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Seduta del Consiglio regionale durante la prima legislatura. Inizialmente la Regione Marche non ha una sede propria: per alcuni anni viene ospitata nel Palazzo della Provincia (o Palazzo di Vetro) nel centro di Ancona, la cui Aula consiliare ospita le prime sedute del Consiglio regionale. Successivamente l’Assemblea si trasferisce al Palazzo del Mutilato e la Giunta ha una nuova sede, Palazzo Raffaello. Attualmente l’Aula consiliare si trova a Palazzo Leopardi e il Consiglio ha sede presso Palazzo delle Marche.

La Regione prima della Regione. L’Issem (Istituto di Studi per lo Sviluppo Economico delle Marche), organismo di ricerca emanazione degli enti locali, attivo tra il 1963 e il 1970 con la Facoltà di Economia e Commercio, produce una vasta mole di studi sugli squilibri territoriali regionali. Le prime linee del piano regionale di sviluppo economico delle Marche, elaborate dall’Istituto, sono la base della programmazione del nuovo Ente Regione. Tra i fondatori dell’Issem Claudio Salmoni, urbanista e sindaco di Ancona, e l’economista Giorgio Fuà.

Il primo Consiglio regionale delle Marche si riunisce il 6 luglio 1970 nella sede della Provincia di Ancona. Il primo presidente dell’Assemblea è Walter Tulli, il primo presidente della Giunta Giuseppe Serrini. Nel 1980 la Regione adotta il suo logo istituzionale: la lettera M formata da un picchio stilizzato, elemento parlante per Picenum, antica denominazione romana della regione, nome derivante dalle popolazioni autoctone, i Piceni. Nel 2007 viene invece eseguito per la prima volta l’Inno delle Marche di Giovanni Allevi.

Ascoli Piceno Medaglia d’Oro al Valor Militare nel 1976. Cerimonia alla presenza di Arrigo Boldrini, il comandante partigiano “Bulow”, con il presidente della Regione Adriano Ciaffi. Come nella Costituzione italiana, l’antifascismo è uno dei valori fondanti dello Statuto della Regione Marche.

Manifestazione ad Ancona per la morte di Aldo Moro nel 1978. Il nuovo ente si inserisce subito nella vita istituzionale, sociale e politica del territorio, partecipando e promuovendo iniziative pubbliche.

Emidio Massi, presidente della Regione Marche dal 1978 al 1990, ad una conferenza regionale degli enti locali. Negli anni Settanta la Regione vara una serie di leggi per la programmazione economico-sociale e territoriale.

L’agricoltura, la cooperazione e il rapporto-cittadini lavoro nelle sue forme più tradizionali sono presenti nel primo Statuto della Regione Marche. Per la società degli anni Settanta è la partenza verso la nuova imprenditorialità diffusa che caratterizzerà il modello produttivo marchigiano. Nelle Marche di oggi l’agricoltura moderna è un pilastro dell’economia, segnata dal crescente ritorno di giovani al settore primario e da punte di eccellenza. I cicli produttivi sono rispettosi dell’ambiente e delle sue preziose caratteristiche morfologiche e climatiche.

Pesche della Val d’Aso. Nella Valle dell’Aso si trova oltre il 70% della produzione ortofrutticola regionale. Produzione che rappresenta un’eccellenza e anche un traino per l’intero settore agroalimentare.

Mietitura del grano negli anni Settanta. Le Marche sono al terzo posto in Italia come produzione di grano duro, dietro a Puglia e Sicilia. Tra le colture tipiche anche l’orzo e il grano tenero. Ma le Marche sono tra i primi posti anche per l’agricoltura biologica con un ettaro su 5 che è stato convertito: cereali, vigne, olio. Senza dimenticare la figura del marchigiano Nazareno Strampelli, agronomo, genetista e precursore della “rivoluzione verde”.
In campo zootecnico le Marche sono note grazie alla razza bovina marchigiana, esemplari un tempo usati per il lavoro e da meno di un secolo oggetto di selezione. La Marchigiana è la terza razza da carne in Italia. Tra le razze tipiche della regione anche la pecora sopravissana, allevata per carne, latte e lana.
Sei prodotti Dop (l’oliva ascolana, la casciotta di Urbino, il prosciutto di Carpegna, l’olio extravergine di Cartoceto, il formaggio di fossa di Sogliano e i salamini alla cacciatora), otto Igp, 15 vini Doc e 5 Docg testimoniano l’attenzione dei produttori marchigiani per la qualità. La Regione ha creato un marchio specifico: QM.

Dalla mezzadria all’imprenditorialità diffusa e alla crescita organizzata per distretti produttivi. È il modello di sviluppo marchigiano, teorizzato da Giorgio Fuà e sostenuto dalla Regione con le prime grandi leggi di programmazione degli anni Settanta. Tradizionalmente l’industria marchigiana è manifatturiera, ma molte imprese hanno sviluppato complessi processi di innovazione e ricerca sui materiali e sui prodotti.

Fabbrica di fisarmoniche a Castelfidardo negli anni Settanta. Le Marche sono la regione italiana con la più alta concentrazione di imprese e addetti nella produzione di strumenti musicali, uno dei settori tradizionali dell’economia regionale. Il comparto conta 99 imprese di piccole dimensioni con 815 addetti, pari al 40% del totale nazionale. C’è anche un numero consistente di aziende che operano in ambiti contigui, come i sistemi di amplificazione.

