IL MANIERISMO parte prima

Il manierismo è una tendenza artistica che si sviluppa in Italia nella seconda parte del 1500, verso il terzo decennio. Ha dal modo di dipingere. Per il Vasari i manieristi erano quelli che dipingevano imitando i grandi artisti del 1500 come Michelangelo, Raffaello etc... Dice dunque che dipingevano alla "maniera",cercavano di "imitare". Oppure si dice che utilizzassero le mani per dipingere. Talvolta i manieristi sono descritti dal come personaggi eccentrici. I primi due centri di elaborazione del manierismo sono Firenze e Roma. In Italia e in Europa si afferma come lo stile delle corti, arte colta, aristocratica, basata su iconografie preziose e allegorie complicate.

Gli artisti manieristi sono riconoscibili da alcuni elementi:

  • uso della PROSPETTIVA ARDITO, con scorci particolari, molto diversi da quelli tipicamente rinascimentali;
  • i PERSONAGGI sono disposti in modo non convenzionale, spesso delle pose leggermente innaturali;
  • le ESPRESSIONI, per esprimere sorpresa, dolore, paura o anche solo per sottolineare un gesto, sono spesso molto plateali;
  • la LUCE viene utilizzata per enfatizzare le pose dei personaggi anche a costo di sembrare un po’ irreale;
  • i COLORI (per esempio quelli dei drappeggi) sono sgargianti, accesi e spesso risultano poco naturali.

Tra gli artisti ricordiamo: Pontormo, Rosso Fiorentino, Bronzino e lo stesso Vasari.

PONTORMO

Considerata la prima opera del Manierismo, La Deposizione, vanta delle più svariate chiavi di letture, non che il completo apprezzamento da parte degli artisti del Novecento . Non godette, però di fortuna immediata: Vasari, per l'appunto, non l'apprezzò particolarmente.

Tutte le convenzioni del Rinascimento, in quest'opera, vengono scardinate. Non c'è più armonia, non c'è più equilibrio, mancano tutti i riferimenti: lo spazio sembra inesistente, e l'unico elemento che ci fa immaginare uno spazio è quella nuvoletta in alto a sinistra. Tutti i personaggi si trovano in posizioni instabili, irrealistiche, in equilibrio precario.

I colori sono freddi, lontani dalla vivacità dei cromatismi rinascimentali. le vesti sono aderenti sui corpi, un'altra delle caratteristiche destinata a diventare tipica dell'epoca. Un'atmosfera sospesa, straniante e bizzarra, in linea con il temperamento bizzarro e lunatico del pittore, che nell'opera si ritrae: è il personaggio biondo con la barba che appare sull'estremità destra della composizione.

rosso fiorentino

Giovan Battista di Jacopo di Gasparre, detto il Rosso Fiorentino fu uno dei principali esponenti dei cosiddetti "eccentrici fiorentini", i pionieri del manierismo in pittura. Come il Pontormo, suo alter ego pittorico , fu allievo di Andrea del Sarto. Partendo dalle costruzioni equilibrate del suo maestro, ne forzò le forme esprimendo un mondo inquieto e tormentato. Artista originale e anticonformista.

la Pietà

Le figure occupano praticamente tutto il campo a disposizione, lasciando poco spazio allo sfondo, che simula il sepolcro aperto. Hanno un tono eroico e drammatico, evidenziato dalla gestualità, ma austeramente contenuto. La luce si sofferma sul primo piano della composizione, lasciando lo sfondo nelle tenebre, e accendendo varie tonalità di rosso negli abbigliamenti dei personaggi. Le pieghe dei panni appaiono dure, quasi scolpite. La Pietà ricorda i tormenti di opere come la Deposizione di Sansepolcro.

agnolo bronzino

ALLEGORIA CON VENERE E CUPIDO: Essendo un quadro prodotto da una élite a beneficio di un'altra élite, il soggetto, suggerito è estremamente complesso e dà la possibilità, alla mano di Bronzino, di realizzare uno dei capolavori più famosi del manierismo. Lo stile è molto idealizzato, sensuale ma anche freddo, quasi marmoreo, sublimemente idealizzato.

La tela presenta più livelli di lettura. Il soggetto in generale è un'allegoria dell'amore sensuale, del sesso. Venere in primo piano, bacia sensualmente il figlio Cupido, il quale, le solletica un capezzolo. Più complessa è l'interpretazione delle figure sul retro. Il putto con i campanelli alla caviglia, che sparge petali di rosa, simboleggia il riflesso più immediato del piacere carnale, la Gioia.

