Convento dei Frati della Riforma del Carmine ©ARCHEO MAPPA. OPEN DATA CHIAROMONTE (PZ) - NUOVI FERMENTI

A cura di Valentino Vitale 2017

Il convento dei frati della Riforma del Carmine

“Poco distante dalla casa predetta baronale vi è il convento de’ frati dell’Ordine della Riforma del Carmine con chiesa consistente in una nave coverta a’fitte con intempiatura di tavole lavorata et inquadrata liscia, intesta della quale è l’altare maggiore…”; così Giuseppe Gallarano nel ‘600, ci informa dell’esistenza di questo convento nel territorio di Chiaromonte (STIGLIANO 1996, fasc. 27-28, pp. 125-143). Da notare subito che il Gallarano non cita “l’ordine dei Carmelitani”, bensì l’ordine dei “frati della Riforma del Carmine”: questa precisa indicazione certo aiuta a validare la datazione stessa dell’edificio, in attesa da parte della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Basilicata della pubblicazione dei dati di scavo. L’ordine dei frati della Riforma del Carmine viene costituito come regola nel XVI secolo, al contrario di quello dei Carmelitani che è di molto precedente. Bisogna però certamente esaminare anche un passo successivo dello stesso testo del Gallarano in cui dice: “mi viene riferito detto Monastero fu fondato da Signori Antecessori Patroni della Casa Sanseverino, et però dicono che in tempo detta fundatione l’havessero promesso annui docati trenta per li vestimenti di detti frati, et annui tomoli e trenta di grano …” (STIGLIANO 1996, fasc. 27-28, pp. 125-143). Qui parla specificamente di “…Signori Antecessori Patroni della Casa Sanseverino…” per forza di cose riconducibili almeno alla prima metà del XIV secolo, quando la casata dai Clermont si trasferisce per matrimonio ai Sanseverino.

La possibilità di intervento in quest’area con i lavori di recupero della stessa, hanno permesso anche in questo caso di far luce sull’esistenza di una struttura monastica andata persa completamente se non per le menzioni fatte nel testo del Gallarano e in alcuni documenti recentemente analizzati e dati alle stampe nel volume intitolato “La Contea di Chiaromonte. Ceti sociali ed istituzioni ecclesiastiche” (VITALE, LISTA 2015; VITALE 2015, pp. 11-22). L’area era comunemente conosciuta dai cittadini di Chiaromonte come “U Commend”, termine che in gergo dialettale indica proprio un convento (LISTA 2016, p. 80).

La struttura viene descritta in tutte le sue parti nel testo del Gallarano; per quel che oggi possiamo osservare vengono individuate due aule rettangolari che si vanno ad appoggiare alla torre circolare adiacente “…vi è un quarto di chiostro finito et ademplito appoggiato nelle mura antiche della predetta Terra ove formano un corrituro, et sette camere in piano soto delle camere… (LISTA 2016, p. 80)”.

Una prima aula, orientata in direzione N/S ha dimensioni circa il doppio della seconda aula, ortogonale a questa e con orientamento E/W. I materiali impiegati per la costruzione si confermano essere ancora una volta gli stessi delle strutture fortificate limitrofe, seppur presente ora l’impiego di laterizi. La tecnica costruttiva è grossolana del tipo irregolare con corsi.

Al centro del vano planimetricamente più amplio posto ad W del complesso e orientato in direzione N/S è riconoscibile un setto murario con un allineamento totalmente diverso rispetto alla simmetria, in maniera obliqua rispetto alla struttura.

Sono riconoscibili, poste una di fianco all’altra, due soglie in una delle quali è ancora visibile parte del piano pavimentale costituito da mattoni in cotto.

Lo spessore murario anche in questo caso risulta essere notevole è varia dai cm 70 ai cm 80.

L’Apprezzo del Gallarano risulta essere al momento l’unica fonte scritta che menzioni il convento urbano. Il testo fornisce informazioni molto utili a riguardo, sia in merito all’articolazione planimetrica sia per quanto riguarda precisazioni di carattere filiare dell’ordine: difatti, non cita i Carmelitani, bensì l’ordine dei “frati della Riforma del Carmine”. Questa precisazione, nella fattispecie, è un validissimo aiuto per poter assegnare una cronologia, quanto più precisa, all’impianto architettonico; precisamente, l’ordine dei frati della Riforma viene costituito come regola nella prima metà del XV sec., al contrario di quello dei Carmelitani che è di molto precedente, stabilendo un terminus post quem per la fondazione.

Si riporta per intero il passo in cui il Gallarano descrive il convento:

Poco distante dalla casa predetta baronale vi è il convento de’frati dell’Ordine della Riforma del Carmine con chiesa consistente in una nave coverta a’fitte con intempiatura di tavole lavorata et inquadrata liscia, intesta della quale è l’altare maggiore con custodia adorata d’oro ove si conserva il Santissimo, dall’uno et l’altro lato di detta nave formano quattro cappelle sotto nome de diversi titoli de Santi vi è un quarto di chiostro finito et ademplito appoggiato nelle mura antiche della predetta Terra ove formano un corrituro, et sette camere in piano soto delle camere, e corrituro sono diverse stanze, luoghi per cocina, dispensa, luoghi di tenere vini, et altre comodità vi è un campanile con due campane, nelli tre altri lati di detto chiostro, vi è il disegno con le fondamenta di fabbrica et principiato dell’istesso disegno del detto quarto, in mezzo del quale viene il cortile grande, et officiata, et al presente assistono quattro frati sacerdoti, e tre laici, et anforme mi viene riferito detto Monastero fu fondato da Signori Antecessori Patroni della Casa Sanseverino, et però dicono che in tempo detta fundatione l’havessero promesso annui docati trenta per li vestimenti di detti frati, et annui tomoli e trenta di grano …” (STIGLIANO 1996, fasc. 27-28, pp. 125-143).

Indagini archeologiche condotte dalla Soprintendenza dei Beni Archeologici della Basilicata, in occasione dei lavori di riqualificazione dell’area, hanno permesso il ritrovamento di alcune strutture murarie che delimitano alcuni vani rettangolari addossati alla cinta fortificata a formare un complesso ad ‘L’: i resti delle strutture murarie, potrebbero essere con buone probabilità riferibili alla struttura monasteriale citata dal Gallarano.

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