Ormai l’economia delle Marche non è più fatta solo di fabbriche e laboratori artigiani. Start up, imprese innovative e creative, aziende tecnologiche, software house, produzione di videogiochi, cartoni animati e contenuti per i media sono cresciuti negli ultimi anni. Secondo la fondazione Symbola, il sistema produttivo culturale e creativo marchigiano produce quasi 2,3 miliardi di euro di valore aggiunto, il 6,4% della ricchezza prodotta dall’economia regionale. In termini di occupazione, i 43 mila e 400 addetti della filiera incidono per il 6,4% dei posti di lavoro.

Anche il settore calzaturiero è uno di quelli di più lunga tradizione nelle Marche, in particolare nelle province di Macerata e Fermo; un altro esempio del “saper fare” marchigiano, dalle radici artigianali. Come in tutto il settore moda, oltre alla ricerca della qualità e dell’eccellenza nel prodotto, l’innovazione si traduce nella strategia di promozione, far diventare la scarpa o il capo di abbigliamento un oggetto del desiderio.

Il settore della meccanica rappresenta, forse meglio di tutti, l’evoluzione del sistema produttivo marchigiano. Il passaggio dai campi alla fabbrica del “metalmezzadro” è l’emblema di un modello economico e sociale che ha contrassegnato lo sviluppo dell’entroterra e di tutta la regione.

Sanità e sociale sono stati da subito uno dei settori per eccellenza in cui la Regione ha esercitato la sua azione programmatoria. Risale agli anni Ottanta il primo piano sanitario regionale. Un’azione che è diventata anche più incisiva con la riforma costituzionale del 2001. Accanto al pubblico ci sono realtà importanti come la Lega del Filo d’oro che assiste persone sordocieche e che si è distinta nella capacità di fundraising.

Si chiama “Italia Longeva” il network dedicato all’invecchiamento attivo, creato dal Ministero della Salute, dalla Regione Marche e dall’Inrca per promuovere una nuova visione dell’anziano quale risorsa per la società, ma anche fruitore primario di servizi sociosanitari. L’Inrca da anni lavora sui modelli di assistenza e sulla cura di questo tipo di utenti, con progetti innovativi.

Immigrati a scuola di italiano. La Regione è da sempre impegnata per l’inserimento degli stranieri, incluso l’insegnamento della lingua italiana, per il quale concede finanziamenti a bando con il Fondo Sociale Europeo (Fse). La presenza femminile supera a volte l’80%.

Una Tac di ultima generazione che esegue scansioni rapide con una minima dose di radiazioni a Marche Nord. Una Risonanza magnetica “total body” con un sistema aperto, senza tunnel, che elimina la sensazione di claustrofobia agli Ospedali Riuniti di Ancona. Due esempi degli investimenti fatti recentemente dalla Regione Marche a favore delle aziende ospedaliere.
L’azienda Ospedali Riuniti di Ancona. Dalla posa della prima pietra, negli anni Settanta, l’ospedale di Torrette è cresciuto fino a diventare il polo regionale dell’alta specializzazione, inglobando l’ospedale Umberto I, il cardiologico Lancisi e, presto, anche il materno-infantile Salesi.

Urbino, “una città a forma di palazzo”, circondata dalle caratteristiche colline marchigiane, è patrimonio Unesco dal 1998. Un riconoscimento per la straordinaria ricchezza artistica e storica della sede della corte rinascimentale dei Montefeltro, ma anche per la fusione perfetta con il paesaggio circostante. Risale al 1989 l’adozione da parte della Regione Marche del Piano Paesistico Ambientale Regionale (PPAR), riferito all’intero territorio e non solo ad aree di particolare pregio. L’obiettivo è procedere a una politica di tutela integrata, coniugando diverse definizioni (paesaggio-immagine, paesaggio geografico, paesaggio ecologico) in una nozione unitaria di paesaggio-ambiente.

Loreto è famosa soprattutto per la Basilica della Santa Casa, che custodisce quelli che, secondo la tradizione, sono i resti della casa di Nazareth della Madonna. Si tratta di uno dei maggiori santuari mariani del mondo, un centro di turismo religioso che attira ogni anno in media 2,5-3 milioni di pellegrini. È inoltre al centro del progetto dei Cammini Lauretani.

Torre di Palme, frazione del Comune di Fermo costruita come protezione fortificata dell’antico scalo marittimo della città romana di Palma è uno dei 28 Borghi più belli d’Italia delle Marche. Il territorio regionale vanta anche oltre 20 Bandiere Arancioni, il riconoscimento del Touring Club per l’entroterra, e al momento 15 Bandiere Blu per le località di mare.

Elcito è un piccolo borgo su uno sperone di roccia a 800 m slm, nel cuore della Riserva Naturale regionale Monte San Vicino e Canfaito. Nel minuscolo centro abitato, frazione di San Severino Marche, il tempo sembra essersi fermato: non c’è mai stato un emporio o un negozio, perché fino agli anni Settanta c’era una comunità autosufficiente di circa 200 persone. Attualmente ci sono solo 5 abitanti.

Ascoli Piceno, con il suo centro storico in travertino e la suggestiva piazza del Popolo, ha avviato il percorso per il riconoscimento Unesco. Altri centri lo hanno ottenuto come Città Creative: Fabriano per l’artigianato e arti popolari e Pesaro per la musica.

