PAESTUM PROGETTO DIDATTICO

PAESTUM

Paestum, è un'antica città della Magna Grecia chiamata dai fondatori Poseidonia in onore di Poseidone, ma devotissima a Era e ad Atena.

È localizzata nella regione Campania, in provincia di Salerno, come frazione del comune di Capaccio Paestum, a circa 30 chilometri a sud di Salerno.

Non abbiamo notizie precise sulla fondazione della città, ma si potrebbe ipotizzare che essa sia stata fondata da una minoranza di Dori Sibariti, cacciati via dalla maggioranza achea. Verso la metà del VII secolo a.C., la città di Sibari iniziò a creare una serie di "sub-colonie" lungo la costa tirrenica, con funzioni commerciali. I Sibariti giunsero nella piana del Sele tramite vie interne che la collegavano al Mare Jonio. Grazie ad un intenso traffico commerciale, che avveniva sia per mare sia via terra, nella seconda metà del VII secolo a.C. si sviluppò velocemente l'insediamento che poi dovette dar luogo a Poseidonia.

Dal 560 a.C. al 440 a.C. si assiste al periodo di massimo splendore e ricchezza di Poseidonia. Tale apice fu dovuto a diversi fattori: ad esempio alla recessione della presenza e dell'influenza etrusca sulla riva destra del Sele nella prima metà del VI secolo a.C. e alla distruzione della città di Siris (Policoro) sul Mar Jonio, da parte di Crotone, Sibari e Metaponto. L'esplosione di benessere e di ricchezza che si riscontra a Poseidonia, fa sospettare che buona parte dei Sibariti, fuggiti dalla città distrutta, dovettero trovare rifugio nella loro sub-colonia, portandovi le proprie ricchezze. Ascrivibile al medesimo periodo è la costruzione di un monumentale sacello sotterraneo: potrebbe trattarsi di un cenotafio dedicato ad Is, mitico fondatore di Sibari, eretto a Poseidonia dai profughi Sibariti. Nello stesso arco cronologico, a distanza di cinquant'anni l'uno dall'altro, vengono eretti anche la cosiddetta Basilica (550 a.C. circa), il Tempio "di Cerere" (500 a.C. circa) ed il Tempio "di Nettuno" (450 a.C. circa)

Nel 273 a.C. Roma sottrasse Paistom alla confederazione lucana, vi insediò una colonia, e cambiò il nome della città in Paestum. I rapporti tra Paestum e Roma furono sempre molto stretti: i pestani erano socii navales dei Romani, in caso di bisogno dovevano fornire navi e marinai. Le imbarcazioni che Paestum fornì ai Romani dovettero probabilmente avere un peso non irrilevante durante la Prima Guerra Punica. Nella Seconda Guerra Punica Paestum rimase fedele alleata di Roma: dopo la battaglia di Canne, Paestum addirittura offrì a Roma tutte le patere d'oro conservate nei suoi templi. La generosa offerta fu rifiutata dall'Urbe, che però non disdegnò, invece, le navi cariche di grano grazie alle quali i Romani assediati da Annibale entro le mura di Taranto poterono resistere. Come ricompensa della sua fedeltà, a Paestum fu permesso di battere moneta propria, in bronzo, fino ai tempi di Tiberio; tale conio si riconosce per la sigla "PSSC" (Paesti Signatum Senatus Consulto).

Sotto il dominio romano vennero realizzate importante opere pubbliche, che mutano il volto dell'antica polis greca: il Foro - che va a sostituire l'enorme spazio dell'agorà e che riduce l'area del santuario meridionale - il cosiddetto "Tempio della Pace", probabilmente il Capitolium, il santuario della Fortuna Virile, l'anfiteatro. Anche l'edilizia privata rispecchia benessere di cui Paestum dovette godere in tale periodo, benché fossero state aperte due importanti arterie di comunicazione interne, la via Appia e la via Popilia: di fatto esse tagliavano Paestum fuori dalle grandi rotte commerciali, la via Appia collegando Roma direttamente all'Adriatico e di qui all'Oriente, la via Popilia attraversando la Magna Grecia lungo un percorso interno, lontano dalla città. La città conobbe un fenomeno di cristianizzazione relativamente prococe: infatti sono documentati martirii al tempo di Diocleziano. Nel 370 d.C. un pestano, Gavinio, vi portò il corpo dell'apostolo San Matteo, poi trasferito a Capaccio Vecchio ed infine a Salerno.

