Canto XX Purgatorio

Ancora nella V Cornice: esempi di povertà e liberalità. Incontro con Ugo Capeto, che accusa i suoi discendenti (tra cui Filippo il Bello). Esempi di avarizia punita. Un terremoto scuote il Purgatorio e le anime cantano il Gloria. È la mattina di martedì 12 aprile (o 29 marzo) del 1300.

Maladetta sie tu, antica lupa,||che più di tutte l'altre bestie hai preda ||per la tua fame sanza fine cupa! ...

I due poeti, ripreso il cammino, rasentano la roccia per non calpestare i penitenti. Dante lancia un' invettiva contro l'avarizia (maledice la lupa) e si augura che possa essere estirpata nel mondo. Poi ode uno di loro che ricorda esempi di povertà e di generosità (Maria che partorì in una stalla; il console Fabrizio che preferì rimanere povero piuttosto che farsi corrompere dai nemici; San Nicola che fece la dote a tre povere fanciulle sul punto di perdersi).

L'anima si rivela per Ugo Capeto, capostipite della dinastia Capetingia regnante in Francia.

"...Chiamato fui di là Ugo Ciappetta; ||di me son nati i Filippi e i Luigi ||per cui novellamente Francia è retta..."

Egli ripercorre la storia della sua stirpe, che fino a Carlo d'Angiò si era comportata decentemente; quest'ultimo mosso dall'avidità, scese in Italia chiamato dal papa, per togliere dal trono gli eredi imperiali; vi discenderà anche Carlo di Valois, responsabile della guerra scoppiata a Firenze. Ma il peggiore di tutti sarà Filippo IV il Bello, che arriverà ad oltraggiare il papa Bonifacio VIII. Ugo Capeto spiega poi a Dante che gli esempi di liberalità sono pronunciati dalle anime solo di giorno, mentre di notte i penitenti citano quelli di avarizia punita. Terminato il colloquio con Ugo Capeto, i due poeti si avviano verso il passaggio che conduce alla sesta cornice, mentre un forte terremoto scuote la montagna.

No' istavamo immobili e sospesi ||come i pastor che prima udir quel canto, ||fin che 'l tremar cessò ed el compiési...

Subito dopo inizia un grido emesso da tutte le anime, per cui Virgilio rassicura Dante e gli promette la sua guida: le anime intonano a una voce Gloria in excelsis Deo e i due poeti stanno immobili e in attesa, come i pastori che per primi udirono quel grido al momento della nascita di Cristo. Quando il terremoto cessa e il grido si interrompe, i due poeti riprendono il cammino marciando fra le anime stese a terra, che intanto hanno ripreso a piangere

Colloquio con Ugo Capeto

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Dante si rivolge all'anima che ha parlato e le chiede di dire il proprio nome, spiegando perché è l'unica a citare gli esempi di liberalità. Il poeta promette di ricompensarla ricordandola sulla Terra, dove è destinato a tornare alla fine del viaggio. Il penitente risponde che esaudirà la richiesta, non in quanto desideroso di essere nominato nel mondo dei vivi, ma per la grazia divina di cui Dante è evidentemente oggetto.

Egli dichiara di essere il capostipite della dinastia francese dei Capetingi, che danneggia tutta la cristianità e raramente produce buoni frutti, profetizzando la vendetta delle terre fiamminghe contro Filippo il Bello.

Si presenta come Ugo Capeto, da cui sono nati i re francesi chiamati Filippo e Luigi e figlio a sua volta di un macellaio di Parigi: dopo essere entrato in possesso del regno, circondato da amici, lasciò la corona in successione a suo figlio dal quale ebbe inizio la dinastia capetingia. I suoi discendenti, fino all'annessione della Provenza, non si segnalarono per grandi imprese ma neppure commisero malefatte; da quel momento in avanti, invece, la dinastia iniziò una lunga serie di ruberie e violenze, di cui fece ironicamente ammenda Filippo il Bello occupando Normandia e Guascogna. Sempre per ammenda, Carlo I d'Angiò invase il regno di Napoli e mandò a morte Corradino e poi san Tommaso d'Aquino; di lì a poco Carlo di Valois lascerà la Francia armato solo del tradimento e colpirà duramente Firenze, impresa che non gli procurerà una terra ma solo vergogna e disonore. Carlo II d'Angiò, invece, arriverà al punto di vendere la propria figlia a Azzo VIII d'Este come fanno i corsari con le schiave, dimostrando che l'avarizia ha del tutto soggiogato i Capetingi. Il culmine di tali empietà sarà raggiunto da Filippo il Bello, che manderà i suoi emissari ad Anagni a oltraggiare papa Bonifacio VIII: Cristo sarà catturato e deriso nella persona del suo vicario, ucciso nuovamente tra due ladroni. Il penitente profetizza ancora che Filippo, nuovo Pilato, porterà le sue vele nel Tempio (scioglierà cioè l'ordine dei Templari). Ugo Capeto invoca per tutti costoro la vendetta e l'ira divina.

Esempi di avarizia puniti

Tra questi vi è Pigmalione, che per bramosia d'oro tradì e uccise il cognato Sicheo; il re Mida, che pagò la sua avidità con una misera esistenza; Acan, che rubò il bottino di Gerico e fu duramente punito da Giosuè; Safira e suo marito; Eliodoro, ucciso a calci da un cavallo; Polinestore, che uccise a tradimento Polidoro; infine Licinio Crasso, decapitato dopo la sua morte e nella cui bocca fu versato oro fuso. Tutti i penitenti citano questi esempi, con voce più o meno alta a seconda dell'affetto che li stimola: dunque Ugo Capeto non era l'unico a parlare quando Dante l'ha udito, ma accanto a lui le altre anime mormoravano a voce bassa.

Giada Rionero-Rosa Maria Apetino, IV classico

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