Le quattro Università delle Marche Ancona, Camerino, Macerata, Urbino hanno storie e vocazioni diverse. Alcune sono antiche come Camerino, Macerata e Urbino, mentre Ancona ha solo 50 anni. Ancona è l’Università Politecnica delle Marche e ha solo facoltà scientifiche. Macerata ha una lunga tradizione umanistica, gli altri Atenei hanno un ampio ventaglio di discipline. Dal 2017 la Regione ha un solo ente di diritto allo studio: Erdis.

Sono oltre trenta le scuole montessoriane nelle Marche. Un numero modesto se si considera che le Marche sono la terra natale di Maria Montessori, nata 150 anni fa a Chiaravalle (Ancona).

Due Atenei marchigiani hanno partecipato alla scoperta del secolo: la prima verifica sperimentale dell’esistenza delle onde gravitazionali, consistente nell’osservazione di un’onda emessa dalla fusione di due buchi neri distanti circa 1 miliardo e 300 milioni di anni luce. Una decina di scienziati di Uniurb e i fisici di Unicam hanno collaborato con i progetti Ligo e Virgo.

Nelle Marche sono presenti 12 istituti professionali per i servizi alberghieri e di ristorazione, testimonianza di una cultura che ha a che fare con il cibo e l’accoglienza, ma anche conferma della vocazione al “saper fare marchigiano”. Sono scuole passate alla Regione Marche come altri istituti professionali.

Carlo Bo (Sestri Levante, 1911 - Genova, 2001), il “principe di Urbino”, fu rettore ininterrottamente dal 1947 al 2001 dell’Ateneo feltresco, che gli è stato intitolato nel 2003. Nel 1959 divenne cittadino onorario di Urbino. È a lui che si deve la trasformazione della sede universitaria su progetto di Giancarlo De Carlo a partire dal 1965.

Carlo Azeglio Ciampi a Pesaro nel 2006. Ciampi, molto legato alle Marche, le visita più volte durante il suo mandato. Da giovane, come funzionario della Banca d’Italia aveva abitato a Macerata, dove era nato anche il figlio. “Siamo a casa” dicevano lui e la moglie Franca ad ogni visita.

Giorgio Napolitano a Pesaro nel 2012 parla in piazza durante la cerimonia del 25 aprile, poi visita altre località delle Marche. Anche lui ha un legame particolare con la regione: la moglie Clio Bittoni è di Chiaravalle (Ancona), figlia del sindaco socialista Amleto. Nel 2008 durante una visita ufficiale, la first lady trascorre alcune ore con amici di vecchia data e parenti nella cittadina.

Sandro Pertini, il presidente “più amato dagli italiani”, visita le Marche dal 28 al 31 ottobre 1981, toccando molti dei centri principali: Pesaro, Fano, Senigallia, Ancona, Jesi, Fabriano, dove tiene un discorso agli operai dell’Ariston, Tolentino, Macerata, Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto.

Benedetto XVI celebra la messa davanti a 300 mila persone nel sito Fincantieri nell’area portuale di Ancona in occasione del Congresso nazionale Eucaristico nel 2011. Nell’omelia parla di lavoro e a pranzo operai e sindacalisti siedono insieme ai vescovi. L’anno dopo celebra la messa all’aperto sul sagrato della Basilica della Santa Casa a Loreto.

Benedetto XVI celebra la messa davanti a 300 mila persone nel sito Fincantieri nell’area portuale di Ancona in occasione del Congresso nazionale Eucaristico nel 2011. Nell’omelia parla di lavoro. E a pranzo operai e sindacalisti siedono insieme ai vescovi. L’anno dopo celebra la messa all’aperto sul sagrato della Basilica della Santa Casa a Loreto.

La SS 77, che assicura un collegamento diretto tra Foligno e Civitanova Marche, fa parte del progetto Quadrilatero Marche-Umbria, insieme alla SS 76 Perugia-Ancona e, per la parte marchigiana, alla Pedemontana Fabriano-Muccia. È una delle opere che hanno alleviato la storica carenza infrastrutturale marchigiana.

La caduta dell’ultimo diaframma della galleria di Sappanico dell’A14 nel 2013. L’ampliamento a tre corsie del tratto marchigiano, fino a Porto Sant’Elpidio (Fermo) dell’A14 è uno dei maggiori interventi infrastrutturali che hanno interessato le Marche. Tra le opere compensative è prevista la riforestazione, con 60 interventi in 19 Comuni, per circa 420 ettari di verde aggiuntivo.

Più di un milione e 200 mila passeggeri sono passati per il porto di Ancona nel 2019 usando in prevalenza traghetti, oltre a circa 100 mila croceristi. Ma lo scalo, sede dell’Autorità di Sistema Portuale del medio Adriatico, ha numeri in crescita anche per il traffico merci (quasi 12 milioni di tonnellate) e per gli occupati. è un porto sostenibile, grazie all’Ancona Blue Agreement, che ha anticipato di circa un anno la direttiva europea sull’obbligo di carburante a basso tenore di zolfo, entrata in vigore a gennaio 2020.