Dietro di esso una fanciulla appena in ombra si presenta con un grazioso volto, ma è una figura molto ambigua: è infatti l'Inganno; dopotutto anche Venere e Cupido si stanno ingannando a vicenda: lei sta rubando una freccia dalla sua faretra, lui le sta sfilando il diadema di perle. Le stesse maschere da teatro, presenti in basso a destra sono un simbolo della realtà celata dagli inganni.

Sul lato opposto le due figure grottesche sono la Disperazione e la Follia/la Malattia, che sono le conseguenze di medio e lungo periodo dell'amore sensuale. Infine un vecchio con le ali e una clessidra in alto a destra scosta un pesante velo che scopre la scena: è il Tempo accompagnato dalla Verità (in alto a sinistra), che svela; infatti l'altro titolo del dipinto, , è proprio La Lussuria smascherata.

giorgio vasari

Nel 1568 Vasari venne chiamato ad affrescare la cupola di Santa Maria del Fiore, che oltre un secolo prima, Brunelleschi avrebbe voluto "mosaicata". La storia dipinta è costituita da un'insieme di narrazioni dell'Antico e Nuovo testamento.

Vasari, grande ammiratore di Michelangelo, trasse ispirazione dal Giudizio della Sistina. Il risultato fu una suddivisione dello spazio della cupola in sei registri concentrici sovrapposti, all'interno dei quali furono disposti gruppi di figure ben distinti fra loro grazie alla ripartizione della volta in otto spicchi. Un'accurata corrispondenza dei soggetti lungo le linee di ripartizione permette la "lettura" del sistema teologico sia in senso verticale che orizzontale.

Vasari, dopo la sua morte, aveva lasciato disegni ispirati alla Sistina di Michelangelo, Zuccari preferì seguire modelli raffaelleschi. Il capolavoro della sua partecipazione alla cupola resta però la cruda raffigurazione dell'Inferno, le anatomie senza pudore dei dannati, i gesti violenti e i bagliori rossi del sangue e del fuoco che ravvivano i colori cupi della composizione

Conclusa nel 1579 l'impresa,Zuccari celebrò l'evento con una medaglia commemorativa ma non si risparmiò le critiche dei fiorentini. In effetti, fra gli affreschi all'interno del Duomo, quelli della cupola non sono mai stati troppo amati dalla città: difficili da osservare, a tanta distanza dallo spettatore e in una calotta buia, furono ancor più offuscati nei secoli dall'annerimento della superficie.

il sacro bosco di bomarzo

L'architetto Pirro Ligorio su commissione del principe Pier Francesco Orsini progettò il parco, elevando il genere del grotesque. La realizzazione delle opere scultoree fu probabilmente affidata a Simone Moschino. L'Orsini chiamò il parco Sacro Bosco e lo dedicò a sua moglie. Vi sono anche architetture impossibili, come la casa inclinata, o alcune statue enigmatiche che rappresentano forse le tappe di un itinerario di matrice alchemica. Salvador Dalí ha parlato del Parco dei Mostri come di un'invenzione storica unica.

« Voi che pel mondo gite errando vaghi di veder meraviglie alte et stupende venite qua, dove son facce horrende, elefanti, leoni, orchi et draghi. »
Le sculture sono state realizzate in basalto, molte attrazioni sono contrassegnate da iscrizioni enigmatiche e misteriose, sopravvissute purtroppo in piccola parte. Non si conosce l'originario scopo con cui il parco è stato costruito: nel corso del tempo sono state formulate numerose ipotesi che vedrebbero il luogo come un "percorso iniziatico". Di certo Orsini volle semplicemente dotarsi di un luogo incantato per il piacere altrui o personale.

SI trovano un gran numero di sculture di varia grandezza ritraenti animali mitologici, ma anche edifici che riprendono il mondo classico e/o annullano le regole prospettiche o estetiche, allo scopo di confondere il visitatore.

Un'immagine importante simbolo del parco stesso, è l’Orco. Un grande faccione di pietra con la bocca spalancata che nasconde una camera scavata nel tufo dove le voci di coloro che vi entrano sono amplificate e distorte, creando un effetto spaventoso. Un luogo che va contro tutte le regole architettoniche, capace di affascinare e sorprendere il visitatore spaesandolo.

Marta Pepe IV DL

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