Il geografo Strabone testimonia che Paestum era resa insalubre da un fiume che scorreva poco distante e che si spandeva fino a creare una palude. Si tratta del Salso (identificato con Capodifiume), corso d'acqua che tuttora fluisce a ridosso delle mura meridionali, dove, in corrispondenza di Porta Giustizia, è scavalcato da un ponticello antico databile al IV secolo a.C. Il fiume non riusciva più a defluire normalmente, dato il progressivo insabbiamento della foce e del lido che doveva trovarsi non distante da Porta Marina. È possibile notare come i pestani cercassero di correre ai ripari e difendersi da questa calamità, innalzando i livelli delle strade, sopraelevando le soglie delle case, realizzando opere di canalizzazione a quote sempre maggiori. Caratteristica delle acque del Salso, ricordata da Strabone, era quella di pietrificare in breve tempo qualsiasi cosa, essendo ricchissime di calcare.

L'impaludamento della città fece sì che essa si contraesse progressivamente, ritirandosi man mano verso il punto più alto, intorno al Tempio di Cerere, lì dove è attestato l'ultimo nucleo abitativo. Tagliata fuori dalle direttive commerciali, insabbiatosi il suo porto, la vita dell'antica polis dovette ridursi ad un'esistenza di pura sussistenza. Con la crisi della religione pagana, poco lontano dal Tempio di Cerere sorse una basilica cristiana, mentre pochi anni dopo lo stesso tempio venne trasformato in chiesa. Paestum venne definitivamente abbandonata dagli abitanti che si rifugiarono sui monti vicini: il nuovo insediamento prese nome dalle sorgenti del Salso, Caput Aquae, appunto, dal quale probabilmente deriva il toponimo Capaccio. Qui trovarono scampo dalla malaria e dalle incursioni saracene. Nell'XI secolo Ruggero il Normanno avviò un'operazione di depredamento dei materiali dei templi di Paestum, mentre Roberto il Guiscardo fece spoliare gli edifici abbandonati della città per ricavarne marmi e sculture da impiegare nella costruzione del Duomo di Salerno.

LA TOMBA DEL TUFFATORE

La tomba del tuffatore è un manufatto dell'arte funeraria della Magna Grecia, proveniente dall'area archeologica di Paestum. Si tratta di una tomba a cassa, costituita da cinque lastre calcaree in travertino locale che, al momento del ritrovamento, si presentavano fra loro accuratamente interconnesse e stuccate. Il pavimento della cassa era costituito dallo stesso basamento roccioso su cui era realizzata la tomba.

L'eccezionalità della scoperta risiede nel fatto che le pareti del manufatto e, cosa ancor più insolita, la stessa lastra di copertura, sono interamente intonacate e decorate con pittura parietale di soggetto figurativo, realizzata con la tecnica dell'affresco.

Il corredo funerario rinvenuto all'interno della sepoltura era costituito da un'unica lekythos attica a figure nere, una lyra e due ariballi per unguenti in alabastro. Sebbene pochi resti dello scheletro si siano conservati, la sepoltura viene comunemente attribuita ad un giovane.

Un'interpretazione simbolica, quale emblema di un trapasso ultraterreno, si presta bene a denotare la scena del tuffo. La piattaforma da cui si slancia il tuffatore allude forse alle pulai, le mitiche colonne poste da Ercole a segnare il confine del mondo, assurte a simbolo del limite della conoscenza umana. Lo specchio d'acqua, secondo la stessa opinione dello scopritore, con il suo orizzonte curvo e ondulato, rappresenterebbe quindi il mare aperto e ondoso. La posa atletica, così ravvicinata al piedistallo da far sembrare il tuffo un sorvolo, simboleggerebbe il transito verso un mondo di conoscenza: un orizzonte diverso da quella della conoscenza terrena cui un giovane greco accede secondo le convenzioni e le esperienze esemplificate nelle pratiche simposiali: l'abbandono al vino, all'eros, all'arte, sia essa musica, canto o poesia.

Jacopo Spadini

Fonti: https://it.wikipedia.org/wiki/Tomba_del_tuffatore https://it.wikipedia.org/wiki/Paestum#Fondazione
Created By
Jacopo Spadini
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Credits:

Created with images by loriub - "italy paestum ancient history" • gianfranco.vitolo - "Paestum" • LaurPhil - "tombe du plongeur"

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