Treno Jazz nella stazione di Ancona. È la Regione Marche ad arricchire l’offerta di trasporto ferroviario con i treni regionali per i pendolari, grazie ad un contratto di servizio che regolamenta i servizi offerti. L’ultimo, valido dal 2019 al 2033, ha un valore di 1,2 miliardi nel periodo e prevede l’acquisto di 26 nuovi treni. Il Tpl (Trasporto pubblico locale) rappresenta la voce più consistente nel bilancio della Regione Marche, dopo la sanità. Dopo una serie di operazioni di razionalizzazione dei bacini di utenza, è la sostenibilità la nuova frontiera del settore. La Contram di Camerino si è dotata del primo bus elettrico delle Marche, impiegato per collegare le aree Sae, le casette per i terremotati alla città.
Con la privatizzazione, l’Aeroporto delle Marche Raffaello Sanzio di Ancona Falconara è da poco uscito dall’orbita della Regione Marche, in precedenza socio di maggioranza della società di gestione Aerdorica. Lo scalo resta un’infrastruttura strategica per il traffico cargo (circa 7.000 tonnellate l’anno) e passeggeri.

Tanta Europa e non solo nei rapporti internazionali intrattenuti dalla Regione Marche. Ad Ancona si trova la sede del Segretariato dell’Iniziativa Adriatico Ionica. Molti i progetti di cooperazione internazionale in tutto il mondo. Ma l’attenzione della Regione si rivolge anche ai numerosi marchigiani che vivono all’estero con una specifica legge.

Il 14 dicembre 2012 il Consiglio Europeo dà mandato alla Commissione di avviare la strategia operativa che nel 2014 porterà al lancio della strategia della Macroregione Adriatico Ionica. È il coronamento di anni di lavoro, accolto con soddisfazione dal Comitato delle Regioni d’Europa, che per primo aveva dato il via libera, dopo un intervento dell’allora presidente della Regione Marche Gian Mario Spacca.

Nel 2001 per un breve periodo la Regione Marche è l’unico “avamposto” italiano in Eritrea, dove l’Ente è impegnato in un progetto di cooperazione internazionale, in una fase di tensione tra il governo di Asmara, l’Italia e l’Ue, con l’espulsione dei rispettivi ambasciatori. Assistenza alle popolazioni nei campi profughi, progetti di formazione sui diritti civili e sindacali e la creazione di una filiera della pesca sono alcuni dei settori di intervento della Regione, che ha operato anche in altre zone dell’Africa, in Brasile e Argentina. Tanti gli interventi nell’area dei Balcani: a Mostar, Sarajevo, Banja Luka, Valona, Argirocastro.

Il Trattato di Osimo, firmato il 10 novembre 1975 dal ministro degli Esteri Mariano Rumor e dal suo omologo jugoslavo Milos Minic, sancì lo stato di fatto di separazione territoriale venutosi a creare nel Territorio Libero di Trieste a seguito del Memorandum di Londra (1954), rendendo definitive le frontiere fra l’Italia e l’allora Jugoslavia, a cui venivano definitivamente cedute Fiume e le isole del Quarnaro, la quasi totalità dell’Istria e gli altopiani carsici a est e nord-est di Gorizia, con la creazione del Territorio Libero di Trieste.
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano visita la grande mostra su padre Matteo Ricci, organizzata dalla Regione Marche a Shangai in occasione di Expo 2010. Le Marche sono state tra le prime ad allacciare rapporti con la Cina con una prima missione di rappresentanti delle istituzioni e imprenditori nel 1987. Più recentemente ci sono stati accordi nell’ambito del progetto “Via della seta”.

Nel 1992 partono dall’aeroporto di Falconara (Ancona) i primi voli del ponte aereo umanitario dell’Alto Commissariato Onu per i rifugiati verso la ex Jugoslavia. Inizialmente portano aiuti, cibo, medicinali, acqua. Poi dal 1993 persone ferite o malate, bloccate dall’assedio di Sarajevo, che a volte vengono trasferite in altri paesi oppure curate in Italia, anche negli ospedali delle Marche. La Regione istituisce un’Unità di Crisi per il coordinamento degli aiuti e mette a disposizione le sue strutture sanitarie. È l’Operazione Irma, dal nome della prima bambina soccorsa e trasportata in Italia.

La stabilizzazione dell’area Adriatica dopo la fine del conflitto nei Balcani e l’intensificarsi dei rapporti tra le due sponde grazie all’avvio della Macroregione Adriatico Ionica portano ad Ancona migliaia di giovani partecipanti agli Adriatic Ionian Youth Games, a cadenza biennale. Dal 2019 sono collegati al progetto europeo di inclusione sociale Animus.

Il 28 aprile 1990 nasce a Sveti Stefan la Comunità di Lavoro per l’Adriatico Meridionale e Centrale. Sottoscritta nell’ambito dell’Iniziativa Adriatica di Umago, è la prima a attuata dalle Regioni a livello internazionale. Per il primo biennio la presidenza viene affidata alla Regione Marche, che ha promosso l’accordo.
Tra il 19 e il 20 maggio 2000 si tiene ad Ancona la Conferenza per lo Sviluppo e la Sicurezza dell’Adriatico e dello Ionio, dopo la fine del conflitto nei Balcani. Viene adottata la “Dichiarazione di Ancona” che sancisce una cooperazione rafforzata e interventi congiunti in tutta l’area. Partecipano il premier Giuliano Amato, il presidente della Commissione Europea Romano Prodi e Javier Solana Madariaga, Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Sicurezza Comune dell’Unione Europea, i ministri degli Esteri di Italia, Albania, Bosnia-Erzegovina, Croazia, Grecia, Slovenia, e il Montenegro, come osservatore, oltre ai rappresentanti delle maggiori organizzazioni internazionali operanti nei Balcani.

