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Padre Pino Puglisi il prete che combatteva la mafia con il sorriso

Papa Francesco torna in Sicilia il 15 settembre. Fa visita a Piazza Armerina e Palermo nel giorno del 25° anniversario del martirio di Padre Pino Puglisi. Fa visita nei luoghi del parroco di Brancaccio, ucciso dalla mafia la sera del suo 56° compleanno il 15 settembre 1993

Don "3 P" ha tolto dalla strada centinaia di ragazzi e di bambini in una città difficile come Palermo tra la fine degli anni Ottanta e gli inizi degli anni Novanta. Senza l'aiuto di padre Puglisi quei ragazzi e quei bambini, ma anche molti adulti sarebbero stati risucchiati dalla malavita organizzata e impiegati per piccole rapine e spaccio. La principale causa dell’ostilità dei boss contro padre Puglisi fu principalmente questa. I capimafia Giuseppe e Filippo Graviano decisero di ucciderlo, dopo una lunga serie di minacce di morte di cui Padre Pino non parlò mai con nessuno. Un colpo di pistola alla nuca davanti al portoncino della sua abitazione mise fine alla sua vita terrena, ma diede inizio a molti frutti di conversione. Guardando negli occhi gli assassini, don Pino disse: «Me l’aspettavo».

Il prete del sorriso. Don Pino Puglisi: martire, testimone, esempio

Padre Pino Puglisi mentre celebra la Messa

«Il discepolo di Cristo è un testimone. La testimonianza cristiana va incontro a difficoltà, può diventare martirio. Il passo è breve, anzi è proprio il martirio che dà valore alla testimonianza. Ricordate San Paolo: "Desidero ardentemente persino morire per essere con Cristo. Ecco, questo desiderio di morte diventa desiderio di comunione che trascende persino la vita". Sono parole di don Pino Puglisi, assassinato dalla mafia in odio alla fede e proclamato martire dalla Chiesa il 25 maggio del 2013. Parole di desiderio e di speranza: essere in comunione con Cristo nella vita terrena ed in quella che verrà (La riflessione dell'Arcivescovo di Catanzaro Squillace e postulatore della causa di canonizzazione del beato Pino Puglisi su Avvenire)

Nel Tg Post di Tv2000 dal titolo “Padre Puglisi: la rivoluzione del Vangelo” la storia del sacerdote martire ucciso dalla mafia il 15 settembre del 1993. A ricordare lui e la sua rivoluzione del Vangelo le parole dei suoi giovani oggi uomini e donne adulti con un passato indimenticabile.

Le telecamere del Tg2000 vanno a Palermo, al centro di accoglienza “Padre Nostro” voluto e fondato da Don Pino Puglisi, parroco del quartiere di Brancaccio, per raccontare dell'attività sociale e culturale del centro che si occupa del recupero di minori già reclutati dalla criminalità mafiosa, riaffermando nel quartiere una nuova cultura della legalità.

Nel reportage di Giacomo Gambassi su Avvenire dal titolo «Mio fratello Pino Puglisi, non eroe ma prete di strada» parla Francesco Puglisi, fratello del sacerdote ucciso dalla mafia. (leggi l'articolo del 28 luglio 2018). Quando Francesco Puglisi apre la porta di casa, alle sue spalle compare un ritratto del fratello. È quello di don Pino, il prete martire ucciso dalla mafia venticinque anni fa. Sorride il “sacerdote scomodo” nel dipinto che gli hanno regalato. Come faceva sempre. Questo condominio bianco alla periferia di Palermo non è lontano da Brancaccio, la roccaforte di Cosa Nostra dove la famiglia Puglisi abitava. Proprio di fronte alla casa dei genitori don Pino è stato assassinato nel giorno del suo 56° compleanno, il 15 settembre 1993. «È una piaga sempre viva», sussurra Francesco che tutti chiamano Franco. Ha 73 anni. Il fratello sacerdote ne aveva otto più di lui. «Lo hanno ammazzato – prosegue Francesco – perché, prima che arrivasse lui nella chiesa di San Gaetano, i riferimenti di Brancaccio erano i boss. Poi il perno è diventato il parroco. Ma non chiamatelo “prete antimafia”. No, lui non è mai stato “anti”: è sempre stato “pro”. A cominciare dai bambini. Aveva iniziato da loro nel quartiere. Insegnava ai ragazzini a dire “per favore”, “grazie”, “prego”. Parole sconosciute e assurde in un ambiente segnato dalla malavita. Parole di civiltà che hanno fatto paura alla mafia».

La tomba di padre Pino Puglisi nella Cattedrale di Palermo

I libri, gli abiti liturgici, persino l'orologio che aveva al polso quando è stato ucciso. Viaggio nell'appartamento di edilizia popolare a Palermo dove ha vissuto il beato. Nel reportage dell'inviato a Palermo Giacomo Gambassi la storia della casa-museo di padre Puglisi che Papa Francesco visita il 15 settembre.

