Artemisia Gentileschi Storia e opere

-Nacque nel 1593 a Roma

-Oggi é una delle più grandi pittrici italiane, artista di scuola caravaggesca, che si ispirò molto a Michelangelo Merisi

-Educata all'arte dal padre Orazio Gentileschi poiché all'epoca le donne non potevano frequentare le scuole d'arte, il quale le insegnò a disegnare, ad impastare i colori e a dare lucentezza ai dipinti

-Visse la sua giovinezza nella Roma del diciassettesimo secolo, ambiente ricco di stimoli artistici

-Nonostante la sua giovinezza, riuscì a mettersi in mostra con le sue opere tra cui "Susanna e i vecchioni"

-A 17 anni subì uno stupro da parte dell'amico del padre, Agostino Tassi, nella bottega del padre. Lei non denunciò subito il fatto perchè lui le promise un matrimonio riparatore con cui avrebbe riottenuto la sua dignità ormai violata

-L'uomo non rispettò però l'impegno, allora lei intraprese un lungo processo nel quale venivano riconosciuti i suoi diritti. Durante il processo la difesa tentò di screditare la ragazza che viene poi sottoposta alla prova dello schiacciamento dei pollici. In questo periodo viene realizzata una delle sue più grandi opere 'Giuditta che decapita Oloferne'.

-Al termine del processo, Tassi venne incolpato e scelse l'esilio da Roma per evitare i lavori forzati.Anche Artemisia si sentì costretta ad abbandonare la città a causa dello scalpore che aveva causato la vicenda. Si trasferì così a Firenze dove nel 1614 venne accolta dall'Accademia delle Arti e del Disegno, prima donna a cui viene concesso ciò, in cui poté coltivare la sua passione. Il tema principale delle sue opere era quello che rappresentava donne forti e molto coraggiose ("La conversione della Maddalena" e "La Giuditta con la sua ancella")

-Dal 1621 in poi si spostò a Roma, in seguito a Venezia e a Napoli dove si trasferirà definitivamente

-Morì nel 1653 a Napoli

"Giuditta che decapita Oloferne"

Giuditta che decapita Oloferne è un dipinto a olio su tela (199x162,5cm) realizzato nel 1620 circa, oggi conservato nella Galleria degli Uffizi di Firenze.

-Il soggetto di Giuditta che decapita Oloferne è uno degli episodi dell'Antico Testamento più frequentemente rappresentati nella storia dell'arte. L'episodio al quale si riferisce l'opera è narrato nel Libro di Giuditta: l'eroina biblica, assieme ad una sua ancella, si reca nel campo nemico; qui decapita Oloferne, il feroce generale nemico.

-Il quadro eseguito in precedenza e conservato oggi nel museo nazionale di Capodimonte con lo stesso titolo è quello che più immediatamente si associa al nome della Gentileschi.

L'analisi del quadro, in chiave psicologica, che venne commentato da Roberto Longhi e Ronald Barthes, ha portato a vedervi il desiderio femminile di rivalsa rispetto alla violenza sessuale subita da parte di Agostino Tassi.

“Autoritratto come allegoria della Pittura”

Dipinto a olio su tela (98,6x 75,2) realizzato tra il 1638 e il 1639; in origine faceva parte della collezione delle opere di re Carlo I, ma poco dopo la morte del re, il quadro è andato perduto, per poi essere recuperato ed è tornato a far parte delle collezioni reali, ad oggi è arrivato ad essere esposto all’interno del Kensington Palace di Londra.

Il quadro, è firmato con una sigla A.G.F. (dove la "F" sta per Fecit) e ci sono non pochi dubbi legati all’identificazione del soggetto rappresentato su tela. La donna dipinta, indossa un vestito realizzato con un verde ed un rosso molto scuro, ha una collana d’oro con con un piccolo medaglione a forma di maschera, i capelli sono neri ed ha le mani impegnate, una con un pennello e l’altra con la tavolozza ed i colori.

Sta dipingendo su una tela che non si vede all’interno della composizione: la donna ha il braccio che trattiene il pennello molto sollevato, e lo sguardo è molto attento nel seguire ciò su cui sta lavorando sulla tela.

La donna viene rappresentata quasi di profilo, e se effettivamente si tratta di un vero e proprio autoritratto, Artemisia Gentileschi, per potersi ritrarre in tale posizione, ha dovuto ricorrere probabilmente a più di uno specchio in sequenza, tutti orientati in un modo ben specifico per dare tale prospettiva. Riguardo l’identificazione del soggetto, ci sono diversi dubbi: Artemisia, al momento della realizzazione dell’opera doveva avere più di quarant’anni, e nel quadro il soggetto sembra molto più giovane; il colore dei capelli della donna in “Autoritratto come allegoria della Pittura” sono neri, mentre quelli di Artemisia dovevano essere di colore rosso.

Queste differenze potrebbero essere considerate irrilevanti qualora questo quadro non fosse un autoritratto, bensì una vera e propria allegoria, e ciò consentirebbe alla pittrice di adottare qualsiasi tipo di libertà artistica.

"Giaele e Sisara"

Dipinto (86x125cm), realizzato nel 1620, che ad oggi si trova al Szépművészeti Múzeum, Budapest.

La scena riprodotta da Artemisia rappresenta l’attimo precedente all'uccisione: i toni sono calmi, quasi come se tutta la scena fosse pervasa da un’atmosfera di tranquillità; Sisara sta dormendo in modo pacifico sul grembo della donna, e quest’ultima lo guarda mentre dorme; solo alzando lo sguardo, è possibile notare l’altro braccio di Giaele, la quale trattiene il necessario per eliminare l’avversario, pronta ad eseguire il suo dovere. Artemisia, in questo lavoro si pone in una posizione contrapposta rispetto ad altri artisti, i quali in passato, hanno riprodotto questa scena evidenziando il bell’aspetto del generale ucciso; Artemisia Gentileschi, in questo “Giaele e Sisara”, dipinge un uomo giovane ma non molto gradevole d’aspetto.

Il gioco di luce e di ombre mette in primo piano i due personaggi, eliminando completamente qualsiasi elemento ambientale, e dando la possibilità allo spettatore di concentrare la propria attenzione sui due protagonisti e ciò che sta avvenendo; il martello che Giaele impugna, è celato nell’ombra e sembra essere tutt’uno con l’oscurità, e di conseguenza, simboleggia il prossimo attacco a sorpresa da parte della donna. In primissimo piano, sulla sinistra della tela, è possibile scorgere una spada: questa probabilmente appartiene a Sisara, e trovandosi a distanza da lui, indica la sua impossibilità di difendersi da qualsiasi attacco.

I colori sono decisi e ben distribuiti sulla tela: c’è il rosso ed il blu chiaro utilizzato per i vestiti di Sisara ed un giallo oro per rappresentare la veste di Giaele; grazie a questo sapiente uso di colori, mescolato al chiaroscuro sulla tela, i due protagonisti risaltano in modo netto nel quadro.

-Garzia Alessandra-Tomaselli Rossella-Zago Giulia-4^BT

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