Il mare come elemento di collegamento e integrazione tra popoli, culture ed economie. È la base della Macroregione Adriatico Ionica, varata definitivamente nel 2014 con il lancio della strategia Eusair a Bruxelles. Terza Macroregione europea dopo Baltico e Danubio, non è un ulteriore livello istituzionale dentro la Ue, ma una rete che coinvolge 70 milioni di cittadini su entrambe le sponde dell’Adriatico, otto Paesi e 13 Regioni italiane. La Regione Marche coordina il gruppo di lavoro Eusair Italia. Il Piano di azione è articolato su quattro pilastri e due assi trasversali: “Ricerca, innovazione, sviluppo delle Pmi” è affidato alle Marche. Intorno alla Macroregione sono cresciuti i Fora delle Città e delle Camere di Commercio dell’Adriatico e dello Ionio e Uniadrion, tra le Università.

Blue Economy è il primo pilastro della strategia macroregionale: acquacoltura e pesca, tecnologie blu, servizi marini e marittimi. L’obiettivo è guidare la crescita innovativa in campo marittimo e marino, promuovendo lo sviluppo economico sostenibile, l’occupazione e le opportunità commerciali dell’economia blu.

Il pilastro Qualità ambientale si occupa di biodiversità marina, inquinamento marittimo, habitat transnazionali terrestri e biodiversità. Un tema affrontato attraverso il miglioramento della cooperazione a livello di regioni.

Il pilastro Turismo sostenibile ha l’obiettivo di sviluppare appieno le potenzialità della regione in termini di turismo innovativo, sostenibile, responsabile e di qualità. Prodotti e servizi turistici diversificati, qualità, management turistico, turismo accessibile i temi affrontati.

Il pilastro Collegare la regione è dedicato a interconnessioni e infrastrutture: trasporti marittimi, connessioni intermodali hinterland, reti energetiche. Punta a migliorare la connettività dei trasporti e delle reti energetiche nella regione e con il resto d’Europa.

Cesi di Serravalle del Chienti. Una serie di eventi sismici segna la storia delle Marche, incidendo sull’azione del governo regionale, modificando o stravolgendo l’agenda amministrativa. La Regione è sempre in prima fila nel soccorso alle popolazioni con la Protezione civile e poi nella ricostruzione post sisma. Memore delle difficoltà e delle sofferenze subite dalle sue comunità, interviene spesso con la Protezione civile regionale a sostegno di altri territori, in Italia e all’estero.

Il terremoto di Ancona. Nel 1972 la terra trema nel capoluogo marchigiano il 25 gennaio con un’intensità di 7 gradi sulla scala Mercalli, il 4 e 5 febbraio e infine il 14 giugno con magnitudo fra 5,4 e 5,5 della scala Richter. Ingenti i danni agli edifici (quasi tutto il centro storico diventa inagibile), ma non ci sono vittime. Gli sfollati trovano rifugio in vagoni ferroviari, autobus, traghetti e in una tendopoli in piazza Cavour. Nei mesi successivi migliaia di persone abbandonano la città, con pesanti ripercussioni economiche. Ma Ancona riesce a risollevarsi grazie ad un modello di ricostruzione basato sul protagonismo degli enti territoriali, che - perfezionato e aggiornato - viene usato anche per la ricostruzione del Friuli dopo il sisma del 1976. Decisive anche le leggi speciali “Marche-Friuli”.

La notte tra il 12 e il 13 dicembre 1982 una frana coinvolge 342 ettari di terreno urbano e sub-urbano ad Ancona, danneggiando interi quartieri, due ospedali, la sede della Facoltà di Medicina, la ferrovia e la strada costiera per 2,5 km, oltre a 280 edifici. Il territorio regionale è ad alto rischio idrogeologico e nel corso degli anni la Regione Marche mette in atto vari interventi di mitigazione.

Il 26 settembre 1997 il terremoto colpisce l’Umbria e le Marche: nell’entroterra maceratese, a Collecurti di Serravalle di Chienti (Macerata) e a Fabriano (Ancona), muoiono tre persone. Poi uno sciame sismico che dura mesi. Anche il terremoto del 1997 fa scuola, con un modello di ricostruzione che vedeva i presidenti delle Regioni commissari alla ricostruzione. Governatore delle Marche è Vito D’Ambrosio. Per superare la stagione invernale vengono realizzati campi container. In uno di questi moduli a Cesi papa Giovanni Paolo II, in visita nelle zone terremotate, entra per salutare una coppia di anziani. Nel 1997 la Regione segue anche il recupero dei beni culturali danneggiati dal sisma e il loro ricovero in depositi temporanei.

La Regione Marche e la Protezione civile regionale sono di nuovo in campo per l’alluvione di Senigallia: il 4 maggio 2014 dopo piogge incessanti il fiume Misa scavalca gli argini, inondando interi quartieri. Ci sono dei morti e danni ingenti.

Il terremoto del Centro Italia nel 2016 è l’evento sismico più grave che abbia colpito le Marche dal secondo dopoguerra: la terra trema il 24 agosto, alle 3:36 con una magnitudo di 6.0, poi il 26 ottobre (5.4 e 5.9) e infine il 30 ottobre con magnitudo 6.5. Oltre 50 le vittime del 24 agosto, quasi tutte a Pescara del Tronto, frazione di Arquata del Tronto (Ascoli Piceno), praticamente rasa al suolo, mentre gli eventi sismici di fine ottobre allargano l’area del cratere alle province di Fermo, Macerata e Ancona.