Brancaccio. I visitatori davanti alla casa-museo di padre Puglisi

«Poter “vivere” i luoghi di padre Pino è una spinta in più a sperare e a lottare per la giustizia!». La calligrafia è precisa. Ma non c’è una firma che segue il punto esclamativo. Le parole scritte da una mano anonima chiudono l’ennesima pagina di piccole meditazioni lasciate sul “libro dei pensieri” poggiato fra i mobili della cucina che fu di don Puglisi. «A chi visita la casa-museo chiediamo di lasciare un’impressione, un ricordo», racconta una delle guide volontarie, Matilde Foti. L’appartamento della famiglia Puglisi è oggi una sorta di “santuario” del prete beato. Quattro stanze in cui don Pino ha trascorso gran parte della vita e ci è tornato da sacerdote quando è stato nominato parroco del suo quartiere, Brancaccio. Perché l’abitazione si trova proprio nell’agglomerato di Palermo balzato all’onore delle cronache per essere stato il fortino di Cosa Nostra. E davanti all’ingresso della palazzina color ocra il prete del sorriso è stato ucciso da quattro sicari dei fratelli Graviano, i boss della zona. Un medaglione accanto al portone indica il punto in cui è morto il 15 settembre 1993, nel giorno del suo 56° compleanno (leggi l'articolo integrale pubblicato su Avvenire il 14 luglio 2018)

L'ultimo sogno di padre Pino Puglisi: l'asilo nido della speranza (dall'inviato a Palermo Giacomo Gambassi). Il cancello arrugginito è socchiuso. Basta spingerlo per entrare in questa sorta di fortino circondato da muri in cemento e barriere antirumore. Fra sterpaglie e terra brulla, ciò che si nota è un ammasso di cassetti di mobili gettati alla rinfusa, scatoloni bruciati, calcinacci bianchi che il sole a picco fa risplendere come fossero specchi. Sullo sfondo una giungla di casermoni. E accanto una serie di case con un paio di piani al massimo, alcune diroccate, dove i filoni di pane vengono portati nelle cucine calando il cesto di vimini con una corda dalla terrazza più alta. A due passi si legge su un cartello pendente: “Via Brancaccio”. Perché qui siamo nel cuore del quartiere dimenticato di Palermo, quello che per anni è stato la roccaforte di Cosa Nostra e che ancora oggi porta i segni di sangue, degrado ed emarginazione inscritti nella sua storia. Allora fa un certo effetto pensare che al posto della discarica a cielo aperto spuntata in un appezzamento comunale possa nascere un asilo nido. Per di più tutto in legno, con i pannelli solari sul tetto e un impianto di recupero dell’acqua piovana. Come non ce n’è di simili nel capoluogo siciliano. Un sogno? Sì, l’ultimo sogno di padre Pino Puglisi, il sacerdote beato ucciso dalla mafia venticinque anni fa in questa periferia anonima che oggi conta 8mila famiglie stipate in appartamenti dove vivono anche in dieci, che ha strade colabrodo, case mai completate, immondizia sui marciapiedi (leggi l'articolo integrale pubblicato su Avvenire del 14 luglio 2018)

Lo “spazio gioco” nei sottoscala dove la mafia aveva tenuto il tritolo delle stragi (Foto Gambassi)

“Da più parti il Papa ha ricevuto inviti e sollecitazioni a venire in Sicilia, ma con la sensibilità e la consapevolezza che ha del suo magistero viene nel segno della comunione ecclesiale”. Così l’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice, presenta lo spirito della visita pastorale di Papa Francesco a Palermo, il 15 settembre, nel 25° anniversario dell’assassinio di don Pino Puglisi. Era stato proprio il presule a chiedere la presenza di Francesco nel capoluogo siciliano “molti mesi fa”. E – svelando un retroscena – racconta che “mi stava prevenendo, dicendomi che ‘era il mio desiderio venire’”. Altro retroscena svelato. “Appena è stata data la notizia – racconta mons. Lorefice -, l’arcivescovo di Bologna, mons. Matteo Zuppi, mi ha mandato un messaggio. Mi ha scritto: ‘Sono felice per te, con te e per la tua Chiesa perché sarà un momento di grazia come è stato per la Chiesa di Bologna’”. Elencando le tappe della visita del Papa, l’arcivescovo indica tutti i momenti: dalla Messa al Foro Italico al pranzo con i poveri e i migranti ospiti della Missione Speranza e Carità. Un gesto che rivela quanto “Francesco parli molto con i segni che compie”. E poi la visita ai luoghi di don Puglisi, l’incontro con il clero in cattedrale e la sosta davanti alla tomba del sacerdote ucciso dalla mafia. “Lui è perla del presbiterio palermitano – afferma mons. Lorefice -. E noi abbiamo un grande onore nell’annoverarlo nel nostro presbiterio con la sua fulgida testimonianza”. Ultimo momento della visita, l’incontro con i giovani in piazza Politeama (leggi l'intervista integrale di mons. Lorefice all'Agenzia Sir)

Mons. Corrado Lorefice:"Papa Francesco viene a riconoscere tutti i martiri della giustizia"

Tra gli approfondimenti radiofonici di inBlu Radio sui grandi testimoni di santità del '900 anche quello dedicato a padre Pino Puglisi. Mons. Dario Edoardo Viganò nella puntata del 22 settembre 2015 ripercorre la vita di Don Pino Puglisi prendendo spunto dal film di Roberto Faenza “Alla luce del sole”. È la storia del parroco assassinato da cosa nostra nel momento esatto in cui Roberto Baggio segnava un gol per l’Italia e tutta la città del sacerdote era davanti al televisore (ascolta l'audio).

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