Leitz 35 elmarit R Una gita col fratello "umile" del Summicron

La ragione per cui acquistai un 35 Elmarit invece di un 35 Summicron è semplicemente che di quest'ultimo non c’era verso di trovarne uno. La mistica che lo circonda ne fa un oggetto ricercatissimo, che sparisce dagli scaffali dei negozi alla velocità del pane. Volevo però un 35 Leica e quando si presentò l'occasione di rimediare un Elmarit, che oltretutto si aggira su quotazioni decisamente più abbordabili, la sfruttai senza pensarci troppo. L’Elmarit, più lento di uno stop rispetto al Cron, è meno ricercato e non gode del beneficio di alcuna mitologia. Prodotto in tre versioni tra il 1964 e il 1979, è passato attraverso un ricalcolo dello schema tra la prima e la seconda serie. L’esemplare che ho usato è un prima serie (7 lenti in 5 gruppi) prodotto a Wetzlar nel 1969.

Mi capita di usare l’Elmarit sulla 1Ds III al posto del 35/2 Zeiss ZE, che uso più comunemente in virtù del fatto che può dialogare con la reflex. Questo significa non dover lavorare in stop down e, soprattutto, non dover tirare a indovinare su dove sia il fuoco. Cosa che invece è inevitabile con il Leitz; ma fotografare con l’Elmarit è comunque piacevole, tanto è ancora fluido, compatto e luminoso. L’elicoide del fuoco è morbidissimo e la ghiera dei diaframmi scatta con grande precisione. Solo la messa a fuoco a volte risulta difficoltosa e richiede un certo impegno e anche un po' di fortuna...

La resa è probabilmente meno pittorica e plastica rispetto al Summicron, il contrasto è notevole e la nitidezza fino ai bordi è ragguardevole, anche ai diaframmi più aperti. Secondo il Ferzetti, cito, “l’Elmarit 35 eccelle su tutti i diaframmi: persino a tutta apertura può dare dei punti al Summicron, specie ai bordi, perché dotato di una nitidezza superlativa (alto microcontrasto) che permette i più forti ingrandimenti.”

Tutte le foto presentate qui sono state scattate con una Canon EOS 1 Ds III e il 35 2,8 Elmarit prima versione. Diaframmi tra 2,8 e 8 e ISO tra i 400 per gli esterni e gli 800 per gli interni. Sempre a mano libera. I file, tutti originariamente raw, sono stati sviluppati su Capture One. In alcuni casi li ho elaborati con un minimo di color grading.

Le foto sono state scattate in una giornata tra Glorenza, Resia e il monastero di Marienberg, presso Malles (BZ).

Il protagonista

Il testo citato è "Conoscere le Leica" di Gino Ferzetti, edito da GIEFFE.

Aggiungo alla bibliografia il compendio di Ghester Sartorius "Carta d'identità degli obiettivi Leica", Editrice Reflex.

© settesei - 2016

Created By
Giovanni Fiaccadori
Appreciate

Credits:

Giovanni Fiaccadori - settesei - 2016

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