Papa Francesco a Camerino il 16 giugno 2019. L’antica città ducale, sede universitaria, è una delle più colpite dell’entroterra Maceratese. L’intero centro storico è zona rossa. Nel 2016 il pontefice era partito d’impulso per un giro non programmato nelle zone terremotate ed era stato ad Arquata. Il terremoto del 2016 verrà ricordato anche per i tanti atti di solidarietà concreta nei confronti delle popolazioni colpite. Diego Della Valle apre in meno di un anno uno stabilimento Tod’s a Pescara del Tronto che occupa una cinquantina di persone.

La Protezione civile regionale è stata in campo non solo negli eventi sismici che hanno colpito direttamente il territorio, ma in varie grandi emergenze nazionali e internazionali, mettendo a disposizione personale, competenze e attrezzature. Nel 1981 la Regione invia un ospedale da campo nell’Irpinia devastata dal terremoto, va nello Sri Lanka dopo lo tsunami del 2004, nel 2009 porta all’Aquila un altro ospedale da campo che sostituisce quello cittadino, danneggiato dal sisma.

Jovanotti canta a RisorgiMarche. Il Festival per la rinascita delle comunità colpite, ideato da Neri Marcorè, ha portato dal 2017 al 2019 decine di artisti famosi per una serie di concerti gratuiti negli angoli più belli del cratere sismico, associando la musica alla scoperta del territorio e delle sue eccellenze: da Noa a Jovanotti, da Emis Killa a Simone Cristicchi, da Francesco De Gregori a Paola Turci, Ron e tanti altri.

Il Parco nazionale dei Monti Sibillini tutela il massiccio montuoso omonimo estendendosi su una superficie di circa 71.437 ettari tra Marche e Umbria e su quattro province: Ascoli Piceno, Fermo, Macerata e Perugia. Oasi naturalistica per flora e fauna, con il lago di Pilato, uno dei pochi laghi glaciali di tipo alpino sull’Appennino, comprende nel suo territorio 16 Comuni e numerosi musei, abbazie, monumenti e beni culturali.

La Riserva Naturale regionale della Sentina. Due parchi nazionali (Monti Sibillini e Gran Sasso - Monti della Laga), tre Parchi regionali (Conero, San Bartolo, Gola della Rossa e Frasassi), uno interregionale (Sasso Simone e Simoncello) e varie Riserve naturali testimoniano l’attenzione della Regione Marche per il valore dell’ambiente. Attualmente il territorio protetto è oltre il 10% del totale.

La Regione Marche è stata tra le prime Regioni ad aver aderito alla Strategia Nazionale delle Aree Interne, individuandone tre: Area Basso Appennino Pesarese e Anconetano (che ricomprende Arcevia, raffigurata nella foto), Area Alto Maceratese, Area Piceno, per un totale di 44 Comuni e 86.407 abitanti. L’obiettivo è di arrivare a cinque, coprendo così tutto l’Appennino marchigiano. La Regione ha richiesto il riconoscimento anche per l’Alto Fermano e per il Montefeltro e Alta Valle del Metauro.

Trasformare la montagna “da problema ad opportunità” e proporre una nuova idea di Appennino. È l’obiettivo della Carta di Fonte Avellana, atto strategico per lo sviluppo dei territori montani sottoscritto nel 1996 da Regione Marche, Upi, Anci, Uncem, Centrali Cooperative (Legacoop, Confcooperative, Agci, Unci), Comunità Monastica di Fonte Avellana. La Carta è custodita, insieme all’Orologio dell’Appennino, nel millenario monastero benedettino di Fonte Avellana, alle pendici del Monte Catria. Nel 2016 la Carta è stata aggiornata seguendo le linee della Strategia Nazionale delle Aree Interne.

Sono due i Piani settoriali varati dalla Regione Marche, impegnata dal 2002 per creare una grande “autostrada” telematica e favorire la diffusione della banda larga e ultralarga quale fattore di inclusione sociale, sviluppo economico e globalizzazione. Tra gli obiettivi principali la riduzione degli squilibri territoriali e del digital divide di cui soffrono maggiormente le aree collinari e montuose del territorio. Il progetto Banda Ultralarga, attualmente in corso, viene condotto insieme a Infratel, società del Mise incaricata dell’attuazione del progetto sul territorio nazionale, e con Open Fiber concessionario selezionato con bando di gara per le Marche.

La Muta di Raffaello al Palazzo Ducale di Urbino. Nel 2020 le Marche partecipano alle celebrazioni per il 500° anniversario della morte del grande pittore urbinate. Tra le mostre in programma, che scivolano fino al 2021, a Urbino “Baldassare Castiglione e Raffaello”, a Loreto “Ananias et Saphira Raphael Invenit” e “La Madonna di Loreto” di Raffaello, a Jesi “Raffaello e Angelo Colocci”.

Archivio di Stato di Ancona. Contenitori di tante memorie del passato, fonte per la storia della comunità, gli archivi storici delle Marche sono meno noti rispetto ad altre tipologie di beni culturali, ma hanno grandi potenzialità. Stato e Regione collaborano per una corretta conservazione e una maggiore fruibilità di archivi ecclesiastici, politici, ospedalieri, di antico regime, postnapoleonici e postunitari. L’obiettivo è di coinvolgere la collettività nella presa di coscienza dell’archivio come luogo privilegiato della memoria.

