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sGUARDO ACCOGLIENTE Domenica 5 dicembre - II di Avvento

Le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate...

E’ uno sguardo capace di vedere ciò che gli altri non vedono, quello di Giovanni, che indica a Israele colui che viene a prendere su di sé il peccato del mondo.

Nel presepe l’asino e il bue, i personaggi apparentemente più insignificanti e umili, hanno questo sguardo. Anche loro sono lì per richiamare la profezia di Isaia e indicare la vera natura di chi è stato posto in quella mangiatoia.

È innanzitutto ‘voce’, Giovanni, colui che precede il Messia battezzando con l’acqua. Voce di uno che grida nel deserto, come annunciato dal profeta Isaia sette secoli prima: "Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri, ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!"

Ma è anche ‘sguardo’ capace di vedere e riconoscere ciò che gli altri non vedono e non riconoscono, e di indicarlo loro: ecco l’Agnello di Dio, colui che viene a prendere su di sé il peccato del mondo. Colui che battezzerà con il fuoco.

Nel presepe ritroviamo questo sguardo nei personaggi più umili e all’apparenza insignificanti, l’asino e il bue. Anche loro danno voce a una profezia di Isaia: il bue conosce il proprietario e l’asino la greppia del padrone, ma Israele non conosce e il mio popolo non comprende (Is. 1,3). Come Giovanni, dunque, sono lì a indicare la vera natura di chi è stato posto in quella mangiatoia, e invitano a riconoscerlo.

Preparate la via del Signore (Lc 3, 1-6)

Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!

Nell'anno quindicesimo dell'impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetràrca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetràrca dell'Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetràrca dell'Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccarìa, nel deserto.

Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com'è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaìa:

«Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!

Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate.

Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!».

Come è bello essere in due, o più, a lavorare, ad attendere in più d’uno ad un’impresa, specialmente se impegnativa e faticosa. In due, in più, ce la si fa meglio. Insieme si può.

Giovanni Battista, sulle rive del Giordano, invitava e sollecitava la gente che andava a lui per farsi battezzare, ad una seria conversione, ad una profonda revisione di vita. Diceva: “Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri. Ogni burrone sia riempito, ogni monte e ogni colle sia abbassato; le vie tortuose diventino diritte e quelle impervie, spianate”.

Un bel lavoro! Un cantiere sempre aperto! Non si è mai finito di lavorare dentro di sé; non si può mai dire: ‘Ho finito; ho fatto tutto!’ Il lavoro è sempre ancora da fare, da riprendere e da rifare. Papa Luciani disse: “Ho fatto cento volte il funerale alla mia superbia, ed è sempre risorta…”. Il nostro Vescovo Vincenzo Savio, nel suo testamento spirituale, redatto pochi giorni prima della morte, scrisse: “Credo, anzi sono certissimo, che il Signore ha molte cose da far quadrare in me e non di poco conto. Kyrie, eleison”. Queste sante persone sentivano di avere ancora molto bisogno di purificazione, di miglioramento nella loro anima, pur essendosi tanto impegnate ad amare Dio e a servirlo nella vita.

E’ quello che sentiamo anche noi. Se solo ci fermiamo un momento a guardare nel nostro cuore, se solo ci fermiamo un momento ad ascoltare ciò che si agita nella nostra mente, nella nostra psiche, nelle nostre membra, vi troviamo tante cose che ci disgustano, che ci dispiacciono, che non vorremmo avere; vorremmo essere diversi. Davvero un grande lavoro ci attende, perché così come siamo non siamo ancora del tutto via bella, diritta, piana, accogliente per il Signore che viene, per il Signore che vuole venire a noi.

Ma c’è una cosa consolante che non dobbiamo dimenticare: il Signore stesso è all’opera con noi per la nostra conversione. Non siamo soli in questo lavoro, in questa impresa; non siamo soli, il Signore lavora con noi. Il profeta Baruc nella prima lettura ce l’ha detto e assicurato: “Dio ha deciso di spianare ogni alta montagna e le rupi perenni, di colmare le valli livellando il terreno, perché Israele proceda sicuro sotto la gloria di Dio. Dio ricondurrà Israele con gioia alla luce della sua gloria, con la misericordia e la giustizia che vengono da lui”.

Baruc rivolse queste parole agli ebrei esuli e schiavi a Babilonia. Ad essi disse: ‘Il Signore vi riporterà in patria, vi riporterà a casa; il Signore vi libererà dall’oppressione; il Signore stesso metterà a posto le strade, spianerà ogni alta montagna e colmerà ogni valle profonda, perché voi possiate camminare spediti ed avere salvezza’.

Ecco ciò che ci consola: noi dobbiamo abbassare tante montagne dentro di noi, ma il Signore è all’opera anche lui per abbassarle; noi dobbiamo colmare tante valli dentro il nostro cuore, ma il Signore è all’opera anche lui per colmarle e riempirle. Dio ha più desiderio lui di salvarci che noi di essere salvati. Accade così, alle volte, anche tra di noi. Accade che un figlio, una figlia, si dia a una vita scorretta in cui si degrada e si fa del male, e non voglia ravvedersi ed uscire dal male, e il padre e la madre soffrono e desiderano con tutte le loro forze che il loro figlio, la loro figlia, trovi guarigione e salvezza. Lo desiderano più i genitori dei figli!

Dio desidera fortissimamente la nostra salvezza.

“Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio”, ci ha detto il Vangelo. Il Signore la vuole mostrare a tutti, la sua salvezza. “Poche cose – dice san Bernardo – spingono ad amare quanto il sentirsi desiderati”. Dio ci desidera; Dio desidera operare in noi, lavorare in noi, portare in noi quel cambiamento e quella santità di cui sentiamo il bisogno e che in fondo noi stessi desideriamo.

Questo pensiero ci dia forza, ci dia coraggio, e ci spinga a collaborare con l’opera di Dio. Apriamo il nostro cuore alla forza della sua Parola; alla forza del suo perdono nel Sacramento della Riconciliazione, sacramento straordinariamente potente di guarigione e di rigenerazione. Apriamo il nostro cuore alla forza di Cristo eucaristia; alla forza dello Spirito Santo che immette in noi la sua carità.

Non siamo soli nell’abbassare i monti, colmare le valli, raddrizzare le strade: Dio lavora con noi; e noi vogliamo lavorare con lui.

don Giovanni Unterberger (Duomo di Belluno, 5 dicembre 2015) tratto da I quaderni di demamah.

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