Chi sono ?!? Io e la mia esperienza nella scuola fino ad oggi

Mi chiamo Maria Grazia La Franca, sono un'insegnante di scuola primaria. Vengo dalla parte nord-occidentale della Sicilia. Insegno in Trentino dal 2009.

Ho insegnato inglese nella scuola primaria per sette anni. Ho cercato continuamente di formarmi nel campo della lingua inglese, nella didattica e nel CLIL per essere il più possibile efficace nel mio lavoro quotidiano.

Ho utilizzato le tecnologie applicate alla didattica, ho sperimentato con i miei alunni la piattaforma e-twinning, ho cercato sempre di mettere al centro del processo di insegnamento-apprendimento il BAMBINO.

Lavorando in tante classi ogni anno, ho conosciuto tanti bambini con BES. Giorno dopo giorno è cresciuto in me il bisogno di capire di più il loro funzionamento e di conoscere le strategie da mettere in campo per valorizzare i loro punti di forza e aiutarli a costruire il loro "progetto di vita".

Così ho intrapreso il corso di specializzazione per il sostegno nelle attività didattiche che da quest'anno mi ha dato la possibilità di ricoprire il posto di sostegno nella scuola primaria di Serravalle.

Nel corso di quest'anno scolastico, ho cercato di prendermi cura ("I care" di Don Milani) dei quattro alunni delle classi a cui sono stata assegnata, ma di dare uno "sguardo" anche agli altri bambini con Bisogni Educativi Speciali presenti all'interno di ognuno di questi quattro contesti. Ciascuno dei quattro bambini è certificato ai sensi della Legge 104, ha un proprio funzionamento, i propri punti di forza e di debolezza, un diverso stile cognitivo, un diverso modo di "intelligere" (Gardner e le diverse forme di intelligenza).

Il mio lavoro di insegnante di sostegno mi ha vista impegnata su questi quattro "fronti" in modo diverso, ma un fil rouge ha fatto da sfondo integratore: una buona relazione educativa (Rogers). Dopo aver instaurato un legame positivo con i colleghi con cui lavoro e con i bambini (con il bambino di prima A, il percorso è stato più lungo e faticoso, ma alla fine l'obiettivo sembra essere stato in buona parte raggiunto), ho cercato, in collaborazione con i vari insegnanti di classe, di promuovere benessere emotivo e apprendimento.

Così, attraverso un'attenta osservazione di ciascun bambino, condivisa con i colleghi, attraverso la Diagnosi Funzionale (DF) e il Profilo Dinamico Funzionale (PDF) ho delineato i punti di forza e di debolezza di ogni alunno con certificazione e, tenendo in considerazione il contesto, ho cercato di individuare i fattori che facilitavano (facilitatori) o ostacolavano (barriere) la loro performance. Da questa analisi è stato costruito per ciascuno di loro un Piano Educativo Individualizzato, un progetto che durante l'anno è stato rivisto e ricalibrato in base ad una valutazione in itinere del percorso. Per il bambino di prima B, ad esempio, la diagnosi funzionale è arrivata a scuola nel secondo quadrimestre e i dati acquisiti relativi al funzionamento di tale alunno oltre ad un'attenta osservazione hanno reso necessario a partire da fine gennaio, il ridimensionamento degli obiettivi da raggiungere rispetto a quelli che erano stati delineati ad inizio anno.

Così in base alle esigenze, ho dovuto mettere in atto diverse strategie per supportare questi quattro bambini: dalle strategie per la regolazione del comportamento (in prima A con un progetto sul riconoscimento e gestione delle emozioni) alla costruzione di storie sociali con l'utilizzo della CAA (in prima B), dall'individuazione e proposta di strumenti compensativi in quarta A (calcolatrice, sintesi vocale, personalizzazione del font di scrittura, tavola pitagorica, costruzione di mappe concettuali,...) al supporto emotivo e fading nei prompts per promuovere ed incentivare, nel bambino di quinta, autostima e autoefficacia. E' stato un anno impegnativo, in cui ho sperimentato questo nuovo ruolo di insegnante di sostegno, in cui ho cercato di applicare quanto il professore Ianes mi ha insegnato; promuovere una didattica inclusiva, cercando di trovare i punti di contatto nei vari saperi tra le competenze dell'alunno con disabilità e gli obiettivi della classe. Ho avuto modo di testare che, come dicono spesso gli specialisti, non esistono ricette preconfezionate che vadano bene per tutti ed in ogni situazione, ma che ogni materiale deve essere adattato al funzionamento del singolo e ogni attività deve essere calibrata a misura di ogni bambino. E' stato un anno intriso di formazione con il corso di perfezionamento di didattica inclusiva per i disturbi dello spettro autistico, che mi ha aiutato tanto nella pratica quotidiana grazie ai preziosi consigli degli specialisti. Un anno che mi ha arricchito tanto dal punto di vista umano (per i legami che ho costruito con tanti colleghi della scuola) e soprattutto da quello professionale (grazie alle diverse competenze e al diverso modus operandi dei colleghi con cui ho lavorato). Ho ancora tanto da imparare, ma ho anche tanta voglia di continuare a mettermi in gioco, di evitare di scivolare nella routine, di lavorare profondamente su me stessa per comprendere il bambino con disabilità nella sua globalità e rispondere in modo efficace ai suoi bisogni. Ed infine ho tanta voglia di costruire ponti tra me, insegnante di sostegno e il bambino, i colleghi e il territorio per collaborare, pensare, condividere e mettere in atto, in un lavoro sinergico tra tutte le parti interessate, buone prassi che diano qualità alla scuola di oggi edel domani.

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