589-0137-4e87-b24a-ca7d22255122.html

https://luceperladidattica.com/2019/07/17/larchivio-ritrovato-le-memorie-di-una-impresa-familiare-nelle-immagini-di-un-archivio-audiovisivo-di-alessandra-tomassetti-1/

https://www.micciacorta.it/2011/10/addio-a-ida-marcheria-testimone-dellaorrore-di-auschwitz/

Credits:

Creato con immagini di bogitw - "castle italy trieste" • barakbro - "fence holocaust barbwire"