Il presidente Mattarella a Casa Leopardi. Nel 2019 il capo dello Stato, a Recanati per inaugurare l’Orto dell’Infinito e celebrare il bicentenario della poesia più famosa della lingua italiana, indossa dei guanti per toccare alcuni manoscritti leopardiani nel palazzo della famiglia del poeta.

Le Marche al Salone Internazionale del Libro. Da anni presenti alla rassegna di Torino, le Marche sono state “regione ospite” nel 2019 con uno spazio di 150 mq, caratterizzato con l’immagine di Leopardi concessa da Tullio Pericoli, 100 eventi, 200 relatori, la presenza di 70 editori e 30 festival e premi letterari, dalla letteratura alla poesia, dalla fotografia al digitale.
Pietro Zampetti (Ancona, 1913 - Treviso, 2011) è stato direttore del Centro Beni Culturali della Regione Marche dal 1985 al 1988. Nel 1981, insieme a Paolo Dal Poggetto, cura una grande mostra dedicata a Lotto, la prima di una serie di esposizioni che portano le Marche alla ribalta internazionale. Tra le tante mostre organizzate dalla Regione, da ricordare “Piceni popolo d’Europa” nel 1999 e “Lorenzo Lotto: il richiamo delle Marche” nel 2018 a Macerata.

La “Traviata degli specchi” allo Sferisterio di Macerata. L’arena è uno dei più suggestivi teatri all’aperto d’Europa. Teatro di Tradizione, ospita dalla metà degli anni Sessanta, un festival lirico. L’allestimento con la scenografia di Josef Svoboda e la regia di Henning Brockhaus, in prima nel 1992, è considerato una delle migliori versioni del capolavoro di Verdi del ‘900.

Nata alla fine degli anni Settanta come associazione e diventata cooperativa di musicisti nel 1985, l’Orchestra Filarmonica Marchigiana è dal 1987 organismo stabile di produzione musicale, riconosciuto dal Mibact. Nel 2003 il salto come Fondazione Orchestra Regionale Marche, con l’apporto della Regione. Il complesso organizza una stagione sinfonica ogni anno e collabora abitualmente con stagioni e festival lirici.

Dal grande fervore delle attività culturali e teatrali sul territorio degli anni Settanta, nasce nel 1976 l’Amat (Associazione Marchigiana Attività Teatrali) a cui aderiscono Comuni, Province e soggetti pubblici e privati. Da parte della Regione Marche, nel cui territorio opera in via esclusiva, l’ente ha ottenuto riconoscimento e sostegno come soggetto regionale nel 1981 ed è stato riconosciuto dal Mibact come “circuito multidisciplinare”. L’Amat programma, organizza, gestisce, realizza e promuove i cartelloni teatrali (prosa, danza, musica, circo contemporaneo) del territorio marchigiano. Propone oltre ai tradizionali spettacoli, festival e rassegne, anche progetti speciali ed internazionali. Nelle Marche è attiva anche la Fondazione Marche Teatro. Tra i festival più noti Inteatro, nato a Polverigi.

Claudio Abbado e Luca Ronconi al Rossini Opera Festival di Pesaro nel 1984, durante le prove de “Il viaggio a Reims”, uno degli spettacoli storici del secolo grazie al recupero di un titolo che si riteneva disperso. Il festival pesarese è ormai considerato la “Salisburgo italiana” per il lavoro di presentazione al pubblico del “sommerso rossiniano”.

La lavorazione de “Il giovane favoloso” (2014), regia di Mario Martone, a Recanati. “Il natio borgo selvaggio” è la location ideale per un film sulla vita del poeta, campione di incassi, con scene girate anche all’interno di Palazzo Leopardi. La produzione è sostenuta anche dalla Regione Marche e realizzata con la collaborazione di Marche Film Commission, settore di competenza della Fondazione Marche Cultura. Le Marche hanno generato una nuova filmografia consapevole e un tessuto produttivo maturo per una vera filiera del cinema marchigiano locale.

Oltre 180 km di litorale sull’Adriatico, con vari tipi di spiagge - sabbia, roccia, sassi, ghiaia - sono uno dei tratti distintivi dell’offerta turistica marchigiana. Ma non c’è solo il mare. Ci sono anche monti, campagna, collina, città d’arte. Sport, natura e cultura. Senza dimenticare i prodotti tipici e il turismo en plein air. “Marche. L’Italia in una regione” il primo slogan promozionale che riassumeva un concetto di Guido Piovene nel suo “Viaggio in Italia”. Una varietà di proposte grazie alla quale le Marche diventano Top Destination 2020 della guida Lonely Planet.

La Quintana di Ascoli Piceno. Ben ventidue rievocazioni storiche, riconosciute e riunite in un’associazione, testimoniano la tradizione di questo tipo di eventi che si svolgono in borghi e città delle Marche. Si tratta di manifestazioni, che comprendono in genere cortei, a cui partecipano centinaia di abitanti in abiti d’epoca, e giostre cavalleresche. Molte anche le rievocazioni della Passione di Cristo, nel periodo pasquale, e i Presepi viventi.

Nel 2010 fa discutere la scelta di Dustin Hoffman come testimonial delle Marche. L’attore americano si aggira nei posti più belli della regione (da Urbino ad Ascoli Piceno, dalle colline al mare) tentando di declamare L’Infinito di Leopardi con un forte accento americano. Il dibattito arriva fino all’Accademia della Crusca, che promuove a pieni voti l’iniziativa. E delle Marche si parla anche negli Usa. “Marche. Le scoprirai all’Infinito” il claim della campagna.

“Le Marche non ti abbandonano mai” il claim di una serie di spot nel 2014 con Neri Marcorè nel ruolo di factotum per una coppia di turisti, dalla spiaggia di Senigallia, al palazzo Ducale di Urbino, alle Grotte di Frasassi, alla piazza del Popolo di Ascoli Piceno, fino al Teatro dell’Aquila di Fermo.

Valentino Rossi è stato tra i primi a prestare il proprio volto per promuovere l’offerta turistica marchigiana. “Le Marche hanno una marcia in più” il claim per la stagione 1998 con il pilota di Tavullia. L’obiettivo era di far ripartire la regione dopo il terremoto del 1997. Ventitré anni dopo tocca ad un altro campione, il ciclista Vincenzo Nibali, lanciare Marche Outdoor e il Bike, il turismo in bicicletta.

In 20 anni oltre 7.000 studenti, dalle scuole primarie a quelle secondarie di secondo grado, hanno visitato l’aula o gli uffici del Consiglio regionale delle Marche nell’ambito di programmi di visite formative per fare avvicinare i giovani alle istituzioni. I ragazzi vengono guidati da mentori d’eccezione: gli stessi Consiglieri regionali o i componenti dell’Ufficio di Presidenza.

Conoscere la storia per costruire i cittadini di domani. È l’idea alla base delle iniziative, istituite con leggi regionali, legate al Giorno della Memoria dedicato alla Shoah e il Giorno del Ricordo per le vittime delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata. Alle manifestazioni, che si tengono nell’Aula consiliare, sono presenti testimoni, studiosi e le scuole che hanno partecipano a progetti ministeriali sul tema. Il Consiglio regionale promuove inoltre la collocazione delle Pietre d’inciampo dell’artista Gunter Demnig: 26 quelle installate nelle Marche.
Da 13 anni si svolge il 10 dicembre la Giornata della Pace, organizzata dal Consiglio regionale, che coinvolge centinaia di studenti delle scuole di ogni ordine e grado. Ogni anno la manifestazione è dedicata a un tema specifico: accoglienza, solidarietà, legalità, volontariato, sostenibilità. Sugli stessi temi si svolge anche un concorso per le scuole.
L’astrofisica Marica Branchesi riceve il Picchio d’Oro in occasione della Giornata delle Marche 2018. Istituita nel 2005 la Giornata delle Marche, che si tiene il 10 dicembre, è una celebrazione di quello che i marchigiani hanno fatto per rendere onore alla regione. Tra i premiati, il musicista Giovanni Allevi, l’imprenditore Iginio Straffi, l’attore Neri Marcorè e il toscano Andrea Bocelli, la cui Fondazione ha costruito varie scuole nelle zone terremotate.

Un viaggio nella pandemia lungo tre mesi, compresi 70 giorni di lockdown rigido, una delle regioni con la curva di contagio più alta in Italia che ha saputo contenere l’infezione. È il percorso fatto dalle Marche durante l’emergenza coronavirus. Dall’8 marzo scattano misure restrittive per la provincia di Pesaro Urbino, la più colpita, estese a tutta Italia dal 10 marzo: le città si svuotano e i marchigiani reagiscono in maniera composta, indossando guanti e mascherina e facendo la fila davanti a supermercati e farmacie.

Il primo caso di Covid-19 viene segnalato il 25 febbraio nel Pesarese e il presidente della Regione Ceriscioli decide di chiudere tutte le scuole. Il 21 marzo si tocca il record dei contagi: 268 in 24 ore. Gli ospedali si riempiono e vengono interamente riorganizzati: il 29 marzo i ricoveri toccano quota 1.168. Davanti ai nosocomi vengono installati ospedali da campo per differenziare gli accessi ed evitare il rischio di contagio. All’ingresso del pronto soccorso degli Ospedali Riuniti di Ancona viene posizionata parte dell’ospedale da campo della Protezione civile regionale, già impiegato nello Sri Lanka e all’Aquila.

Con il lockdown anche le attività istituzionali della Regione vengono riorganizzate. Le riunioni si svolgono in videoconferenza, compresi gli incontri tra il premier Giuseppe Conte e i presidenti di Regione. Il presidente Ceriscioli si collega durante una riunione del Gores (Gruppo Operativo Regionale Emergenza Sanitaria).
Il 30 marzo vengono registrati 35 decessi correlati al coronavirus in 24 ore. Ma poi la curva del contagio comincia a scendere dalla prima settimana di aprile, il 18 maggio è il primo giorno senza morti, il 27 maggio è il primo giorno a zero contagi, l’1 giugno è il primo giorno a zero contagi e zero decessi. Gli ospedali cominciano a tornare alla normalità. Gli operatori sanitari (medici, infermieri e Oss) sono diventati gli eroi dell’emergenza: quelli dell’ospedale di Camerino, trasformato in poche ore in covid hospital, festeggiano la chiusura della terapia intensiva coronavirus.

Durante l’emergenza sanitaria, molte piccole e medie imprese si riconvertono per cominciare a produrre mascherine di tutti i tipi. Ci sono, tra gli altri, grandi nomi della moda. Per sostenere lavoratori, famiglie, associazioni e imprese, la Regione approva una manovra economica senza precedenti di 210 milioni di euro.